Fotovoltaico e coronavirus: il momento è delicato

L’emergenza coronavirus avrà implicazioni anche nel settore del fotovoltaico. Le testimonianze di alcune delle aziende protagoniste del settore ammettono la complessità, ma guardano avanti

a cura di Andrea Ballocchi

Fotovoltaico e coronavirus: il momento è delicato

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L’emergenza coronavirus avrà forti impatti anche sul fotovoltaico. Le ricadute della pandemia si stanno facendo sentire sia sulle catene di fornitura che sulla domanda nel settore in rapida crescita.

Reuters riporta l’affermazione di Abigail Ross Hopper, presidente del Solar Energy Industries Association, principale associazione commerciale no profit nazionale del settore dell’energia solare negli Stati Uniti: si dovrà rivedere al ribasso la proiezione del rapporto annuale sul mercato, che prevedeva una crescita del 47% nel 2020.

Hopper, inoltre, ha fatto sapere che è ancora troppo presto per stimare con certezza l’impatto della pandemia nelle prospettive del settore, ammettendo che la crisi nel settore dell’energia solare, come nell’economia complessiva “è piuttosto significativa”.

Le aziende solari stanno affrontando non solo interruzioni delle forniture di componenti come pannelli e inverter, ma anche carenze di manodopera. Inoltre gli investimenti in tema di nuove installazioni fotovoltaiche sono in stand-by, riporta sempre l’agenzia di stampa.

Ma come stanno vivendo questo momento le aziende del settore italiane ed europee? Lo abbiamo chiesto ad alcune di loro.

Fotovoltaico ed emergenza coronavirus: l’esempio della Cina, visto da FuturaSun

Partiamo dalla situazione di chi ha vissuto il primo momento drammatico, la Cina, dove FuturaSun ha uno stabilimento produttivo, a Taizhou, inaugurato lo scorso anno. 

Nicola Baggio, CTO FuturaSun«La situazione si è evoluta molto rapidamente a fine gennaio, quando ormai quasi tutte le industrie erano già ferme a causa delle festività per il capodanno lunare – racconta il direttore tecnico, Nicola Baggio – Pertanto nell’immediato non si ha avuto un impatto sull’attività lavorativa mentre invece sono stati limitati gli spostamenti» anche nell’area dove sorge il centro produttivo FuturaSun, pur essendo a circa 900 km da Wuhan.

La stretta negli spostamenti individuali «è stata assolutamente rigorosa, nemmeno paragonabile con l’attuale situazione italiana. Infatti era consentita l’uscita a un solo membro per nucleo familiare solo per le esigenze essenziali, mentre al termine delle vacanze già stabilite è stata estesa per 2 settimane la chiusura totale delle fabbriche, mantenendo una limitazione sullo spostamento delle persone», prosegue.

Dall’ultima settimana di febbraio la situazione è migliorata, dapprima permettendo la riapertura degli stabilimenti, «dopo una sanificazione verificata dal governo e successivamente con stringenti ma semplici prescrizioni come indossare sempre la mascherina, misurare la temperatura a tutti i dipendenti ad inizio turno, disinfettare la propria postazione di lavoro e mantenere le distanze adeguate».

Nonostante la riapertura delle fabbriche, grazie a questi accorgimenti, non si sono registrati nuovi casi. Oggi l’attività delle fabbriche è pienamente ripresa quasi ovunque con l’eccezione di Wuhan. «Da parte nostra, avendo vissuto l’esperienza cinese, siamo fiduciosi che questa grave crisi possa rientrare. Tuttavia l’approccio attendista adottato in Europa non consentirà una rapida ripresa come in Cina»: infatti, eccettuata la provincia di Hubei, «attualmente in tutte le altre province il lavoro è ripreso regolarmente, pur adottando delle regole sanitarie nuove come l’obbligo di indossare la mascherina. In Europa vediamo ancora troppi tentennamenti e poca chiarezza.

Nel medio periodo speriamo che si possa trarre un insegnamento da questa situazione, ovvero che per ogni sistema va valutata la resilienza. E questo vale anche per l’infrastruttura energetica, che deve quindi essere ancor di più basata su fonti rinnovabili e distribuite». Lo stesso direttore tecnico di FuturaSun segnala che per il momento la situazione in Italia e Europa non vede grandi rallentamenti negli ordini e nelle consegne. «FuturaSun fortunatamente può contare clienti in tutti i paesi europei e questo ci aiuta a soffrire meno in questo periodo».

