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I rifugi eco-sostenibili: tra tecnologia e risparmio energetico

Hanno un design futuristico degno delle più belle architetture, ma si trovano ad alta quota: scopriamo alcuni rifugi di montagna costruiti secondo i principi della sostenibilità ambientale.

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Rifugio ecosostenibile Monte Rosa Hutte
Rifugio ecosostenibile Monte Rosa Hutte. Img by Wikipedia

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Immaginate di fare trekking in alta montagna, scoprire il paesaggio e rilassarvi nel rifugio contemplando la natura. A questo scenario idilliaco aggiungiamo comfort ed eco-sostenibilità: sono molti i rifugi montani progettati da architetti che coniugano efficienza e rispetto dell’ambiente. Vediamone insieme qualcuno particolarmente suggestivo.

Bivacco Giusto Gervasutti

Il Bivacco Giusto Gervasutti sul Monte Bianco
Un rifugio “futuristico” nel cuore del Monte Bianco: il Bivacco Gervasutti è una struttura che coniuga modernità ed eco-sostenibilità.

Il Bivacco Giusto Gervasutti, progetto LEAP (Living Ecological Alpine Pod) di Luca Gentilcore e Stefano Testa, presenta dimensioni ridotte rispetto al classico rifugio: si tratta di una struttura situata sullo splendido Monte Bianco nel comune di Cormayeur. Il Bivacco, posto su una roccia della montagna, offre ai visitatori una vista suggestiva e unica.

Il Bivacco, inaugurato il 2011, ha una struttura cilindrica e oblò circolari con un peso totale di appena 1980 kg per 30 mq2. Questa struttura super leggera nasce da un mix di competenze nautiche e aeronautiche ed è stata progettata per resistere maggiormente alle condizioni difficili dell’alta quota.

Dimenticate i rifugi montani, fatti di legno ed elementi rustici. Il Bivacco Giusto Gervasutti è una struttura hi-tech e moderna, dotata di comfort tecnologici, una vera rarità per questa tipologia di architetture.  Al suo interno gli ospiti possono trovare un sistema di autodiagnosi e di rilevamento dei dati ambientali, un punto di chiamata di soccorso e un computer connesso a internet via satellite.

Il Bivacco Giusto Gervasutti energeticamente autosufficiente grazie al fotovoltaico
Interno del Bivacco Gervasutti.Il rifugio di Cormayeur è autosufficiente energicamente grazie alle unità fotovoltaiche presenti. Img by Leap

La struttura è un esempio di tecnologia ed eco-sostenibilità perché a impatto ambientale ridotto grazie alla presenza di pannelli solari in grado di far funzionare l’illuminazione interna e gli apparecchi presenti.

Monte Rosa Hutte

Questo rifugio (img in apertura) è conosciuto con il nome di “cristallo di roccia”, merito della sua particolare struttura in lastre di alluminio: parliamo del Monte Rosa Hutte, un rifugio eco-sostenibile dotato di grande impatto visivo. Questa moderna struttura può ospitare fino a 120 persone che possono rilassarsi nel rifugio progettato dall’EPFZ (Ecole Polytechnique federale di Zurigo) in collaborazione con il Club Alpino Svizzero e l’Università di Lucerna. I 5 piani del Monte Rosa Hutte sono ancorati al terreno tramite fondamenta in acciaio; mentre l’involucro è stato realizzato in alluminio cosicché impatti visivamente il meno possibile, uniformandosi all’ambiente montano.

Il rifugio autosufficiente a livello energetico Monte Rosa Hutte
Il “cristallo di roccia” è autosufficiente dal punto di vista energetico: grazie a un sistema di pannelli solari e accumulatori energetici viene garantita elettricità per il funzionamento del rifugio. Img by Wikipedia

Il Monte Rosa Hutte non è solamente un bell’edificio: ogni aspetto della struttura è stato progettato applicando la logica della sostenibilità ambientale. Punto chiave del Monte Rosa Hutte è l’autosufficienza energetica: il 90% dell’energia utilizzata da questo rifugio è prodotta mediante i pannelli solari e fotovoltaici presenti in copertura. Il rifugio non rimarrà mai senza elettricità grazie alla presenza di accumulatori che conservano l’energia e la mettono a disposizione in mancanza di luce.

Inoltre è presente un sistema di gestione delle acque reflue che sono impiegate per i servizi igienici: il funzionamento di questo complesso rifugio è garantito per opera di un sistema di regolazione integrato che gestisce le risorse in base alle condizioni climatiche.

Rifugio del Goûter

È il nuovo punto di riferimento degli alpinisti: il rifugio del Goûter si trova sospeso a un’altitudine di 3853 metri di altezza e dà sull’incredibile paesaggio delle Alpi francesi. Un’occasione unica per poter godere dell’infinita bellezza delle Alpi.

