Giornata Internazionale della Luce: illuminare il futuro con efficienza e per il benessere 15/05/2026
Efficienza energetica in Italia: 53-62 miliardi investiti nel 2025, ma senza stabilità normativa il 2030 resta lontano 14/05/2026
Nature-based Solutions: perché sono essenziali per costruire la resilienza climatica dell’Europa 04/06/2026
Riqualificazione energetica dei condomini: a Milano le torri Ca’ Granda passano dalla classe F alla C 03/06/2026
Impianto termico o di climatizzazione (invernale/estiva): tipologie, caratteristiche e componenti 28/05/2026
A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle Perché proprio il 3 marzo: il legame con CITESIl tema 2026: “Medicinal and Aromatic Plants: Conserving Health, Heritage and Livelihoods”Numeri, mercati e pressioni: il “paradosso” delle MAPsIl nodo regolatorio: commercio, tracciabilità e “benefit-sharing”CITES: regole per il commercio internazionale di specie a rischioKunming-Montreal GBF: Target 13 e condivisione dei beneficiUE: Nagoya Protocol (ABS) e regole per gli utilizzatoriUE: prodotti erboristici e tutela del consumatoreRipristino della natura e filiere bio-basedCosa possono fare territori, imprese e progettazione (senza “greenwashing”)3 marzo 2026: iniziative a livello globaleFAQ – Domande sulla Giornata Mondiale della NaturaChe cos’è la Giornata Mondiale della Natura (World Wildlife Day)?Perché si celebra il 3 marzo?Chi ha istituito ufficialmente il World Wildlife Day?Qual è il tema del World Wildlife Day 2026?Cosa sono le piante medicinali e aromatiche (MAPs)?Quali sono le principali minacce per le MAPs?Che ruolo ha CITES per le piante medicinali e aromatiche?Cosa c’entra il “benefit-sharing” con le MAPs? Ogni anno il 3 marzo ricorre la Giornata mondiale della natura (United Nations World Wildlife Day, WWD), istituita dalle Nazioni Unite per celebrare fauna e flora selvatiche e per richiamare l’attenzione sul valore – ecologico, economico e culturale – della biodiversità e sui benefici che ecosistemi funzionanti garantiscono a persone e imprese: dalla disponibilità di risorse biologiche ai servizi ecosistemici, fino alle ricadute su salute e resilienza dei territori. La ricorrenza è stata proclamata dall’Assemblea Generale ONU con la Risoluzione A/RES/68/205 del 20 dicembre 2013, che invita Stati membri, agenzie ONU e organizzazioni a osservare la giornata e a promuovere iniziative di sensibilizzazione e comunicazione. Perché proprio il 3 marzo: il legame con CITES La data non è casuale: il 3 marzo 1973 la Convenzione CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) è stata adottata. CITES rappresenta tuttora uno dei principali snodi regolatori quando si parla di filiere globali che coinvolgono specie animali e vegetali a rischio. Che cos’è CITES e come funziona CITES opera tramite Appendici (I, II, III) che definiscono diversi livelli di tutela e, di conseguenza, requisiti differenti per il commercio internazionale: permessi/certificati, controlli doganali e valutazioni tecniche (tra cui i non-detriment findings, ossia l’accertamento che lo scambio non comprometta la sopravvivenza della specie in natura). In termini di mercato, ciò si traduce in un impatto diretto su compliance, tracciabilità e responsabilità lungo la supply chain. Il tema 2026: “Medicinal and Aromatic Plants: Conserving Health, Heritage and Livelihoods” Per il 2026, il World Wildlife Day mette al centro le piante medicinali e aromatiche, con il tema: “Medicinal and Aromatic Plants: Conserving Health, Heritage and Livelihoods”. L’obiettivo è far emergere una doppia dimensione: sanitaria, perché molte MAPs sono alla base di tradizioni terapeutiche e, in parte, della farmacopea moderna; socio-economica, perché raccolta, coltivazione e prima trasformazione sostengono reddito e lavoro in numerosi contesti locali. Secondo stime frequentemente richiamate in ambito OMS e nei materiali collegati al tema, in molti Paesi in via di sviluppo una quota molto elevata della popolazione