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Nell’estate che devasta il Sud Italia, ma anche Emilia Romagna e Toscana, la domanda sorge spontanea: perchè tanti incendi? 72.039 gli ettari di boschi bruciati, solo da maggio ad oggi, pari circa al 96,1% del totale della superficie andata a fuoco nel corso di tutto il 2017. Sicilia la regione più colpita con 25.071 ettari di superfici boschive andate in fumo. Fiamme perfino nelle aree protette, paradassalmente sempre più nel mirino degli ecocriminali, dal Vesuvio in poi. (dati Legambiente aggiornati al 26 luglio) Doverosa una premessa: nei Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo la durata stagionale degli incendi è maggiore rispetto al resto d’Europa. E’ maggiore l’intervallo di tempo che intercorre tra una pioggia e l‘altra. Numeri che sono destinati a crescere, secondo le stime. Se già fisiologicamente (o topograficamente) il nostro Paese parte svantaggiato, sono molti i fattori che hanno peggiorato, peggiorano e se non neutralizzati, peggioreranno la situazione in futuro. Cambiamento climatico: temperature in ascesa Il mondo sarà di 5 gradi più caldo entro la fine del secolo, questo dicono le stime: l’aumento più rilevante e repentino della storia del pianeta. Nel 2017 comunque non abbiamo perso tempo e si è registrato il record d’aumento della temperatura globale: +0,7 gradi nel 2008 rispetto al periodo pre-industriale. L’Italia da parte sua detiene un bel primato con l’aumento di 1,45 gradi. (una volta e mezza quella della media degli altri paesi e il doppio di quella di tutto il pianeta). (rapporto di valutazione IPCC) Cambiamento dell’uso del suolo Da uso naturale o seminaturale a urbano, il passo è (stato) breve. Perdita di fertilità permanente, frammentazione del territorio, riduzione della biodiversità, alterazioni del ciclo idrogeologico, alterazioni microclimatiche: queste sono solo alcune delle conseguenze del consumo del suolo che circonda le città. Erosioni e desertificazione ne sono a loro volta, ovvia conseguenza. La perdita delle capacità fisiche, chimiche e biologiche del terreno è irreversibile. Abbandono delle campagne e espansione e urbana Le periferie urbanizzate dei grandi centri urbani crescono inesorabili a discapito delle campagne, ormai pressochè deserte. La vegetazione, abbandonata, finisce qui per crescere selvaggia: l’incendio in queste aree rurali è potenzialmente più pericoloso perché sono prossime alla città quindi a persone e beni. Fattore umano Che sia per dolo, o per mera distrazione, l’uomo nel 95% dei casi è direttamente responsabile per l’inizio di un incendio. Nel restante 5%, lo è indirettamente. Che fine ha fatto l’acqua? Coltivazioni Per coltivare un chilo di riso sono necessari circa 3400 litri d’acqua, 970 per un chilo di mele: l’agricoltura è sicuramente il settore più assetato, con il consumo del 51% della risorsa. Diverse le tecniche di risparmio idrico utilizzate sui campi italiani, in aiuto di coltivatori e ambiente: dall’irrigazione a goccia interna per ridurre l’evaporazione, al riuso delle acque. Ma senza le risorse economiche necessarie al settore idrico, l’acqua continua a essere dispersa. Piogge Le precipitazioni in Italia sono diminuite in media del 40% (sul Lago di Bracciano: -80% nel 2017): si attende un ulteriore -20% entro il 2051. Come se non bastasse, in futuro quando pioverà, lo farà con scariche tanto violente da non permettere al terreno di assorbirla, perché ormai troppo arida. L’Italia al momento resta comunque un Paese piovoso, con 300 miliardi di metri cubi d’acqua di precipitazioni l’anno, ma secondo Coldiretti solo l’11% viene trattenuto e utilizzato. Fonti fossili L’industria italiana che utilizza petrolio, carbone, gas naturale ogni anno consuma 160 milioni di metri cubi di acqua, pari all’incirca al fabbisogno annuale d’acqua di circa 2 milioni di persone. Il settore secondario, inclusa quella parte che utilizza fonti rinnovabili, consuma nel complesso circa il 21% delle risorse idriche del Paese. Guardando invece al sistema Europa, è circa del 44% la percentuale di acqua usata direttamente ed indirettamente negli impianti termici e nucleari, più di quanto consumato dalla somma del settore industriale e agricolo. La quota equivale al consumo annuale di circa 80 milioni di persone. (studio EEA, Agenzia europea dell’ambiente) Necessario agire e con tempestività La Protezione Civile stima che negli ultimi 30 anni sia andato perso circa il 12% del patrimonio forestale del Paese. “Appare difficile continuare a parlare della tropicalizzazione del clima come di un evento eccezionale da gestire in situazioni di emergenza, dal momento che gli indicatori di siccità rilevano ormai, dati stabili e costanti”, così Roberto Moncalvo, Presidente Coldiretti, all’Assemblea nazionale eccezionalmente dedicata alla situazione di crisi idrica del Paese, con conseguenti siccità ed incendi. “L’evidente accelerazione dello stato di riduzione della disponibilità di acqua, non solo per gli usi irrigui e di allevamento, ma anche per gli impieghi domestici, esige rapide modifiche anche negli stili di vita“. “Occorrono”, prosegue Moncalvo, “interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, potenziando la rete di invasi sui territori, creando bacini aziendali e utilizzando anche le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere l’acqua piovana”. I passi da fare nell’immediato: Aumentare e implementare l’early watching, per la prevenzione dei cosìddetti mega fires Pianificazione territoriale in maniera accurata, per intervenire sulla topografia di campagne e città Gestione agro-forestale a breve e lungo termine, per la gestione delle aree rurali Costruire nuovi bacini, per l’accumulo di acqua a uso agricolo e industriale Introdurre tecniche di riutilizzo delle acque reflue. ——————————————————————————————————————————– Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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