Energia eolica in Italia: firmato il FER X, cosa serve ora

Il decreto FER X, firmato dal ministro Pichetto, è il primo, importante passo per l’avvio dell’iter utile per sostenere lo sviluppo delle rinnovabili e, in particolare, dell’energia eolica in Italia. Dai criteri delle aste ai prossimi passi, ecco le priorità di cui tenere conto, le potenzialità aperte e i punti critici da affrontare, illustrati dal presidente ANEV, Simone Togni

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Energia eolica in Italia: firmato il FER X, cosa serve ora

Il FER X potrà sbloccare il potenziale di sviluppo dell’energia eolica in Italia. La firma del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che fa seguito alla decisione della Commissione europea dell’8 giugno scorso di non sollevare obiezioni nei confronti della misura di aiuto, ritenendola compatibile con il mercato interno, «è un segnale che aspettavamo e che valutiamo positivamente». A dirlo è Simone Togni, presidente ANEV, che motiva la positività del decreto che destina all’eolico la quota maggioritaria delle aste: 16,5 GW dei 27,15 GW assegnati tramite procedure competitive.

FER X:

«riconosce finalmente il ruolo di traino che questa tecnologia deve avere nella crescita delle rinnovabili nei prossimi cinque anni. È un quadro di riferimento più stabile, che dà agli operatori un orizzonte su cui programmare gli investimenti, e questo è esattamente ciò che mancava».

Tutto questo può bastare? Come vedremo, c’è ancora molto da fare (procedimenti, burocrazia, infrastrutture, consenso…) per cercare di sperare di raggiungere gli obiettivi fissati dal PNIEC, che fissa per l’eolico un obiettivo di circa 28 GW al 2030, di cui 2,1 GW offshore. Oggi siamo intorno ai 13 GW…

FER X e attese

Torniamo al FER X e alle opportunità che apre, a partire dalla quota destinata allo sviluppo dell’energia eolica in Italia. «L’individuazione di un contingente così importante è l’elemento necessario ma non sufficiente per realizzare questi impianti». Ora serve che vengano delineate le regole operative dal GSE su indicazione del MASE «che correggano l’errore fatto con il FER X Transitorio», sottolinea Togni.

Simone Togni, presidente ANEV
Simone Togni

Per realizzare quegli impianti «è necessario disegnare una curva che allinei le tariffe ai costi industriali effettivi che sono sopra i 90 €/MWh come tutte le ultime aste europee hanno dimostrato». Tra l’altro, l’Italia ha scelto, «credo giustamente, di seguire procedure d’asta che riconoscono contratti a due vie (quindi una tariffa fissa) e questo può regalare molto risparmio alla bolletta elettrica nazionale: a 90 €/MWh di prezzo medio di aggiudicazione comunque si avrebbe un risparmio di quasi un terzo sulla bolletta!».

Tuttavia oggi l’eolico in Italia cresce a un ritmo ancora inferiore a quello previsto dal PNIEC. «Il decreto da solo non basta a colmare il gap se a monte resta il vero collo di bottiglia, cioè quello dei tempi delle autorizzazioni – rileva lo stesso presidente ANEV –. Il FER X ci mette gli obiettivi, le regole operative dovranno dare gli strumenti ma se la strada resta intasata non andremo abbastanza lontano per raggiungere l’obiettivo nei tempi previsti». Quindi: segnale giusto, ma va accompagnato da un’accelerazione vera sul livello dei costi, sul permitting e sulle aree idonee.