Rifugio del Goûter ecosostenibile e dalla forma ovoidale
La particolare forma ovoidale del rifugio è stata ideata per resistere alle forti raffiche di vento. Img Di Coronium – Opera propria, CC BY-SA 3.0

Questa struttura dalle sembianze futuristiche è raggiungibile percorrendo la Via Normale Francese che porta al Monte Bianco e ha origine nel lontano 1850. Il rifugio è cambiato molto dalla sua prima struttura in legno: la nuova versione, moderna e innovativa, è stata progettata da Hervé Dessimoz di Groupe-H, studio di architettura svizzero.

Il rifugio del Goûter è caratterizzato da quattro piani e presenta esternamente una copertura in pannelli di acciaio inox con isolamento termico in fibra di legno riciclata, un materiale dalle alte prestazioni energetiche. La forma ovoidale del rifugio è stata ideata dai progettisti per far fronte al clima aspro dell’alta montagna: in questo modo il rifugio del Goûter è in grado di resistere a raffiche di vento che soffiano fino ai 300 km/h.

La struttura, dal design elegante, fa della sostenibilità il suo punto di forza: l’obiettivo dei progettisti è quello di offrire un’esperienza unica agli ospiti in un ambiente moderno e rispettoso della natura. Il legname utilizzato per la costruzione, per esempio, è della vicina Sain Gervais: in questo modo si riducono di molto i costi di trasporto della materia prima.

Il rifugio del Goûter sul Monte Bianco autoproduce energia
Il rifugio del Goûter autoproduce energia grazie ai sistemi fotovoltaici, solari e biomasse, uniti a sistemi di cogenerazione. Un esempio di rifugio green vincente. Img by Groupe-H

La gestione dei consumi è intelligente grazie all’impiego di pannelli fotovoltaici, sistemi solari e biomasse uniti a sistemi di cogenerazione, impianti di trattamento delle acque e di raccolta della neve. Il rifugio del Goûter, dunque, rispetta i principi della sostenibilità ambientale riuscendo a raggiungere l’autonomia energetica sfruttando rispettosamente le risorse offerte dalla natura.

Il rifugio in rame e legno sulle Alpi italiane: Al Sasso Nero

Facendo trekking in alta quota sulle Alpi è possibile imbattersi nel rifugio Al Sasso Nero: ci troviamo precisamente nella valle Aurina ad un’altezza di 3.026 metri di altitudine. Una struttura insolita si staglia nel magnifico panorama delle Alpi: il rifugio, progettato dallo studio Stitfer + Bachmann, presenta una forma irregolare ed esagonale. Ad un primo impatto sembra di trovarsi di fronte ad una grande roccia erosa dall’azione del vento: Al Sasso Nero si struttura in sei piani che riducono la loro ampiezza andando verso l’alto.

Al Sasso Nero, rifugio in rame e legno
Rifugio Al Sasso Nero

Il rifugio è stato concepito per impattare il meno possibile sull’ambiente alpino. La scelta del materiale è ricaduta sul legno: per questo progetto è stato scelto l’abete rosso, qui utilizzato in pannelli prefabbricati con tavole incrociate. È stato disposto un impianto fotovoltaico di 90 mq con accumulo di batterie poste al secondo piano sotto terra, una scelta green per abbattere il consumo energetico.

Gli interni in legno del rifugio Al Sasso Nero
Gli interni in legno

La particolarità di questo rifugio risiede nel rivestimento esterno realizzato in rame, un metallo estratto nella valle fino alla fine del XIX secolo. La vista sulle Alpi è scenografica: la grande vetrata che segue il profilo dell’edificio al piano terra consente agli ospiti di osservare il paesaggio in tutta la sua bellezza.

Bivacco Corradini, un rifugio che celebra l’amore per la montagna

Sulla Cima Dormillouse (Alpi Cozie), a 2.908 metri di altezza, il Bivacco Corradini è pronto ad accogliere gli appassionati della montagna. Il progetto del Bivacco nasce per richiesta della famiglia Corradini che ha scelto di rendere omaggio al figlio Matteo celebrando il suo amore per l’alpinismo e per la montagna. Gli architetti Andrea Cassi e Michele Versaci sono riusciti perfettamente nell’intento di creare una struttura integrata con il paesaggio, in grado di conservare un’identità visiva peculiare. Un prisma nero e opaco dall’involucro metallico che si “incastona” in maniera discreta nell’ambiente alpino.

Il bivacco Matteo Corradini è rivestito con alluminio PREFA
Il bivacco Matteo Corradini è rivestito con alluminio PREFA

Il rivestimento esterno di colore scuro ha la funzione di riparare il Bivacco dalle condizioni atmosferiche rigide e al tempo stesso consente di assorbire le radiazioni solari. Come un’armatura, il guscio di metallo avvolge gli ambienti interni realizzati in legno di pino cembro, un’essenza tipica di quella località montana. La scelta del pino non è casuale: per la struttura del Bivacco è stato scelto un materiale autoctono e sostenibile. Il tema green è stato affrontato da diversi punti di vista: solamente un quarto dell’edificio tocca terra, adattandosi alle forme del pendio e limitando così il consumo del suolo. L’assemblaggio delle componenti è stato realizzato in officina e successivamente trasportato in quota grazie ad un elicottero.

