Passivhaus: il futuro è già qui

La ‘casa passiva’ assicura comfort termico senza che si debbano installare impianti di riscaldamento ‘convenzionale’

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Passivhaus. Se ne sente parlare troppo spesso per non sapere cosa sia una Passivhaus.

Ormai divenuto uno standard edilizio abitativo consolidato, è oggi la vera risposta alla salvaguardia del clima. Grazie al raggiungimento di precisi parametri tecnici la Passivhaus è capace di garantire il benessere termico senza che sia necessario installare alcun impianto di riscaldamento “convenzionale”.

Il primo vero obiettivo è il comfort abitativo che, in una Passivhaus, è sinonimo di accessibile: infatti, per realizzare un abitazione passiva non è più necessario andare alla ricerca di materiali particolari o utilizzare sistemi architettonici complessi e costosi. Il comfort non è più associato ad un modello costruttivo all’avanguardia, adatto esclusivamente ad un mercato di nicchia, ma viene altresì raggiunto sulla base di accortezze progettuali ed esecutive.


Ma Passivhaus è anche Edificio a energia quasi zero. Lo sfruttamento degli apporti energetici gratuiti derivati dall’ambiente, infatti, associati ad un involucro energeticamente performante e ad un sistema impiantistico efficiente permettono di realizzare un edificio energeticamente sostenibile ed in grado di soddisfare il proprio fabbisogno residuo con l’impiego di piccoli impianti alimentati ad energie rinnovabili, fino a raggiungere in alcuni casi anche l’autarchia energetica. Lo standard è inoltre applicabile a tutti i materiali utilizzati comunemente in edilizia – che siano essi in muratura, legno, cls o acciaio.

Ecco che, nel concetto Passivhaus, i tre must  Energia, Ambiente e Comfort assumono un valore strategico soprattutto nella scelta dei modelli e materiali costruttivi da adottare.

Incredibile ma vero. E lo è grazie ad un mix di elementi in grado di unirsi sinergicamente per creare una formula vincente: accurata progettazione rivolta soprattutto ai dettagli, attenta direzione dei lavori ed esecuzione delle opere a regola d’arte.

Aderire allo standard Passivhaus significa rispettare alcuni punti fondamentali. L’attenzione al dettaglio diventa essenziale e fondamentale. Gli edifici devono cercare di ridurre al minimo i ponti termici oltre ad avere tripli vetri basso-emissivi ben coibentati (doppi vetri basso-emissivi a partire dal centro Italia); la tenuta all’aria degli elementi costruttivi esterni deve essere verificata mediante test di pressione Blower Door. E ancora: ventilazione controllata con recupero di calore che garantisce ricambi igienici di aria limitando al contempo le dispersioni termiche per ventilazione dovute all’apertura manuale di finestre per il ricambio di aria.

È un metodo progettuale adattabile a qualsiasi tipologia di edificio con destinazioni d’uso differenti – residenze, uffici, aziende, scuole, … – e utilizzabile sia sulle nuove costruzioni sia su quelle esistenti.

Notevoli i vantaggi: i consumi energetici si aggirano intorno al 90% in meno rispetto alle abitazioni tradizionali, minori sono anche i costi per gli impianti senza considerare l’abbattimento dei costi sociali derivanti dall’alta qualità dell’abitare ed un maggiore accesso al credito (perché maggiore è la garanzia di rientro dell’investimento).

Ma a che punto siamo in Italia?

Nonostante la nascita dello standard sia da far risalire al maggio del 1988 – da una collaborazione tra Bo Adamson dell’Università di Lund in Svezia e Wolfgang Feist dell’Institut für Umwelt und Wohen – in Italia arriva solo nel 2001 grazie al primo software Passivhaus PHPP in italiano (con l’Istituto ZEPHIR – Zero Energy and Passivhaus Institute for Research come referente italiano per il software).

Diamo i numeri: fra i trenta certificatori internazionali autorizzati, uno è presente in Italia, oltre a più di un centinaio fra progettisti e consulenti certificati. Circa cinquanta i progetti Passivhaus registrati in Italia. Alta la concentrazione nel Nord-Italia anche se il Centro ed il Sud iniziano ad interessarsi a questo nuovo modo di costruire che presenta delle potenzialità vincenti anche per climi mediterranei rispetto al luogo comune che vede questo standard adatto solo a climi freddi.

E sono i fatti a dimostrarlo. Ne è un esempio, il Progetto Botticelli in Sicilia che coniuga comfort abitativo, efficienza energetica, raffrescamento naturale e impianti e, se allarghiamo l’orizzonte a livello internazionale, lo sono i complessi residenziali a Tokyo, Las Vegas, Dubai e Shangai.

Dopo più di vent’anni di analisi scientifiche il protocollo Passivhaus è finalmente divenuto il vero standard progettuale per realizzare edifici ad altissima efficienza energetica. È il prossimo futuro per chi – come imprese, inquilini, enti, istituti e associazioni – vuole realizzare strutture a basso impatto ambientale ed essere conforme allo standard di edifici ad energia quasi zero previsto dalla Direttiva europea.

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