ricorre alla medicina tradizionale come primo livello di cura, a conferma del ruolo delle risorse biologiche nei sistemi di welfare e nei modelli di prevenzione. Numeri, mercati e pressioni: il “paradosso” delle MAPs Il focus 2026 mette in evidenza un paradosso tipico delle filiere bio-based: più aumenta la domanda (salute, benessere, cosmetica, profumeria, food&beverage, integratori), più crescono le pressioni su habitat e popolazioni selvatiche, soprattutto dove la catena del valore è frammentata e la governance locale è fragile. I materiali CITES in preparazione del WWD2026 indicano un ordine di grandezza di 50.000–70.000 specie di MAPs oggetto di raccolta a livello globale; una quota rilevante risulta interessata da misure CITES (con molte specie in Appendice II, quindi soggette a controllo del commercio per prevenire utilizzi incompatibili con la conservazione). Le minacce richiamate nel quadro WWD2026 sono quelle note anche in ambito forestale e di conservazione: perdita di habitat e frammentazione degli ecosistemi; sovra-raccolta (overharvesting), in particolare nelle filiere che dipendono dalla raccolta in natura; commercio illegale, che elude controlli e incentiva pratiche non sostenibili, oltre a driver indiretti come cambiamento climatico e degradazione degli ecosistemi. Il nodo regolatorio: commercio, tracciabilità e “benefit-sharing” Nel 2026 il dibattito non riguarda solo “proteggere le piante”, ma anche come farlo in un’economia globalizzata, dove la sostenibilità si misura sempre più lungo le filiere. CITES: regole per il commercio internazionale di specie a rischio Per molte specie di interesse medicinal/aromatic, l’inquadramento CITES significa procedure e controlli su export/import. In termini pratici, questo impatta su: supply chain governance (documentazione, autorizzazioni, controlli doganali); tracciabilità e “proof of legality” contro l’illegal trade; responsabilità lungo la filiera (operatori, trasformatori, brand). La CITES resta il riferimento giuridico internazionale specifico per il commercio di specie minacciate. Kunming-Montreal GBF: Target 13 e condivisione dei benefici Il WWD2026 richiama anche l’esigenza di equità rispetto all’utilizzo delle risorse genetiche e delle conoscenze tradizionali. Nel Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, il Target 13 mira ad aumentare la fair and equitable sharing of benefits derivanti dall’uso di risorse genetiche (inclusa la digital sequence information). È un punto sensibile per MAPs, spesso collegate a conoscenze locali e a catene del valore in cui la “cattura” del valore avviene lontano dai territori di origine. UE: Nagoya Protocol (ABS) e regole per gli utilizzatori Per gli operatori europei che utilizzano risorse genetiche e conoscenze tradizionali associate, è rilevante il quadro di conformità al Protocollo di Nagoya attraverso il Regolamento (UE) n. 511/2014, che introduce obblighi di due diligence per gli utilizzatori nell’Unione (in termini di accesso legale e condivisione dei benefici, quando applicabile). UE: prodotti erboristici e tutela del consumatore Sul versante “mercato”, in Europa i prodotti erboristici si collocano tra farmaco, integratore e cosmetico con regimi distinti. Per i medicinali vegetali tradizionali, l’EMA inquadra la base legale nella Direttiva 2004/24/CE (che modifica la 2001/83/CE), introducendo una procedura semplificata per registrazioni “tradizionali”, con l’obiettivo di proteggere la salute pubblica e favorire il mercato interno. Ripristino della natura e filiere bio-based Il tema MAPs dialoga anche con le politiche UE sulla biodiversità. Il Regolamento (UE) 2024/1991 sul ripristino della natura definisce un quadro di misure di ripristino e obiettivi progressivi, incidendo indirettamente su habitat e servizi ecosistemici che sostengono anche specie vegetali di interesse officinale/aromatico (basti pensare a impollinazione, qualità del suolo, resilienza idrica). Cosa possono fare territori, imprese