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Indice degli argomenti Toggle Che cos’è il bilancio di sostenibilitàBilancio di sostenibilità: la normativa sul temaVantaggi del bilancio di sostenibilitàCome prepararsi alla rendicontazione obbligatoriaCrescita del mercato delle certificazioni di sostenibilitàLe aziende che hanno pubblicato i loro bilanci di sostenibilitàFAQ Bilancio di sostenibilitàChe cos’è il bilancio di sostenibilità?Quali sono le normative che regolano il bilancio di sostenibilità?Quali aziende sono obbligate a redigere il bilancio di sostenibilità nel 2025?Quando diventerà obbligatorio il bilancio di sostenibilità per le PMI?Quali sono i vantaggi di redigere un bilancio di sostenibilità?Quali standard devono seguire le aziende nella redazione del bilancio di sostenibilità?Come influisce il bilancio di sostenibilità sulla reputazione aziendale?Quali sono le principali differenze tra il bilancio di sostenibilità e il bilancio sociale?Come prepararsi alla redazione obbligatoria del bilancio di sostenibilità?Come scrivere un bilancio di sostenibilità efficace?Chi è obbligato al bilancio di sostenibilità nel 2025 (riferito all’esercizio 2024)?Quali sono le scadenze del bilancio di sostenibilità 2025-2029? Negli ultimi anni il tema della sostenibilità è diventato centrale nelle strategie aziendali, non solo come scelta etica ma come vero e proprio obbligo normativo. Con l’introduzione della Direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), il bilancio di sostenibilità non è più una semplice opportunità per comunicare l’impegno sociale e ambientale, ma un dovere che coinvolge un numero sempre crescente di imprese, comprese le PMI italiane. Che cos’è il bilancio di sostenibilità Il bilancio di sostenibilità è un documento che raccoglie e comunica in modo trasparente le informazioni relative alle performance ambientali, sociali e di governance (ESG) di un’impresa. Non si limita agli aspetti finanziari, ma include impatti ambientali come emissioni, consumi energetici, uso di risorse, iniziative sociali e pratiche di governance (ad esempio eticità, trasparenza, gestione dei rischi). A differenza del bilancio sociale, che si concentra sugli impatti verso la collettività e gli stakeholder, il bilancio di sostenibilità è regolamentato da standard europei e mira a garantire comparabilità e affidabilità dei dati. Bilancio di sostenibilità: la normativa sul tema Fino al 2023 l’obbligo di rendicontazione non finanziaria era disciplinato dalla Direttiva NFRD (Non Financial Reporting Directive), recepita in Italia con il D.Lgs. 254/2016, relativa proprio alla rendicontazione obbligatoria per le grandi imprese, con più di 500 dipendenti e quelle di interesse pubblico, come le banche e le assicurazioni. L’obiettivo, fin dal principio, è stato quello di promuovere la comunicazione di dati e informazioni in merito all’impegno delle aziende per la sostenibilità, sottolineandone il valore e l’importanza. Con l’entrata in vigore della Direttiva CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive -nel 2023, l’ambito di applicazione si è ampliato in maniera significativa. Non sono più soltanto le società quotate a dover presentare informazioni non finanziarie: la direttiva coinvolge infatti tutte le grandi imprese, anche non quotate, che superano almeno due dei seguenti parametri dimensionali, ossia 250 dipendenti, 40 milioni di euro di fatturato o 20 milioni di euro di totale attivo. Con il D.Lgs. 125/2024 è stata ampliata in Italia la platea delle imprese obbligate alla redazione del bilancio di sostenibilità. Il decreto, operativo dal 25 settembre, stabilisce un calendario preciso di scadenze: A partire dal 2025, saranno obbligate a rendicontare (in relazione all’anno 2024) le imprese quotate e di pubblico interesse con più di 500 persone e 25 milioni di euro di stato patrimoniale o 50 milioni di ricavi netti. In sostanza, i soggetti già inclusi dalla NFRD. Dal 2026, rendicontando il 2025, sono coinvolte tutte le grandi imprese con almeno 250 dipendenti e 25 milioni di euro di stato patrimoniale o 50 milioni di ricavi netti. Dal 2027, invece, l’obbligo si estende a tutte le piccole e medie imprese quotate, con un numero di dipendenti superiore a 11 e almeno 450 mila euro di stato patrimoniale o 900 mila euro di ricavi. Dal 2029, infine, saranno obbligate alla rendicontazione anche tutte le società figlie o succursali di società estere, anche extra-europee, che