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Indice degli argomenti: Rinnovabili e transizione energetica: dove occorre intervenire Presidente Pinori, dove si è registrato un calo, per quanto riguarda le installazioni rinnovabili, solare ed eolico in particolare? Quali sono le richieste di Anie Rinnovabili? Potrà essere sufficiente il PNRR? Rinnovabili e transizione energetica: cosa chiede la filiera del biogas Nel prossimo PNRR, quali strumenti servono per stimolare e supportare il settore legato alla produzione biogas/biometano Che momento vive la filiera delle rinnovabili? Sarà possibile attuare la transizione energetica nei tempi richiesti? La crisi pandemica ha avuto riflessi in un panorama già complesso? Al momento non semplice si aggiungono anche gli obiettivi posti dall’Unione Europea in termini di produzione da rinnovabili e di efficienza energetica, oltre all’innalzamento della quota di riduzione delle emissioni. Obiettivi recepiti dagli Stati membri, Italia compresa. L’industria che opera nel settore come sta reagendo al momento? L’Osservatorio FER di ANIE Rinnovabili ha messo in luce come l’anno scorso le nuove installazioni di fotovoltaico, eolico e bioenergie abbiano subito un calo, lieve per il fotovoltaico (-15%), decisamente più forte per eolico (-79%) e bioenergie (-59%). Cosa fare allora per uscire dall’impasse e procedere verso uno sviluppo duraturo e sensibile delle rinnovabili? Abbiamo sentito per questo due rappresentanti delle principali associazioni del settore: Alberto Pinori, presidente di ANIE Rinnovabili, e Piero Gattoni, presidente CIB – Consorzio Italiano Biogas. Rinnovabili e transizione energetica: dove occorre intervenire A proposito di rinnovabili e transizione energetica, vale la pena segnalare la lettera interassociativa sottoscritta da Elettricità Futura, Assitol, EBS, ANPEB, DiTNE e rivolta al Ministro Roberto Cingolani in materia di revisione del PNIEC. In essa si segnala la necessità di fornire il giusto apprezzamento al comparto della produzione di energia da bio-masse liquide, solide e gassose. Per questo chiedono venga riconosciuto un loro adeguato contributo, valorizzando l’apporto delle biomasse al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi energetici posti dall’UE e dall’Italia. Ricordano che gli impianti di produzione di energia da biomasse garantiscono ad oggi la generazione di circa 20 TWh di energia elettrica, attraverso quasi 3.000 impianti, per una potenza totale installata pari a circa 4.200 MW. È un esempio di quanto le associazioni di settore intendano richiedere la giusta attenzione sulle rispettive filiere. Perché da qui passa il loro futuro. Alberto Pinori, presidente di ANIE Rinnovabili Questo impegno lo evidenzia da tempo anche ANIE Rinnovabili. Abbiamo incontrato per questo il suo presidente, cui abbiamo chiesto che momento viva la filiera delle rinnovabili. «Per quanto riguarda il fotovoltaico, non si può lamentare nel complesso. Malgrado sia calato nel 2020 rispetto al 2019 del 15% circa, questo decremento si è registrato nel periodo coincidente col lockdown e il conseguente arresto delle installazioni. Per quanto riguarda gli impianti, fino a 1 MW le installazioni ci sono state: quindi dal residenziale al commerciale, non si sono registrati particolari problemi. Presidente Pinori, dove si è registrato un calo, per quanto riguarda le installazioni rinnovabili, solare ed eolico in particolare? Si è scontato un calo sensibile negli impianti fotovoltaici utility scale, ossia quelli di taglia più grande. Un decremento motivato dalla burocrazia e dalle mancate autorizzazioni, non pervenute dalla PA, per dare avvio alla realizzazione degli impianti. Idem dicasi per l’eolico, che ha subito un calo ancora più significativo, penalizzato dalle mancate autorizzazioni. Da qui consegue la necessità di semplificazioni specie per impianti di grande taglia, valido per solare ed eolico. Serve, insomma, una capacità di sburocratizzare e di snellire le procedure, evitando blocchi ripetuti, perché le intenzioni di investire sul settore delle rinnovabili c’è. Questo sì che pesa molto di più del fattore pandemico in sé. Occorre cominciare a pensare che l’energia è un bene primario ed essenziale, cui nessuno può farne a meno». Posto questo, quali sono le richieste di Anie Rinnovabili per sbloccare l’impasse? Potrà essere sufficiente il PNRR? Il PNRR non è uno strumento sufficiente. Il mercato in questo momento non sta andando male. Tuttavia serve uno sblocco delle procedure per lo sviluppo degli impianti utility scale, come detto, ma per il resto misure come Superbonus 110%, ecobonus 50% stanno aiutando allo sviluppo. Bisogna comprendere, però, dove si voglia arrivare: se gli obiettivi sono quelli del PNIEC siamo ben lontani. In una visione a medio-lungo termine serve altro. In questo senso, per esempio, riguardo lo stesso Superbonus serve un prolungamento fino al 2023 e dal 2024 in avanti ipotizzare un decalage, una riduzione progressiva dell’incentivo. Questa idea non servirebbe solo per sostenere le