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Indice degli argomenti: Il ruolo dei DSO nella transizione energetica: chi sono e cosa fanno Il futuro dell’energia: sempre più verde e carbon neutral DSO in Italia: il contesto da cui si parte Opportunità e criticità Crisi energetica e climatica spingono a trovare alternative per l’Europa che vedono ancora più prioritari i DSO per la transizione energetica. Il perché dell’importanza dei distributori di energia elettrica lo ha messo in luce di recente l’ad di E-Distribuzione Vincenzo Ranieri: “con il 70% della nuova capacità rinnovabile che dovrebbe essere collegata entro il 2030 alla rete di distribuzione, i DSO giocheranno un ruolo significativo per raggiungere gli obiettivi di Fit for 55”. L’indipendenza energetica è una delle motivazioni della decarbonizzazione ed è una questione molto sentita oggi, data l’esigenza di affrancarsi da una dipendenza dell’UE dalle importazioni di combustibili fossili, sia dalla Russia sia da altri Paesi. Quindi, come fa notare la European Distribution System Operators (E.DSO), si rende necessario un nuovo approccio per accelerare lo sviluppo della generazione basata sulle fonti rinnovabili con la dovuta preoccupazione per i problemi di esercizio della rete. Qui vengono chiamate in causa le reti di distribuzione europee che avranno bisogno di investimenti di 375-425 miliardi di euro fino al 2030 per poter sviluppare un sistema energetico sempre più decarbonizzato, decentralizzato e digitalizzato. Si tratta di un aumento degli investimenti nelle reti di distribuzione europee del 50-70% rispetto al decennio precedente, secondo uno studio di riferimento condotto dagli organismi industriali Eurelectric e E.DSO. Sono investimenti che guardano al futuro della produzione e distribuzione elettrica, ma anche al presente per una sua maggiore sicurezza. Il ruolo dei DSO nella transizione energetica: chi sono e cosa fanno Per comprendere il ruolo dei DSO nella transizione energetica, occorre partire dalla rete elettrica e dalla gestione della rete ad alta tensione. Essa è affidata ai TSO (Transmission System Operators), i Gestori di Rete di Trasmissione. Ci sono poi le reti di distribuzione, il campo dove operano i Distribution System Operators: sono le reti che permettono la distribuzione dell’energia verso i consumatori e che ospitano impianti di generazione distribuita. Le reti di distribuzione europee possono essere considerate l’elemento chiave della transizione digitale ed energetica, in quanto vanno a integrare punti di prelievo e impianti a fonte rinnovabile, permettendo la creazione di nuovi servizi per i consumatori e garantendo un flusso di elettricità affidabile. In Europa si contano più di 2500 operatori della distribuzione; la sola Italia ne conta 126 (e un unico TSO: Terna). La distribuzione dell’elettricità è anche il segmento della catena del valore dove ci si aspetta che avvenga la maggior parte dell’innovazione energetica a basse emissioni di carbonio e abilitata dal digitale. Lo rileva il report del JRC “Distribution System Operator Observatory 2020” dedicato al ruolo dei DSO, che si è evoluto e diversificato insieme alla transizione verso un sistema elettrico più sostenibile, rendendo le infrastrutture di rete uno strumento chiave per raggiungere l’impegno dell’UE verso la neutralità climatica entro il 2050. Lo studio conferma inoltre il ruolo crescente dei DSO come innovatori e abilitatori delle caratteristiche delle smart grid. Il futuro dell’energia: sempre più verde e carbon neutral Agli operatori del sistema di distribuzione è demandata quindi la gestione di una parte significativa del futuro energetico, sempre più legato alle fonti rinnovabili. Se, infatti, secondo il pacchetto climatico Fit for 55 l’Europa dovrebbe raggiungere 427 GW di capacità eolica e 383 GW di capacità da impianti fotovoltaici entro il 2030, con la comunicazione RePowerEU la Commissione Europea anticipa l’obiettivo, aggiungendo 80 GW destinati alla produzione aggiuntiva di idrogeno verde. “I nuovi obiettivi implicano un aumento di 2,5 volte della capacità installata nei prossimi otto anni. Per aumentare la flessibilità del sistema elettrico, gli investimenti nelle reti e il raggiungimento di un equilibrio tra l’elettrificazione diretta e le altre energie rinnovabili saranno ulteriormente considerati”, specifica E.DSO, che raggruppa 40 principali DSO in 24 Paesi, comprese due associazioni nazionali. La decentralizzazione è destinata ad aumentare il ruolo dei DSO, evidenzia ancora il report JRC. “La decarbonizzazione richiede un’integrazione massiccia delle fonti di energia rinnovabili, che stanno già cambiando drasticamente la rete di distribuzione attraverso l’introduzione di cavi elettrici bidirezionali, l’esigenza di un