FER X: il ruolo delle aste

Si è detto della firma del ministro al decreto. Ora, però, il punto cruciale riguarda le aste, fondamentali per creare le condizioni per sbloccare il potenziale dell’energia eolica in Italia. Quando si prevede partiranno? Sulla base del decreto, il GSE ha sessanta giorni dall’entrata in vigore per definire le regole operative e il calendario delle procedure. Le prime aste sono attese per la fine dell’anno, direi novembre, con la fase di manifestazione di interesse che dovrà precedere. Nel complesso le procedure tra il 2026 e il 2027 potranno assegnare oltre 16 GW di nuova capacità eolica. È un volume importante che verrà realizzato nei prossimi anni e contribuirà agli obiettivi di decarbonizzazione e di riduzione dei costi energetici aumentando contestualmente la nostra indipendenza energetica.

Quanto contano queste aste? «Moltissimo, perché danno certezza tariffaria e bancabilità ai progetti a condizione che siano adeguatamente strutturate. Per evitare l’errore del passato, le aste vanno disegnate bene. Ho già detto della necessità di una curva adeguata anche perché errare è umano. Inoltre sarebbe molto apprezzato un calendario già definito per il post 2027 altrimenti rischiamo un nuovo stop», rileva Togni. Lui stesso spiega perché: «le aste sbloccano l’eolico solo se a partecipare ci sono progetti in quantità adeguata e con cadenza regolare». Progetti autorizzati ce ne sono molti «e moltissimi sono fermi nelle regioni e al Ministero, semplicemente normalizzando questi, i numeri ci sono. Per questo chiediamo che si usi la flessibilità per strutturare gli uffici preposti (Mase – Via – Terna – Regioni), che si predisponga una struttura ad hoc per intervenire in casi di ritardi delle procedure con poteri sostitutivi e che FER X, e a seguire FER Z, vengano calendarizzati con continuità almeno fino al 2030».

Gare europee, confronto con le aste FER X e le potenzialità di risparmio

Per comprendere se le tariffe incentivanti siano adeguate, è bene anche guardare a quanto avviene in UE. «Il confronto con le altre esperienze europee è prezioso proprio perché ci permette di non “reinventare la ruota” e di capire cosa funziona e cosa no nei meccanismi competitivi». L’elemento che ad ANEV interessa di più è il benchmark sui prezzi di riferimento e sull’impianto delle procedure: «il decreto fissa per l’eolico un prezzo base di 85 euro/MWh, con una forbice tra 70 e 95 euro, e va verificato che questi valori siano realmente allineati a quanto accade nelle gare degli altri Paesi UE, perché un prezzo non competitivo si traduce in aste deserte o in progetti che poi non si realizzano». Togni spiega che le aste nel 2026 in Europa hanno visto prezzi di 88 €/MWh, mentre le aste 2025 hanno visto prezzi intorno a 75 €/MWh, ma questi ultimi con tariffe ad una via – di fatto, un prezzo minimo garantito ma con prezzi maggiori il produttore incassa l’extraprofitto. «Se li normalizziamo con i costi maggiori dell’Italia (tempi doppi, costi di connessione più alti) il benchmark delle prossime aste dovrebbe essere vicino ai 100 €/MWh». Tuttavia ANEV ritiene che «alla luce della importante ventosità media dei parchi eolici italiani e della significativa esperienza maturata dalle aziende del settore, si possa stare tra gli 85 e i 95 €/MWh». Questo numero rappresenterebbe un enorme risparmio per il Paese «proprio perché il sistema italiano prevede che questi impianti restituiscano il valore prezzo sopra quello aggiudicato». Per essere chiari, «immaginando una media di 90 €/MWh per l’eolico e visto che il prezzo medio dell’energia elettrica oggi (come negli ultimi 3 anni) è stato di 120 €/MWh, l’eolico restituirà 30€/MWh, praticamente un terzo!».

Eolico, tema per la sicurezza nazionale

Nel frattempo, stiamo vivendo gli effetti di una situazione geopolitica critica, che pone la necessità di affrancarsi dai fossili e puntare decisi sulle rinnovabili.

