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A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle Rinnovabili: la frenata nel 2025 dopo tre anni di crescitaFotovoltaico tiene, eolico resta indietroLa ripartenza passa da PPA, accumuli e agrivoltaicoStrumenti di supporto poco efficaciIl nodo regolatorio resta apertoFAQ rinnovabili in ItaliaQuanta nuova potenza da rinnovabili è stata installata in Italia nel 2025?Perché il fotovoltaico cresce più dell’eolico in Italia?Quanto manca all’Italia per raggiungere i target PNIEC 2030?Che ruolo hanno i PPA nello sviluppo delle rinnovabili?Perché gli accumuli sono sempre più importanti per il sistema elettrico? Dopo tre anni di crescita sostenuta, nel 2025 il comparto delle fonti rinnovabili in Italia ha registrato una battuta d’arresto. Secondo il Renewable Energy Report 2026 di Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, la nuova capacità installata si è fermata a 7,2 GW, in calo del 6% rispetto ai 7,6 GW del 2024, portando il parco complessivo a 81,7 GW. A sostenere il mercato resta soprattutto il fotovoltaico, con 5,6 GW di nuova potenza, mentre l’eolico si ferma a 562 MW e continua a esprimere numeri ancora lontani dal ruolo che dovrebbe avere in un mix elettrico più equilibrato. E’ allarmante la distanza tra il ritmo reale delle installazioni e la traiettoria disegnata dal Piano nazionale integrato energia e clima: il PNIEC prevede al 2030 circa 131 GW complessivi di capacità rinnovabile installata (49 GW in più di ora) e una generazione FER nel settore elettrico pari a circa 238 TWh, ovvero 228 TWh al netto degli impieghi negli elettrolizzatori. Questo significa che nei prossimi cinque anni l’Italia dovrebbe imprimere un’accelerazione molto più robusta rispetto a quella osservata nel 2025. Davide Chiaroni, vicedirettore di E&S e responsabile del Report commenta: “Purtroppo, il 2026 è iniziato con una nuova crisi energetica, frutto dell’ennesimo conflitto. Lo scenario appare simile a quello del 2022, con la tensione sui prezzi di gas ed energia elettrica e la ricerca di soluzioni immediate, ma le circostanze sono cambiate“. Chiaroni sottolinea infatti che, dopo la spinta del 2022 legata alla sostituzione del gas russo, oggi l’Europa e l’Italia si trovano nuovamente a fare i conti con la fragilità delle forniture energetiche, questa volta sul fronte del GNL dal Qatar. Tuttavia, mentre allora le rinnovabili avevano ripreso a crescere, oggi mostrano un rallentamento. Secondo il direttore di E&S, senza un rilancio rapido delle fonti rinnovabili, capaci di incidere direttamente sulla formazione del prezzo dell’energia, e senza un mix integrato che includa anche il nucleare nel medio-lungo periodo, non sarà possibile costruire un sistema energetico davvero resiliente, sostenibile e competitivo. Rinnovabili: la frenata nel 2025 dopo tre anni di crescita Dal report emerge che il dato 2025 va interpretato come il segnale di una filiera che continua ad avere domanda, capitale e interesse industriale, ma che si muove dentro un contesto meno favorevole rispetto ai due anni precedenti. Sulla piccola taglia hanno pesato la riduzione delle detrazioni fiscali e la fine dello scambio sul posto; sulla grande taglia hanno inciso la fisiologica contrazione delle installazioni sostenute dal FER 1 e l’attesa per il FER X transitorio, le cui graduatorie sono arrivate tra dicembre 2025 e la fine dell’anno. Il fotovoltaico continua comunque trainare il mercato. Il report sottolinea che i grandi impianti coprono ormai circa il 50% della nuova potenza complessiva, confermando una progressiva industrializzazione del mercato. È un elemento che evidenzia che il settore sta uscendo dalla prevalenza del micro-residenziale e si sta spostando verso utility scale, commercial & industrial e progetti più strutturati sotto il profilo finanziario e autorizzativo. L’eolico, invece, resta il vero punto debole: i 562 MW installati nel 2025, concentrati per il 95% in grandi impianti localizzati soprattutto tra Puglia, Basilicata e Campania, non bastano a dare al sistema quella complementarità produttiva che