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Le coperture edilizie sono al centro di un profondo cambiamento. Non vengono più considerate semplicemente come elementi di protezione dell’edificio, ma come componenti evoluti, sostenibili e capaci di dialogare con l’ambiente urbano e naturale. Tetti verdi, soluzioni biosolari e sistemi blue-green rappresentano oggi approcci innovativi che offrono vantaggi in termini di risparmio energetico, gestione efficiente delle risorse e miglioramento del microclima, in linea con le normative più recenti e con le nuove esigenze di sostenibilità del comparto edilizio. Per architetti, progettisti e imprese di costruzione, la vera sfida è integrare queste soluzioni in modo coerente ed efficace, coniugando prestazioni tecnologiche, qualità estetica e valore sociale delle coperture all’interno del paesaggio urbano. Indice degli argomenti Toggle Le Comunità Energetiche: la nuova piazza del risparmio collettivoIntervista a Manuel Castoldi, presidente di Rete Irene*Le nuove tecnologie dei tettiTetti integratiBlue-Green Roof: gestione intelligente delle acqueTetti verdiCool Roof e superfici ad alta riflettanzaDigitalizzazione e monitoraggio intelligenteProgettazione avanzataCase study: riqualificazione del polo logistico di PiacenzaTetti ventilati: innovazione “discreta”TURF: la più grande fattoria sul tetto FAQ tetti intelligenti e sostenibili Perché oggi i tetti sono considerati una “quinta facciata” dell’edificio?Che ruolo hanno i tetti nella Direttiva europea “Case Green”?Cosa sono i Gruppi di Autoconsumo Collettivo (GAC) e perché rendono i tetti “smart”?Quali sono le principali tecnologie innovative per le coperture?I tetti intelligenti sono adatti anche agli edifici esistenti? La Direttiva europea “Case Green”, inserita nella revisione della Energy Performance of Buildings Directive (2024), mira a cambiare profondamente il modo in cui gli edifici vengono costruiti, ristrutturati e utilizzati nell’Unione Europea, con l’obiettivo di ridurre i consumi energetici e le emissioni di CO₂ e di arrivare, entro il 2050, a un patrimonio edilizio a emissioni quasi zero. Gli Stati membri devono tradurre questi obiettivi in piani nazionali di ristrutturazione energetica, fissando tappe intermedie già tra il 2030 e il 2035 per abbattere in modo significativo i consumi medi degli edifici residenziali. In questo panorama un ruolo centrale è affidato ai tetti, che diventano superfici strategiche per la transizione energetica: la direttiva prevede infatti l’installazione progressiva di impianti solari sui tetti degli edifici pubblici, dei grandi immobili non residenziali e, in seguito, anche dei nuovi edifici residenziali e dei parcheggi coperti. Viene riconosciuto il valore dei tetti verdi, considerati soluzioni capaci di migliorare l’isolamento, favorire la biodiversità urbana, gestire l’acqua piovana e contrastare l’isola di calore, contribuendo così agli obiettivi di efficienza energetica e resilienza climatica, pur senza imporne l’adozione obbligatoria. Gli edifici devono anche essere progettati come “solar ready”, cioè pronti ad accogliere in futuro impianti fotovoltaici o solari termici. La direttiva è già entrata in vigore e dovrà essere recepita dagli Stati membri entro maggio 2026, mentre le misure verranno applicate in modo graduale tra il 2026 e il 2035, con l’obiettivo di avere nuovi edifici a emissioni zero dal 2030. In questo quadro, i tetti assumono un’importanza decisiva perché consentono di produrre energia rinnovabile, migliorare il comfort abitativo e ridurre in modo concreto l’impatto ambientale degli edifici. Le Comunità Energetiche: la nuova piazza del risparmio collettivo Intervista a Manuel Castoldi, presidente di Rete Irene* Che cos’è Rete Irene e qual è l’obiettivo per cui nasce? Rete Irene è un gruppo di imprese che nasce con l’obiettivo di individuare gli interventi più efficaci di riqualificazione energetica degli edifici esistenti, che permettono di risparmiare concretamente sulle bollette ed essere parte attiva del percorso virtuoso dettato dalla Direttiva Case Green. Tra le diverse iniziative che coinvolgono Rete Irene c’è lo SGRE, acronimo di Stati Generali del Rinnovamento Energetico, un evento dedicato a tecnici, amministratori, imprese e organizzazioni, pensato per affrontare concretamente le sfide della transizione energetica negli edifici esistenti. Nell’ultima edizione sono stati esposti i risultati del Protocollo di Certificazione Rete IRENE e l’Agenzia per l’energia Alto Adige – CasaClima, sottoscritto nel febbraio 2019, un accordo di collaborazione dal punto di vista tecnico scientifico, con la volontà di adeguare gli interventi di riqualificazione energetica verso uno standard molto elevato ed accurato. Sono 44 gli interventi certificati che hanno conseguito una riduzione del fabbisogno energetico di minimo il 50%. Su quali edifici intervenite? Interveniamo su quelli più energivori e vetusti nelle periferie, dove è presente una maggiore necessità di ridurre i costi e vi sono più situazioni di povertà energetica, in questi contesti c’è maggiore bisogno di creare un valore patrimoniale per le famiglie Nelle riqualificazioni energetiche quanto influisce la presenza di un sistema tecnologico in copertura, e quali sono oggi i sistemi più performanti? Voglio rispondere