Eolico, tema per la sicurezza nazionale

Cosa serve perché l’energia eolica in Italia possa assicurare una maggiore sicurezza energetica oltre a pervenire alla transizione energetica? «La situazione internazionale ci ricorda ogni giorno una cosa semplice: ogni megawattora che produciamo dal vento è un megawattora che non dipende da forniture estere, da rotte instabili o dalla volatilità dei prezzi dei fossili. L’eolico non è più solo una questione di transizione ecologica, è una tema di sicurezza nazionale e di difesa del portafoglio di famiglie e imprese». I cittadini lo hanno capito: oltre otto italiani su dieci (come evidenzia il sondaggio NOTO per ANEV della Giornata Mondiale del Vento) temono una nuova crisi energetica e due terzi ritengono che il Paese non stia facendo abbastanza per affrancarsi dalle forniture estere.

Cosa serve perché l’eolico possa garantire davvero più sicurezza? «Servono tre cose concrete. Primo: tempi autorizzativi certi e allineati a quelli europei, perché oggi è la burocrazia il vero freno e aumenta i costi per l’Italia del 25%. Secondo: una pianificazione territoriale chiara, a partire dalla rapida definizione delle aree idonee che abbiano estensione tale da consentire la realizzazione degli obiettivi nazionali e Regionali. Terzo: il rafforzamento delle reti e una riduzione dei loro tempi, e degli accumuli, senza i quali non riusciremo a integrare nei tempi previsti una quota crescente di produzione rinnovabile in cui l’eolico per fortuna agisce da stabilizzatore. Abbiamo una filiera nazionale forte, capace persino di esportare tecnologia: il capitale e le competenze ci sono, manca solo che la macchina dello Stato e delle Regioni corra alla stessa velocità», afferma Togni.

Target PNIEC: le priorità per sbloccare l’energia eolica in Italia

Il PNIEC fissa per l’eolico un obiettivo di circa 28 GW al 2030, di cui 2,1 GW offshore. Oggi siamo intorno ai 13 GW: il salto da fare è enorme e richiede un ritmo di crescita molto superiore allo storico recente.

Decreto FER X: potenzialità eolico offshore

Da quali punti saldi e priorità passa la possibilità di centrare o avvicinarsi agli obiettivi PNIEC? «Per avvicinarci servono priorità nette. La prima è sbloccare la pipeline. In Italia ci sono decine di GW di progetti rinnovabili fermi al palo, alcuni alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, altri alla VIA, altri ancora alle Regioni, veri e propri “progetti zombie” che si trascinano da anni, a volte più di dieci (!) bloccati dalla burocrazia. Liberarli è la leva più immediata e conveniente».

La seconda è il repowering: «rinnovare gli impianti esistenti con tecnologie più efficienti consente di aumentare in modo significativo la produzione riducendo il numero di turbine e l’impatto sul territorio, e in tempi più rapidi rispetto al nuovo».

La terza è l’accettabilità sociale, che i sondaggi confermano altissima — il consenso cresce proprio dove gli impianti già ci sono, soprattutto nel Centro-Sud — contrariamente a una certa narrazione. «Dobbiamo uscire dalla logica per cui una minoranza riesce a bloccare decisioni che la stragrande maggioranza dei cittadini sostiene: dopo le dovute discussioni pubbliche, le istituzioni devono assumere le decisioni sulla base delle evidenze amministrative», puntualizza ancora il presidente ANEV, segnalando che a questo si aggiunge un altro enorme tema: il divario sui tempi autorizzativi con l’Europa. «In Italia mediamente impieghiamo cinque anni e qualche mese, contro una media UE di due anni e mezzo, da noi si aggiungono altri due anni (!) per le verifiche di ottemperanza. È qui che si gioca la partita della competitività e dobbiamo lavorare con forza e decisione a ridurre, se non eliminare tali tempistiche».