e progettazione (senza “greenwashing”) Il WWD2026 può diventare un’occasione per: amministrazioni locali: rafforzare progetti di tutela di habitat e corridoi ecologici, dove le specie aromatiche/medicinali sono parte di ecosistemi più ampi (non “colture ornamentali” isolate); imprese: investire in tracciabilità e approvvigionamento sostenibile (sustainable sourcing), con audit di filiera e verifiche documentali coerenti con CITES e con gli obblighi UE quando pertinenti; progettazione del verde urbano e NBS (Nature-Based Solutions): integrare specie aromatiche autoctone e piante utili agli impollinatori in strategie di biodiversità urbana (tetti verdi, rain garden, fasce tampone), evitando scorciatoie comunicative e valutando compatibilità ecologica, manutenzione e rischio di sostituzione di habitat naturali con “verde decorativo”. 3 marzo 2026: iniziative a livello globale Il WWD2026 prevede un evento di alto livello e un ecosistema di attività (film showcase, contest, iniziative educative) con partnership citate dal Segretariato CITES e dal sito ufficiale del World Wildlife Day. Il messaggio è coerente: collegare persone e natura, ma con una lente che nel 2026 diventa esplicitamente “bioeconomica” (salute + filiere + territorio). FAQ – Domande sulla Giornata Mondiale della Natura Che cos’è la Giornata Mondiale della Natura (World Wildlife Day)? È una ricorrenza ONU celebrata ogni 3 marzo per valorizzare fauna e flora selvatiche e promuovere la conservazione della biodiversità. Perché si celebra il 3 marzo? Perché è il giorno associato all’adozione della Convenzione CITES (1973), che disciplina il commercio internazionale di specie minacciate. Chi ha istituito ufficialmente il World Wildlife Day? L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la Risoluzione A/RES/68/205 del 20 dicembre 2013. Qual è il tema del World Wildlife Day 2026? “Medicinal and Aromatic Plants: Conserving Health, Heritage and Livelihoods”, dedicato al ruolo delle piante medicinali e aromatiche per salute, cultura e reddito. Cosa sono le piante medicinali e aromatiche (MAPs)? Sono specie vegetali utilizzate per proprietà terapeutiche o aromatiche in ambiti come medicina tradizionale, farmaceutica, cosmetica e alimentare; molte sono anche raccolte in natura e quindi sensibili a pressioni eccessive. Quali sono le principali minacce per le MAPs? Secondo i materiali WWD2026: perdita di habitat, raccolta eccessiva e commercio illegale. Che ruolo ha CITES per le piante medicinali e aromatiche? CITES stabilisce regole e controlli sul commercio internazionale di specie inserite nelle sue Appendici, con permessi e condizioni per favorire un trade sostenibile e tracciabile. Cosa c’entra il “benefit-sharing” con le MAPs? Perché le MAPs sono spesso legate a risorse genetiche e conoscenze tradizionali; il GBF richiama la necessità di condivisione equa dei benefici (Target 13) derivanti dal loro utilizzo. *La fair and equitable sharing of benefits (spesso abbreviata in ABS – Access and Benefit-Sharing) è il principio secondo cui i benefici economici e non economici generati dall’uso di risorse genetiche (e delle conoscenze tradizionali associate) devono essere condivisi in modo giusto ed equo con i Paesi e le comunità che tali risorse le custodiscono o da cui provengono. 5/03/2021 La giornata della natura dedicata alle foreste Nella Giornata Mondiale della Natura, dedicata nel 2021 al tema della foreste, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha invitato i governi di tutto il mondo a intensificare gli sforzi per proteggere gli ecosistemi forestali e sostenerne le comunità che vivono al loro interno. Indice degli argomenti: Le foreste che soffrono e aiutano il pianeta Il ruolo delle foreste per combattere il surriscaldamento Europa e Italia sono in controtendenza rispetto ai dati globali di deforestazione La giornata mondiale della natura Lo scorso 3 marzo, giornata mondiale della Natura dedicata quest’anno al tema “Forests and Livelihoods: