COP30: a Belém manca la roadmap globale per uscire dai combustibili fossili

Si chiude la COP30: ennesima occasione persa per il Pianeta? Anche se è stato approvato il Belém Package con strumenti avanzati per resilienza, transizione giusta e finanza; il mancato accordo per uscire dai combustibili fossili rappresenta un fallimento che rischia di compromettere la credibilità degli obiettivi climatici globali.

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COP30: a Belém manca la roadmap globale per uscire dai combustibili fossili
Img by COP30 Belem

La COP30 di Belém si chiude con l’adozione del Belém Package, un insieme di 29 decisioni che rafforzano l’implementazione dell’Accordo di Parigi attraverso nuovi strumenti per l’adattamento, la giusta transizione e la cooperazione internazionale. La conferenza brasiliana ha posto l’accento sulla resilienza delle comunità, sul ruolo dei popoli indigeni e sull’urgenza di rendere le politiche climatiche più attente alla vita quotidiana di miliardi di persone.

Tuttavia, l’elemento più atteso — una roadmap negoziata e vincolante per l’uscita dai combustibili fossilinon è stato raggiunto. Nessuna indicazione chiara su petrolio, carbone e gas compare nel testo approvato dalle Parti.
Un vuoto che pesa profondamente sul bilancio finale del vertice, anche alla luce di un anno in cui la temperatura media globale ha superato stabilmente, per la prima volta, 1,5 °C su base annuale.

Molte le critiche delle associazioni ambientaliste – WWF, Plastic Free Onlus, ECCO: la COP30 compie alcuni passi in avanti, ma non affronta il nodo politico centrale della decarbonizzazione.

Belém dimostra che la cooperazione multilaterale è ancora viva, ma indica anche che la traiettoria verso 1,5 °C può essere mantenuta solo se le prossime COP sapranno fare ciò che questa non ha fatto: definire tempi, obiettivi e strumenti vincolanti per abbandonare petrolio, carbone e gas.

Il Belém Package: resilienza, finanza e giusta transizione

Nuove misure per l’adattamento

Nel dettaglio, la COP30 ha introdotto nuove misure operative.

L’impegno a triplicare i finanziamenti per l’adattamento entro il 2035, ampliando la capacità dei Paesi vulnerabili di rispondere agli impatti climatici.

Approvate alla COP30 nuove misure per l'adattamento

E’ stato inoltre approvata la Baku Adaptation Roadmap 2026-2028, che orienterà il lavoro fino al prossimo Global Stocktake.

Sono stati adottati 59 indicatori volontari per monitorare i progressi verso il Global Goal on Adaptation, che includono settori come acqua, salute, ecosistemi e infrastrutture.

Nel suo intervento conclusivo, Simon Stiell – UN Climate Change Executive Secretary – ha rimarcato l’importanza della cooperazione internazionale, pur nel contesto di profonde divisioni geopolitiche: “La COP30 ha dimostrato che la cooperazione climatica è viva e vitale, mantenendo l’umanità nella lotta per un pianeta vivibile, con la ferma determinazione di mantenere l’obiettivo di 1,5 °C alla nostra portata“.

Un richiamo alla continuità del processo multilaterale, pur all’interno di uno scenario geopolitico complesso.

La giusta transizione

Tra le decisioni più attese figura l’attivazione di un just transition mechanism, uno strumento pensato per rafforzare la cooperazione tecnica tra i Paesi, sostenere i lavoratori impiegati nei settori ad alta intensità di carbonio e accompagnare comunità e territori in un percorso di trasformazione verso modelli produttivi a basse emissioni.

Il preambolo del testo finale riconosce il ruolo delle popolazioni indigene, delle comunità locali e afrodiscendenti, insieme alla centralità di oceani, foreste e conoscenza scientifica, delineando un approccio all’azione climatica più inclusivo e radicato nella dimensione sociale dei territori.

Il grande fallimento della COP30: nessuna roadmap per uscire dai combustibili fossili

La COP30 doveva essere la conferenza in cui il mondo avrebbe dovuto produrre una tabella di marcia globale per l’eliminazione progressiva delle fonti fossili. Più di 80 Paesi, insieme all’Unione Europea e a numerosi piccoli Stati insulari, avevano espresso la necessità di inserire riferimenti chiari e vincolanti al transitioning away from fossil fuels.
Tuttavia, nel corso dell’ultima settimana negoziale, tali riferimenti sono stati progressivamente indeboliti fino a scomparire dal testo finale adottato dalle Parti. Ciò che rimane è un generico richiamo alla necessità di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e di eliminare i sussidi “inefficienti”, senza vincoli temporali né roadmap tecniche o finanziarie.