rinnovabili di piccola taglia, ma per consolidare un trend che aiuterebbe anche l’occupazione che il Superbonus 110 e i conseguenti interventi di efficienza energetica in edilizia hanno favorito, dalla progettazione all’esecuzione dei lavori. E per gli impianti di taglia più grande? Per quanto riguarda le PMI, che costituiscono la stragrande maggioranza del tessuto produttivo italiano, esse sono interessate da impianti dai 50/100 kW fino a 1 MW. Qui potrebbe essere sufficiente un “FER 1 bis” che riguarda gli impianti iscritti ai registri e alle aste, facendo quindi un nuovo decreto che possa aiutare quella fascia, intervenendo anche in questo caso con delle semplificazioni burocratiche, e prolungare l’attuale decreto FER 1. Consiglieremmo anche di estendere su tutta l’Italia il bonus Sud per gli impianti fotovoltaici industriali di potenza complessiva non superiore ai 200 kW, che è sostanzialmente un credito di imposta che varia dal 25% fino al 45% e oggi valido per il Sud Italia. Infine varrebbe la pena di estendere il Superbonus 110 anche alle imprese, permettendo di effettuare interventi in termini di efficienza energetica e di ristrutturazione di tanti capannoni. Ribadisco: la strada maestra resta innanzitutto la semplificazione e lo snellimento degli iter autorizzativi. Per l’eolico serve invece anche un’incentivazione per risollevarlo dalle difficoltà in cui versa. Rinnovabili e transizione energetica: cosa chiede la filiera del biogas Piero Gattoni, presidente CIB – Consorzio Italiano Biogas Quanto pesa la crisi innescata dalla pandemia sui produttori di biogas/biometano? Il settore è essenziale per raggiungere gli obiettivi di una transizione energetica: «le aziende agricole che producono biogas e biometano non si sono mai fermate, nonostante il rallentamento dell’iter di alcuni provvedimenti strategici che dovrebbero delineare le prospettive future per il settore», afferma Piero Gattoni, presidente CIB – Consorzio Italiano Biogas. Presidente Gattoni, cosa ha rappresentato la pandemia per le aziende del settore? «La pandemia ha messo in risalto la strategicità della digestione anaerobica in agricoltura che, attraverso una fitta rete di aziende, ha continuato a valorizzare al meglio i sottoprodotti disponibili, servendo al contempo più mercati, proseguendo il cammino di decarbonizzazione. La crisi mostra l’importanza di un cambio di paradigma che punti alla tutela ambientale mantenendo alta la competitività dei diversi settori produttivi sempre più interconnessi tra loro. La rinnovata agenda di Governo che punta alla transizione ecologica per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dovrà favorire lo sviluppo di biogas e biometano agricolo per accelerare i percorsi virtuosi di economia circolare in linea con le esigenze dei diversi territori». Oltre a una giusta considerazione del biometano da agricoltura nel prossimo PNRR, quali altri strumenti servono per stimolare e supportare il settore legato alla produzione biogas/biometano? «Indubbiamente le risorse del PNRR rappresentano una grande opportunità di sviluppo per il nostro settore a cui dovrà però affiancarsi un quadro normativo chiaro e stabile che permetta di favorire gli investimenti e la loro bancabilità. La priorità in questo contesto è preservare il patrimonio impiantistico esistente, tutelando gli sforzi fatti in questi anni da una filiera interamente italiana». Quali sono le richieste specifiche? «Sul fronte della produzione di energia elettrica è importante dare immediata attuazione alla previsione normativa contenuta nella Legge di Bilancio 2020 con la quale si favorisce la riconversione in assetto flessibile degli impianti biogas che sono entrati in esercizio entro il 31 dicembre 2007 e che hanno terminato o stanno arrivando al termine del loro periodo incentivante. L’emanazione di tale provvedimento permetterebbe di promuovere nuovi investimenti nel settore primario e dare continuità alla produzione elettrica esistente, scongiurando il rischio della dismissione di questi impianti. Il settore attende anche l’emanazione del Decreto FER2, che rappresenta uno strumento fondamentale per la promozione delle fonti rinnovabili anche in ambito agricolo». E sul fronte della produzione di biometano? «Occorre dare piena attuazione a quanto previsto dal DM 2 marzo 2018, favorendo la riconversione a biometano degli impianti biogas agricoli esistenti e permettere anche al settore agricolo di contribuire attivamente alla decarbonizzazione del settore dei trasporti. Oltre a ciò, riteniamo fondamentale che venga ampliato il ventaglio delle destinazioni d’uso del gas rinnovabile verso gli usi di difficile elettrificazione. Più in generale, in un’ottica di scenario di lungo periodo, sarà importante aggiornare il PNIEC, rivedendo le stime relative al ruolo del biogas e del biometano nel percorso di transizione e, più in generale, dell’agricoltura nelle traiettorie strategiche di rilancio del nostro Paese». Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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