Depaving: cos’è e come funziona la deimpermeabilizzazione urbana contro il cambiamento climatico 06/07/2026
Indice degli argomenti Toggle Il gas russo e la nuova mappa delle fornitureRinnovabili in crescita, ma i prezzi restano il tallone d’AchilleLa capacità installata e il nodo del prezzo wholesaleIl nodo dell’interconnessione e le retiEfficienza energetica, edifici e fondiFAQ — Domande su REPowerEU e ItaliaCos’è il Piano REPowerEU e qual è il suo obiettivo principale?Entro quando l’Italia e l’UE smetteranno di importare gas russo?Perché i prezzi dell’elettricità in Italia sono i più alti d’Europa?Quali sono gli obiettivi dell’Italia per le energie rinnovabili nei prossimi anni?Cosa prevede la direttiva EPBD per il patrimonio edilizio italiano? A quattro anni dalla presentazione del Piano REPower EU in risposta all’aggressione russa contro l’Ucraina nel maggio 2022, che prevedeva di porre fine alla dipendenza dell’Europa dalle importazioni energetiche russe, la Commissione europea pubblica un bilancio dei progressi compiuti a livello generale e nei singoli Paesi. Per L’Italia l’analisi è piuttosto complessa. Il Rapporto “REPowerEU — 4 Years On“, corredato da 28 schede paese, ricorda che nel 2021 il 45% del gas importato nell’Unione europea proveniva dalla Russia. Le forniture energetiche erano concentrate su un unico fornitore dominante, i prezzi all’ingrosso volavano e la dipendenza strutturale dall’estero pesava su famiglie e industria. La risposta europea si è articolata su tre assi: ridurre i consumi, accelerare le rinnovabili, diversificare le fonti di approvvigionamento. Il gas russo e la nuova mappa delle forniture Il dato più significativo è la riduzione della dipendenza dal gas russo: a livello UE, la quota russa sul totale delle importazioni di gas è scesa dal 45% del 2021 al 12% nel 2025, passando da 152 miliardi di metri cubi (bcm) a 36 bcm. Il carbone russo è stato eliminato completamente dal mix energetico europeo; il petrolio è sceso dal 27% all’inizio del 2022 al 2% nel 2025. Tuttavia, nel 2025 l’UE ha ancora importato 36 miliardi di metri cubi di gas russo, 9,7 milioni di tonnellate di petrolio greggio e quasi 2.900 tonnellate di uranio in forma arricchita o di combustibile. Dati coerenti anche con quelli italiani: nel 2025, meno del 3% del fabbisogno nazionale è coperto da gas russo, contro i volumi significativi del periodo pre-crisi. La strategia italiana si è articolata sull’aumento delle importazioni dall’Algeria e dall’Azerbaijan, sulla crescita del GNL — 1,5 miliardi di m³ importati nel 2025 — e sull’attivazione di due unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione (FSRU): quella di Piombino, operativa, e quella di Ravenna, entrata in funzione nel gennaio 2026. Le due unità, con una capacità combinata di 10 bcm/anno, rimarranno operative fino a metà 2026 a Piombino, con trasferimento a Savona (Liguria) previsto entro ottobre 2026. A livello normativo, l’entrata in vigore, il 3 febbraio 2026, del Regolamento REPowerEU sul gas (2026/261) ha fissato scadenze vincolanti: stop alle importazioni di GNL russo entro la fine del 2026 e del gas via gasdotto entro il 30 novembre 2027, con un sistema armonizzato di sanzioni e misure di salvaguardia applicabili a tutti i Paesi membri. L’Italia ha trasmesso alla Commissione il proprio piano nazionale di diversificazione del gas come richiesto dal regolamento. Sul fronte geopolitico, una nota di attenzione riguarda lo Stretto di Hormuz: dalla sua chiusura non si registrano consegne di GNL dal Qatar verso l’UE, con una potenziale perdita stimata intorno a 1 miliardo di m³ al mese per i prossimi mesi, se la situazione dovesse prolungarsi. Rinnovabili in crescita, ma i prezzi restano il tallone d’Achille La capacità installata e il nodo del prezzo wholesale Il quadro italiano degli ultimi anni è stato caratterizzato dalla crescita delle rinnovabili. Nel 2025, la capacità complessiva installata da fonti rinnovabili ha raggiunto 78.277 MW, con un incremento del 9% rispetto ai 71.841 MW del 2024. Il fotovoltaico ha trainato la crescita con +16,2%, portando la capacità installata a 41,2 GW; l’eolico onshore ha raggiunto 13,6 GW (+4,7%). Nel 2025, le FER hanno coperto il 47,7% della generazione elettrica nazionale, leggermente al di sopra della media UE del 47%. A livello europeo, il solare e l’eolico forniscono ora il 31% dell’elettricità dell’Unione, superando per la prima volta i combustibili