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A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle Un 2025 in rallentamento, con il fotovoltaico ancora dominanteI segmenti che tengono e quelli che arretranoProduzione elettrica, target 2030 e ruolo del mixIl divario rispetto al PNIEC resta ampioFAQ installazioni FER nel 2025Perché nel 2025 sono calate le nuove installazioni FER in Italia?Quanto fotovoltaico è stato installato in Italia nel 2025?Quanta elettricità italiana è stata coperta dalle rinnovabili nel 2025?Quali tecnologie sono più lontane dai target 2030 del PNIEC?Il rallentamento delle nuove installazioni significa che le rinnovabili producono meno? Dopo quattro anni di espansione, il 2025 segna una battuta d’arresto per il comparto italiano delle fonti rinnovabili. Secondo l’Osservatorio FER di ANIE Rinnovabili, nell’anno appena concluso sono stati installati complessivamente 6,2 GW di nuova potenza, con una flessione dell’8,2% rispetto al 2024. Il dato sintetizza un rallentamento che riguarda quasi tutte le principali tecnologie: il fotovoltaico, pur restando di gran lunga il motore del mercato, perde l’8%, l’eolico arretra dell’8,1%, l’idroelettrico cede il 22,2% e le bioenergie scendono del 43,4%. I dati sono particolarmente significativi perché arrivano in una fase in cui il PNIEC richiede un’accelerazione molto più marcata. A fine 2025 la potenza rinnovabile installata in Italia si attesta a 83,5 GW, mentre il target al 2030 indicato da ANIE sulla base del piano nazionale è pari a 131,3 GW: ciò significa che, nel quinquennio 2026-2030 sarà necessario aggiungere circa il 57% di capacità in più rispetto al parco attuale. Secondo ANIE Rinnovabili questa frenata va collegata a un contesto che negli ultimi anni ha visto continui cambiamenti regolatori e meccanismi di supporto non sempre lineari: dai bonus edilizi agli strumenti incentivanti per le FER, fino ai fino ai temi delle aree idonee, delle connessioni, della fiscalità e dei mercati di supporto. Il presidente Andrea Cristini richiama la necessità di una maggiore stabilità normativa per sbloccare gli investimenti, sia nella generazione rinnovabile sia nell’elettrificazione dei consumi. “Con lo scoppio della guerra in Medio Oriente si è intensificato l’annoso problema dell’impennata dei prezzi del gas, che si riflette su quelli dell’energia elettrica. In questo contesto è fondamentale garantire una stabilità normativa che consenta di sbloccare gli investimenti per la produzione di energia rinnovabile e per l’elettrificazione dei consumi negli edifici, negli stabilimenti e nei trasporti, evitando di rimanere dipendenti da petrolio e gas”. Cristini conclude sottolineando che, per rendere il settore più resiliente, è fondamentale adottare un approccio ambizioso e progressivo nell’approvvigionamento di tecnologie prodotte in Europa. In particolare, il Net Zero Industry Act potrebbe non essere sufficiente per raggiungere l’obiettivo di assicurare entro il 2030 il 40% del fabbisogno tecnologico europeo da fonti locali. Un 2025 in rallentamento, con il fotovoltaico ancora dominante L’elemento centrale dell’analisi ANIE è che il rallentamento del 2025 non mette in discussione il ruolo del fotovoltaico, ma ne evidenzia la vulnerabilità in assenza di un orizzonte regolatorio stabile. Il solare chiude l’anno con 5.621 MW di nuova potenza connessa, pari a oltre il 90% dell’intera nuova capacità FER installata nel Paese. Il dato resta molto elevato in valore assoluto, ma risulta inferiore dell’8% a quello del 2024. Gli impianti entrati in esercizio sono stati 211.013. Un segnale importante arriva però dal quarto trimestre, che da solo concentra 2.006 MW, ossia circa il 36% di tutto l’installato fotovoltaico del 2025. Senza questa accelerazione finale, la contrazione del comparto sarebbe stata ancora più marcata. I segmenti che tengono e quelli che arretrano La lettura per segmenti di mercato mostra una polarizzazione sempre più netta. Il residenziale fino a 20 kW si ferma a 1.245 MW e il comparto C&I tra 20 kW e 1 MW a 1.554 MW, mentre il segmento utility scale cresce: 1.239 MW per gli impianti tra 1 e 10 MW e 1.582 MW per quelli oltre 10 MW. Utility scale e large utility scale sono gli unici due segmenti in crescita rispetto al 2024, segnale che stanno entrando a terra iniziative avviate anni fa sul piano autorizzativo. Al contrario, continua la decrescita strutturale di residenziale e C&I, anche se l’associazione intravede nel 2026 qualche possibile indizio di stabilizzazione. Anche sul fronte eolico il 2025 resta sottotono. La nuova potenza installata si ferma a 563 MW, con soli 55 impianti onshore entrati in esercizio. Il 98% della nuova potenza è concentrato in 15 impianti utility scale, mentre il minieolico continua a fornire un contributo marginale, pari a 13 MW. La Puglia si conferma regione trainante con 439 MW installati. Per l’offshore, invece, il percorso resta complesso e ANIE sottolinea come l’ipotesi di revisione del decreto FER 2 si innesti su un quadro considerato non più coerente con l’evoluzione di FER X e FER Z. Più ridotti i contributi delle altre tecnologie. L’idroelettrico aggiunge 22 MW, nonostante l’Italia abbia già superato