Efficienza energetica nel settore industriale, alla luce dell’emergenza COVID-19

Nel 2019 gli investimenti in efficienza energetica nel comparto industriale sono stati pari a circa 2,6 mld €, increscita dell’1,9% rispetto al 2018. Per il 2020 atteso un calo, a causa anche del Covid, del 25%, dal 2021 si spera che parta la ripresa. I risultati della survey che ha coinvolto oltre 150 operatori: investimenti nelle soluzioni hardware e software, le caratteristiche delle ESCo, la normativa  e l’efficienza dei trasporti

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Efficienza energetica nel settore industriale, alla luce dell'emergenza COVID-19

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L’8 luglio sarà presentata, per la prima volta in modalità on line, la 10a edizione del Digital Energy Efficiency Report, realizzato dall’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, che fa il punto sullo stato attuale  dell’efficienza energetica nel comparto industriale considerando la recente crisi sanitaria che ha colpito il paese.

Vi proponiamo in anteprima i principali risultati del Rapporto, invitandovi ad iscrivervi alla presentazione dell’8 luglio.
I partecipanti potranno scaricare una copia in pdf del Digital Energy Efficiency Report – 10a edizione.

A fondo pagina il PDF con l’Executive Summary completo, a firma di Edoardo Bosco


Il Digital Energy Efficiency Report 2020 è, come ormai da diversi anni, l’appuntamento dove condividere con la nostra community i risultati della survey (con oltre 150 imprese e operatori coinvolti in questa edizione) sull’efficienza energetica nel settore industriale. Per il secondo anno consecutivo, e con ancora maggiore integrazione, Energy & Strategy ha fatto luce sugli investimenti connessi sia alla parte hardware che alla parte software dell’efficienza energetica.

Ma sono tanti i temi di approfondimento dalla consueta analisi del profilo e delle caratteristiche delle ESCo che servono il nostro mercato, al quadro sulla normativa, dagli approfondimenti sul tema della flessibilità (con le potenzialità connesse per gli operatori di affacciarsi ad un nuovo mercato) a quello sull’efficienza dei trasporti, quest’ultima una novità assoluta nei nostri Rapporti di ricerca. Senza dimenticare, e come si potrebbe peraltro, di analizzare a fondo l’impatto – presente e atteso – del COVID 19 in questo comparto.

Il mercato dell’efficienza energetica industriale in Italia: la fotografia del 2019 e le prospettive post-COVID

Gli investimenti effettuati in efficienza energetica nel comparto industriale, nel 2019, equivalgono a circa 2,6 mld €. Di questi, oltre il 90% sono riferiti ad investimenti in tecnologie hardware, mentre circa il 7,5% degli investimenti è stato effettuato in tecnologie software per il controllo ed monitoraggio delle prestazioni dei cicli produttivi.

Complessivamente, gli investimenti in efficienza energetica hanno registrato una crescita dell’ 1,9% rispetto al 2018 con un trend negli ultimi 5 anni che deve far suonare più di un campanello d’allarme nel comparto.

Trend investimenti in efficienza energetica nel comparto industriale 2015/2019

Osservando esclusivamente gli investimenti in tecnologie hardware, si riscontra una contrazione, seppur lieve, degli investimenti rispetto all’anno passato. La crescita globale è dettata quindi dagli investimenti in tecnologie software (ed in piccola parte dall’avvio dei progetti pilota UVAM) che segnano un + 34% di investimenti rispetto al 2018, sfiorando complessivamente i 200 mln €. Dato, quest’ultimo, a testimonianza di come il settore industriale, e gli imprenditori, diano sempre una maggior importanza al controllo ed il monitoraggio dei dati, ma anche probabilmente «influenzato» dalla decadenza della legge 102/2014 riguardo all’obbligo della diagnosi energetica.

Rispetto al 2018, si registra una crescita significativa degli interventi sul processo produttivo (+18%), trend ormai consolidato nell’ultimo triennio. Da sottolineare come, al 2019, gli investimenti sul processo produttivo, per il primo anno, si posizionano al primo posto.

Rilevante anche la crescita degli investimenti in sistemi di aria compressa che registrano un volume di affari di 170 mln €, con una crescita del 16% rispetto al 2018.

In lieve crescita gli investimenti in sistemi HVAC e refrigerazione, i quali registrano un +6% rispetto al dato del 2018. Pressoché stabili invece gli investimenti in interventi di relamping (illuminazione) ed inverter, mentre in lieve calo (-5%) gli investimenti in motori elettrici. Continua infine la contrazione degli investimenti in cogenerazione, i quali registrano un -13% rispetto al 2018.