registrino ricavi netti superiori a 150 milioni di euro. Ciò non significa che le imprese non soggette al rispetto degli obblighi normativi non possano procedere con la redazione di un report di sostenibilità, portandosi avanti rispetto a quello che, probabilmente, in futuro diverrà comunque un obbligo. Inoltre, anche le PMI non quotate sono pienamente coinvolte da queste novità poiché fornitori e clienti potrebbero a loro volta richiedere informazioni o rendicontazioni in merito alle prestazioni di sostenibilità. In questo caso non si tratta certamente di obblighi normativi, ma risulta altrettanto importante farsi trovare pronti, visto che la sostenibilità è un driver strategico per la crescita economica e la competitività sul mercato. Vantaggi del bilancio di sostenibilità La redazione del bilancio di sostenibilità non rappresenta soltanto un adempimento normativo, ma porta con sé una serie di benefici concreti per le imprese. In primo luogo, facilita l’accesso ai finanziamenti, poiché banche e investitori sono sempre più orientati a premiare le aziende che dimostrano trasparenza nelle proprie performance ESG. Allo stesso tempo, migliora la reputazione aziendale, rafforzando la fiducia di clienti, partner commerciali e comunità locali. Le imprese che scelgono di adottare questo strumento, inoltre, acquisiscono un vantaggio competitivo, poiché risultano meglio posizionate sui mercati internazionali, dove la sostenibilità è un criterio di selezione sempre più rilevante. Infine, il bilancio di sostenibilità consente una gestione più efficace dei rischi: l’analisi sistematica dei dati ESG permette infatti di individuare in anticipo potenziali criticità di natura operativa o legale, riducendo l’esposizione a situazioni dannose per la continuità aziendale. Come prepararsi alla rendicontazione obbligatoria Per affrontare in modo efficace l’obbligo di rendicontazione, le aziende italiane – e in particolare le PMI – possono seguire un percorso graduale che consenta di strutturarsi senza traumi organizzativi. Il primo passo consiste in un’analisi preliminare volta a individuare gli impatti ESG più rilevanti in relazione al proprio settore di attività. Successivamente, diventa fondamentale coinvolgere gli stakeholder, ascoltando la voce di dipendenti, fornitori e clienti, così da integrare le loro aspettative nella strategia di sostenibilità. A questo punto l’impresa può definire obiettivi chiari e misurabili, traducendoli in KPI concreti che permettano di monitorare i progressi nel tempo. Essendo un bilancio, tutto ciò non deve essere semplicemente raccontato a parole, ma è tradotto in indicatori numerici oggettivi, che permettono anche di confrontare i risultati anno con anno e testimoniare gli effettivi risultati raggiunti. Parallelamente, è necessario adottare gli standard ESRS, (European Sustainability Reporting Standard), in vigore dal primo gennaio 2024, costruendo un sistema di raccolta e gestione dei dati che rispetti i criteri fissati a livello europeo. Come per un bilancio finanziario, è fondamentale la veridicità delle informazioni e la trasparenza nella loro comunicazione. L’arco temporale oggetto dell’analisi è l’anno di esercizio dell’azienda e il bilancio viene aggiornato e pubblicato ogni anno. Non meno importante è la formazione interna: sviluppare competenze specifiche in materia di rendicontazione rappresenta infatti la base per garantire la qualità delle informazioni diffuse. Infine, un ruolo decisivo è svolto dalla digitalizzazione dei processi, che attraverso software dedicati di sustainability reporting semplifica la gestione dei dati e rende più efficiente l’intero flusso di lavoro. Crescita del mercato delle certificazioni di sostenibilità Negli ultimi anni, il mondo della finanza e del business ha visto crescere in modo esponenziale l’attenzione verso i dati ambientali, sociali e di governance (ESG). Secondo uno studio pubblicato da MarketsandMarkets.com, il mercato legato all’analisi e alla certificazione dei dati ESG raggiungerà entro il 2030 un valore stimato di 4,25 miliardi di dollari. Anche in Italia si registra un movimento in questa direzione. È stato infatti introdotto openSIroad, un nuovo standard di certificazione per la sostenibilità integrata delle imprese con validità internazionale. Questo strumento è pensato per essere accessibile a organizzazioni di qualsiasi dimensione, dalle PMI alle multinazionali fino al settore non