Sustaining People and Planet“, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha lanciato un appello denunciando la crescente minaccia per il pianeta legata all’uso incontrollato delle risorse forestali e al traffico di animali, invitando i governi di tutto il mondo a intensificare i propri sforzi per proteggere le foreste, fondamentali per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs). Nel suo messaggio Guterres ha ricordato che le foreste ospitano circa l’80% di tutte le specie selvatiche terrestri e aiutano a regolare il clima; inoltre le risorse forestali sostengono circa il 90% delle persone più povere del mondo e in particolare delle comunità indigene che vivono nelle loro vicinanze e gestiscono circa il 28% della superficie terrestre, tra cui alcune delle foreste ecologicamente più intatte del pianeta. Sono tra 200 e 350 i milioni di persone che vivono all’interno o nei pressi delle foreste contando per il proprio sostentamento, energia, riparo e salvaguardia dell’identità culturale, su diversi servizi ecosistemici, sempre più a rischio. Lo sfruttamento insostenibile delle foreste danneggia infatti queste comunità e contribuisce alla perdita di biodiversità e allo sconvolgimento del clima: “Ogni anno l’agricoltura insostenibile, il traffico di legname, il commercio illegale di specie animali selvatiche costa al mondo circa 4,7 milioni di ettari di foreste – un’area più grande della Danimarca, aumentando inoltre il rischio di malattie zoonotiche trasmissibili anche all’uomo, come l’Ebola e il COVID-19”. Il 2020 è stato l’anno delle foreste ed è stato segnato da tanti appuntamenti, dall’anno internazionale della salute delle piante, all’International conference on sustainable development, al Forum sulle foreste dell’Onu, alla settimana verde Europea – in cui sono stati accesi i riflettori sulle foreste, soprattutto per il ruolo che svolgono nella lotta ai cambiamenti climatici, per le strategie di resilienza e per lo sviluppo sostenibile. Le foreste che soffrono e aiutano il pianeta Il 2019 è stato un anno difficile, drammatico, per le foreste, è stato il secondo anno più caldo dal 1800 ad oggi. L’anno degli incendi in Amazzonia e in Australia, e prima ancora in Siberia, Alaska, Groenlandia, Angola e Congo. In Australia le cifre dei roghi sono quelle di una vera e propria catastrofe: 10 milioni di ettari distrutti, un miliardo di animali selvatici uccisi o gravemente feriti, e danni economici che superano i 4,4 miliardi di dollari. Secondo l’Ipcc, il panel di scienziati che studiano il clima su mandato delle Nazioni Unite, sarebbe necessario ripristinare un miliardo di ettari di foreste entro il 2050 per poter contenere l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi centigradi, come richiesto dall’Accordo di Parigi. La Fao ha messo in evidenza che attualmente le foreste contribuiscono per circa un sesto delle emissioni globali di carbonio nel caso in cui siano in stato di degrado; ma se in buone condizioni hanno il potenziale per assorbire circa un decimo delle emissioni globali. Un ettaro di foresta può sequestrare fino a 5 tonnellate di CO2 all’ anno. “Le campagne per ripristinare i boschi però devono essere accompagnate dall’impegno a preservare l’esistente patrimonio forestale – afferma Diego Florian, direttore di Fsc Italia, l’Ong internazionale, indipendente e senza scopo di lucro, nata nel 1993 per promuovere la gestione responsabile delle foreste – gli effetti delle azioni di ripristino o reimpianto di alberi potranno essere valutati e misurati solamente tra decenni, per questo il primo impegno deve essere sviluppare una gestione attiva e responsabile”. Di fronte ai cambiamenti climatici che accelerano l’intensità e la frequenza degli eventi estremi, osserva Florian, “uno dei punti fondamentali su cui agire è proprio la salvaguardia delle foreste e il loro ripristino”. Questo perché gli scienziati hanno messo in evidenza come gli alberi possano contrastare i cambiamenti