Emissioni in cantiere: misurare il lato nascosto per ridurne l’impatto

Misurare le emissioni in cantiere è il primo passo per ridurle. Uno studio Deerns rivela il peso di energia, trasporti e lavorazioni sul carbon footprint.

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Emissioni in cantiere: misurare il lato nascosto per ridurne l’impatto

Le emissioni in cantiere sono ancora un punto cieco della LCA in Italia. Insieme alle emissioni di trasporto, pesano sensibilmente e influenzano l’impatto ambientale delle attività relative a costruzioni e ristrutturazioni. È noto quale sia l’impatto degli edifici: sono responsabili del 36% delle emissioni di gas a effetto serra collegate all’energia e del 40% del consumo energetico totale. Per cambiare lo stato delle cose, bisogna conoscere. Per esempio: quanto pesano le emissioni di un cantiere? Per rispondere, Deerns Italia ha monitorato un cantiere di ristrutturazione. Il quadro che emerge colpisce per almeno due aspetti: le emissioni di cantiere sono circa il doppio di quelle da trasporto. Ma, soprattutto, quasi metà delle emissioni relative alle lavorazioni in cantiere viene dall’energia elettrica consumata in cantiere. Da qui l’importanza di misurare, quale primo passo per ridurre.

Dai consumi reali ai benchmark: il vuoto da colmare

Lo studio, condotto da Deerns, è nato dalla esperienza maturata all’estero e dalla scarsità, in Italia, di attività di raccolta, catalogazione e divulgazione di benchmark su consumi, emissioni e altri parametri. «All’estero, ci sono organizzazioni che riescono a svolgere un’attività informativa mirata a creare riferimenti e benchmark utili a questo proposito», spiega Giambattista Brizzi, expert building physics Deerns Italia. Lavorando all’estero, Deerns ha acquisito esperienza nella rendicontazione delle emissioni, soprattutto in Francia, e ha deciso di applicare queste competenze anche in Italia per colmare un vuoto informativo.

«Gli edifici consumano molto di più di quello che emerge dalle previsioni». Brizzi evidenzia un notevole scarto tra le stime di consumo energetico in fase di progettazione e i dati reali raccolti durante l’esercizio e in cantiere. La raccolta di dati reali è fondamentale per migliorare l’accuratezza delle simulazioni future e allineare la progettazione alla realtà operativa.

Su questo aspetto, l’architetto spiega come lo studio condotto da Deerns sia solo una delle iniziative di disseminazione sull’argomento: «la volontà di fare questo tipo di contenuti è perché ci siamo resi conto che c’è un gap da colmare». Sottolinea una grave carenza di formazione per la manodopera in cantiere. Nonostante progetti sempre più sofisticati e ingegnerizzati, chi esegue i lavori spesso non ha le competenze per implementare correttamente le soluzioni previste, compromettendo la qualità, la sicurezza e l’efficienza energetica.

Quanto pesa davvero la fase di cantiere

Lo studio condotto per valutare le emissioni in cantiere, ha monitorato diversi anni di lavori e ha tracciato centinaia di trasporti, considerando ogni aspetto utile: viaggi, bollette, formulari rifiuti. Si è partiti dalla volontà di comprendere con esattezza il peso relativo dell’embodied carbon, ossia le emissioni incorporate nei materiali e nei processi costruttivi. Detto in altri termini: quanto pesa, nel calcolo del carbon footprint, la fase di cantiere.

Emissioni in cantiere: misurare il lato nascosto per ridurne l’impatto

L’attività di Life Cycle Assessment di un edificio prevede quattro fasi principali: produzione (A1-A3) costruzione (A4, A5), utilizzo (B1-B7) e dismissione (C1-C4). L’analisi si è focalizzata su A4 e A5: la prima riguarda il trasporto dei materiali dal produttore al cantiere; la seconda le lavorazioni di cantiere. Dai calcoli sul cantiere in oggetto, il peso di A5 (~11,30 kgCO₂e/m²) è quasi il doppio di A4 (~6,95 kgCO₂e/m²). Tra l’altro, questo specifico progetto era particolarmente sostenibile e ambizioso e che le emissioni misurate sono risultate inferiori alle stime. Basti pensare che il valore è sensibilmente inferiore ai benchmark RICS per cantieri analoghi in UK, Danimarca e Olanda, sono compresi fra 19 e 30 kgCO₂e/m².

A colpire, come evidenzia lo stesso studio, è il quantitativo di emissioni derivante dall’energia elettrica consumata in cantiere. A tale proposito riporta che:

“Un cantiere è, di fatto, una centrale elettrica temporanea che lavora per mesi, quasi sempre allacciata alla rete senza alcuna scelta sulle fonti”.

Misurare per ridurre: le azioni possibili

La più importante evidenza dello studio è la necessità di misurare. Senza dati e senza una reale conoscenza di quanto avviene non è possibile ridurre emissioni in cantiere. “A4 e A5 restano un punto cieco con pochi benchmark, dati scarsi e poco accessibili, metodologie non ancora standardizzate”, scrivono gli autori dell’analisi, evidenziando che le emissioni sono reali, misurabili e soprattutto riducibili. “Misurarle cambia il modo di progettare ed è la differenza tra un progetto che si dice sostenibile e uno che lo dimostra”.

Le azioni possibili per ridurre le emissioni in cantiere
Immagini generata con l’IA

Definita la situazione, è il momento di mettere in pratica soluzioni utili. Nello specifico, Deerns elenca cinque azioni utili a minimizzare gli impatti in cantiere. Si va dall’uso di macchine elettriche in cantiere, all’impiego di energia a emissioni zero in loco. A quest’ultimo scopo, possono bastare pannelli fotovoltaici temporanei su strutture del cantiere. Altrettanto importanti sono l’ottimizzazione della logistica e la gestione accurata dei rifiuti. La quinta azione riguarda un’adeguata formazione del personale.

Le pratiche utili

Elettrificazione e rinnovabili mettono in evidenza l’importanza della transizione energetica per ridurre emissioni e consumi in cantiere.

Un’altra pratica utile è l’adozione dell’edilizia off-site.

«La gestione off-site potrebbe essere davvero preziosa per contribuire a ridurre le emissioni in cantiere. Per questo andrebbe accelerata la sua adozione, specie in Italia, non solo per abbattere consumi ed emissioni, ma anche i tempi, una variabile da cui dipende la performance sotto molti punti di vista», afferma Brizzi.

La prefabbricazione, utilizzata nel progetto analizzato, ha portato a notevoli risparmi in termini di tempi e sprechi, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale complessivo.

Anche l’apporto della digitalizzazione può essere di aiuto, ma prima – sottolinea, in conclusione l’esperto – occorre colmare il gap formativo e promuovere una stretta collaborazione tra progettisti e imprese. La futura obbligatorietà della rendicontazione delle emissioni, spinta dall’UE, renderà queste pratiche non più un’opzione, ma una necessità.

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