Il testo finale:

  • non menziona petrolio, carbone o gas;
  • non definisce una roadmap temporale;
  • non introduce target o scadenze;
  • non recepisce l’appello del Presidente Lula per una strategia su fossili e deforestazione.

ECCO, think tank italiano per il clima sottolinea che la Mutirão Decision rappresenta “un compromesso”, pur riconoscendo che mantiene viva la traiettoria tracciata a Dubai, grazie anche a nuovi processi come il Global Implementation Accelerator e la Belém Mission to 1.5, che “offrono strumenti concreti per avanzare nella definizione del ‘come’ uscire dai combustibili fossili”.

Le critiche del WWF e Plastic Free Onlus

Il WWF parla di “azioni modeste” e denuncia: “La cosiddetta ‘COP della verità’ non ha fornito né una tabella di marcia né soluzioni concrete. Il documento finale è debole e privo di sostanza”.

L’associazione ambientalista evidenzia inoltre che proprio i due principali driver della crisi climatica — fossili (responsabili di oltre il 75% delle emissioni climalteranti) e deforestazione — mancano dal testo finale.

Plastic Free Onlus sottolinea la gravità dell’assenza di riferimenti diretti ai combustibili fossili.
Silvia Pettinicchio commenta: “Questo accordo non rappresenta un passo avanti, ma un passo di lato. La scienza chiede di accelerare, ma la politica continua a temporeggiare”.

L’organizzazione punta il dito anche sull’eccessiva presenza delle lobby fossili e dell’agribusiness — oltre 300 rappresentanti accreditati — considerati un fattore che ha influenzato negativamente l’esito del negoziato.

Le nuove coalizioni e il ruolo dell’Europa

Secondo ECCO, un elemento rilevante della COP30 è l’emergere di nuove coalizioni: gruppi di Paesi europei, latinoamericani e piccoli Stati insulari hanno chiesto il massimo livello possibile di ambizione e un passaggio decisivo dall’era delle promesse a quella dell’implementazione.

Luca Bergamaschi, Direttore di ECCO, commenta: “Il risultato di questa COP è un testo di compromesso, ma rappresenta una risposta non scontata nell’attuale contesto geopolitico. Bene il ruolo dell’Europa nel portare tutti i Paesi ad accettare un aumento dell’ambizione”.

ECCO evidenzia come molti Paesi siano ora pronti ad avviare un percorso di uscita dai combustibili fossili al di là dei limiti del sistema negoziale ONU, riflettendo la direzione dell’economia reale, dove gli investimenti nelle energie pulite “sono raddoppiati nel 2024 rispetto a quelli fossili”.

Natura, oceani e finanza: progressi importanti ma non risolutivi

Nature-based solutions e protezione degli ecosistemi

La COP30 ha messo in campo una serie di iniziative significative che rafforzano il ruolo degli ecosistemi nella risposta globale alla crisi climatica. Tra queste va citato il Tropical Forests Forever Facility, che mobilita 6,7 miliardi di dollari per sostenere la protezione a lungo termine delle foreste tropicali.

COP 30: approvato il Tropical Forests Forever Facility per la protezione delle foreste tropicali

Accanto a questo strumento, l’iniziativa RAIZ punta a recuperare i terreni agricoli degradati attraverso nuovi modelli di finanziamento e interventi di ripristino. Un altro fronte importante è quello degli oceani, valorizzato con la Blue NDC Challenge, che promuove l’integrazione delle soluzioni marine e costiere nelle strategie climatiche nazionali, riconoscendo il ruolo cruciale degli ecosistemi oceanici nella mitigazione e nell’adattamento.

Finanza climatica

Sul fronte finanziario, la COP30 introduce impegni rilevanti che rafforzano il sostegno ai Paesi più esposti agli impatti climatici. È stato deciso di triplicare i fondi destinati all’adattamento entro il 2035, un passo che mira a rendere più solide e resilienti le infrastrutture e i servizi essenziali nelle aree vulnerabili.

Parallelamente, viene migliorata la prevedibilità dei flussi finanziari, un aspetto cruciale per permettere ai Paesi più fragili di pianificare interventi a lungo termine con maggiore sicurezza.