climatici sia trattenendo la CO2 sia compensando in parte le emissioni prodotte dall’attività dell’uomo; senza contare la loro influenza nel ciclo dell’acqua e delle precipitazioni, e l’effetto di limitazione dei danni causati dal dissesto idrogeologico. “Gli effetti di azioni di questo tipo però potranno essere valutati e misurati solamente tra 20 o 30 anni. Per questo devono essere accompagnate – spiega Florian – da una gestione attiva e responsabile del patrimonio forestale esistente e da strategie di mitigazione”. Il ruolo delle foreste per combattere il surriscaldamento Le foreste coprono una superficie di quasi 4 miliardi di ettari, oltre il 31% delle terre emerse. Hanno un ruolo insostituibile a livello biologico ed economico: contribuiscono alla tutela della biodiversità, sono fondamentali per la conservazione delle acque e del suolo, forniscono cibo a centinaia di milioni di persone, sono tra i principali serbatoi di assorbimento del carbonio. Le foreste tropicali, che coprono appena il 7% della superficie del Pianeta, ospitano circa la metà delle specie animali e vegetali, e sono oggi tra gli ambienti più minacciati. Secondo il Forest resource assessment della Fao ogni anno si perdono 13 milioni di ettari di foreste naturali. In un decennio abbiamo perso un’estensione di foreste pari a 940mila chilometri quadrati, cioè l’estensione di una foresta grande come l’intero Egitto. La vita di 1,6 miliardi di persone dipende dalle foreste, e forniscono abitazioni a oltre 300 milioni nel mondo. Il commercio mondiale dei prodotti forestali è stato valutato attorno ai 379 miliardi di dollari soltanto nel 2005. Le minacce principali alle foreste sono la loro conversione in terreni agricoli e destinati all’allevamento zootecnico, il taglio e il commercio illegale di prodotti forestali, gli incendi, l’avanzamento dell’urbanizzazione. Proprio come i nostri polmoni assorbono la CO2, l’anidride carbonica, presente nel sangue e vi infondono ossigeno, le piante verdi assorbono la CO2 durante la fotosintesi e in cambio rilasciano ossigeno nell’aria. In questo modo le foreste provocano un efficace abbassamento del livello di CO2 prodotta nel Pianeta. Inoltre rilasciando ossigeno possono esser considerate come i depuratori dell’aria terrestre. Ma per gli scienziati dall’inizio del ventesimo secolo è andato perduto oltre il 50% dell’estensione originale delle foreste pluviali. Europa e Italia sono in controtendenza rispetto ai dati globali di deforestazione Ogni anno le foreste europee crescono di una superficie di 9.500 chilometri quadrati, cioè come mettere insieme 1,2 milioni campi di calcio. L’Italia è uno dei Paesi che ha visto e vede crescere di più la sua superficie forestale (il 36% del totale) con un milione di ettari in 30 anni, 800 metri quadrati al minuto. Gli investimenti nelle foreste è anche parte del Piano del Green deal europeo per via del ruolo chiave che giocano nel contrasto ai cambiamenti climatici. La misura principale è quella della gestione sostenibile. L’Unione europea, compreso il Regno Unito, ospita il 5% della superficie boschiva mondiale: 128 milioni di ettari di foreste sdraiati su circa il 43% del territorio europeo che danno lavoro a oltre 500mila persone. In testa alla classifica, per superficie boschiva e valore aggiunto prodotto sull’economia, c’è la Svezia, poi Finlandia e Germania; l’Italia si posiziona al quinto posto per valore aggiunto e anche per numero di addetti nelle attività legate al bosco con poco più di 40mila occupati nel 2016. PEFC Italia (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes – ente promotore della certificazione della buona gestione del patrimonio forestale) nel Rapporto annuale sulla certificazione, segnala che nel nostro paese continuano ad aumentare le foreste gestite in modo sostenibile: nel 2020 erano infatti 889.032,60 gli ettari di superficie certificata (+8.000 rispetto al 2019) e 1.179 le aziende di trasformazione di legno e carta certificate (+7,7% rispetto