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Il Parco della Pace di Vicenza nasce come congiunzione verde fra la città storica e il suo territorio, con un progetto che mette in campo le soluzioni Nature Based per contenere i rischi legati al cambiamento climatico. E che in qualche misura sigla, a partire dal nome, un percorso di pacificazione dopo l’acceso confronto sulla vicina base militare americana Del Din che ha spaccato la comunità locale nei primi anni Duemila A cura di: Olivia Rabbi Credit img ©Nicola Ughi Indice degli argomenti Toggle Infrastruttura verde per la cittàAcqua protagonistaProtezione per la biodiversitàNatura vs cambiamento climaticoPolo verde d’attrazione Progettato dallo studio PAN Associati con i partner ITS Engineering S.r.l., EMF Estudi Marti Franch, Franco Zagari, Geologo Gino Lucchetta e Aspro Studio, su commissione dell’amministrazione comunale, il Parco della Pace ha preso forma su una superficie complessiva di 650mila metri quadrati pari a oltre metà del sedime originariamente occupato dall’aeroporto dismesso Dal Molin, e si candida a diventare uno dei principali poli attrattivi metropolitani del Vicentino. Un’opera dalle forti ricadute sul territorio che nasce come “compensazione” alla comunità locale dopo la decisione definitiva nel 2007, da parte dell’allora governo guidato da Romano Prodi, di consentire agli Stati Uniti la realizzazione della nuova base militare Del Din su una parte del sito aeroportuale alle porte della città; una scelta che ha provocato un forte ostracismo culminato nella costituzione del movimento No Dal Molin. A dodici anni dall’inaugurazione della base americana, il parco ha preso forma attraverso un ampio intervento di valorizzazione, promozione e salvaguardia del territorio e della sua biodiversità. Gli elementi che caratterizzano il nuovo polmone verde vicentino sono zone umide, boschetti igrofili e planiziali, filari e siepi, prati selvaggi e orti, all’interno di un paesaggio ridisegnato che alterna il ritmo dei rilevati e delle acque di laghi e canali a bassa profondità. A questo obiettivo si integra la messa in sicurezza del territorio urbano rispetto al cambiamento climatico, grazie al concetto di Green Infrastructure capace di offrire servizi ecosistemici che, con soluzioni innovative come i Suds (Sistemi Di Drenaggio Urbano Sostenibile) e le Nature Based Solutions (NBS), può contribuire alla mitigazione del rischio e alla promozione della sostenibilità ambientale. Tre i premi già ricevuti dal parco: il City’Scape Award Paysage 2023 (primo premio), il Green City Europe Award 2024 (secondo premio), e il LILA Jury Award 2025. Infrastruttura verde per la città Cuore del progetto, spiega Gaetano Selleri, architetto, fra i fondatori dello Studio PAN Associati di Milano, è “il recupero di un’infrastruttura urbana. In Europa diversi aeroporti sono già stati riconvertiti ad altri usi e alcuni di questi a parco”, e anche questo progetto guarda al processo di “rilettura e riappropriazione di grandi infrastrutture da parte della città, conferendo loro altre funzioni”. Credit img ©Nicola Ughi La costruzione del parco, che si affianca alla base militare americana tuttora attiva nella seconda metà dell’area dell’ex Dal Molin, assume la connotazione di una vera e propria infrastruttura verde che conferisce alla città di Vicenza servizi ecosistemici rilevanti facendo leva sulle caratteristiche specifiche del territorio. Prima dell’intervento, “per quanto il parco avesse l’aspetto di un grande prato verde, con preesistenze di infrastrutture aeroportuali come le piste, i percorsi di accesso e alcuni hangar, era sostanzialmente un deserto”. Il primo passo è stato, quindi, il ridisegno del paesaggio. Partendo da un’area praticamente piana, il progetto ha previsto la movimentazione di 240mila metri cubi di terreno, poi reimpiegati in sito per creare una varietà di spazi e ambienti che sfruttano diversi livelli di altezze fuori terra e profondità rispetto al suolo. I nuovi elementi che contraddistinguono l’area del parco comprendono canali, bacini, interventi di forestazione urbana con nuovi boschi, praterie, aree gioco e aree dedicate allo sport, orti urbani e spazi per eventi, cultura e didattica. La predisposizione di pannelli informativi e segnaletica completano l’intervento proponendo l’educazione e la conoscenza in materia ambientale per rendere consapevoli gli utenti sul valore ecologico del parco. La conservazione e la valorizzazione storica delle preesistenze è un altro principio cardine che ha informato il progetto, anche attraverso un approccio sostenibile legato al ciclo di vita dei manufatti e alla capacità di proporre nuovi utilizzi per funzioni rivolte alla comunità. Un esempio in questo senso è stato il recupero e la trasformazione degli ex hangar aeroportuali in spazi per la cultura, l’associazionismo e il tempo libero, in corrispondenza dell’ingresso principale presso la Porta Est. Acqua protagonista Gli elementi costitutivi del territorio, riscoperti e valorizzati, sono soprattutto quelli nascosti: come nel caso dell’acqua. Il Parco della Pace è caratterizzato dalla presenza di una falda acquifera particolarmente ricca, costante e superficiale che ha fornito al progetto un forte elemento caratterizzante, ed è stata fatta emergere ad alimentare un sistema delle acque che comprende 9 km di canali e laghi per 52mila metri quadrati. Credit img ©Nicola Ughi Le aree umide allagabili sono complessivamente pari a 70mila metri quadrati. I terreni movimentati per la realizzazione di canali e invasi sono stati riutilizzati per creare rilevati con un’altezza massima di circa 8 metri dal