Comunità energetiche rinnovabili, il ruolo chiave delle Pubbliche Amministrazioni

Il progetto di ricerca commissionato da MCE all’Energy & Strategy Group del PoliMI dedicato alle Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia mostra come queste siano molto importanti per il paese e per le PA. Il 44% delle comunità energetiche viene promosso con il coinvolgimento attivo del Comune locale, che agisce in qualità di ente aggregante

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Comunità energetiche rinnovabili, il ruolo chiave delle Pubbliche Amministrazioni

Le Pubbliche Amministrazioni, con particolare attenzione a Comuni e Regioni, sono in grado di svolgere un ruolo cruciale nella promozione della diffusione delle configurazioni delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e degli autoconsumatori di energia rinnovabile. Esse possono agire sia come promotori sia come membri delle comunità, contribuendo anche attraverso la definizione di meccanismi di supporto specifici.

Considerazioni che emergono dal progetto di ricerca condotto dall’Energy & Strategy Group del PoliMI, su commissione di MCE – Mostra Convegno Expocomfort. Dal progetto, si evince che la Sicilia si posiziona come la regione con il maggior numero di comunità energetiche, seguita da Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna.

Cosa sono le Comunità Energetiche Rinnovabili e quante ce ne sono in Italia

Le Comunità Energetiche Rinnovabili costituiscono una significativa innovazione, facilitando l’installazione di nuovi impianti basati su fonti rinnovabili e consentendo a coloro che non dispongono di spazi idonei per investire in un impianto di usufruire di energia proveniente da fonti rinnovabili, ottenendo benefici anche dal punto di vista economico.

In Italia a oggi sono presenti circa 104 configurazioni in autoconsumo collettivo: 74 gruppi di autoconsumatori e 30 comunità di energia. Il numero totale delle iniziative ancora in fase progettuale è anche più alto, dato che raggiunge quota 198, evidenziando un incremento significativo rispetto ai dati registrati negli anni precedenti (33 iniziative mappate nel 2021).

Tuttavia, questo numero è notevolmente al di sotto delle stime preventivate, data la lunga attesa di un quadro normativo-regolatorio definitivo che ha agito come freno sulla diffusione delle configurazioni di Comunità Energetiche Rinnovabili. E’ probabile che adesso ci sarà un’accelerazione grazie alla recente approvazione della Commissione Europea della bozza di Decreto che ne incentiva la diffusione con 5,7 miliardi di euro.

Il supporto delle regioni

L’analisi sottolinea che la maggior parte delle Regioni italiane, ovvero 14, hanno già emesso provvedimenti regionali nel corso del 2021 e 2022 relativi agli autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente e alle comunità energetiche rinnovabili, provvedimenti adottati sia in relazione alla disciplina sperimentale e transitoria, sia ai decreti legislativi 199/21 e 210/21.

Queste regioni hanno anche definito in che modo e con quale “intensità” intendono sostenere la diffusione di tali configurazioni. In questo contesto, si è identificato che diverse Regioni supportano solo alcune fasi del processo di creazione di queste configurazioni, mentre altre forniscono supporto per tutte le attività di costituzione, progettazione e realizzazione delle stesse.

Le caratteristiche principali: finanziate da fondi nazionali ed europei, fotovoltaiche e monitorate con software appositi

Nell’analisi emerge che il 44% delle comunità energetiche viene promosso con il coinvolgimento attivo del Comune locale, che agisce in qualità di ente aggregante. Nei restanti casi, gli impulsi provengono principalmente da aziende con una forte presenza territoriale. I finanziamenti invece provengono da fondi nazionali ed europei o una combinazione di entrambi.

CER in Italia: tipologia di soggetti promotori, forma di finanziamento e potenza degli impianti
CER in Italia: tipologia di soggetti promotori, forma di finanziamento e potenza degli impianti

Riguardo alla potenza degli impianti, oltre il 70% delle comunità energetiche utilizza impianti con una potenza complessiva inferiore ai 200 kW. Il solare fotovoltaico è la tecnologia predominante, presente nel 100% delle iniziative analizzate. Altre fonti di produzione, come idroelettrico, biomasse ed eolico, vengono utilizzate in combinazione con il fotovoltaico.

Il fotovoltaico per la produzione di energia elettrica nelle CER è predominante
Il fotovoltaico per la produzione di energia elettrica nelle CER è predominante

Sulla taglia degli impianti, si nota che le configurazioni già attive, che seguono le regole del Decreto “Milleproroghe”, presentano una potenza media leggermente superiore ai 100 kW. È interessante notare che le iniziative in fase progettuale tendono a creare comunità basate su impianti dell’ordine del megawatt, sfruttando appieno le potenzialità prospettate dalla nuova normativa.

Infine, il 25% dei casi analizzati riporta l’utilizzo di piattaforme software e sistemi di monitoraggio, dimostrando il contributo significativo di tali strumenti. Un 8% delle iniziative dispone di sistemi di accumulo.

Il via libera dell’UE: cosa significa

Sempre nel mondo delle comunità energetiche rinnovabili, la Commissione europea ha dato il via libera al decreto del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica sulle comunità energetiche rinnovabili. Reso noto il ministero dell’Ambiente con un comunicato, questa decisione era attesa da mesi: il decreto era pronto già prima dell’estate e a giugno il ministero aveva mandato le integrazioni di informazioni chieste da Bruxelles. La misura prevede incentivi per 5,7 miliardi, dei quali 2,2 finanziati con il Pnrr.

“Siamo di fronte a una svolta, a una nuova fase storica nel rapporto tra cittadini ed energia», commenta il Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin l’ok Ue agli aiuti per le rinnovabili. «Ora le Comunità energetiche rinnovabili – spiega – potranno diventare una realtà diffusa nel Paese, sviluppando le fonti rinnovabili e rendendo finalmente il territorio protagonista del futuro energetico nazionale”.

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