Passivhaus: scopriamo come funziona un edificio passivo

Passivhaus (tedesco), passive house (inglese) o casa passiva (italiano): tanti termini per definire uno standard edilizio che mette al centro le prestazioni energetiche e il comfort. Scopriamo che cos’è e quali sono le caratteristiche di una passivhaus

A cura di:

Passivhaus: scopriamo come funziona un edificio passivo

Indice degli argomenti:

Uno degli obiettivi dell’architettura moderna è quello di progettare edifici in cui alla massima efficienza energetica si unisca un minimo impatto ambientale. Per questo introduciamo il concetto di Passivhaus (o casa passiva), uno standard edilizio che mira a progettare edifici a basso consumo energetico e con un elevato livello di comfort per gli abitanti.

Passivhaus: che cos’è?

La casa passiva è sinonimo di una vita confortevole e di grande efficienza energetica. Un edificio passivo è progettato in modo tale da non avere bisogno di forniture energetiche esterne per il riscaldamento o il raffrescamento degli ambienti domestici. La progettazione di una casa passiva viene svolta in modo accurato: gli architetti, ad esempio, studiano l’esposizione ai raggi solari per predisporre i giusti sistemi di ombreggiamento e scelgono con attenzione i materiali per ottenere il massimo a livello di isolamento termico.

Ma Passivhaus è anche Edificio a energia quasi zero (NZEB): lo sfruttamento degli apporti energetici gratuiti derivati dall’ambiente, infatti, associati ad un involucro energeticamente performante e ad un sistema impiantistico efficiente, permettono di realizzare un edificio energeticamente sostenibile ed in grado di soddisfare il proprio fabbisogno residuo con l’impiego di piccoli impianti alimentati ad energie rinnovabili, fino a raggiungere in alcuni casi anche l’autarchia energetica. Lo standard è inoltre applicabile a tutti i materiali utilizzati comunemente in edilizia – che siano essi in muratura, legno, cls o acciaio.

Sentiamo spesso utilizzare il termine passivhaus, ma sappiamo cosa significa? Una definizione esaustiva viene offerta dall’International Passive House Association che definisce un edificio passivo in questo modo: “Una Passivhaus garantisce un alto livello di comfort con un consumo di energia veramente ridotto. I componenti passivi come serramenti a taglio termico, la coibentazione termica ed il recupero di calore sono gli elementi chiave della reale efficacia degli edifici. Ogni Passivahus costituisce un contributo attivo alla salvaguardia del clima. Dall’esterno, le Passivhaus non sono diverse dalle case tradizionali, perché il termine “Passivhaus descrive uno standard e non una specifica modalità costruttiva”. 

Possiamo riassumere gli elementi chiave di una passivhaus in questo modo:

  • Ottimo livello di protezione termica. L’isolamento termico, se ben progettato, consente di evitare dispersioni di calore e di conseguenza ha un impatto positivo anche sui costi.
  • Involucri ad elevata tenuta dell’aria capaci di superare i blower door test
  • Riduzione di ponti termici
  • Presenza di finestre ben coibentate con doppi o tripli vetri
  • Uso della ventilazione meccanica controllata con recupero di calore che permette un continuo ricambio dell’aria in casa
  • Studio della posizione e dell’ombreggiatura. La casa passiva deve essere costruita in modo tale da poter sfruttare al massimo l’esposizione ai raggi solari

Lo standard Passivhaus è replicabile in tutto il mondo, ma ovviamente i requisiti principali varieranno secondo le condizioni climatiche del luogo di riferimento. In una località dove è presente un clima molto caldo, i progettisti dovranno porre particolare attenzione ai sistemi di raffrescamento passivo sfruttando ad esempio il principio della ventilazione naturale. L’obiettivo finale di una costruzione passivhaus è sempre lo stesso: garantire il massimo del comfort con il minor spreco di risorse energetiche.