al 2019). Il primato va al Trentino, con 555.997,96 ettari, seguito da Friuli Venezia Giulia e Veneto. Secondo Raul Barbieri, direttore generale di Piemmeti, la società che organizza Progetto Fuoco, evento mondiale sui sistemi di riscaldamento a biomassa, le foreste hanno un valore paesaggistico, economico e sociale per l’intero comparto, per l’ambiente e per il Paese: “Da molti anni siamo in prima linea nella sensibilizzazione generale su questi fattori fondamentali e siamo convinti che oggi i tempi siano finalmente maturi per arrivare a quella svolta decisiva che possa sconfiggere i pregiudizi e la cattiva informazione e, allo stesso tempo, far apprezzare il lavoro svolto da questa sottofiliera e da tutta la filiera dell’energia che nasce dal legno, oggi indispensabile per il futuro energetico nazionale, europeo e mondiale”. Si tratta – viene spiegato – di “un ‘gigante delle rinnovabili’ che avanza a ritmi esponenziali ma che, pur rappresentando una risorsa decisiva per l’intera filiera e per il futuro energetico del nostro Paese, è ancora poco utilizzato. A brillare per estensione di boschi la Toscana (con un milione di ettari), seguita da Sardegna, Piemonte e Veneto, senza dimenticare la Sicilia. Eppure, ad oggi, l’Italia è il penultimo Paese sul fronte dei prelievi in Europa (con poco più del 18%, a fronte della media europea tra il 60% e il 70%) e per questo utilizza materiale importato dall’estero”. Creazione articolo 11/3/2020 – Articolo aggiornato Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
05/06/2026 Giornata Mondiale dell'Ambiente 2026: #NowForClimate A cura di: Raffaella Capritti La Giornata Mondiale dell'Ambiente 2026, organizzata ogni anno delle Nazioni Unite il 5 giugno, si concentra ...
03/06/2026 POLICAP, il laboratorio mobile del Politecnico di Milano per la cattura della CO₂ A cura di: Stefania Manfrin Inaugurato a Piacenza POLICAP, l'impianto pilota mobile del Politecnico di Milano per la cattura della CO2. ...
29/05/2026 Clima 2026-2030: il rapporto WMO prevede record di temperatura e anomalie artiche senza precedenti A cura di: Raffaella Capritti Il Global Annual to Decadal Climate Update WMO 2026-2035 prevede temperature record nei prossimi cinque anni, ...
28/05/2026 Nature-Based Solutions per il Parco Monte Stella: Milano reinventa uno spazio storico A cura di: Stefania Manfrin Riqualificazione basata su Nature-Based Solutions per il Monte Stella a Milano: gestione acque, biodiversità e adattamento ...
25/05/2026 Transizione energetica, la roadmap IRENA 2026 per uscire dai combustibili fossili: elettrificazione e rinnovabili A cura di: Stefania Manfrin IRENA 2026: elettrificazione, rinnovabili e reti al centro della roadmap 1,5°C. Obiettivi, dati e investimenti per ...
22/05/2026 L'ONU adotta la risoluzione sul clima: la tutela ambientale diventa obbligo giuridico internazionale A cura di: Stefania Manfrin L'Assemblea Generale ONU approva il 20 maggio 2026 la risoluzione sul clima: recepisce il parere ICJ ...
21/05/2026 Elettrificazione dei consumi domestici per proteggere le famiglie europee dagli shock energetici A cura di: Erika Bonelli Elettrificazione dei consumi: pompe di calore e veicoli elettrici potrebbero far risparmiare alle famiglie italiane circa ...
20/05/2026 20 maggio: giornata mondiale delle api, tutti noi dipendiamo dalla loro sopravvivenza A cura di: Raffaella Capritti Il 20 maggio si celebra la Giornata Mondiale delle Api, istituita dall'ONU per sensibilizzare l'opinione pubblica ...
19/05/2026 Quanto vale evitare una tonnellata di CO₂? E.ON e Politecnico di Milano presentano il Social Cost of Carbon A cura di: Raffaella Capritti E.ON e Politecnico di Milano presentano un nuovo modello Social cost of carbon per dare valore ...
18/05/2026 Materie Prime Critiche: la resilienza della supply chain come nuova priorità strategica A cura di: Fabiana Valentini Quale sarà il futuro delle materie prime critiche nei prossimi cinque anni? Il progetto CASCADE ne ...