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A cura di: Andrea Ballocchi Indice degli argomenti Toggle Mancano ingegneri e tecnici specializzatiIl vero limite alla crescita delle cleantechGreen jobs: le opportunità della green economy e la mancanza di profili qualificati Che peso ha il settore delle cleantech sul lavoro? Secondo i dati di Energy & Strategy, già oggi conta un numero di 117.500 – 135.550 dipendenti. Se si attuassero le giuste condizioni, secondo la ricerca da qui alla fine del decennio, gli occupati diretti potrebbero crescere del 33%, arrivando a 172.600, contando su uno scenario di sviluppo coerente con gli obiettivi 2030. Significa una crescita superiore a 55mila posti di lavoro. Significa che grazie al comparto delle tecnologie verdi (che comprende fonti energetiche rinnovabili, reti, storage, efficienza energetica, economia circolare) nuove persone potranno entrare nel mondo del lavoro operando nel settore e nelle relative filiere, ma significa anche contare su professionisti già oggi impiegati in altre filiere e che andranno a sostenere le necessità del fabbisogno di lavoro nelle tecnologie pulite. Va detto che, a fronte di un così ampio effetto moltiplicatore occupazionale, c’è da capire se ci sono sufficienti figure in grado di ricoprire quei lavori. È un problema diffuso e che riguarda i cosiddetti green jobs e rilevato di recente dal presidente di Unioncamere, Andrea Prato. Un dato su tutti: le imprese italiane ricercavano quasi 1,9 milioni di professionisti dell’economia “verde” pari a oltre il 34% delle entrate programmate nel 2024. Sono profili emergenti, capaci di utilizzare tecnologie e nuovi materiali ecosostenibili ma anche figure tradizionali chiamate a contribuire agli obiettivi ambientali attraverso nuove competenze. Mancano ingegneri e tecnici specializzati A proposito di cleantech e lavoro, lo studio di Energy & Strategy ha evidenziato quali sono le figure professionali più richieste. Da una Rielaborazione dello stesso think tank su interviste svolte da loro con operatori del settore e contando su dati INAPP emerge una certa difficoltà di reperimento delle figure professionali più richieste. Lo sviluppo di questo comparto e delle relative filiere dipende dalla possibilità di contare su un mercato del lavoro che possa fornire figure professionali di un certo livello. Tenendo conto di una scala che va da 0 a 100, dove 100 riguarda l’impossibilità di trovare le figure specifiche, a oggi la maggiore difficoltà di reperimento si riscontra con gli ingegneri elettrici (89%) ed elettronici (87%), ma emerge – pur più sfumata – anche con gli ingegneri ambientali (49%) ed energetici (39%). Mancano anche biologi e agronomi (43%). La difficoltà di reperimento è ancora più presente per i tecnici specializzati e restano elevate per molti profili: tecnici operatori di impianto (77%), tecnici installatori e manutentori (63-70%). Va un po’ meglio con i tecnici di rete (37%), ma l’unica figura abbastanza reperibile è il tecnico agrario (11%). Il vero limite alla crescita delle cleantech Il forte contrasto tra domanda e offerta rappresenta, quindi, una possibile criticità per il futuro delle cleantech. Come ci si sta muovendo per affrontare il problema? Intanto, va detto che al momento la lacuna sarà difficilmente colmabile. Guardando al sistema scolastico, in particolare agli iscritti alla classe quinta negli istituti di istruzione superiore, nell’anno 2023-2024, e considerando l’incidenza degli iscritti agli istituti tecnici, solo il 3,6% degli studenti è iscritto agli istituti tecnici. Guardando poi alla istruzione universitaria, l’Italia già sconta un gap: è uno dei paesi che ha percentualmente meno laureati magistrali in Europa. Ciò nonostante, a fronte di un incremento di laureati magistrali in Italia (+38% tra 2024 e 2014), l’incidenza dei laureati nelle facoltà di ingegneria rilevanti è rimasta costante (1,5% circa). Non solo: l’incidenza di elettrica/elettronica, che rappresenta i profili più critici da reperire è addirittura diminuita nel corso degli anni. “Nel complesso l’incidenza è di circa il 5%, un valore ancora non sufficiente a compensare le difficoltà di reperimento”. Come fare a uscire dall’impasse per far sì che tra il potenziale delle cleantech per il lavoro e l’effettiva offerta di figure richieste si possa instaurare il giusto collegamento? Innanzitutto, cercando di raccontare meglio i percorsi STEM e facendo capire il loro potenziale attrattivo. Si pensi al valore di innovazione tecnologica connesso alle discipline più ricercate, sotto forma di automazione, di scienze dei materiali, di tecnologie di trattamento dei rifiuti e degli scarti. C’è poi tutta la parte di digitalizzazione, sotto forma di intelligenza artificiale, IoT, digital twin e cybersecurity, oppure quella di reporting (Carbon Accounting, Life-cycle assesment, ESG reporting…). Oltre che promuovere la parità di genere nelle facoltà scientifiche, “è fondamentale agire sulla leva delle competenze, che non sono “statiche” ma in continua evoluzione”, conclude il report. Green jobs: le opportunità della green economy e la mancanza di profili qualificati Lo stesso gap tra opportunità e mancanza di figure lo si riscontra anche nel più vasto complesso dei green jobs. Proprio di recente, il rapporto GreenItaly 2025 della Fondazione Symbola, ha rilevato che in Italia vi sono 3,3 milioni di “lavoratori verdi”, il 13,8% degli occupati e che ben 578.450mila imprese extra-agricole italiane negli ultimi sei anni hanno investito sulla green economy e sulla sostenibilità per affrontare il futuro. Il nostro Paese – evidenzia lo stesso report – è leader nell’economia circolare e ha la più alta percentuale di avvio a riciclo sulla totalità dei rifiuti: 92,6%, un tasso di gran lunga superiore alla media europea (60%). Come ha rilevato il presidente di Unioncamere, «la transizione green non è più soltanto una scelta etica o ambientale: è il nuovo spazio dove si misurano competitività, produttività e capacità industriale dei paesi. Oggi lo vediamo con chiarezza: le imprese che investono con oculatezza e concretezza in tecnologie net-zero, dall’efficienza energetica ai materiali circolari, dai sistemi fotovoltaici di nuova generazione all’idrogeno, non solo riducono le emissioni ma performano meglio. Nostre analisi recenti mostrano che le aziende europee che detengono brevetti in tecnologie green strategiche registrano in media un livello di produttività più alto del 17% rispetto alle altre imprese che hanno sempre brevetti ma non green». Tuttavia, lui stesso ha posto la questione della mancanza di offerta. Il vero limite oggi, nella crescita della green economy è la disponibilità di professionisti qualificati. Le imprese incontrano difficoltà di reperimento per oltre la metà dei green jobs ricercati, e questo blocca gli investimenti. «La sfida non è “se” fare la transizione, ma “come” farla diventare un fattore di competitività nazionale». Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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