Coibentazione naturale per la riqualificazione energetica: cosa fare negli edifici vincolati

Puntare su sistemi di coibentazione naturale nella riqualificazione e nel recupero degli edifici vincolati è premiante sotto più punti di vista. Il Superbonus “premia” queste scelte

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Coibentazione naturale per la riqualificazione energetica: cosa fare negli edifici vincolati

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Puntare sulla coibentazione naturale per la riqualificazione energetica conviene, anche negli edifici vincolati.

L’Italia, quanto a patrimonio immobiliare sottoposto a vincoli di tutela è il primo Paese al mondo. Innanzitutto, come rileva l’Istat, l’Italia è al vertice globale per numero di siti iscritti come “patrimonio dell’umanità” nella World Heritage List dell’Unesco. Secondo il dettato del Codice dei beni culturali e del paesaggio, inoltre, le aree di particolare pregio, sottoposte a vincolo di tutela, coprono quasi la metà del ter­ritorio nazionale (46,9%).

Nel 2012, i beni censiti nella Carta del rischio del patrimonio culturale superano le 100 mila unità: in media, 33,3 per 100 kmq. “Una dotazione particolarmente consistente”, evidenzia l’Istituto di statistica.

Resta il fatto che molti immobili, abitati, hanno bisogno di essere sottoposti a interventi di ristrutturazione, in quanto necessitano di una maggiore efficienza energetica. Scegliere un prodotto naturale che sappia elevare l’isolamento termico si dimostra una scelta azzeccata. «In un edificio, specie se vincolato o ancora più di pregio storico-culturale si sposa bene l’impiego di una soluzione di isolamento naturale, non certo un derivato da combustibili fossili, che andrebbe a inficiare le caratteristiche dei materiali storici impiegati per i muri e per gli intradossi che spesso sono realizzati in calce idraulica, traspirante e igroscopica», spiega Paolo Rava, architetto e presidente ANAB – Associazione Nazionale Architettura Bioecologica. La traspirabilità fa in modo che il materiale sia permeabile all’aria, mentre l’igroscopicità è la capacità di assumere e cedere vapore acqueo, regolando naturalmente il microclima interno dell’edificio.

Ma tali soluzioni possono essere incentivate mediante Superbonus 110%? «Per quanto riguarda i centri storici, le normative locali e nazionali non consentono di applicare un involucro esterno. A questo proposito, una norma prevede la possibilità di realizzare una soluzione di coibentazione interna». Si tratta di un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate che ha dato così il via libera al Superbonus 110% per il cappotto termico interno, ma ad una sola condizione: l’edificio deve essere sottoposto ai vincoli dei beni culturali e ambientali oppure deve essere uno in cui è vietato, da regolamenti edilizi, urbanistici e ambientali, l’isolamento termico dell’involucro. Quindi la possibilità c’è.

Coibentazione naturale per la riqualificazione energetica: i vantaggi

«Sappiamo dalla fisica tecnica dei materiali che se vogliamo un cappotto performante in inverno e in estate, ovvero isoli bene la casa dal freddo e garantisca il mantenimento di un adeguato raffrescamento interno nella stagione calda – spiega l’architetto Rava – È particolarmente importante d’estate che l’intradosso, ovvero la parte di intonaco o di materiale che a contatto con lo spazio confinato, debba rimanere più fresco possibile». Quindi, in caso di cappotto interno, è importante prevedere l’adozione di un materiale massivo importante. Il polistirene espanso, per esempio, non va bene in quanto la massa va dai 22 ai 30 kg/mc. «In questo caso l’ideale sono materiali come lane in fibra di legno (180 kg/mc), fibre di canapa (100-120 kg/mc circa) e materiali intonacanti ancora più massivi come argilla cruda o intonaco in calce a finire. Questo accorgimento permette di garantire un elevato comfort, estivo e invernale».

Isolamento con materiali naturali: pannello in canapa e rivestimento in argilla
Isolamento con materiali naturali: pannello in canapa e rivestimento in argilla

Ci vogliono maestranze specializzate per installare soluzioni di questo tipo? «Direi di no, perché oggi questi materiali sono di semplice utilizzo. Si possono anche pensare di impiegare pannelli argilla e canapulo (come Argi Lite Bio, per esempio, o anche le soluzioni di Edilcanapa, Biomatcanapa, Leca o Naturalia Bau – nda) o argilla e calce, installabili come il normale cartongesso. Quindi un addetto specializzato non ha alcun problema».

C’è da considerare anche l’impatto in termini di emissioni di CO2 evitate costituite dalla scelta di materiali naturali rispetto ai fossili. Ricordiamo che l’UE ha come obiettivo la carbon neutrality al 2050: l’edilizia oggi emette quasi il 40% della CO2 totale nel mondo.

E poi c’è il valore estetico, che in un intervento svolto su edifici di valore storico-artistico va comunque sempre considerato. Anche in questo senso le soluzioni naturali si sposano pienamente alle scelte architetturali ed edili della storia italiana.

Riqualificazione energetica e coibentazione naturale: gli incentivi Superbonus bastano?

A proposito di riqualificazione energetica e coibentazione naturale la questione legata alla scelta di materiali naturali si sposa – come detto – con gli incentivi offerti dal Superbonus. Quanto stanziato come intervento incentivante può essere sufficiente per scegliere soluzioni naturali? «Possono essere sufficienti in quanto l’intervento trainate riguardante l’isolamento termico delle superfici opache verticali verte sull’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio. L’aspetto più complesso riguarda i ponti termici»: secondo quanto prescritto dal D.M. 26/06/2015 (“Requisiti Minimi”), il tecnico redattore della relazione tecnica (ex. Legge 10) dovrà verificare l’assenza di rischio di formazione di muffe in tutte le strutture e ponti termici. «Le aziende produttrici hanno previsto una soluzione da porre negli angoli dalla forma stondata per evitare condense e la proliferazione di muffe e batteri», segnala l’architetto e presidente ANAB.

Resta solo un dubbio: a parità di dimensioni, le prestazioni delle coibentazioni naturali sono paritarie o migliori di quelle ricavate da fonti fossili? «D’inverno la prestazione di un cappotto in polistirene è migliore, perché conta su un lambda interno (conduttività termica) tra 0,027 e 0,034 W/mK, un materiale naturale si attesta su 0,042/0,043 W/mK. Come sappiamo, più è alto il lambda meno coibenta, per cui ci vorrà un cappotto più spesso. Le cose cambiano drasticamente in estate: le performance dei naturali sono decisamente migliori del polistirene/polistirolo. In questo caso per avere le stesse prestazioni di isolamento termico estivo di un pannello in fibra naturale da 12 cm bisognerebbe contare su una soluzione in materiali plastici da 24 cm».

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