fossili nella generazione. A giugno 2025 per la prima volta, il solare è stato la principale fonte di elettricità generata nell’UE, con una quota del 22%. Eppure, proprio qui emerge la contraddizione strutturale del sistema elettrico italiano. Con una quota di combustibili fossili ancora al 52,3% della generazione elettrica — la quinta più alta nell’UE — il gas naturale mantiene un ruolo dominante nel price-setting marginale del mercato. Il risultato è che il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità in Italia ha raggiunto 116 €/MWh nel 2025, il valore più elevato nell’Unione europea, contro una media UE di 85 €/MWh. I prezzi al dettaglio per le famiglie si attestano a 0,329 €/kWh (quarto valore più alto in Europa), mentre per i consumatori industriali il costo dell’energia elettrica è di 203 €/MWh, ben al di sopra della media europea di 164 €/MWh. Indicatore Italia (2025) Media UE (2025) Prezzo wholesale elettricità 116 €/MWh 85 €/MWh Prezzo retail famiglie 0,329 €/kWh Sotto la media IT Prezzo retail industria 203 €/MWh 164 €/MWh Quota FER nella generazione elettrica 47,7% ~47% Capacità rinnovabile installata 78.277 MW — Quota fossili nella generazione elettrica 52,3% — Interconnessione elettrica 5,13% Target 15% (2030) Il nodo dell’interconnessione e le reti Il livello di interconnessione elettrica italiana è al 5,13%, significativamente al di sotto del target UE del 15% fissato per il 2030. Il Paese è collegato attraverso 30 linee transfrontaliere, ma rimane un importatore netto di elettricità, coprendone il 18% del proprio fabbisogno prevalentemente da Svizzera e Francia. Sono inoltre pendenti richieste di connessione per oltre 350 GW, un collo di bottiglia che rallenta l’integrazione delle nuove capacità rinnovabili. Per rispondere alla saturazione della rete, a febbraio 2026 l’Italia ha adottato il Decreto-Legge n. 21/2026, che semplifica le autorizzazioni per le infrastrutture di trasmissione strategica, riducendo l’iter a 12 mesi. È la base normativa su cui poggia il piano di Terna: oltre 25 miliardi di euro di investimenti entro il 2034 per integrare 70 GW di rinnovabili e ridurre il curtailment (ovvero la riduzione forzata dell’energia prodotta da un impianto rinnovabile — tipicamente solare o eolico — rispetto alla sua capacità potenziale in quel momento), stimato fino a 800 GWh nel 2025. Il rollout dei contatori intelligenti di seconda generazione ha già raggiunto oltre il 95% delle famiglie, abilitando un incremento significativo dei contratti dinamici e supportando circa 1,5 milioni di prosumer. Efficienza energetica, edifici e fondi L’efficienza energetica degli edifici rimane uno dei maggiori nodi. In Italia, il settore edilizio è responsabile del 37% dei consumi energetici totali. La Commissione europea, nel report “REPowerEU — 4 Years On”, invita esplicitamente l’Italia a presentare il proprio piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (National Building Renovation Plan), strumento previsto dal recepimento della direttiva EPBD, che fissa l’obiettivo di un parco edilizio altamente efficiente e decarbonizzato entro il 2050. A livello UE, la ristrutturazione degli edifici può generare risparmi annui fino a 881 euro per abitazione. Per quanto riguarda le pompe di calore, il mercato europeo ha vissuto un’altalena significativa: dopo il picco del biennio 2022–2023, con 2,7 milioni di unità vendute, le installazioni sono calate a 2,1 milioni nel 2024, per poi risalire a 2,3 milioni nel 2025, senza tuttavia recuperare i livelli precedenti. A frenare la domanda concorrono diversi fattori: l’elevato rapporto tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas, la carenza di installatori qualificati, i lunghi tempi di attesa, i costi di installazione ancora elevati e la discontinuità dei finanziamenti nazionali. La Heat Pump Accelerator Platform, partenariato tra la Commissione europea e l’European Heat Pump Association, ha proposto nel 2025 un pacchetto di misure per ridurre i costi di installazione e rendere il mercato più accessibile per i consumatori. Nel 2025, i veicoli elettrici hanno raggiunto il 17,4% delle vendite in Europa (1,9 milioni di unità), con un’ulteriore accelerazione nel 2026 (quota di mercato del 21% a marzo). I prezzi dei veicoli elettrici sono scesi del 4% nel 2025. Sul fronte dei meccanismi di incentivazione, per quanto riguarda l’Italia, il Rapporto cita il programma Superbonus (inserito nel PNRR