Infine, anche gli investimenti in sistemi di combustione efficiente hanno visto un forte calo nel 2019, con una decrescita pari al 19%.

Un’ulteriore chiave di lettura per interpretare i trend relativi agli investimenti concerne il grado di maturità e le motivazioni che spingono ad effettuare un investimento. Le tecnologie con un maggior grado di maturità tipicamente vengono installate per sostituzione (ad eccezione dell’illuminazione) e mostrano una contrazione degli investimenti, a testimonianza di un mercato saturo. Di contro, le tecnologie con un minor grado di maturità, in particolare gli interventi di processo, vengono installate per ridurre in maniera significativa i consumi, e mostrano un trend degli investimenti in crescita o perlomeno stabile (ad eccezione dei sistemi di combustione efficiente).

Dei 196 mln € di investimenti in tecnologie software focalizzate sull’efficientamento energetico, circa 90 mln € (46%) sono stati effettuati in software dedicati esclusivamente al monitoraggio energetico. A seguire la sensoristica di base con il 20% degli investimenti e i sistemi SCADA (12%). Ancora marginali gli investimenti in sistemi MES/MOM e ERP.  Da sottolineare, infine, come oltre il 10% degli investimenti è stato dedicato a sistemi di cloud computing.

Investimenti in efficienza energetica in tecnologie software nel comparto industriale nel 2019

Su questo quadro, già certo non tra i più rosei, si è innestato il COVID 19, con un impatto estremamente significativo sugli investimenti.

Ci si attende, infatti, per il 2020 – ed ovviamente nella ipotesi, che è anche un auspicio, che la Fase 2 la Fase 3 non subiscano ulteriori battute di arresto – un calo degli investimenti in efficienza energetica di oltre il 25%, con una conseguente riduzione del fatturato per gli operatori del comparto dell’efficienza energetica superiore al 20%.

Sulla base dei dati raccolti circa l’anno di prevista “ripresa” è stato possibile disegnare due scenari previsionali:

  • Scenario «tendenziale»: Valutazione della contrazione degli investimenti dovuti all’epidemia e conseguente ripresa degli investimenti a ripartire dal 2021 non recuperando la quota di investimenti mancata
  • Scenario «full recovery»: Valutazione della contrazione degli investimenti dovuti all’epidemia e conseguente ripresa degli investimenti a ripartire dal 2021 ipotizzando di recuperare la quota di investimenti non effettuata nel 2020.

Nello scenario tendenziale si ipotizza una contrazione degli investimenti nel 2020 pari al 25% rispetto al 2019. Nel 2021, di contro, ci si aspetta una forte crescita degli investimenti (rebound effect) tuttavia inferiore rispetto alla contrazione dell’anno precedente e comunque limitata al 2021. Infine, per gli anni seguenti si prevede una crescita molto contenuta, simile alla crescita verificatasi nell’ultimo biennio.

Nello scenario full recovery, invece, per gli anni successivi al 2021, si prevede comunque una crescita sostenuta degli investimenti, con percentuali di crescita più vicine a quelle del triennio 2014-17 piuttosto che rispetto ai valori registrati nell’ultimo biennio.

Come si vede dal grafico, tuttavia, solo dal 2023 (nello scenario full recovery) e ben oltre il 2025 in quello “tendenziale” si ritornerà su valori di investimento prossimi a quelli fatti registrare nel 2020. Una battuta di arresto non semplice quindi da assorbire per il comparto e rispetto alla quale è ragionevole attendersi un periodo di difficoltà da parte degli operatori.

Investimenti delle aziende in efficienza energetica periodo 2020/2023

Il quadro normativo: la necessità (anzi l’urgenza) di mettere mano ai Certificati Bianchi

E’ evidente da quanto appena detto che un intervento normativo di rilancio del comparto, che possa ad esempio permettere di portarsi nello scenario di full recovery sia quanto mai auspicabile. Il quadro normativo, però, non pare essere al momento favorevole, ed anzi – soprattutto con riferimento ai Certificati Bianchi (e lasciando alla lettura del Rapporto gli altri temi) – merita qualche riflessione.

Innanzitutto i risparmi conseguiti da nuovi progetti sono in continuo calo dal 2016, facendo registrare un risparmio di 0,06 Mtep nel 2019, circa un quarto del valore previsto nel 2021. Calo che è derivante dal numero di TEE riconosciuti da nuovi progetti.