profit, e consente di misurare in maniera strutturata e scientificamente solida le performance di sostenibilità. Il modello è inoltre pienamente allineato agli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) e ai principali standard internazionali, garantendo così credibilità e riconoscibilità a livello globale. Le aziende che hanno pubblicato i loro bilanci di sostenibilità Naturalmente molte aziende negli ultimi mesi hanno presentato i propri rapporti di sostenibilità. Tra queste SolaX Power, azienda leader nello sviluppo di sistemi di accumulo energetico, che con il suo primo Rapporto ESG 2024, mostra i notevoli progressi compiuti verso gli obiettivi di sostenibilità ambientale. Per ridurre il proprio impatto ambientale e dimostrare la sua dedizione all’innovazione, l’azienda ha investito circa 57,74 milioni di euro in Ricerca e Sviluppo per nuove tecnologie e prodotti puliti. Inoltre, SolaX Power sta incrementando l’uso di energie rinnovabili nelle proprie operazioni, con l’obiettivo di accelerare il raggiungimento degli obiettivi globali di neutralità carbonica. Mapei ha recentemente presentato il suo nono Bilancio di Sostenibilità, esteso per il terzo anno consecutivo a tutti i 59 Paesi in cui è attiva, confermando il proprio impegno verso una crescita responsabile e una transizione sostenibile del settore edilizio. Il report evidenzia una strategia ESG strutturata, che integra ambiente, sociale ed economia, con un forte orientamento all’innovazione sostenibile e alla responsabilità d’impresa. Nel 2024 il Gruppo ha: esteso la Linea Zero a 230 prodotti, con la compensazione di 300.000 tonnellate di CO₂ tramite crediti ambientali certificati, a supporto di progetti di riforestazione e tutela della biodiversità. proseguito nel piano globale di installazione fotovoltaica, evitando l’immissione in atmosfera di oltre 1.600 tonnellate di CO₂. rafforzato l’analisi delle emissioni GHG Scope 3, per una mappatura completa dell’impronta carbonica. continuato ad investire in R&S per soluzioni durevoli e a basso impatto, in collaborazione con il mondo accademico e scientifico. Non solo, sul fronte sociale, Mapei ha lanciato il progetto di volontariato aziendale “Un giorno per gli altri”, il programma “Mapei per la Cultura”, a supporto del patrimonio architettonico, tra cui il restauro della Cattedrale di Notre-Dame. Inoltre l’azienda ha proposto iniziative di welfare, formazione e inclusione per oltre 13.000 collaboratori nel mondo, rafforzate dall’aggiornamento del Codice Etico 2024. Mapei ribadisce la propria missione aziendale: fare impresa con uno sguardo al futuro, coniugando innovazione sostenibile, responsabilità sociale e performance ambientale. Valori che trovano espressione anche nel sostegno allo sport, inteso come strumento di crescita condivisa e sviluppo culturale. Il bilancio di Sostenibilità 2024 di E.ON Italia sottolinea invece il rafforzamento delle Comunità Energetiche Rinnovabili; nel report, l’azienda ha affermato di aver fornito 1,95 TWh di energia verde ai clienti ed evitato di produrre 970mila tonnellate di CO₂. Tra i traguardi ambientali più significativi del 2024 del Gruppo Enercom, una delle maggiori realtà private italiane nel settore Energy & Utilities, illustrate nel suo bilancio di Sostenibilità 2024, c’è la riduzione dell’87,2% delle emissioni Scope 2. Sono diminuite anche le emissioni Scope 1 (-3,8%) e le cosiddette emissioni fuggitive (-16,5%), legate alle dispersioni di gas nelle infrastrutture. FAQ Bilancio di sostenibilità Il bilancio di sostenibilità è un tema sempre più centrale per le imprese italiane ed europee, sia per gli obblighi normativi previsti dalla CSRD sia per i vantaggi competitivi che porta in termini di reputazione e accesso al mercato. In questa sezione rispondiamo alle domande più frequenti su scadenze, standard, vantaggi e modalità di redazione, con riferimenti aggiornati alla normativa in vigore. Che cos’è il bilancio di sostenibilità? È un documento che descrive le performance ambientali, sociali e di governance (ESG) di un’impresa, integrando i dati economico-finanziari. Serve a comunicare in modo trasparente impatti, obiettivi e strategie di sostenibilità verso stakeholder e mercato. Quali sono le normative che regolano il bilancio di sostenibilità? In Europa la materia è regolata dalla Direttiva CSRD, che sostituisce la NFRD. In Italia è recepita con il D.Lgs. 254/2016 e aggiornamenti successivi, tra cui il D.Lgs. 