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Indice degli argomenti Toggle Chi sono i prosumer e perché si chiamano in questo modoLe tecnologie abilitanti: cosa serve per diventare un prosumerNuovi modelli di business per il mercato dell’energiaBenefici e ostacoli per i prosumer e il cambiamento del mercatoFAQ Il ruolo dei prosumer nel nuovo mercato energeticoChi può diventare un prosumer?Qual è la differenza tra un prosumer e una comunità energetica?Un prosumer può vendere l’energia prodotta in eccesso?Serve una partita IVA per diventare prosumer?Che ruolo hanno i sistemi di accumulo (batterie)? Il mercato energetico sta vivendo un periodo di importante trasformazione, dovuto non solo allo sviluppo tecnologico di impianti e infrastrutture, ma anche alla rilettura dei ruoli tradizionali che i differenti soggetti hanno sempre assolto nel tempo. In particolare, la principale novità riguarda i cosiddetti “prosumer”, ossia i consumatori che, con l’avvento delle rinnovabili, sono divenuti al contempo produttori. Il confine tra le due figure, consumatore e produttore di energia, è sempre meno netto, in quanto il fotovoltaico (non è l’unica soluzione, ma sicuramente la più diffusa) è ormai ampiamente installato su edifici privati anche di natura residenziale. Gli impianti nascono con l’obiettivo di aumentare l’autoconsumo, riducendo le spese per l’acquisto di energia e, inutile negarlo, per soddisfare i requisiti normativi relativi alle quote di energie rinnovabili per ogni nuovo edificio. Si tratta di un cambiamento ormai avviato da tempo e che, oggi, ha raggiunto una maturità tale da poter approfondire il ruolo che i prosumer hanno o possono avere nel mercato dell’energia. Chi sono i prosumer e perché si chiamano in questo modo Il termine prosumer è una fusione di altri due termini, ossia producer e consumer, che in italiano sono tradotti come produttore e consumatore. Il nome stesso, quindi, esplicita in modo chiaro e immediato che cos’è un prosumer, quindi un soggetto in grado di produrre in modo autonomo energia, ma che al contempo è anche un classico consumatore, in quanto l’edificio che occupa e le attività che svolge generano un fabbisogno energetico da soddisfare. Andando oltre la mera definizione, però, si scopre subito che con il termine prosumer si fa riferimento a diverse categorie di soggetti. Vi sono prosumer domestici, ossia delle singole abitazioni con un impianto fotovoltaico installato per uso personale in ambito residenziale, ma anche prosumer commerciali o industriali. O ancora, in alcuni casi si fa riferimento a soggetti collettivi, come nel caso di un gruppo di autoconsumatori o una comunità energetica (CER). La definizione, in ogni caso, è stata progressivamente formalizzata, anche in relazione a normativa e comunicazioni relative all’efficienza energetica. A livello europeo, ad esempio, “un prosumer è definito come un utente finale che produce energia elettrica da fonti rinnovabili per il proprio consumo, in un sito privato situato entro confini definiti, e che può immagazzinare o vendere l’energia rinnovabile autoprodotta. Sebbene l’elettricità possa essere condivisa all’interno di un nucleo familiare, tali attività non devono costituire l’attività commerciale o professionale principale del prosumer. I soggetti producono energia tramite impianti alimentati da fonti rinnovabili con una potenza totale di produzione non superiore a 200 kW”. Le tecnologie abilitanti: cosa serve per diventare un prosumer Il concetto stesso di prosumer dipende fortemente dall’esistenza di un impianto che produce energia rinnovabile per l’autoconsumo sul posto (condiviso o meno che sia). Per questo motivo, la principale tecnologia abilitante è proprio la soluzione installata per la produzione di energia rinnovabile. Nella maggior parte dei casi, come è semplice immaginare, si tratta di un impianto fotovoltaico. A ciò, si aggiungono ulteriori soluzioni come i sistemi di accumulo, per aumentare la flessibilità dell’energia rinnovabile; i sistemi di gestione dell’energia, per ottimizzare l’autoconsumo, la gestione dei carichi e le interazioni con la rete; i contatori intelligenti, per un monitoraggio in tempo reale e il controllo da remoto. Nuovi modelli di business per il mercato dell’energia La nascita di nuovi soggetti come i prosumer comporta inevitabilmente anche la diffusione di nuovi modelli di business. A partire dall’autoconsumo