Questi camini e stufe sono vietati per emissioni Co2: multe salate per chi li accende

L’inverno è alle porte e prima di accendere stufe a biomassa e caminetti è opportuno conoscere regole e divieti in vigore. In alcune regioni l’accensione è vietata per limitare le emissioni di CO2. Stiamo parlando delle zone dove il problema dell’inquinamento è più serio. Ecco allora cosa sapere per evitare spiacevoli sanzioni.

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I camini e le stufe sono vietati per emissioni Co2

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Ridurre le emissioni di CO2 e frenare l’inquinamento urbano sono le ragioni per cui in 5 regioni italiane non si possono accendere stufe e camini a legna o a biomassa. La multa per chi infrange il divieto è davvero salata: le amministrazioni più severe prevedono una sanzione pecuniaria fino a 5.000 euro.

Il divieto però non deve spaventare; non vuol dire che sia vietato in maniera assoluta l’utilizzo di stufe a pellet o camini dato che la norma si applica soltanto ad alcune tipologie. Parliamo dei modelli più obsoleti i quali non hanno un’efficienza tale da limitare i livelli di CO2 emessi.

Passiamo in rassegna i divieti previsti nelle singole regioni, così da trascorrere un inverno al caldo senza incorrere in spiacevoli sorprese.

Ecco perché alcune tipologie di stufe e camini sono vietate

Come abbiamo appena anticipato, la ragione del divieto risiede nella necessità di limitare – quanto più possibile – la percentuale di inquinamento nell’aria. Infatti stufe e camini a pellet o legna, contrariamente a quanto alcuni pensano, non sono un metodo sempre ecologico per riscaldarsi in inverno. Anzi, se in casa è installato un modello datato potrebbe essere più inquinante di quanto si creda.

Quali sono le stufe a legna e pellet vietate e perché

Per tale motivo molte amministrazioni delle regioni del nord, che devono fare i conti con livelli di smog e inquinamento elevati, prevedono da diversi anni regole stringenti. Stufe e caminetti non di ultima generazione non si possono accendere, nemmeno per poche ore, poiché i loro livelli di emissioni di CO2 sono superiori al minimo consentito.

Nel resto d’Italia invece, almeno per ora, non sono in vigore regole simili e dunque si possono continuare ad utilizzare in inverno anche i vecchi modelli a 2 o 3 stelle.

Le regioni interessate dal divieto di accendere stufe e camini

Sono soggetti dal divieto i cittadini che abitano in una di queste regioni:

  • Lombardia
  • Veneto
  • Emilia Romagna
  • Toscana
  • Piemonte

Il divieto vale per camini, stufe, termostufe a legna e ad accumulo alimentate a biomassa.

Come spiegheremo più avanti in maniera dettagliata, ogni regione ha le proprie peculiarità e stabilisce per i trasgressori multe più o meno severe.

Multe e divieti in vigore: le regole da rispettare

Passiamo in rassegna regole e divieti da rispettare in ciascuna delle regioni interessate dalle restrizioni sull’emissione di CO2.

Divieto di accendere stufe e camini in alcune regioni

Lombardia, in questa regione vigono regole e sanzioni più severe che nelle altre in conseguenza all’alto tasso di inquinamento dell’aria.
Qui il divieto di accendere stufe e camini a legna/biomassa obsoleti è in vigore dal 2006 (legge regionale 24/2006) con multe che partono da 500 euro – nella misura minima – e possono arrivare fino a 5.000 euro. Su tutto il territorio regionale sono ammessi soltanto i modelli più recenti, ovvero quelli con 4 o 5 stelle.
Inoltre dal 2018 chi si dota di stufe a pellet con potenza inferiore a 35 kW può utilizzare soltanto biomassa di classe A1. A queste regole così rigide sono ammesse alcune eccezioni. A Brescia e nei comuni sotto i 300 m si possono ancora utilizzare gli impianti domestici a legna e pellet sotto i 10 Kw di potenza fino al 15 ottobre 2024.

Veneto, la delibera regionale 836/2017 vieta di accendere camini e stufe a legna di classe inferiore alle 3 stelle e dal 2019 non è consentito installare in casa generatori di calore di classe inferiore alle 4 stelle.

Emilia Romagna, in questa vasta regione sono in vigore le limitazioni previste dalle delibere sulla qualità dell’aria di ottobre 2019 e marzo 2020: nei comuni al di sotto dei 300 metri di altitudine è vietato accendere stufe, camini e termostufe di classe 1 e 2 stelle se in casa sono presenti altri metodi di riscaldamento (ad esempio i termosifoni). Sono esclusi da questa limitazione i comuni montanti, che registrano temperature più rigide.

Piemonte, la delibera regionale del 2018 ha introdotto il divieto di installare generatori di calore alimentati a biomassa legnosa, con una potenza nominale inferiore a 35 kW e classe inferiore alla 3 stelle. Le regole sono diventate più severe nel 2019, anno che ha segnato lo stop ai generatori di classe inferiore alle 4 stelle.

In conclusione, quali generatori di calore si possono utilizzare senza rischiare la multa?

Regole e sanzioni che abbiamo visto non devono allarmare, al contrario sono un incentivo a rinnovare i propri generatori di calore con modelli nuovi, più efficienti e che, oltre a ridurre le emissioni di CO2, consumano meno facendo recuperare quanto speso nel tempo.

Per agevolare i cittadini a dotarsi di stufe e camini di ultima generazione lo Stato ha previsto per il 2022/2023  diverse agevolazioni fiscali  che consentono di detrarre nel 730 fino al 65% della spesa sostenuta.

Nelle 5 regioni in cui trovano applicazione le sanzioni i modelli consentiti per essere sicuri di non avere brutte sorprese sono quelli con 4 o 5 stelle. Nelle altre, invece, non ci sono particolari restrizioni, ma va da sé che dotarsi di stufe e camini di ultima generazione è la scelta più intelligente e sostenibile per l’ambiente a prescindere dalle restrinzioni.

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