Il secondo semestre 2026 dell’eolico: prospettive e priorità

Cosa dovremo attenderci dal periodo luglio-dicembre 2026 per l’eolico? «La seconda metà dell’anno è decisiva, perché è il momento in cui si vedranno se si è seminato bene nel passato. Purtroppo già lo scorso anno ebbi a contestare l’entusiasmo di alcuni, anche giornalisti, che inneggiavano a un ulteriore anno record e in effetti, purtroppo, ebbi ragione io». Non solo: come rileva Togni, il 2025 non ha visto un ulteriore record di installazioni, ma anzi una flessione. «A mio giudizio, l’anno in corso non sarà diverso dal 2025, quindi il ritardo che stiamo accumulando inizia a diventare difficilmente colmabile». Serve un piano straordinario e una costanza di azioni che anno dopo anno consentano al Paese di affrancarsi dalla dipendenza fossile che costa in termini economici, ambientali e geopolitici. «In parallelo, mi aspetto — e la chiediamo con forza — un’accelerazione sulle aree idonee da parte dello Stato con una revisione della norma nazionale inadeguata, e delle Regioni che dovrebbero fare passi avanti concreti anche sulla semplificazione autorizzativa».

Che sguardo ha riguardo al prossimo futuro per lo sviluppo dell’energia eolica in Italia? «Sono ottimista sulle potenzialità del Paese, ma vigile sull’esecuzione: abbiamo il vento a favore, i cittadini favorevoli e le aziende pronte a investire. Tutto dipenderà dalla capacità della macchina pubblica di trasformare questo slancio in cantieri. È su questo che misureremo i prossimi mesi», conclude Togni.

FAQ FER X ed energia eolica

Cos’è il decreto FER X definitivo?

Il provvedimento promuove la produzione di energia elettrica da impianti alimentati da fonti rinnovabili caratterizzati da costi di generazione prossimi alla competitività di mercato, mediante l’introduzione di un apposito meccanismo di sostegno. I beneficiari della misura sono gli impianti solari fotovoltaici, eolici, idroelettrici e quelli destinati al trattamento dei gas derivanti dai processi di depurazione.
Il FERX definitivo prevede un contingente massimo pari a 37,15 GW di nuova capacità da fonti rinnovabili. Di questi, 10 GW sono riservati agli impianti con potenza fino a 1 MW, che possono accedere direttamente al meccanismo di sostegno; i restanti 27,15 GW sono invece destinati agli impianti di maggiore potenza, per i quali l’accesso è subordinato alla partecipazione a procedure competitive pubbliche indette dal GSE.

Quanto incide l’eolico nella produzione elettrica nazionale?

Secondo gli ultimi dati Terna relativi a maggio 2026, La produzione nazionale ha coperto l’84,6% della domanda elettrica, mentre il restante 15,4% è stato soddisfatto dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. La produzione nazionale netta si è attestata a 21,6 TWh.
Le fonti rinnovabili hanno coperto il 52,8% della domanda elettrica nazionale (contro il 57,7% di maggio 2025). In flessione la fonte idrica (-38,5%), le biomasse (-7,3%) e la fonte geotermica (-5,8%). In crescita l’eolico (+14,5%) e il fotovoltaico (+19,3%).

Cos’è ANEV?

Acronimo di Associazione Nazionale Energia del Vento, ANEV è l’associazione di protezione ambientale nata nel 2002 che vede riunite oltre 120 aziende che operano nel settore eolico e oltre 5mila soggetti, tra cui produttori e operatori di energia elettrica e di tecnologia, impiantisti, progettisti, studi ingegneristici e ambientali, trader elettrici e sviluppatori.
L’obiettivo di conciliare lo sviluppo della produzione di energia pulita con le necessarie tutele di valorizzazione e salvaguardia del territorio, ha portato ANEV a collaborare con le principali associazioni ambientaliste. Ciò ha portato negli anni alla sottoscrizione di un Protocollo d’intesa con Legambiente, Wwf e Greenpeace finalizzato a diffondere l’eolico, tutelandone il corretto inserimento nel paesaggio.

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