migliore monitoraggio e controllo, la necessità di flessibilità”, scrivono gli analisti del Joint Research Center. Gli stessi pongono in rilievo anche il contributo della digitalizzazione che dà “la spinta finale” per l’ottimizzazione generale del sistema, integrando diversi settori energetici, consentendo ai consumatori di partecipare attivamente ai mercati dell’energia, e permettendo un migliore coordinamento tra TSO e DSO. DSO in Italia: il contesto da cui si parte Appare chiaro come sia essenziale il ruolo dei DSO per la transizione energetica. A loro spetta un’attività preziosa nel raggiungimento dei target di decarbonizzazione: «esso richiede da un lato la necessità di incrementare la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili, dall’altro l’elettrificazione dei consumi consente di aumentare la quota percentuale di FER negli usi finali», specifica Diana Moneta, vice direttore del Dipartimento Sviluppo Sistemi Energetici di RSE, società controllata dal Gestore dei Servizi Energetici che ha la missione di condurre attività di ricerca nel settore elettro-energetico italiano. Il nostro Paese conta su 126 distributori elettrici attivi in Italia, secondo quanto riporta l’Anagrafica dell’ARERA relativamente al numero degli iscritti al 2020. La loro presenza varia di regione in regione, spaziando dalle 60 imprese in Trentino-Alto Adige, che gestiscono il 2,2% della rete di distribuzione nazionale, alle 11 in Lombardia e Sicilia, passando via via al Piemonte (9 soggetti), a Marche e Abruzzo (7 imprese) e alle altre. La rete di distribuzione è interessata dall’incremento ulteriore della generazione FER, in particolare il fotovoltaico, e dei consumi elettrici. Per il suo adeguamento un forte stimolo arriverà dal PNRR: nel Piano è prevista una misura dedicata al “rafforzamento delle smart grid” da 3,61 miliardi euro. Proprio di recente è stato firmato dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, il Decreto per il rafforzamento delle reti elettriche intelligenti, previste nei progetti approvati del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, con cui si forniscono le regole di erogazione dei relativi fondi. È previsto un target intermedio al 31 dicembre 2024, data entro la quale la capacità di distribuzione per l’energia rinnovabile deve esser aumentata di almeno 1.000 MW. Opportunità e criticità Già nel Piano nazionale energia e clima, atteso a una revisione, si prevede di installare almeno 32 GWp di nuova generazione fotovoltaica, prevalentemente connessi alla rete di distribuzione, che si aggiungono ai circa 21 già presenti al 2020. Si comprende, quindi, che l’impatto conseguito dalle future installazioni sulle reti di distribuzione sarà considerevole: per questo devono essere adeguate alle nuove esigenze. Secondo uno studio di RSE per consentire entro il 2030 la connessione di una capacità fotovoltaica pari a 50 GW saranno necessari dai 4 ai circa 7 miliardi di euro di investimento su questo livello della rete. Sono investimenti considerevoli tanto quanto importante è il ruolo giocato dagli operatori della distribuzione: «i DSO saranno i principali attori, o comunque tra i soggetti prioritari, capaci di abilitare la transizione energetica, soprattutto se questa avverrà in maniera accelerata – evidenzia Moneta –. Saranno loro, infatti, a consentire l’allaccio di nuova generazione elettrica da fonti rinnovabili e dovranno agevolare l’elettrificazione negli usi finali, usi termici e trasporti. Quindi dovranno effettuare investimenti sulle proprie reti». Tuttavia non mancano criticità in questo percorso: «a oggi i DSO non sanno esattamente dove avverranno le connessioni di generazione o di incremento della potenza contrattuale in prelievo perché tutto questo dipende da elementi esterni al loro controllo», evidenzia la ricercatrice RSE. L’esempio, in questo senso viene dal tema dell’individuazione delle aree idonee per rinnovabili e agrivoltaico. I passi necessari e attesi sono diversi per attuare gli obiettivi per lo sviluppo del potenziale energetico “verde” e del necessario adeguamento della rete elettrica: «innanzitutto occorre completare gli scenari e comprendere cosa comporta il pacchetto Fit for 55. Contestualmente, c’è il PNRR ormai prossimo alla partenza, almeno per quanto riguarda le infrastrutture di rete. Inoltre è viva la questione attinente come accompagnare gli sviluppi tradizionali di rete con i servizi locali di flessibilità, ovvero coinvolgere direttamente gli utenti di rete nell’esercizio d’infrastruttura». La partita energetica è totalmente aperta, quindi, e i DSO saranno chiamati a dover svolgere un ruolo cruciale in un contesto in continuo divenire. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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