Fotovoltaico ed emergenza coronavirus: le considerazioni di SMA Solar e Sun Ballast

Attilio Bragheri Head of engineering SMA EuropeAttilio Bragheri, head of engineering & project management South Europe di SMA Solar Technology sintetizza bene il periodo di piena emergenza coronavirus: «stiamo sicuramente vivendo un momento complesso, che non ha precedenti nella storia del dopoguerra».

Fortunatamente la struttura organizzativa dell’azienda tedesca «supportata dalla decisione di operare in smartworking da subito non solo in Italia, ma in molte filiali sta permettendo di mantenere l’operatività dell’azienda quasi nella sua completezza. La produzione tedesca è operativa e non registriamo a oggi, nessun ritardo».

Ovviamente, precisa che la situazione potrebbe mutare a seguito di decisioni prese dai vari governi europei. «Per quanto concerne gli ordini per progetti in Italia, non stiamo vedendo rallentamenti su progetti più complessi, mentre ci aspettiamo un rallentamento progressivo sulle piccole istallazioni soprattutto residenziali».

In generale le previsioni delle installazioni fotovoltaiche a livello worldwide «sono state riviste da diversi esperti del settore in sensibile riduzione, si parla di una riduzione dell’ordine del 10% e comunque all’interno della forchetta originaria», segnala.

Giovanna Salemi, responsabile marketing sun ballastLa complessità che sta vivendo anche il settore del fotovoltaico la rileva anche Giovanna Salemi, responsabile marketing e commerciale presso Sun Ballast: «dalla scorsa settimana abbiamo ricevuto diverse comunicazioni da parte dei nostri clienti per spostare alcuni ordini già confermati causa chiusure aziendali e di conseguenza impossibilità di accedere al cantiere; questo ha causato sicuramente un rallentamento ma non un blocco totale sia per l’Italia per i Paesi in Europa.

Nonostante ciò l’ufficio commerciale è operativo e giornalmente in contatto con professionisti di settore che stanno continuando a lavorare richiedendoci progetti e preventivi nonostante il momento. Anche l’ufficio logistico garantisce le consegne e non si è fermato».

Le chiediamo una previsione su cosa accadrà una volta terminato il periodo di quarantena per il comparto dell’energia solare: «una volta terminato il periodo di quarantena tutti i cantieri che erano stati bloccati ripartiranno con urgenza e ci sarà molta pressione per avere il materiale velocemente. Per questo motivo Sun Ballast non ha fermato la produzione, anzi stiamo lavorando per reintegrare e aumentare le giacenze di magazzino, così da essere pronti a soddisfare il picco di richieste che inevitabilmente ci sarà». Non manca di fare un invito a tutto il settore «a tenere duro e andare avanti. L’Italia a breve avrà bisogno di tutti noi per ripartire e per essere sempre più competitiva con i prodotti di qualità che offre sul mercato».

Fotovoltaico, accumulo ed emergenza coronavirus: il parere di Sonnen

Alberto Simionato, sonnenAl fotovoltaico, pur non da produttore ma in qualità di specialista in sistemi di stoccaggio intelligente dell’energia e dei servizi energetici, è legata sonnen: come spiega il regional sales manager Alberto Simionato, «quale società operante nel B2B le nostre difficoltà sono un riflesso di quelle provate dalle società clienti: i loro venditori hanno grossi problemi, da questa settimana veri e propri impedimenti a svolgere la loro attività presso il cliente finale; gli installatori che devono installare sistemi, magari già contrattualizzati» prima dell’emergenza CoVid-19 «hanno più difficoltà a muoversi e a svolgere le loro mansioni.

Questo si ripercuote quindi in un numero notevolmente minore di ordini e di consegne, posticipate a data da destinarsi».

Quale riflesso potrà avere a lungo termine, specie al termine del periodo di quarantena? «Mi aspetto la ripresa della crescita delle rinnovabili a un ritmo anche superiore rispetto a quanto già era prima. Dopotutto questo è uno stop anche della “marcia” al raggiungimento degli obiettivi a livello nazionale e europeo circa le limitazioni alle emissioni e la produzione di energia da fonti rinnovabili: quando si riparte si dovrà recuperare il terreno perso».

Tuttavia sarà da vedere a livello politico «quali strumenti vengono dati alle società per sostenere questo stop: le aziende che si occupano di fotovoltaico tipicamente lavorano con margini minimi e poca liquidità e quindi non possono sostenere per molto tempo la mancanza di ordini e lavorazioni. Spero veramente che da questo punto di vista ci siano presto interventi mirati a favore», conclude.

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