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Indice degli argomenti Toggle 100% rinnovabili: opzione percorribile?Lo scenario europeoFotovoltaico, eolico, idrogeno Transizione energetica ed elettrificazione sono le uniche alternative possibili per l’Italia, e per l’Europa, in un mondo ormai minacciato da più parti. «Ormai c’è in gioco la sopravvivenza industriale dell’Europa e – complice l’ennesimo rincaro del prezzo dell’energia – la messa a rischio del nostro benessere in Europa. Se i politici europei non capiscono che bisogna sganciarsi da gas e petrolio il prima possibile non so cos’altro debba accadere», più di quanto sta già accadendo. Nicola Armaroli A parlare è Nicola Armaroli*, incontrato di recente a KEY in occasione di un convegno dedicato al nuovo nucleare. Il dirigente di ricerca del CNR, membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze ed esperto riconosciuto in materia di energia pone una questione: «qual è la strategia per evitare di finire come il classico vaso di coccio tra vasi di ferro? Occorre puntare sull’elettrificazione, per cui disponiamo di know-how e manifattura su tutti gli aspetti. Ci si garantirebbe così anche una bolletta energetica accettabile. Invece, continuiamo a parlare di Italia hub del gas: questa è una tragedia». 100% rinnovabili: opzione percorribile? Transizione energetica ed elettrificazione sono prioritarie, ma è possibile puntare a un mix energetico al 100% da rinnovabili? «Credo che nessuno oggi possa sapere quando questo avverrà. Di sicuro sarà possibile. Basterebbe guardare all’evoluzione tecnologica delle rinnovabili che si è vissuta anche solo negli ultimi cinque anni, letteralmente impressionante, soprattutto sulle batterie. Nessuno immaginava che saremmo arrivati a questo punto. Quindi, sul lungo termine, l’obiettivo 100% rinnovabile resta. Tuttavia firmerei subito se mi dicessero che al 2050 avremmo un mix composto al 90% da fonti rinnovabili, elettrificando quasi tutto, e un 10% restante coperto dal gas, meglio ancora se biogas e biometano. Firmerei perché, se al 2050 si riuscisse a portare a termine un’autentica rivoluzione in cui l’elemento fossile restasse in quota marginale, avremmo risolto il problema di dipendenza energetica. Per questo non capisco il motivo per cui ci si debba incaponire sul nucleare». Meglio puntare su una residua parte di gas, quindi, piuttosto che sul nucleare? «Sul gas abbiamo tutto: le infrastrutture, le centrali, gli stoccaggi. Usiamo allora questa opzione su cui possiamo già contare, anziché puntare su una soluzione che richiede una ricerca dei siti dove ubicare le centrali, che necessita di mettere d’accordo forze politiche che la pensano in maniera opposta, che sollecita a una ricerca del luogo di deposito delle scorie – che non vuole nessuno. Anche per questo non credo che il nucleare sia la soluzione per un Paese, come l’Italia, che il nucleare non ce l’ha e che intende ricominciare da zero nel 2026». Lo scenario europeo In Europa ci sono diverse correnti di pensiero sul modo di perseguire la transizione energetica e l’elettrificazione. Prendiamo l’esempio di due Paesi importanti come Francia e Germania. La Francia ha appena presentato il proprio Progetto di Programmazione energetica pluriennale, che ambisce a un rafforzamento della quota nucleare. In Germania, l’attuale Governo ritiene che il phase out nucleare sia un errore. Verso quale scenario si andrà in questi due Paesi? «Sul piano francese, le condizioni economiche non sono chiare (la Corte dei Conti francese ha espresso la propria incertezza circa la capacità di costruire una nuova flotta di reattori entro tempi e costi ragionevoli – nda) tanto più con lo sviluppo delle rinnovabili. La Francia dovrà decidere se sviluppare intensamente le rinnovabili o portare avanti il piano così com’è. Già oggi, la Francia ricava circa il 70% della sua elettricità dall’energia nucleare. È insostenibile in questo momento e lo sarà sempre di più. Sulla Germania, voglio proprio vedere se qualcuno si fa avanti a realizzare un business plan per il nucleare. Non conosco nessuno che voglia stanziare investimenti, perché chi dovesse decidere di farlo comincerebbe ad incassare eventuali rendite fra 15-20 anni. In aggiunta, dato il contesto geopolitico presente, non c’è nessuno che intende pensare di investire una gran quantità di denaro per cominciare a incassare dopo tutti quegli anni». Fotovoltaico, eolico, idrogeno Nel contesto globale, il fotovoltaico ha registrato negli ultimi anni la crescita più forte in assoluto, rappresentando un elemento fondamentale per la progressione della transizione energetica e l’elettrificazione dei consumi. Può essere un problema, il suo impatto in termini di consumo di suolo? «Oggi in Italia produciamo il 4-5% di elettricità nazionale, con il fotovoltaico a terra, che è un terzo del totale (il fotovoltaico soddisfa circa il 15% della domanda elettrica nazionale). Il fotovoltaico a terra occupa meno 180 kmq di territorio: stiamo parlando di una quota assolutamente gestibile dal punto di vista del territorio. In Italia si stimano centinaia di chilometri quadrati di aree industriali dismesse, di terreni abbandonati, quindi non può rappresentare un problema. Ciò che dobbiamo fare in Italia, invece, è sviluppare l’eolico: in Italia è fermo da anni ed è vergognoso». Sull’idrogeno verde, ricordato spesso come attore della transizione energetica, la quota produttiva è minima. In alcuni casi, come i treni, i bus o le auto, l’impiego dell’idrogeno si è rivelato un flop. Qual è la sua posizione a riguardo? «Attualmente si produce una quantità enorme di idrogeno grigio nelle raffinerie per la raffinazione; lo si genera in loco e lo si usa subito. L’idrogeno verde sarà importante come vettore intermedio soprattutto in una prospettiva futura per la produzione di combustibili sintetici, ma parliamo di prospettive possibili non prima di un decennio. È inutile, invece, raccontare che si userà per gli autobus perché si è già dimostrato che non funziona. Quando si parla di transazione energetica occorre un senso di responsabilità». *Nicola Armaroli è dirigente di ricerca del CNR e membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze (dei 40). La sua ricerca riguarda molecole e materiali per la conversione dell’energia solare e lo studio della transizione energetica verso modelli e tecnologie più sostenibili, anche in relazione alla scarsità di risorse e ai cambiamenti climatici. Ha pubblicato oltre 250 articoli scientifici e 12 libri. È consulente in materia di energia e risorse per istituzioni e aziende internazionali e ha tenuto decine di conferenze su invito in tutto il mondo. È Fellow della Royal Society of Chemistry (FRSC) e Chemistry Europe Fellow Class 2020-2021. È membro eletto del Consiglio Direttivo della European Chemical Society (EuChemS) e ricopre la carica di direttore di Sapere, la prima rivista scientifica italiana, fondata nel 1935. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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