125/2024. Essa introduce obblighi più ampi di rendicontazione non finanziaria e l’adozione degli standard ESRS. Quali aziende sono obbligate a redigere il bilancio di sostenibilità nel 2025? A partire dal 1° gennaio 2024, sono obbligate a redigere il bilancio di sostenibilità le imprese già soggette alla precedente Direttiva sulla Dichiarazione Non Finanziaria (NFRD). Questo gruppo include: Imprese quotate con più di 500 dipendenti, Banche e Assicurazioni. Queste aziende devono pubblicare il loro primo bilancio di sostenibilità nel 2025, riferito all’anno fiscale 2024. Successivamente, l’obbligo si estenderà progressivamente ad altre categorie di imprese: Dal 1° gennaio 2025: grandi imprese non quotate che superano almeno due dei seguenti criteri: Più di 250 dipendenti; Totale dello stato patrimoniale superiore a 25 milioni di euro; Ricavi netti superiori a 50 milioni di euro. Dal 1° gennaio 2026: piccole e medie imprese quotate, istituti di credito di piccole dimensioni non complessi e imprese di assicurazione captive. Queste scadenze sono state stabilite dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e recepite in Italia con il Decreto Legislativo n. 125 del 6 settembre 2024, entrato in vigore il 25 settembre 2024. Quando diventerà obbligatorio il bilancio di sostenibilità per le PMI? Le PMI quotate dovranno redigere il bilancio di sostenibilità a partire dal 2027, con riferimento ai dati 2026. Le PMI non quotate non hanno obblighi diretti, ma saranno coinvolte indirettamente attraverso richieste di clienti, fornitori e partner della catena del valore. Quali sono i vantaggi di redigere un bilancio di sostenibilità? Il bilancio di sostenibilità migliora la reputazione, facilita l’accesso a capitali e finanziamenti, rafforza la competitività e permette una migliore gestione dei rischi ESG. Inoltre, aiuta a consolidare il rapporto con gli stakeholder e ad anticipare futuri obblighi normativi. Quali standard devono seguire le aziende nella redazione del bilancio di sostenibilità? Dal 2024 le imprese devono adottare gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), definiti dall’EFRAG. Molte aziende utilizzano ancora anche i GRI (Global Reporting Initiative), standard internazionale riconosciuto, utile a garantire maggiore comparabilità e trasparenza. Come influisce il bilancio di sostenibilità sulla reputazione aziendale? La rendicontazione rafforza l’immagine dell’impresa come realtà trasparente, affidabile e orientata al futuro. Migliora la fiducia di clienti, investitori e istituzioni, riduce il rischio reputazionale e aumenta la capacità di distinguersi dai concorrenti sul mercato globale. Quali sono le principali differenze tra il bilancio di sostenibilità e il bilancio sociale? Il bilancio sociale è volontario e descrive l’impatto dell’azienda sulla comunità e sugli stakeholder. Il bilancio di sostenibilità è invece normato a livello europeo, integra aspetti ESG con criteri finanziari e deve rispettare standard riconosciuti, garantendo comparabilità e affidabilità. Come prepararsi alla redazione obbligatoria del bilancio di sostenibilità? Le imprese devono partire da un’analisi dei propri impatti ESG, coinvolgere gli stakeholder, fissare obiettivi concreti e implementare sistemi di raccolta dati conformi agli ESRS. È utile investire in formazione interna e digitalizzazione, così da arrivare preparati alle nuove scadenze. Come scrivere un bilancio di sostenibilità efficace? Un bilancio di sostenibilità efficace deve essere chiaro, trasparente e conforme agli standard normativi. Ecco i passaggi fondamentali per redigerlo correttamente: 1. Definire gli obiettivi e il perimetro del Bilancio identificando gli ambiti di sostenibilità rilevanti per l’azienda: Ambiente (emissioni, energia, risorse naturali). Sociale (inclusione, sicurezza sul lavoro, comunità). Governance (etica aziendale, trasparenza, gestione dei rischi). Stabilire KPI misurabili (Key Performance Indicators) per monitorare i progressi e coinvolgere gli stakeholder per comprendere aspettative e impatti. 2. Raccogliere i dati e analizzare le performance, utilizzando metriche basate su standard internazionali, come ESRS (European Sustainability Reporting Standards), GRI (Global Reporting Initiative), SASB (Sustainability Accounting Standards Board). Creare una matrice di materialità per evidenziare i temi più rilevanti e raccogliere dati da reparti interni e fornitori per una visione completa. 