come strumento per la riqualificazione energetica del patrimonio abitativo) e il Piano “Transizione 5.0“, che offre un credito d’imposta alle imprese per investimenti in rinnovabili. A settembre 2025, l’Italia ha aggiornato il sistema dei certificati bianchi (Titoli di Efficienza Energetica), estendendo il meccanismo al periodo 2025–2030 e introducendo obblighi di risparmio energetico per i distributori con più di 50.000 clienti. Nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, 2,2 miliardi di euro sono destinati alle comunità energetiche rinnovabili e all’autoconsumo collettivo nei piccoli comuni, con l’obiettivo di generare 2.500 GWh di energia rinnovabile da comunità entro il 2027 e contrastare la povertà energetica nelle aree svantaggiate. Sul versante dei fondi di coesione, l’Italia è il Paese dell’Unione che ha riallocato la quota più elevata in valore assoluto per le priorità energetiche nell’ambito della revisione di metà percorso dei programmi di coesione — 396 milioni di euro — intervenendo su sette programmi regionali e nazionali. Nell’ambito dell’RRF – Recovery and Resilience Facility (il principale strumento finanziario del piano NextGenerationEU varato dall’Unione europea nel 2021 in risposta alla crisi pandemica), il finanziamento di impianti agrivoltaici per una capacità totale di 2,28 GW rappresenta uno degli investimenti italiani più innovativi nel settore delle rinnovabili. A livello UE, l’RRF nel suo complesso — destinato a concludersi nel 2026, con tutte le milestone da completare entro il 31 agosto 2026 — ha già erogato quasi 400 miliardi di euro (69% dei fondi impegnati). I Paesi membri hanno allocato complessivamente 153,8 miliardi di euro a misure energetiche, il 27% del totale dei 577 miliardi stanziati. FAQ — Domande su REPowerEU e Italia Cos’è il Piano REPowerEU e qual è il suo obiettivo principale? Il Piano REPowerEU è stato lanciato dalla Commissione europea nel maggio 2022 in risposta all’invasione russa dell’Ucraina. Il suo obiettivo è porre fine alla dipendenza europea dalle importazioni di energia russa attraverso tre leve: riduzione dei consumi, accelerazione delle rinnovabili e diversificazione delle forniture. A quattro anni dalla sua adozione, la quota di gas russo sul totale delle importazioni UE è scesa dal 45% al 12%. Entro quando l’Italia e l’UE smetteranno di importare gas russo? Il Regolamento REPowerEU sul gas (2026/261), entrato in vigore il 3 febbraio 2026, fissa scadenze vincolanti: fine delle importazioni di GNL russo entro la fine del 2026 e stop al gas via gasdotto entro il 30 novembre 2027. L’Italia ha già ridotto la propria dipendenza al di sotto del 3% del fabbisogno nazionale nel 2025. Perché i prezzi dell’elettricità in Italia sono i più alti d’Europa? Nonostante la crescita delle rinnovabili, il 52,3% della generazione elettrica italiana dipende ancora da combustibili fossili, prevalentemente gas naturale. Poiché il gas fissa il prezzo marginale del mercato elettrico nella maggior parte delle ore, il prezzo wholesale risulta strutturalmente più elevato rispetto ai Paesi con un mix più decarbonizzato. Nel 2025, il prezzo medio all’ingrosso in Italia ha raggiunto 116 €/MWh, contro una media UE di 85 €/MWh. Quali sono gli obiettivi dell’Italia per le energie rinnovabili nei prossimi anni? L’Italia ha raggiunto 78.277 MW di capacità rinnovabile installata nel 2025, con le FER al 47,7% della generazione elettrica. L’obiettivo UE vincolante per il 2030 fissa una quota minima del 42,5% nel mix energetico complessivo, con aspirazione al 45%. Per raggiungerlo, sarà necessario accelerare ulteriormente la crescita di eolico e fotovoltaico, risolvere i colli di bottiglia nelle autorizzazioni e potenziare la rete di trasmissione. Cosa prevede la direttiva EPBD per il patrimonio edilizio italiano? La direttiva sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD), richiede a ogni Stato membro di elaborare un piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (National Building Renovation Plan) con l’obiettivo di trasformare il patrimonio residenziale e non residenziale in uno stock altamente efficiente e decarbonizzato entro il 2050. La Commissione ha esplicitamente sollecitato l’Italia — dove gli edifici coprono il 37% dei consumi energetici totali — a presentare la propria bozza di piano al più presto. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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