livello del suolo originario. Rete d’acqua e rilevati hanno ridisegnato insieme il paesaggio diversificando gli spazi e articolandone visivamente la percezione: “una distesa unica di verde si è trasformata in una serie di spazi autonomi uno rispetto all’altro”. Sotto il profilo ambientale, la distanza maggiore o minore rispetto all’acqua caratterizza anche la presenza e diffusione dell’apparato vegetazionale; come sottolinea Selleri, “sono state create forestazioni di tipo idrofilo nelle zone più depresse e vicine all’acqua, con l’insediamento di altre piantumazioni come il bosco planiziale nelle aree maggiormente asciutte, una importante differenza dal punto di vista ecologico”. Credit img ©Nicola Ughi Complessivamente, il parco comprende 58mila metri quadrati di boschi igrofili e 67mila di boschi mesofili. Sono 360mila i metri quadrati di superficie a prato suddivisi in prati alti e fioriti, prati rasati, prati umidi eseguiti con specie acquatiche e igrofile locali anche rare, cui si aggiunge un grande prato selvaggio. Le specie vegetali contano 8.600 piantine forestali fra alberi e arbusti, e 1.400 piante sviluppate per filari regolari e irregolari. Protezione per la biodiversità La presenza dell’acqua ha permesso di creare ambienti particolarmente ricchi dal punto di vista ecologico. A seconda della maggiore o minore profondità di aree umide, bacini lacustri o canali, si è assistito allo sviluppo di vegetazioni diverse; a partire dagli ambienti a pelo d’acqua, veri e propri prati umidi. Credit img ©Elisabetta Selleri La fauna selvatica ha potuto colonizzare gli specchi d’acqua con la presenza di uccelli acquatici e non acquatici, piccoli mammiferi, insetti, anfibi, pesci e molluschi. Da un punto di vista ecologico, è stato riportata in un ambiente artificiale una natura espressione della biodiversità e adattata ai luoghi. “Un modo per recuperare il paesaggio urbanizzato della pianura Padana, veneta e vicentina, con ambienti ormai molto rari. E questo approccio, in un parco urbano moderno, possiede anche un valore culturale e didattico rilevante”. Natura vs cambiamento climatico Realizzare il Parco della Pace ha rappresentato l’opportunità per mettere in campo strumenti che consentono di affrontare in sicurezza i rischi legati al cambiamento climatico in atto; a partire da allagamenti e alluvioni dovuti a fenomeni meteorologici estremi che hanno interessato, anche nel recente passato, la città di Vicenza. Grazie al sistema di aree in rilievo e aree scavate per la creazione dei laghi e canali, il parco è stato progettato come un grande bacino di laminazione naturale capace di contenere e rilasciare lentamente fino a 100mila metri cubi di acqua. Credit img ©Elisabetta Selleri Una risposta alle caratteristiche fisiche del territorio che espongono in modo significativo la città al rischio idraulico. A nord di Vicenza l’acqua in eccesso può tendere a scorrere naturalmente verso l’abitato, ma la laminazione prevede il rilascio lento dell’acqua nella parte più depressa dell’area verde. Una soluzione in parte verificata sul campo lo scorso anno, “quando si sono verificati almeno due eventi che hanno comportato il parziale allagamento delle aree del parco, con il deflusso naturale dell’acqua senza problemi per la vegetazione e le infrastrutture presenti sull’area”. Polo verde d’attrazione Il Parco della Pace è esterno ma adiacente al centro storico di Vicenza; una posizione che ne fa, per la città, un ampio polmone verde immerso in un ambiente suburbano fortemente infrastrutturato. L’opera di trasformazione urbanistica e paesaggistica ha realizzato un nuovo fulcro del sistema del verde urbano conferendo al parco un ruolo attivo di congiunzione tra la città storica, i comuni adiacenti e un’area territoriale ancora più estesa. Credit img ©Nicola Ughi Esterno, quindi, ma non troppo. Anzi strategico. Il parco “è talmente immerso in un ambiente ormai suburbano per cui, per le proprie caratteristiche paesaggistiche, l’aspetto innovativo e gli elementi attrattivi che contiene, si pone al centro di un territorio piuttosto che alla sua periferia”. Un ruolo baricentrico che assume anche un forte significato simbolico. La demarcazione lineare netta che separa la zona militare dall’area attigua è una sorta di cicatrice; limite depositario della memoria di una comunità locale – e non solo – divisa sull’atto di costruzione del nuovo insediamento militare. La creazione del parco nel contesto della storia recente di Vicenza è interessante allora anche perché, conclude Selleri, “mette insieme una base militare e un tema come quello della pace. È una ferita che si cerca di ricucire dandole questo contenuto”. Scheda progetto Parco della Pace Cliente: Comune di Vicenza Luogo: Vicenza, Italia Anno: 2017 – 2024 Superficie: 650.000 mq Stato: in corso realizzazione Tipologia: riqualificazione ambientale e paesaggistica, Parchi e giardini Partners: ITS Engineering S.r.l., EMF Estudi Marti Franch, Franco Zagari, Geol. Gino Lucchetta, Aspro Studio Team: Selleri, B. Selleri, L. Baldini, S. Vergani, S. Valassina Importo lavori: € 9.700.000 I dati chiave Canali: 9 km Laghi: 52.000 mq Aree umide allagabili: 70.000 mq Forestazione urbana: 58.000 mq di boschi igrofili e 67.000 boschi mesofili Prati: 360.000 mq prati suddivisi in: prati alti e fioriti, prati rasati, prati umidi eseguiti con specie acquatiche e igrofile locali anche rare, e un grande prato selvaggio Specie vegetali: 8.600 piantine forestali (alberi e arbusti), e 1.400 piante sviluppate per filari regolari e irregolari Tema Tecnico Architettura sostenibile Consiglia questo progetto ai tuoi amici Commenta questo progetto