RAEE e fotovoltaico: cosa cambia con il decreto 2026

Il decreto legislativo 7 gennaio 2026, n. 2, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, aggiorna la disciplina RAEE recependo la direttiva (UE) 2024/884. Il provvedimento introduce chiarimenti rilevanti per i pannelli fotovoltaici, definendo in modo più netto responsabilità, date di riferimento e obblighi di gestione a fine vita. Un intervento che incide su produttori, operatori e progettisti, in una fase in cui il tema del riciclo dei moduli entra sempre più nel dibattito energetico ed economico.

RAEE e fotovoltaico: cosa cambia con il decreto 2026

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo 7 gennaio 2026, n. 2, “Attuazione della direttiva (UE) 2024/884 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 marzo 2024, che modifica la direttiva 2012/19/UE  sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche – RAEE” il quadro normativo italiano sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche compie un ulteriore passo di allineamento con l’evoluzione europea. Il provvedimento recepisce la direttiva (UE) 2024/884 e modifica in modo puntuale il decreto legislativo 49/2014, intervenendo su definizioni, ambiti di applicazione e responsabilità finanziarie.

All’interno di questo aggiornamento, i pannelli fotovoltaici assumono un ruolo ben definito. Non si tratta di un semplice adeguamento formale, ma di un chiarimento che ha ricadute operative lungo l’intero ciclo di vita degli impianti, dalla progettazione alla dismissione. In un contesto di forte crescita delle installazioni e di progressivo invecchiamento del parco esistente, la gestione dei moduli a fine vita diventa una componente strutturale della filiera energetica.

Il decreto entra in vigore il 24 gennaio 2026 e consolida una disciplina autonoma per il fotovoltaico, superando alcune ambiguità che negli anni avevano alimentato interpretazioni non sempre uniformi tra operatori, consorzi e autorità di controllo.

Il nuovo perimetro RAEE e l’esclusione dei pannelli dai RAEE storici

Uno degli elementi più significativi introdotti dal decreto riguarda la ridefinizione dei cosiddetti RAEE storici. La modifica all’articolo 4 del D.Lgs. 49/2014 chiarisce che la categoria dei rifiuti storici riguarda le apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato prima del 13 agosto 2005, o prima del 15 agosto 2018 per le AEE rientranti nell’open scope, ma esclude esplicitamente i pannelli fotovoltaici.

Questa precisazione ha un valore interpretativo rilevante. I moduli FV, indipendentemente dall’anno di installazione, non possono essere assimilati ai RAEE storici e non rientrano quindi nei meccanismi di gestione collettiva tipici di quella categoria. Il legislatore riconosce così la specificità del fotovoltaico, sia per caratteristiche tecniche sia per modello industriale, distinguendolo in modo netto dalle altre apparecchiature elettriche.

Per il settore significa maggiore chiarezza nella ripartizione delle responsabilità e una riduzione delle incertezze che avevano accompagnato soprattutto gli impianti realizzati nella fase di forte espansione del mercato tra il 2010 e il 2012. La gestione dei moduli a fine vita viene ricondotta a un quadro coerente con la logica della responsabilità estesa del produttore, senza sovrapposizioni con regimi pensati per altre tipologie di rifiuti elettronici.

Responsabilità del produttore e date chiave per il fotovoltaico

Il cuore delle novità per i pannelli fotovoltaici è contenuto nelle modifiche all’articolo 24-bis del decreto RAEE. Il nuovo testo stabilisce che il finanziamento della gestione dei rifiuti derivanti da apparecchiature di fotovoltaico è a carico dei produttori per i moduli immessi sul mercato a partire dal 13 agosto 2012, senza distinzione tra origine domestica o professionale.

La data del 13 agosto 2012 diventa così il riferimento centrale dell’intero impianto normativo. Tutti i pannelli immessi sul mercato dopo quel termine rientrano pienamente nel regime di responsabilità estesa del produttore, mentre quelli precedenti restano esclusi da tale obbligo. Il decreto elimina inoltre ogni ambiguità legata alla tipologia di installazione, confermando che la disciplina è identica per il fotovoltaico residenziale, commerciale o industriale.

Accanto alla responsabilità finanziaria, il decreto aggiorna anche gli obblighi di marcatura, allineandoli alle più recenti norme tecniche CEI e CENELEC. L’aggiornamento degli standard di riferimento incide sulla tracciabilità dei prodotti e sulla corretta identificazione dei moduli come RAEE, con effetti diretti sulla documentazione tecnica e sulla conformità dei prodotti immessi sul mercato.

Nel complesso, il decreto non introduce nuovi oneri retroattivi, ma rafforza un quadro regolatorio che guarda con maggiore attenzione al fine vita degli impianti. In una fase in cui il tema del riciclo dei materiali e del recupero delle risorse strategiche entra sempre più nel dibattito europeo sull’economia circolare, il fotovoltaico viene definitivamente riconosciuto come una filiera matura, chiamata a gestire in modo strutturato anche la fase di dismissione.

Per progettisti, sviluppatori e operatori energetici, queste novità rappresentano un elemento da integrare nelle valutazioni di lungo periodo, dai business plan agli studi di sostenibilità. Il decreto 2026 segna così un passaggio importante verso una gestione più consapevole e trasparente del ciclo di vita dei pannelli fotovoltaici, in linea con gli obiettivi ambientali e industriali della transizione energetica.

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