Rapporto sulla Certificazione Energetica degli Edifici

Presentata da Enea la seconda edizione del Rapporto sulla Certificazione Energetica degli Edifici realizzato in collaborazione con il CTI, che ha analizzato più di 1 milione di APE emessi nel 2020 e fotografa la situazione energetica del patrimonio edilizio in Italia, che, lentamente, migliora.

Rapporto annuale Enea e CTI sulla Certificazione energetica degli edifici nel 2020

ENEA e CTI (Comitato Termotecnico Italiano) hanno presentato la seconda edizione del Rapporto annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici, che mostra l’evoluzione delle prestazioni energetiche del nostro parco immobiliare grazie all’analisi di più di un milione di Attestati di Prestazione Energetica (APE) emessi nel 2020 (nel 2019 erano 540 mila, circa la metà) e trasferiti dai catasti energetici di 17 Regioni e 2 Province Autonome nel Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica nazionale SIAPE. Quest’ultimo, realizzato e gestito da Enea, si conferma avere un ruolo sempre più importante per l’analisi precisa dello stato del nostro patrimonio edilizio, a supporto di cittadini, professionisti, imprese e Pubbliche Amministrazioni, attraverso la raccolta e monitoraggio delle informazioni contenute negli APE.

Un ruolo che diventerà sempre più prezioso considerando anche la nuova direttiva della Commissione Europea per la ristrutturazione degli edifici e la loro decarbonizzazione, che richiede la riqualificazione entro il 2030 di almeno il 15% degli edifici in classe G ed estende l’obbligo di APE agli edifici sottoposti a ristrutturazioni importanti, agli edifici per i quali viene rinnovato un contratto di affitto e a tutti gli edifici pubblici.

Per quanto riguarda gli interventi di riqualificazione del nostro patrimonio edilizio, il 2020 è stato un anno importante a livello normativo, caratterizzato in particolare dall’introduzione del Superbonus 110% e dal recepimento della EPBD III (Energy Performance of Building Directive (UE) 2018/844).

Il Rapporto conferma il dato dell’edizione precedente, ovvero che “circa tre quarti degli immobili certificati è stato costruito prima della Legge 10/1991, mentre quelli più recenti, realizzati dal 2016 al 2020, occupano circa il 6% del campione”. Un dato che ci fa capire le enormi potenzialità legate agli interventi di riqualificazione per raggiungere gli obiettivi climatici fissati a livello europeo e nazionale.  “Inoltre, circa l’85% degli APE analizzati riguarda passaggi di proprietà e locazioni, mentre poco più del 3% è riferito a nuove costruzioni, quasi il 4% alle riqualificazioni energetiche e meno del 2,5% alle ristrutturazioni importanti”.

I dati evidenziano che nel 2020 le prestazioni energetiche nel settore residenziale sono leggermente migliorate: sono infatti diminuiti dell’1,2% rispetto al 2019 gli APE nelle classi intermedie e basse e sono aumentati quelli nelle classi più efficienti. Nel non residenziale aumenta invece del 3,5% la percentuale nelle classi meno efficienti, anche se vi è una maggior quota – 55% contro il 40% del residenziale –  di certificati nelle classi energetiche più alte.

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