Comfort, uso consapevole delle risorse energetiche e attenzione all’ambiente. In un precedente articolo il Dr. Phys. Francesco Nesi, Direttore di ZEPHIR Passivhaus, aveva sottolineato l’aspetto sostenibile di questa tipologia di edifici: “Lo sfruttamento degli apporti energetici gratuiti derivati dall’ambiente, infatti, associati ad un involucro energeticamente performante e ad un sistema impiantistico efficiente permettono di realizzare un edificio energeticamente sostenibile ed in grado di soddisfare il proprio fabbisogno residuo con l’impiego di piccoli impianti alimentati ad energie rinnovabili, fino a raggiungere in alcuni casi anche l’autarchia energetica”.

La storia della passivhaus

Sapete da dove arriva il concetto di casa passiva? Siamo negli anni ’70, precisamente nel 1978: nella pubblicazione “Regional guidelines for building passive energy conserving homes” troviamo già citato questo termine. Il termine di architettura passiva si riscontra anche nell’acronimo scelto dalla PLEA, ovvero Passive & LowEnergy Architecture, per definire il nome dell’associazione fondata nel 1979.

Arriviamo al 1988: gli studiosi Bo Adamson dell’università svedese di Lund e Wolfgang Feist coniarono il protocollo passivhaus. La prima abitazione costruita seguendo i dettami espressi dai due studiosi risale al 1991 e fu realizzata a Kranichstein (Germania) proprio ad opera del Dottor Wolfgang Feist.

La prima passivhaus realizzata a Kranichstein in Germania da Wolfgang Feist
La passivhaus realizzata a Kranichstein. Img by Wikipedia

Al primo “esperimento” di passivhaus ne seguono altri: nel 1999, a Friburgo, viene costruita la prima casa plurifamiliare mentre a Wiesbaden è realizzato un complesso residenziale composto da 21 abitazioni.

Pian piano il concept di passivhaus si è diffuso anche nel resto d’Europa e nel mondo. In Italia arriva solo nel 2001 grazie al primo software Passivhaus PHPP in italiano (con l’Istituto ZEPHIR – Zero Energy and Passivhaus Institute for Research come referente italiano per il software). Il primo esempio di casa passiva in Italia? Lo troviamo a Malles Venosta ed è la sede dell’azienda Klas.

L’Expost a Bolzano, edificio Passivhaus
L’Expost a Bolzano. Img by Michele Tribus

A Bolzano troviamo invece uno dei primi edifici pubblici realizzato seguendo gli standard prefissati dal Dr. Feist: parliamo dell’Expost, un progetto di adeguamento dell’ex edificio postale della città ad opera dell’architetto Michele Tribus.

Le potenzialità della casa passiva

Un edificio costruito seguendo gli standard passivhaus è la risposta per un futuro più green e sostenibile. La casa passiva usa in maniera intelligente le risorse naturali evitando di ricorrere a sistemi più tradizionali e poco eco-friendly come le caldaie o i termosifoni.

Come funziona dunque la casa passiva? Vengono installati impianti di circolazione d’aria efficienti e infissi ad elevata tenuta dell’aria. La progettazione dell’isolamento è fondamentale: il cappotto termico e un’ottima coibentazione delle pareti consentiranno alla casa di mantenersi calda in inverno e fresca d’estate, evitando dispersioni di calore.

Le potenzialità di una passivhaus

La casa passiva offre il massimo in termini di efficienza energetica. Grazie ad una progettazione attenta, all’apporto energetico proveniente dall’ambiente e alla presenza di un sistema di isolamento termico efficiente la casa passiva ha un fabbisogno energetico irrisorio.

L’uso di infissi ad alte prestazioni permette di evitare la dispersione di calore e gli sprechi: in questo modo anche i consumi sono notevolmente ridimensionati.  

Parliamo anche di inquinamento indoor. La presenza di un impianto di ventilazione consente il continuo ricambio di aria, permettendo il mantenimento di un giusto livello di umidità e riducendo la formazione di muffe. Un vantaggio in termini di benessere e comfort notevole.


Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 2014

Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici

Commenta questo approfondimento



Tema Tecnico

Le ultime notizie sull’argomento