il target di potenza al 2030 fissato dal PNIEC, pari a 19,2 GW, attestandosi a circa 21,4 GW installati. Le bioenergie si fermano a 14 MW. Per ANIE, il nodo dell’idroelettrico non è tanto la nuova potenza, quanto piuttosto il rinnovo delle concessioni e l’ammodernamento del parco esistente, indispensabili per stabilizzare la produzione verso l’obiettivo di 46,9 TWh al 2030. Produzione elettrica, target 2030 e ruolo del mix Sul fronte della generazione, nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto il 41,1% della domanda elettrica finale italiana, pari a circa 128 TWh su un fabbisogno complessivo di 311,3 TWh. La quota è in lieve calo rispetto al 42,0% del 2024, nonostante l’aumento della produzione fotovoltaica. A pesare è stato soprattutto il forte arretramento dell’idroelettrico, influenzato da condizioni meteo sfavorevoli. Nel dettaglio, il mix produttivo FER 2025 è composto da: 44,3 TWh da fotovoltaico, 41,4 TWh da idroelettrico, 21,4 TWh da eolico, 15,7 TWh da bioenergie, 5,3 TWh da geotermoelettrico Rispetto al 2024, il fotovoltaico cresce del 25,1%, mentre eolico e geotermia calano rispettivamente del 3,3% e dello 0,3%; l’idroelettrico arretra del 21,2%, mentre le bioenergie si mantengono sostanzialmente allineate all’anno precedente. L’Osservatorio insiste perciò sulla necessità di un mix più equilibrato, in grado di valorizzare meglio le diverse risorse disponibili e di attenuare la volatilità legata alle condizioni climatiche. Il divario rispetto al PNIEC resta ampio La distanza dagli obiettivi al 2030 resta significativa soprattutto per fotovoltaico ed eolico. Il parco FV passa da 37,8 GW del 2024 a 44,2 GW del 2025, ma per raggiungere il target PNIEC dovrà arrivare a 79,9 GW. L’eolico sale a 13,7 GW, contro un obiettivo di 28,1 GW. Sul piano della produzione, il divario è ancora più evidente: il PNIEC indica per il 2030 97,6 TWh da fotovoltaico e 64,8 TWh da eolico, valori oggi ancora lontani dai 44,3 TWh e 21,4 TWh registrati nel 2025. In questo scenario pesa anche il contesto del mercato elettrico. L’Osservatorio rileva che nel 2025 il PUN medio sul Mercato del Giorno Prima è stato pari a 116,0 euro/MWh, in aumento del 6,7% rispetto ai 108,7 euro/MWh del 2024. ANIE evidenzia inoltre che le fonti fossili continuano a determinare il prezzo marginale dell’energia elettrica per circa il 70% delle ore annue, elemento che rafforza la lettura secondo cui una maggiore penetrazione delle rinnovabili, accompagnata da accumuli e maggiore elettrificazione, resta una leva industriale ed energetica oltre che ambientale. Nel 2025, sebbene la nuova potenza installata abbia mostrato una flessione significativa, si registra un segnale positivo negli interventi sugli impianti già in esercizio, che segnano un incremento del 16% rispetto all’anno precedente. Questo aumento è principalmente attribuito alle bioenergie, mentre gli altri comparti, come fotovoltaico, eolico e idroelettrico, risultano in terreno negativo. Un dato particolarmente interessante, in quanto indica un impegno crescente per il repowering, revamping (che nel 2025 hanno interessato 948 MW) e l’ammodernamento degli impianti esistenti, che giocano un ruolo fondamentale nel consolidamento della transizione energetica. Dati principali sulle nuove installazioni e produzione FER nel 2025 Tecnologia Nuova potenza 2025 Var. 2025/2024 Produzione 2025 Potenza installata 2025 Target potenza 2030 Fotovoltaico 5.621 MW -8,0% 44,3 TWh 44,231 GW 79,921 GW Eolico 563 MW -8,1% 21,4 TWh 13,734 GW 28,140 GW Idroelettrico 22 MW -22,2% 41,4 TWh 21,364 GW 19,172 GW Bioenergie 14 MW -43,4% 15,7 TWh 5,053 GW 3,052 GW Totale FER 6,2 GW -8,2% 128,0 TWh 85,469 GW 131,285 GW Fonte: elaborazione ANIE Rinnovabili su dati Terna e MASE. FAQ installazioni FER nel 2025 Perché nel 2025 sono calate le nuove installazioni FER in Italia? Secondo ANIE Rinnovabili, il calo è legato agli effetti di misure adottate negli ultimi anni e a un quadro regolatorio caratterizzato da continue modifiche, che hanno inciso su autorizzazioni, connessioni, accesso agli incentivi e tempi di realizzazione degli impianti. Quanto fotovoltaico è stato installato in Italia nel 2025? Nel 2025 sono stati connessi 5.621 MW di nuova potenza fotovoltaica, in calo dell’8% rispetto al 2024, con 211.013 nuovi impianti allacciati alla rete. Quanta elettricità italiana è stata coperta dalle rinnovabili nel 2025? Le FER hanno coperto il 41,1% della domanda elettrica finale nazionale, con una produzione complessiva di circa 128 TWh su 311,3 TWh di fabbisogno. Quali tecnologie sono più lontane dai target 2030 del PNIEC? Il divario più rilevante riguarda fotovoltaico ed eolico. Nel 2025 il FV è a 44,2 GW contro un obiettivo di 79,9 GW, mentre l’eolico è a 13,7 GW contro 28,1 GW previsti al 2030. Il rallentamento delle nuove installazioni significa che le rinnovabili producono meno? Non necessariamente. Nel 2025 il fotovoltaico, per esempio, ha aumentato la propria produzione del 25,1% grazie alla nuova capacità installata. Tuttavia, il calo dell’idroelettrico ha ridotto la produzione FER complessiva, facendo scendere la quota rinnovabile dal 42,0% al 41,1%. 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