Semplice ed essenziale: il Bivacco Corradini offre un ambiente caldo e conviviale messo a disposizione di tutti gli ospiti che cercano un riparo accogliente.

Il rifugio moderno per resistere al clima rigido: Alpine Shelter Skuta

Il clima delle Alpi non perdona e se un viaggiatore viene sorpreso dal brutto tempo deve necessariamente trovare un riparo pronto ad accoglierlo. Pioggia, vento o bufera di neve sono degli imprevisti tipici dell’alta montagna, elementi fondamentali da tenere in considerazione quando si pensa alla progettazione di un rifugio.

Il rifugio moderno per resistere al clima rigido: Alpine Shelter Skuta
Alpine Shelter Skuta

Gli studenti dell’Harvard Graduate School of Design, guidati da Rok Omans e Spela Videcnik dello studio OFIS, hanno colto la sfida e insieme hanno realizzato questo gioiello architettonico in grado di resistere alle condizioni estreme della montagna.

La forma e i materiali scelti dell’Alpine Shelter Skuta richiamano l’architettura vernacolare tipicamente alpina. La struttura del bivacco si articola in tre moduli di cui uno è dedicato all’ingresso, stoccaggio e cucina, mentre il secondo offre uno spazio per il riposo e per la socializzazione. Infine troviamo lo spazio dedicato alla zona cuccette. La natura modulare del bivacco ha consentito ai progettisti di trasportare le diverse parti e assemblarle direttamente in loco, parti che sono state fissate su supporti posizionati in modo strategico svolgendo anche la funzione di fondazioni.

ROCKWOOL ha contribuito al progetto con Airrock, pannello leggero da trasportare e facile da installare, che assicura comfort e sicurezza in una struttura non riscaldata anche con condizioni climatiche estreme.

Architetture estreme in Slovenia: Kanin Winter Cabin

Parliamo sempre dello studio OFIS Arhitekti, ma stavolta ci troviamo sul Monte Canin (Alpi Giulie): al confine tra la Slovenia e Udine, a circa 2500 metri di altitudine, si trova un piccolo rifugio montano. Progettare pensando al clima rigido e alle condizioni meteorologiche avverse: lo studio OFIS ha realizzato il Kanin Winter Cabin strutturandolo in un volume piccolo e compatto, un’architettura minimal pensata per ospitare fino a 9 persone.

Architetture estreme in Slovenia: Kanin Winter Cabin
Kanin Winter Cabin – Img Ofis, @JANEZ-MARTINCIC_V

La posizione del rifugio è molto particolare: il Kanin Winter Cabin si poggia in minima parte sulla montagna, mentre il resto del volume appare sospeso con un’ampia vetrata che dà sulla spettacolare valle.

Il trasporto del rifugio è stato molto complesso e ha richiesto l’intervento dell’elicottero delle Forze Armate Slovene.

Existenzminimum 3000: il progetto di un bivacco replicabile

Il lavoro svolto dall’architetto Marco Zanella si è focalizzato sulla riqualificazione e rinnovamento delle strutture presenti sulle Alte Vie Dolomitiche, tra Veneto e Trentino-Alto Adige, un progetto nato su richiesta del C.A.I. Il progetto Existenzminimum si è posto come obiettivo quello di realizzare una nuova tipologia di bivacco che sia in grado di rispondere ai criteri di sicurezza e fruibilità di oggi.

Existenzminimum 3000: il progetto di un bivacco replicabile

Dopo una fase di analisi progettuale, si è scelto di optare per una struttura a telaio che diventa ottimale sia per i pesi da trasportare che in relazione alla possibilità di ampliare il bivacco. Grande attenzione anche all’aspetto energetico: il lavoro di Zanella si è rivolto all’uso di materiali e tecniche che potessero garantire un ottimo comfort ambientale sia interno che esterno. Inoltre sono stati analizzati con dovizia gli effetti passivi e attivi dovuti all’irraggiamento solare.

Existenzminimum 3000: il progetto di un bivacco replicabile

Dopo aver analizzato 8 differenti rifugi, si è scelto di intervenire sul Bivacco Fiamme Gialle posto sul Cimon della Pala a 3005 metri. Il progettista ha realizzato una rivisitazione del “classico” bivacco d’alta quota ampliando l’apparato funzionale. Il bivacco non è stato ideato per un’area singola ma per una molteplicità di luoghi.

L’architettura “mini” (17m2-60m3) è suddivisa in due parti e permette di ospitare 9 persone. Il sistema di impianti è supportato dall’integrazione di moduli fotovoltaici sulla copertura che permettono di ottenere l’autosufficienza energetica.

Il materiale scelto è il legno, leggero, versatile e capace di donare un tocco caldo e accogliente. Per l’involucro esterno i materiali più utilizzati sono quelli metallici come la lamiera verniciata, il rame, l’alluminio.

Un elemento fondamentale per il progetto è stato lo studio del sistema costruttivo, dei pesi e dei materiali. L’assemblaggio del rifugio avviene a secco grazie al processo di prefabbricazione dei diversi moduli.


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