Efficienza energetica nelle industrie: trend TEE

Nel 2019, poi, sono stati riconosciuti 2.906.000 TEE, circa 927.000 titoli in meno rispetto all’anno scorso con una riduzione del 24%, contrazione però minore dell’anno scorso che era pari al 34%. Da sottolineare anche come in soli 2 anni, il numero di TEE riconosciuti si sia praticamente dimezzato. Il minor numero di TEE riconosciuti ha comportato uno squilibrio sul mercato, con gravi conseguenze verso i soggetti obbligati i quali hanno riscontrato sempre più difficoltà nell’adempimento degli obblighi previsti dalla normativa.

Dopo il decreto correttivo del 2017, il quale ha introdotto la possibilità di acquistare Titoli di Efficienza Energetica direttamente dal GSE, i distributori hanno adempiuto ai loro obblighi sfruttando questa possibilità.

Una possibile causa della progressiva riduzione del numero di TEE, riguarda l’esito dei procedimenti riconosciuti dal GSE.

Seppur le cause che hanno portato ad un rallentamento degli investimenti in efficienza energetica siano molteplici, non si può negare come la crisi del meccanismo dei certificati bianchi abbia avuto una forte influenza negativa.

Secondo l’opinione degli operatori di mercato uno dei principali motivi che ha innescato la crisi del mercato dei Titoli di Efficienza Energetica risiede nella lentezza delle procedure burocratiche, e di conseguenza, nel riconoscimento dei progetti.

Del numero di progetti presentati nel 2019, gli operatori sostengono che solo una piccola quota delle procedure riferite a nuovi progetti è stata convalidata nell’arco dell’anno.

Un altro punto evidenziato dagli operatori riguarda la non ammissibilità di alcune tipologie di interventi, come determinati interventi sul processo produttivo per i quali non è previsto l’accesso all’incentivo, anche a causa di un’oggettiva difficoltà nel definire dei valori di baseline. In quest’ottica, i dati raccolti attraverso le diagnosi energetiche potrebbero sicuramente facilitare la possibilità di «standardizzare» questi interventi.

Infine un altro fattore che ha portato ad una diminuzione della liquidità del mercato risulta la non cumulabilità dei TEE con gli incentivi previsti dal Piano Impresa 4.0. Novità introdotta nell’ultimo anno, dal momento che fino all’anno scorso era prevista la cumulabilità, seppur parziale, con il Piano Industria 4.0.

È quindi lecito prevedere che solo una riforma che sia in grado di rilanciare il meccanismo, risolvendo le problematiche di cui sopra, sia in grado di risollevare il trend degli investimenti in efficienza energetica nel comparto industriale.

La survey sull’efficienza energetica in Italia

Le soluzioni hardware

Il 69% del campione analizzato dichiara di aver implementato investimenti in soluzioni hardware nel corso dell’ultimo anno (2019). Tale percentuale aumenta se si guarda alle grandi aziende (80%, -8% rispetto al 2018), mentre diminuisce se si guarda alle PMI (56%, -27% rispetto al 2018). Assumendo la prospettiva dei soggetti non obbligati ad eseguire la diagnosi energetica, emerge come questi siano meno propensi ad effettuare investimenti in soluzioni hardware. La loro percentuale si attesta infatti al 40% rispetto al 74% relativo ai soggetti obbligati.

Il risparmio energetico annuo medio ottenuto da delle aziende che hanno effettuato investimenti in soluzioni hardware nel 2019 è pari a 11%.

Le barriere più rilevanti, in continuità con lo scenario relativo al 2018, sono quelle relative agli eccessivi tempi di ritorno ed all’incertezza del quadro normativo.

Le soluzioni software

Delle soluzioni software rappresentate nella piramide, secondo lo standard ISA-95, si mostra quante di queste siano effettivamente utilizzate dalle aziende rispondenti la survey 2020 ai fini del monitoraggio di dati energetici.

Efficienza energetica: investimenti delle aziende in soluzioni software

Il 44% del campione analizzato dichiara di aver implementato investimenti in soluzioni software nel corso dell’ultimo anno (2019).

Il risparmio energetico annuo medio ottenuto da delle aziende che utilizzano le soluzioni software per il monitoraggio dei dati energetici è pari a 5%.

La fotografia delle ESCo

Nel corso del 2019 le ESCo certificate sono aumentate dell’1% rispetto al 2018. Interessante sottolineare come la crescita dell’ultimo anno in termini di soggetti certificati sia rallentata rispetto all’anno precedente, segno che il mercato ha raggiunto un certo livello di maturità.

Esco certificate in Italia

Dalla survey condotta emerge chiaramente come la maggior parte degli operatori opera sia in ambito industriale che nel settore civile (70% degli intervistati).