3. Strutturare il Report di Sostenibilità Introduzione e Lettera del Management: impegno aziendale verso la sostenibilità. Strategia di sostenibilità: obiettivi a breve, medio e lungo termine. Analisi degli impatti ambientali, sociali e di governance (ESG). Indicatori chiave (KPI) e confronti con gli anni precedenti. Azioni e progetti futuri per migliorare la sostenibilità aziendale 4. Seguire le linee guida della CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e del D.Lgs. 125/2024.Evitare il greenwashing, assicurandosi che i dati siano verificabili e certificati. Valutare la certificazione da parte di enti esterni per aumentare la credibilità. 5. Pubblicare il bilancio nel sito aziendale e nella sezione Investor Relations. Condividere i risultati con stakeholder, investitori e clienti. Integrare i dati nel piano strategico aziendale per un miglior allineamento con gli obiettivi di crescita. Chi è obbligato al bilancio di sostenibilità nel 2025 (riferito all’esercizio 2024)? Dal 2025 l’obbligo riguarda le imprese quotate e di interesse pubblico con oltre 500 dipendenti e più di 25 milioni di stato patrimoniale o 50 milioni di ricavi, già incluse nella precedente normativa NFRD. Quali sono le scadenze del bilancio di sostenibilità 2025-2029? Dal 2025: imprese quotate e di interesse pubblico con più di 500 dipendenti. Dal 2026: grandi imprese con almeno 250 dipendenti e 25 mln di attivo o 50 mln di ricavi. Dal 2027: PMI quotate con più di 11 dipendenti e almeno 450.000 € di attivo o 900.000 € di ricavi. Dal 2029: filiali o succursali di gruppi esteri con ricavi superiori a 150 mln €. 3/01/2023 Bilancio di sostenibilità per imprese e pmi, nuova sfida per l’Italia entro il 2026: cos’è e come funziona a cura di Adele di Carlo Il bilancio di sostenibilità sta diventando un report cruciale per le imprese italiane, grandi e piccole. Di cosa si tratta, come è nato e per chi diventerà obbligatorio dal 1° gennaio 2026 e come le imprese possono prepararsi. Indice degli argomenti: La direttiva NFRD Bilancio di sostenibilità: quando diventa obbligatorio e per chi A che punto è l’Italia in tema di sostenibilità aziendale? Crisi climatica ed emissioni di Co2 sono argomenti sempre più attuali, il mondo non può più prescindere dalla sostenibilità della produzione industriale, obiettivo da raggiungere con molteplici mezzi e strumenti. Uno di questi è proprio il bilancio di sostenibilità, un report nato in ambito europeo che presto diventerà obbligatorio anche per grandi imprese e pmi italiane. Si tratta di un bilancio in cui le grandi aziende “tirano le somme” dei progetti, dei risultati e degli investimenti mirati alla sostenibilità, alla lotta contro l’inquinamento e all’implementazione delle fonti di energia rinnovabile. Senza trascurare l’aspetto sociale ed economico: il bilancio di sostenibilità spesso contiene importanti informazioni sul numero di occupati, la loro età, etnia e sesso. Per il momento non è un adempimento obbligatorio per tutte le aziende ma sta pian piano diventando una pratica diffusa nelle realtà “virtuose” che vogliono dimostrare il proprio impegno verso le tematiche ambientali, attrarre investitori e sostenere l’eticità del proprio business. Così di anno in anno cresce il numero di bilanci di sostenibilità in Europa, anche se nel nostro Paese più a rilento che in altri. A che punto è l’Italia sul fronte del bilancio di sostenibilità, quali saranno le sfide per il futuro e a chi si estende l’obbligo nel 2026? Obiettivi e definizione del Bilancio di sostenibilità secondo l’Unione europea Per dare una definizione di bilancio di sostenibilità bisogna citare le parole della Commissione europea del 2001: “L’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”. In altre parole il bilancio di sostenibilità è un report in cui un’impresa rende conto delle scelte, delle attività e dei risultati raggiunti in tema di sostenibilità in un determinato lasso temporale, generalmente l’anno solare. Ciò serve a spiegare alcune scelte strategiche, dimostrare il proprio impegno verso l’ambiente e far sì che l’opinione pubblica e possibili investitori abbiano una “fotografia” di una certa azienda o attività. Questo documento, almeno per il momento, non è obbligatorio ma meramente informativo degli obiettivi raggiunti sul rispetto dell’ambiente. Le informazioni al suo interno riguardano come sono state utilizzate le risorse naturali, l’impatto ambientale dell’attività