servirebbe nelle ore serali e nei mesi invernali. Il rallentamento, peraltro, non riguarda solo l’Italia. Energy&Strategy evidenzia che anche in altri mercati europei il “post Green Deal” ha coinciso con un raffreddamento delle installazioni, seppure con intensità diverse. La questione, quindi, non è soltanto nazionale, ma nel caso italiano assume un peso più marcato perché il margine temporale per recuperare si sta riducendo. Per raggiungere i target al 2030, all’Italia è richiesta un’accelerazione del 46%, mentre in Germania lo sforzo necessario sale al 63%, a fronte di obiettivi di decarbonizzazione più ambiziosi. Fonte: rielaborazione su dati Terna, Red eléctrica, Ministère de La Transition écologique, Bundesnetzagentur, IRENA, NECP. Fotovoltaico tiene, eolico resta indietro Il report propone anche una distinzione utile tra target complessivo FER e target riferito alle sole tecnologie oggi decisive nella nuova crescita, cioè fotovoltaico ed eolico. Nello scenario BAU elaborato da Energy&Strategy, proseguendo al ritmo attuale si arriverebbe al 2030 con 78 GW di capacità installata per queste due tecnologie, contro un obiettivo di 107 GW. Il tema non è soltanto “installare di più”, ma rendere più continuo e prevedibile il deployment, evitando stop and go normativi, incertezze sulle connessioni e conflitti sulle aree idonee. La ripartenza passa da PPA, accumuli e agrivoltaico Accanto ai segnali di rallentamento, il Renewable Energy Report 2026 individua alcuni driver positivi. Il primo è quello dei Power Purchase Agreement. Nel 2025 in Italia sono stati firmati 1,8 GW di PPA, il 60% in più rispetto al 2024, un dato che colloca il Paese al secondo posto in Europa dopo la Spagna secondo la lettura riportata da Energy&Strategy e coerente con il quadro descritto da Pexapark per il mercato europeo 2025. È un dato che segnala la crescente maturità del mercato e una riduzione della distanza tra domanda e offerta, sia sui PPA greenfield sia su quelli brownfield. I 10 paesi europei con la maggiore capacità di PPA firmati nel 2025 [GW]. Fonte: rielaborazione su dati Pexapark.Un secondo indicatore riguarda l’installato esistente. Oltre due terzi degli operatori intervistati da Energy&Strategy ha in programma interventi di revamping o repowering entro il 2030. Il report stima che gli impianti fotovoltaici ed eolici che raggiungeranno i 20 anni di vita entro quella data rappresentino circa 9 GW di potenza, con potenziali incrementi fino al 70% nel fotovoltaico e fino al 140% nell’eolico. Il terzo segnale è che negli ultimi cinque anni gli accumuli hanno registrato una crescita molto rapida: la capacità installata è passata da 720 MWh nel 2021 a quasi 18 GWh nel 2025, mentre il numero di impianti è salito da 75.000 a 884.000. Secondo l’Osservatorio, questa espansione è favorita dal fatto che gli impianti con storage hanno ormai una redditività almeno pari a quelli privi di accumulo, rendendo sempre più strategica la realizzazione di nuovi impianti già integrati con batterie per migliorare l’integrazione in rete. In parallelo, anche l’agrivoltaico mostra una dinamica interessante. Nelle graduatorie GSE del DM Agrivoltaico risultano in posizione utile 1.763,1 MW nelle aste, a fronte di un contingente iniziale di 740 MW, segnale di una domanda molto superiore alla disponibilità prevista. Strumenti di supporto poco efficaci Il Report evidenzia che alcune misure presentate come strumenti di supporto al settore rischiano di avere un impatto limitato. Tra queste, il DL Energia non sembra offrire benefici economici rilevanti: secondo le simulazioni di Energy&Strategy, per un impianto da 1 MW l’adesione allo “spalma incentivi” comporterebbe una riduzione del Net Present Value compresa tra il 3% e il 9%, mentre l’uscita anticipata dal Conto Energia, anche con rifacimento integrale dell’impianto, porterebbe a un peggioramento ancora più marcato, con un calo dell’NPV tra il 10% e il 17% al 2040. Anche il bando NZIA del FER X Transitorio, pensato per sostenere filiere europee non cinesi, ha mostrato alcuni limiti: sono stati ammessi 1,11 GW su 1,6 GW disponibili