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A cura di: Andrea Ballocchi Indice degli argomenti Toggle Il valore strategico dell’efficienza energetica dal lato industrialeIl quadro delle politiche sull’efficienza energeticaI nodi aperti e le competenze su cui contare L’efficienza energetica è un’opportunità strategica. Agisce da contrasto alla volatilità dei prezzi energetici, riducendo i costi operativi, e garantendo resilienza del sistema (industriale, ed edilizio) agli shock energetici. È anche una leva per la decarbonizzazione dell’industria e dell’edilizia, centrale per raggiungere gli obiettivi fissati e importante per le politiche energetiche nazionali. Fare efficienza energetica è un’opportunità economica e occupazionale. In Italia, puntare sull’efficientamento e sulla transizione energetica garantirebbe di ridurre il peso delle bollette, i cui prezzi sono tra i più alti d’Europa. Il condizionale è d’obbligo, perché se da una parte qualcosa si è fatto, specie lato industriale, dall’altro c’è ancora molto da fare. Quali siano le criticità, le opportunità aperte e i benefici che si potrebbero ottenere, cogliendo il valore strategico dell’efficienza energetica, lo si è messo in luce nel convegno “Il valore dell’efficienza energetica, tra visione industriale e progetto edilizio”, organizzato da AGICI e da Prospecta Formazione – Infoweb. Il valore strategico dell’efficienza energetica dal lato industriale L’evento online, tappa di avvicinamento all’edizione 2026 di KEY – The Energy Transition Expo (Rimini Expo Centre, 4-6 marzo), ha voluto illustrare il tema ed evidenziare il valore strategico dell’efficienza energetica secondo i due ambiti più importanti: quello industriale e quello edilizio. Lato industriale, Stefano Clerici, amministratore delegato AGICI ha introdotto il tema, partendo dal contesto della produzione manifatturiera e dei settori energivori. Il primo elemento notevole è che, se il manifatturiero, dopo il crollo del 2020 ha avuto un andamento positivo – solo parzialmente frenato dalle crisi geopolitiche – gli energivori hanno accusato un calo molto accentuato, specie tra 2022 e 2024, causato dal rincaro dei prezzi energetici e dalle materie prime. A fronte di una progressiva elettrificazione dei consumi, che caratterizza la manodopera italiana, si nota anche una diminuzione pronunciata dell’intensità energetica tra il 2000 e il 2024, in tutta Europa, grazie a impianti più efficienti, alla digitalizzazione dei processi e a una maggiore attenzione alla gestione dei consumi. In Italia, l’intensità energetica si è ridotta ancora più marcatamente, rispetto alla media europea, risultando tra le più basse. Se si guarda alla riduzione delle emissioni e agli obiettivi 2030, per i settori ETS l’andamento alle condizioni attuali non fa prevedere di raggiungere i target fissati. «Il settore degli energivori oggi evidenzia importanti criticità: si registra una forte erosione della competitività, dovuta all’instabilità dei costi energetici e anche dal rallentamento congiunturale dell’economia sta impattando in modo sensibile sulla competitività di questi settori – ha illustrato l’AD di AGICI –. A ciò si aggiungono le difficoltà delle Pmi energivore, che faticano ad adottare soluzioni avanzate per mancanza di risorse interne e difficoltà ad accedere a finanziamenti dedicati e a incentivi. Di fronte a questo quadro ci sono varie opportunità, a partire dalla leva dei finanziamenti ESG, facendo scelte finanziarie verso green bond e prestiti legati alla decarbonizzazione. C’è poi una sempre crescente sinergia tra ESG e fonti energetiche rinnovabili, con impatti importanti sulla competitività». Il quadro delle politiche sull’efficienza energetica Lo stesso Clerici ha delineato anche il quadro delle politiche che governano gli investimenti in fonti rinnovabili, in efficienza energetica, alla riduzione di emissioni e consumi. «Negli ultimi anni l’attenzione all’attenzione alla decarbonizzazione si sta affiancando a livello europeo sempre in un’attenzione alla competitività e quindi sono stati varati il Green Industrial Deal e l’Action Plan for Affordable Energy. Tutte queste misure si declinano all’interno delle direttive specifiche che regolano l’efficienza energetica. Da notare che l’Energy Efficiency Directive e l’EPBD sono trasversali in tutti i settori: industriale, terziario, residenziale e pubblico». Come si declina in Italia? Attraverso il PNIEC, che incide per il 