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Indice degli argomenti Toggle La finalità del Tavolo Nazionale AccumuliAll’energy storage in Italia serve comporre tutta la filieraLe direttrici del Tavolo Nazionale Accumuli e i prossimi passi L’energy storage in Italia deve crescere. Per farlo si devono creare determinati presupposti, primo dei quali superare l’attuale frammentazione del settore attraverso una visione integrata che coinvolga l’intera filiera degli accumuli lungo tutto il ciclo di vita. Lo ha ricordato il direttore generale di Strategic Partners, Donato Occhilupo. Proprio Strategic Partners, insieme a Globe Italia, ha avviato e promosso il Tavolo Nazionale Accumuli, presentato ufficialmente pochi giorni fa, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e di Kyoto Club,. Esso si pone come “piattaforma permanente di coordinamento tra istituzioni, industria e finanza per lo sviluppo dello storage energetico”. La finalità del Tavolo Nazionale Accumuli Il Tavolo Nazionale Accumuli punta a consolidare il ruolo dell’energy storage in Italia come infrastruttura strategica per la sicurezza e la competitività del sistema energetico nazionale, contribuendo alla definizione di strategie di lungo periodo, sostenere lo sviluppo della filiera nazionale e rafforzare il posizionamento dell’Italia nel contesto europeo e internazionale della transizione energetica. L’intento è far crescere l’accumulo e tutte le soluzioni in grado di contribuire a questo scopo. Secondo gli scenari di sistema, al 2030 saranno necessari 71,5GWh di accumuli. Da quanto affermato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in un’audizione al Senato, l’obiettivo entro il 2030 è sviluppare circa 122 GWh di copertura, per poi passare a 200 GWh nel 2050. Donato Occhilupo «Oggi siamo a 18 GWh di capacità di accumulo», quindi si dovranno moltiplicare gli sforzi «per raggiungere l’obiettivo», rileva Occhilupo, mettendo al centro la priorità di fare sistema. All’energy storage in Italia serve comporre tutta la filiera L’iniziativa di portata nazionale non si configura “come un mero strumento organizzativo, ma come una scelta di metodo fondata sul riconoscimento dello storage quale infrastruttura di sistema”, si rileva in una nota di Strategic Partners. Il motivo per cui ci sia bisogno di unire le forze e di avere una visione integrale lo spiega lo stesso Occhilupo. «Allo stato attuale si ragiona per verticalità tecnologica. Quando si parla di batterie, anche a livello normativo, si parla solo di storage elettrico», riferendosi ai BESS. Lo stesso ministro Fratin, nel suo intervento al Senato ha parlato di crescita del vettore elettrico, senza considerare tutte le forme di accumulo. Ci sono, infatti, tutta una serie di tecnologie in fase di sviluppo o sviluppate da startup che stanno cercando di portarle sul mercato, «che non rientrano nella voce “batterie elettriche”: parliamo di accumuli termici, termomeccanici», comprendendo le batterie termiche al sale e le batterie di sabbia. «Queste soluzioni vengono tenute fuori dai sistemi di finanziamento o, comunque, dalla stessa legislazione». Tale situazione crea asimmetrie tra tecnologie e rallenta l’adozione di soluzioni di lunga durata come lo storage termico. Da qui nasce l’intento alla base del Tavolo Nazionale Accumuli: mettere insieme tutta la filiera, dai produttori di energia ai produttori di batterie, dai rappresentanti dell’infrastruttura al decisore pubblico, compresi anche chi poi dovrà gestire il fine vita dei sistemi. Il Tavolo fungerà anche da ente trasversale osservatorio di mercato, monitorando lo stato dell’arte e fornendo tutti gli strumenti più utili anche per i decisori di comprendere quanto avviene. Così si creano le condizioni perché il settore, così unito, possa crescere in modo organico. Le direttrici del Tavolo Nazionale Accumuli e i prossimi passi Il Tavolo Nazionale Accumuli opererà lungo quattro direttrici strategiche: il rafforzamento delle politiche industriali e dell’autonomia tecnologica nazionale; lo sviluppo delle applicazioni industriali dello storage come leva di competitività; la semplificazione delle infrastrutture e dei processi autorizzativi per accelerare la realizzazione dei progetti il sostegno agli investimenti e alla finanza verde per favorire l’accesso al capitale e lo sviluppo su scala. I prossimi passi saranno altrettanto importanti per lo sviluppo dell’energy storage in Italia e per concretizzare tali direttrici. «Promuoveremo degli incontri che si dovranno trasformare nel corso del tempo in veri e propri tavoli di lavoro tematici rivolti innanzitutto alla politica industriale». Questo è il momento migliore «per cercare di capire come sfruttare al meglio l’energia rinnovabile, rendendola meno intermittente e più stabile», rafforzando i presupposti per «un sistema gestibile e governabile». Un altro incontro che sarà promosso nel corso nei prossimi mesi «sarà dedicato al permitting». Un pilastro fondamentale è il tema del finanziamento. «Abbiamo visto come l’Unione Europea prima con Net Zero Industrial Act e poi con Industrial Accelerator Act». Ricorda, inoltre, che a KEY 2026 è stato un tema di grande interesse, anche da parte degli stessi investitori. «Come ha definito bene l’Unione Europea, il pubblico dovrà rappresentare la leva moltiplicatrice per attirare e favorire gli investimenti privati». A fine anno si organizzerà un evento in grado di riunire tutte le forze e tirare le fila dei lavori avviati nel corso del 2026. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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