svolta, come viene distribuita la ricchezza prodotta e informazioni importanti su occupazione, diritti dei lavoratori e parità di genere. Questo report è disciplinato a livello europeo, dapprima con una direttiva del 2019 e in un secondo momento con la direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) del 21 aprile 2021. Così si è passati da un bilancio finanziario non obbligatorio ma consigliato per le grandi aziende di rilevanza nazionale all‘obbligatorietà per circa 50.000 imprese europee a partire dal 2026. L’effetto della direttiva è stato quello di spingere sempre più realtà imprenditoriali a pubblicare un report aggiornato di anno in anno nel quale dimostrare il proprio impegno verso l’ambiente. E le aziende ci guadagnano in termini di reputazione diventando più attrattive verso forme di finanziamento pubbliche e private. La direttiva NFRD Uno step fondamentale in tema di bilancio di sostenibilità è la direttiva NFRD (Non Financial Reporting Directive) adottata nel 2014 e recepita in Italia nel 2016 con il D.Lgs. n. 254/2016. Questa direttiva impone a circa 11.000 imprese europee di grandi dimensioni e interesse pubblico l’obbligo di redigere un report sulla sostenibilità dell’attività svolta nel corso dell’anno. La direttiva Ue ha avuto un effetto inaspettato: spingere molte più aziende di quelle obbligate ad elaborare il bilancio, chi per attirare investimenti chi per tirare le somme del proprio operato. Bilancio di sostenibilità: quando diventa obbligatorio e per chi Con la successiva direttiva Ue del 10 novembre 2022, detta CSRD, si cambia rotta: non si parla più di bilancio finanziario ma di bilancio di sostenibilità con nuovi soggetti tenuti alla rendicontazione annuale. Il bilancio di sostenibilità sarà un obbligo e non una facoltà: per tutte le grandi imprese europee (non necessariamente quotate in borsa) con almeno 250 dipendenti, un fatturato superiore a 50 milioni di euro e un attivo superiore a 43 milioni di euro; per le aziende quotate eccetto le microimprese, le imprese con meno di 10 dipendenti e fatturato inferiore a 2 milioni di euro. In considerazione delle difficoltà dovute al Covid-19, per le piccole e medie imprese l’obbligo scatterà dal 1° gennaio 2026 facendo passare la platea delle aziende interessate da 11.000 a 50.000. A che punto è l’Italia in tema di sostenibilità aziendale? Avere un’economia sostenibile è la più grande sfida dei nostri tempi, e l’Italia non fa eccezione. Per monitorare l’impegno delle imprese verso la sostenibilità e la conversione nelle fonti rinnovabili, ogni anno il Rapporto SDGs dell’Istat redige un report in cui tiene conto degli standard ambientali, sociali ed economici del nostro Paese. I dati non sono ottimistici. Nel 2019 si era registrato un trend positivo rispetto al decennio precedente mentre dal 2020 in poi si è registrata una contrazione dovuta al Covid-19: la necessità di fronteggiare la pandemia ha messo in secondo piano gli obiettivi di sostenibilità ambientale. Inoltre lo sviluppo sostenibile procede su due binari differenzianti: le regioni del nord Italia, soprattutto del nord est, sono più virtuose, quelle del sud e delle isole hanno dati decisamente peggiori. Le regioni in cui le grandi imprese prestano maggiore attenzione alla sostenibilità sono le province autonome di Trento e Bolzano, Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria e Piemonte. Mentre sono in coda alla classifica Sicilia, Campania e Calabria. I dati Istat evidenziano i settori che in questi hanno si sono dimostrati più attivi nel redigere il report: fornitura di energia elettrica, gas, vapore, aria condizionata, acqua, industria estrattiva e gestione dei rifiuti. Un impegno ammirevole anche se le attività che emettono più Co2 sono altre: l’industria farmaceutica le industrie manifatturiere, trasporti e magazzinaggio allevamento, agricoltura, pesce e silvicoltura Un elemento positivo è che i settori più inquinanti sono anche quelli che negli ultimi anni stanno dimostrando l’impegno maggiore nella lotta all’inquinamento, specialmente l’industria manifatturiera e l’attività di fornitura di energia elettrica e gas. Detto ciò resta il grande tema dei bilanci di sostenibilità di grandi imprese e pmi che, rispetto al contesto europeo, sono poco diffusi nonostante la loro obbligatorietà si avvicini. Articolo aggiornato Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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