semplice, questi soggetti riescono ad acquisire indipendenza dalla rete elettrica, riducendo gli acquisti e alimentando l’edificio con quanto autoprodotto. Vi sono, però forme di interazione con il mercato che stanno modificando a livello generale il mondo dell’energia. Banalmente, lo scambio sul posto è stato un meccanismo che ricompensava l’energia immessa in rete dai prosumer, che non riescono a indirizzarla completamente all’autoconsumo. In Italia, questo meccanismo economico è regolato dal GSE e oggi è stato sostituito dal Ritiro Dedicato, regolato dal medesimo ente. In questo caso, si tratta di una vera e propria vendita dell’energia elettrica in eccesso. Si tratta di una soluzione che semplifica quanto avviene con la vendita diretta in Borsa, per cui è in ogni caso necessario sottoscrivere un contratto. Le comunità energetiche stesse, poi, sono un nuovo modello “cooperativo” di condivisione, anche da un punto di vista economico. Infatti, gli investimenti sono compensati in diversi modi, da incentivi ripartiti, fino all’autoconsumo. Benefici e ostacoli per i prosumer e il cambiamento del mercato I prosumer e i cambiamenti che portano nel mercato dell’energia possono avere impatti positivi per diversi motivi. Prima di tutto, i nuovi modelli favoriscono direttamente l’aumento della quota di rinnovabili installate e, di conseguenza, l’abbattimento delle emissioni a livello locale, riducendo la dipendenza da combustibili fossili. L’autoconsumo, la gestione intelligente dei carichi e l’uso di accumulatori, del resto, migliorano anche l’efficienza complessiva. Inoltre, la rete può essere gestita in modo molto più ottimale, riducendo i picchi e distribuendo l’energia in modo più efficace. A ciò, si aggiunge il fatto che le comunità con produzione distribuita possono essere più resilienti a interruzioni di rete, specie se integrate con sistemi di accumulo e gestione locale. Nonostante i vantaggi, la diffusione efficace dei prosumer incontra varie difficoltà, tra cui alcune dipendono ancora da barriere amministrative e normative. Si tratta, probabilmente, soprattutto di una questione di tempo, ma come spesso accade la tecnologia e l’innovazione viaggiano più velocemente della macchina legislativa. Senza contare che un alto livello di generazione distribuita richiede anche investimenti economici importanti in infrastrutture, con reti innovative, soluzioni capaci di gestire flessibilità e servizi. FAQ Il ruolo dei prosumer nel nuovo mercato energetico Chi può diventare un prosumer? Chiunque può essere un prosumer, purché si tratti di un utente finale del mercato dell’energia elettrica che decide di installare un impianto di produzione di energia rinnovabile destinato all’autoproduzione. Non ci sono vincoli sulla tipologia di tecnologia installata o sull’edificio. Qual è la differenza tra un prosumer e una comunità energetica? Generalmente con il termine prosumer ci si riferisce a un singolo soggetto, come una persona fisica o giuridica, che produce e consuma energia in modo autonomo. La Comunità Energetica Rinnovabile (CER) è un insieme di utenti che condividono l’energia prodotta localmente e ripartiscono benefici economici e ambientali. Si tratta, di una particolare forma di prosumer. Un prosumer può vendere l’energia prodotta in eccesso? L’energia non autoconsumata può essere immessa in rete e venduta tramite diversi meccanismi. Fino a poco tempo fa il più diffuso era lo Scambio sul Posto ora sostituito dal Ritiro Dedicato, sempre gestito dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE). In ogni caso, la vendita non può costituire lo scopo primario. Serve una partita IVA per diventare prosumer? No, non serve una partita IVA proprio perché lo scopo della vendita di energia di un prosumer non è puramente commerciale. Si diventa prosumer quando si installa un impianto per l’autoconsumo sul posto, la vendita può essere relativa solo all’energia prodotta in eccesso. Che ruolo hanno i sistemi di accumulo (batterie)? Le batterie permettono di immagazzinare l’energia prodotta e non immediatamente consumata, aumentano l’autonomia e la percentuale di autoconsumo e consentono di fornire servizi di flessibilità alla rete o alla comunità. In prospettiva futura, giocheranno un ruolo sempre più importante per l’indipendenza energetica. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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