I servizi offerti in ambito industriale hanno riguardato, per il 94% dei player, interventi di consulenza ed audit energetici sulla scia dell’obbligo di diagnosi energetica da effettuarsi entro fine 2019, mentre meno della metà si occupa di gestione di incentivi, attività che risente di un mercato sempre meno attivo. Importante anche il monitoraggio, servizio offerto da quasi il 90% delle ESCo.

Il mercato della flessibilità

Nonostante i progetti pilota per le UVAM siano iniziati solamente un anno fa, la tematica è ben conosciuta all’interno del settore industriale. Dal sondaggio condotto, infatti, risulta come più di 8 aziende su 10 siano a conoscenza dei progetti pilota

A fronte di una elevata consapevolezza, tuttavia, sono assai meno diffusi gli asset necessari per offrire flessibilità al mercato.

Infatti, all’interno del campione intervistato, poco meno del 50% dispone di un impianto di cogenerazione (46%), potenzialmente disponibile per offrire flessibilità tramite i progetti pilota UVAM.

La barriera più rilevante per la partecipazione alle UVAM è l’interazione critica col processo produttivo. Gli industriali, infatti, hanno evidenziato il timore di influenzare negativamente la produttività dell’azienda nell’ipotesi di fornire flessibilità alla rete.

Non è dunque un caso che nonostante più dell’80% del campione si è mostrato a conoscenza dei progetti pilota, solamente il 7% attualmente partecipa attivamente. Il 70% dei partecipanti ai progetti pilota, offre servizi di flessibilità attraverso un cogeneratore, mentre il 30% attraverso parti del processo produttivo.

Nel testo del Rapporto è possibile trovare due case study estesi, realizzati nel settore della carta e in quello alimentare, ove si è analizzata la possibilità di impiegare una unità cogenerativa al servizio del mercato della flessibilità.

Le simulazioni effettuate hanno evidenziato come, anche in assenza del corrispettivo fisso, la partecipazione ai progetti pilota tramite un’unita di cogenerazione possa garantire un flusso di cassa addizionale positivo, seppur non particolarmente significativo.

L’efficienza energetica nei trasporti ed il ruolo della PA

Chiude questo Executive Summary un approfondimento, qui riportato per sommi capi, relativo alle potenzialità di efficientamento energetico in un comparto, quello del trasporto e più specificatamente del trasporto pubblico, dove ancora molto poco si è fatto. Il potenziale, di mercato da un lato, ma anche di innovazione dall’altro, con la possibilità di mettere a punto nuovi modelli di audit dedicati, sembra essere interessante. Una opportunità, magari, di rilancio per il periodo post-Covid.

Il settore dei trasporti in Italia conta per il 32,4%* del consumo energetico nazionale. Circa l’83% dei consumi nel settore dei trasporti è dovuto al trasporto stradale (sia trasporto merci sia trasporto passeggeri). La restante parte è dovuta soprattutto all’aviazione internazionale ed interna, alla navigazione ad al trasporto ferroviario.

Nel settore dei trasporti, negli ultimi 10 anni, si è registrata una riduzione di circa il 10% dei consumi totali di energia finale.

La distribuzione dei fabbisogni per combustibile evidenzia che la quasi totalità dei consumi per il trasporto (91,8%) proviene dall’utilizzo di prodotti petroliferi, seguono le FER (3,7%), gas naturale (2,8%) e l’energia elettrica prodotta da fonti fossili (1,6%).

In Italia il settore del trasporto pubblico locale impiega circa 124.00 addetti, in 930 aziende, cuba un fatturato annuo pari a circa 12 miliardi di euro (ricavi da traffico e contributi pubblici) e trasporta circa 5,4 miliardi di passeggeri all’anno (oltre 15 milioni al giorno).

Negli ultimi anni si sta assistendo ad una graduale sostituzione dei veicoli più obsoleti con mezzi a più basse emissioni. Tuttavia, la quota di autobus che utilizzano combustibili ad alto livello di emissioni, rimane la maggiore sia in ambito urbano che extraurbano.

Sono diverse, inoltre, le potenzialità di intervento, che riguardano non solo i veicoli, ma anche – e soprattutto – le infrastrutture. Il totale degli investimenti stanziati al 2033 è pari a 22,7 miliardi di euro, di cui il 60% destinato allo sviluppo per le infrastrutture metropolitane, tranviarie e per il trasporto rapido di massa. Ci si aspetta che per effetto degli investimenti stanziati, nel prossimo quinquennio, sarà possibile la creazione di 110.000 unità lavorative annue.


Digital Energy Efficiency Report

Mercoledì 8 Luglio 2020 ore 9.30

Scarica l’Executive Summary della 10 edizione del Digital Energy Efficiency Report

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