A completare questo quadro, l’avvio della Baku-to-Belém Roadmap to 1.3T delinea un percorso che punta a mobilitare 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035, attraverso un mix di risorse pubbliche, investimenti privati e strumenti innovativi di finanza climatica.

Eleonora Cogo di ECCO sottolinea che “il resto del mondo avanza sul clima anche in assenza degli Stati Uniti”, apprezzando l’impegno crescente su finanza, commercio e transizione economica.

FAQ – COP30 di Belém

Che cosa ha deciso la COP30 di Belém?

La COP30 ha approvato il Belém Package, un insieme di 29 decisioni focalizzate su adattamento, giusta transizione e finanza climatica. Fra gli elementi principali rientrano la triplicazione dei fondi per l’adattamento entro il 2035, l’attivazione del just transition mechanism e l’avvio di nuovi processi multilaterali come il Global Implementation Accelerator e la Belém Mission to 1.5, con l’obiettivo di accelerare l’implementazione dell’Accordo di Parigi.

Perché non è stata approvata una roadmap per l’uscita dai combustibili fossili?

Nonostante il sostegno di oltre 80 Paesi e un forte appello della società civile, la COP30 non ha trovato consenso su una roadmap vincolante per abbandonare petrolio, carbone e gas. L’opposizione dei Paesi esportatori di idrocarburi e delle economie più legate all’industria fossile ha impedito un accordo condiviso, lasciando il tema al centro delle iniziative presidenziali che saranno discusse nel percorso verso la COP31.

Cosa prevede il nuovo meccanismo di giusta transizione?

Il just transition mechanism sostiene la cooperazione tecnica tra i Paesi, accompagna lavoratori e comunità nella riconversione dei settori ad alta intensità di carbonio e facilita politiche inclusive per garantire che i benefici della transizione energetica siano equamente distribuiti. È uno strumento orientato alla dimensione sociale della transizione ecologica.

Quali sono le principali iniziative sulla natura lanciate alla COP30?

La COP30 ha presentato diversi programmi dedicati alla tutela degli ecosistemi. Tra i più rilevanti figurano il Tropical Forests Forever Facility, che mobilita 6,7 miliardi di dollari per proteggere le foreste tropicali, l’iniziativa RAIZ per il ripristino dei terreni agricoli degradati e la Blue NDC Challenge, che integra soluzioni oceaniche nelle politiche climatiche nazionali.

Come si rafforza la finanza climatica dopo la COP30?

Il vertice di Belém definisce un percorso di riforma strutturale della finanza climatica. Le Parti hanno concordato di triplicare i finanziamenti per l’adattamento entro il 2035 e di migliorare la prevedibilità del sostegno ai Paesi più vulnerabili. L’avvio della Baku-to-Belém Roadmap to 1.3T punta a mobilitare 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035, orientando i flussi finanziari verso resilienza e decarbonizzazione.

Qual è il ruolo dell’Europa alla COP30?

Secondo ECCO, l’Europa ha svolto un ruolo centrale nel costruire nuove coalizioni diplomatiche e nel sostenere l’aumento dell’ambizione climatica. Pur con alcune ambiguità iniziali, l’UE ha sostenuto una roadmap globale per abbandonare i combustibili fossili e ha contribuito a consolidare la direzione tracciata a Dubai sul phase-out.

Che cosa dicono le associazioni ambientaliste sul risultato della COP30?

WWF definisce il testo finale “debole e privo di sostanza”, sottolineando l’assenza dei due principali fattori della crisi climatica: combustibili fossili e deforestazione. Plastic Free parla di “compromesso al ribasso” e denuncia la forte presenza delle lobby fossili ai lavori del vertice. Entrambe le organizzazioni chiedono una vera roadmap globale e impegni concreti per l’abbandono delle fonti fossili.

Quali saranno i prossimi passi dopo la COP30?

I prossimi mesi saranno determinanti per trasformare gli impegni della COP30 in politiche concrete. Le iniziative presidenziali su fossili e deforestazione saranno sviluppate in vista della COP31, mentre i Paesi dovranno aggiornare le proprie strategie nazionali, allineare i flussi finanziari agli obiettivi climatici e rafforzare la cooperazione regionale. Il successo dei prossimi negoziati dipenderà dalla capacità di colmare le lacune lasciate da Belém e di definire finalmente un percorso globale di decarbonizzazione.

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