e il prezzo medio offerto è risultato più alto di circa 10 €/MWh rispetto al fotovoltaico standard. Per il Report, sostenere la filiera industriale resta necessario, ma farlo scaricando i maggiori costi sul prezzo dell’energia appare oggi una scelta delicata e potenzialmente rischiosa. Il nodo regolatorio resta aperto Il problema, però, resta il contesto. Lo stesso report evidenzia che il settore continua a scontare incertezza sulle aree idonee, revisione delle connessioni, evoluzione del FER X verso il meccanismo a regime e complessità degli strumenti per le imprese come Energy Release 2.0 e Transizione 5.0. Anche i numeri delle prime procedure FER X lo dimostrano indirettamente: il GSE ha assegnato circa 7,7 GW al fotovoltaico standard con prezzo medio di 56,825 €/MWh, circa 940 MW all’eolico con 72,851 €/MWh e oltre 1,1 GW al bando fotovoltaico NZIA con prezzo medio di 66,378 €/MWh, evidenziando al tempo stesso il tema del maggior costo delle filiere non cinesi. Indicatore Valore 2025 Lettura Nuova capacità FER installata in Italia 7,2 GW -6% rispetto al 2024 Capacità FER complessiva installata 81,7 GW Ancora lontana dal target PNIEC 2030 Nuova capacità fotovoltaica 5,6 GW Tecnologia trainante del mercato Nuova capacità eolica 562 MW Sviluppo ancora insufficiente PPA firmati in Italia 1,8 GW +60% sul 2024, secondo mercato europeo Sistemi di accumulo installati 884.404 Quasi 18 GWh di capacità Agrivoltaico ammesso in asta 1.763,1 MW Domanda superiore al contingente iniziale Target PNIEC 2030 131 GW Richiede forte accelerazione 2026-2030 Dati elaborati dal comunicato del Renewable Energy Report 2026 e verificati su fonti ufficiali MASE, GSE, Terna e Pexapark. “La cura è la stessa da tempo, ma ora occorre essere davvero tempestivi – spiega Vittorio Chiesa, direttore e fondatore di E&S -: creare un sistema di regole stabile, intervenendo nella messa a punto del FER X ‘a regime’ e dando certezza almeno sino al 2035 di contingenti e meccanismi di determinazione del prezzo di asta per favorire gli investimenti; velocizzare le autorizzazioni, immettendo le necessarie risorse per far funzionare le commissioni di valutazione e, rispetto alle connessioni, sfoltire le domande in essere e garantire agli operatori più pronti un sistema coerente con i tempi di investimento; tornare a un’interpretazione delle aree idonee in cui il contributo dei territori dipenda da potenzialità e caratteristiche delle fonti di energia disponibili”. FAQ rinnovabili in Italia Quanta nuova potenza da rinnovabili è stata installata in Italia nel 2025? Secondo il Renewable Energy Report 2026, nel 2025 in Italia sono stati installati 7,2 GW di nuova capacità da fonti rinnovabili, in calo del 6% rispetto ai 7,6 GW del 2024. Perché il fotovoltaico cresce più dell’eolico in Italia? Il fotovoltaico beneficia di una pipeline più ampia, tempi realizzativi generalmente più rapidi e di una forte spinta dei grandi impianti. L’eolico continua invece a scontare maggiori complessità autorizzative e una diffusione geografica più concentrata. Nel 2025 il FV ha aggiunto 5,6 GW, l’eolico solo 562 MW. Quanto manca all’Italia per raggiungere i target PNIEC 2030? Il PNIEC prevede circa 131 GW di capacità rinnovabile installata al 2030. Con 81,7 GW complessivi a fine 2025, il gap resta ampio e richiede un’accelerazione sensibile nel quinquennio 2026-2030. Che ruolo hanno i PPA nello sviluppo delle rinnovabili? I Power Purchase Agreement stanno diventando uno degli strumenti più rilevanti per sostenere nuovi impianti e valorizzare quelli esistenti. Nel 2025 l’Italia ha firmato 1,8 GW di PPA ed è risultata il secondo mercato europeo dopo la Spagna. Perché gli accumuli sono sempre più importanti per il sistema elettrico? Perché aumentano la capacità di integrazione delle rinnovabili non programmabili, migliorano autoconsumo e flessibilità e aiutano a gestire i picchi di generazione. Nel 2025 Terna ha rilevato oltre 884 mila sistemi di accumulo per quasi 18 GWh di capacità installata Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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