52% sul residenziale (e per il 19% sull’industria) e che conta su strumenti incentivanti che contano soprattutto – per il 75% – su Certificati bianchi, detrazioni, Conto Termico, Transizione 4.0 e 5.0, con le loro alterne fortune. C’è da capire, inoltre, la domanda industriale di efficientamento. Come segnala AGICI: «Negli ultimi anni, si è riorientata da interventi incrementali e opportunistici a una risposta selettiva allo shock dei prezzi energetici, fortemente condizionata da vincoli economici e operativi. Tuttavia, costi, complessità operativa e scarsa consapevolezza dei benefici e degli strumenti limitano ancora la domanda complessiva di interventi». Detto in altri termini: l’efficienza viene attivata quando coincide con investimenti industriali già necessari, come revamping, nuovi impianti, ammodernamenti. C’è più attenzione a investire in impianti propri FER, per l’autoproduzione e l’autonomia energetica rispetto a considerare la riduzione organica e su lungo periodo delle emissioni. Il costo dell’energia è un elemento che pesa: come ha ricordato Elisa Stellato, referente in materie energetiche per Confcommercio Nazionale, «nel solo 2025, rispetto al 2019, l’incremento delle bollette elettriche è stato del 40%». Tuttavia, ha aggiunto che si sta assistendo a un cambio della visione dell’energia da puro costo a leva finanziaria per abbattere gli stessi costi. «Si è assistito a un passaggio verso l’ottimizzazione dei consumi. Nel biennio 2023-2024 nelle Pmi si è registrato un calo dei consumi energetici del 3,4%. Non è poco, tutt’altro, specie se si considera che tra 2010 e 2019 si è registrato un -1,5%». I nodi aperti e le competenze su cui contare Per comprendere più a fondo le direttrici delle aziende e la loro considerazione del valore strategico dell’efficienza energetica, AGICI ha avviato un’indagine (che verrà presentata in toto proprio in occasione di KEY 2026) dedicata al mondo dell’impresa e alle scelte in materia energetica. Nell’indagine a 160 aziende sugli investimenti energetici realizzati e futuri, spiccano quelli sugli impianti fotovoltaici, seguiti dalla sostituzione dell’illuminazione. Manca un approccio integrato sull’efficientamento. La comprensione limitata del concetto di efficienza energetica è una delle costanti ravvisate da Paolo Tonassi, direttore generale Confcooperative Alpe Adria: «molte Pmi cooperative tendono a identificare l’efficienza energetica solo con l’adozione di fonti rinnovabili, senza considerare l’importanza di ridurre i consumi e gli sprechi attraverso una gestione più efficiente e una riprogettazione dei processi». Lo stesso ha sottolineato la fatica di molte Pmi, specie quelle meno strutturate, a sostenere i costi ex ante per audit energetici, consulenze e strumenti di monitoraggio. Un altro problema ravvisto è la mancanza di comprensione di come le scelte energetiche possano influenzare il rating ESG e il conseguente accesso al credito finanziario. La complessità può essere superata grazie a figure competenti: le ESCo da tempo hanno dimostrato e dimostrano capacità e competenza ad affiancare le imprese per far cogliere loro i vantaggi e il valore strategico dell’efficienza energetica, attraverso strumenti come gli EPC (Energy Performance Contract), i PPP e i PPA (Power Purchase Agreement). Su questo aspetto, in particolare, è intervenuto il presidente di AssoESCo, Giacomo Cantarella, sottolineando che c’è ancora molto da fare per accrescere la cultura dell’efficienza, aspetto su cui è intervenuto anche Claudio Palmieri, energy manager Gruppo Hera. Alle competenze si può contare anche sul supporto della tecnologia e della digitalizzazione, come ha illustrato Federico Giudici, direttore operativo di Kairoscope. Nel panorama delle aziende “illuminate” c’è chi ha puntato con decisione a scelte che, a partire dall’efficienza energetica e da scelte circolari, hanno portato risultati: l’esempio del Gruppo vitivinicolo Caviro insegna. Lo ha messo in luce l’amministratore delegato, Valentino Tonini, illustrando un sistema integrato basato su autoproduzione, distribuzione e recupero. Un esempio: gli scarti di lavorazione forniscono prodotti ad alto valore aggiunto, ma anche energia termica ed elettrica e fertilizzanti naturali. Sullo stesso tema vedi anche l’articolo “Edilizia efficiente e sostenibile: c’è bisogno di professionisti“ Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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