a questa domanda da un’angolazione più ampia che non sia solo un elenco delle diverse tecnologie comunque validissime, cito ad esempio i pacchetti di isolamento che includo nuovi sistemi per la ventilazione controllata, con finiture in coppo, tegola o alluminio, tetti con coperture piane che possono essere adibiti anche a tetti verdi. Tutte soluzioni molto valide e studiate “taylor made”, quindi cucite sugli edifici. Però proprio parlando di tetti, l’importanza che oggi hanno le coperture, rispetto a qualche anno fa, è la possibilità di diventare smart ospitando piccole comunità energetiche, le cosiddette GAC, acronimo di Gruppo di Autoconsumo Collettivo, sorte, grazie alla nuova normativa, dal 2024 in poi. Come funzionano i Gruppi di Autoconsumo Collettivo sui tetti? Grazie all’installazione di un impianto fotovoltaico sul tetto, le famiglie hanno la possibilità di costituire una comunità energetica condominiale attraverso la quale si può utilizzare l’energia solare non solo per le parti comuni, ma anche e soprattutto con significative ricadute in ambito privato. L’energia prodotta in eccesso può essere venduta in rete come produzione di energia da fonti rinnovabili, rappresentando un gettito costante di denaro quotidiano. Questi fondi garantiscono al condominio una triplice opportunità: finanziare futuri lavori di riqualificazione, erogare benefici economici diretti alle famiglie o abbattere gli oneri di gestione ordinaria. I tempi di ritorno degli investimenti sono generalmente brevi: circa 7/8 mesi, anche perché essendo il rapporto contrattuale con il GSE ventennale, il gestore riconosce un prezzo fisso per l’energia messa in rete su cui si può contare. Oggi più che mai l’energia diventa non solo risparmio ma anche una leva finanziaria importante per affrontare il prossimo periodo di investimenti in riqualificazione energetica. *Rete Irene: un network di imprese nato nel 2013 che promuove la riqualificazione energetica degli edifici esistenti in modo integrato. Le nuove tecnologie dei tetti Le nuove tecnologie dei tetti raccontano una storia di innovazione, sostenibilità e intelligenza costruttiva, dove materiali evoluti e soluzioni smart dialogano con l’ambiente e con chi lo abita. Dalla produzione di energia alla gestione del clima, il tetto smette di essere un semplice confine e si trasforma in una superficie viva, capace di migliorare il comfort, ridurre l’impatto ambientale e ridisegnare il modo in cui pensiamo gli edifici. Ecco alcuni esempi di soluzioni tecnologiche ma anche tecniche. Tetti integrati I tetti biosolari rappresentano una nuova fase nell’evoluzione dei tetti verdi, perché uniscono la presenza della vegetazione alla produzione di energia. In queste coperture il verde convive con i pannelli fotovoltaici, permettendo di generare energia pulita direttamente dall’edificio. In questo modo lo spazio viene sfruttato meglio e le superfici orizzontali non restano inutilizzate. La vegetazione non viene eliminata, ma integrata con i pannelli solari, creando un sistema equilibrato. Questa combinazione contribuisce a migliorare il microclima intorno all’edificio e aiuta a regolare la temperatura, riducendo il surriscaldamento. Grazie a queste caratteristiche, i tetti biosolari possono aumentare l’efficienza energetica complessiva dell’edificio e rendere l’architettura più sostenibile. Tetti biosolari – Img by Resenfix RF Solargründach I tetti verdi fotovoltaici, alias biosolari, combinano le coperture a verde con impianti fotovoltaici in un sistema integrato. L’unione tra impianti fotovoltaici e tetti verdi dà vita a una soluzione molto efficiente. Il peso dell’impianto viene distribuito in modo uniforme sulla superficie verde, evitando i carichi concentrati tipici degli ancoraggi in calcestruzzo. Un altro grande vantaggio riguarda la temperatura. I tetti verdi mantengono la superficie molto più fresca, con valori che in genere si attestano tra i 25 e i 35 gradi, mentre un tetto tradizionale impermeabilizzato può arrivare in estate fino a 80 o 90 gradi. Questa differenza ha un effetto diretto sull’efficienza dei pannelli fotovoltaici, che diminuisce quando la temperatura supera i 25 gradi, con una perdita di circa lo 0,5% per ogni grado in più. Grazie al tetto verde, i pannelli lavorano quindi in condizioni migliori e producono più energia. Struttura tetto solare Rasenfix Le strutture di supporto sono anche molto versatili e consentono il montaggio della maggior parte dei moduli solari standard, con inclinazioni di 10, 15 o 20 gradi. Proprio per questa complessità, la combinazione tra fotovoltaico e tetto verde richiede competenze tecniche elevate già in fase di progettazione. Dal punto di vista tecnico, il sistema ha un peso che parte da circa 135 kg al metro quadrato e uno spessore minimo di substrato di 8-12 cm. A seconda dello spessore del substrato, i tetti verdi solari possono raggiungere anche i 200 kg/m². La vegetazione è composta da sedum, una pianta resistente e adatta a questo tipo di copertura. Il tetto verde è in grado di trattenere annualmente dal 40% al 50% dell’acqua piovana e può accumulare circa 36 litri d’acqua per metro quadrato, contribuendo così alla gestione sostenibile delle risorse idriche. Blue-Green Roof: gestione intelligente delle acque Un passo ulteriore nel percorso verso l’integrazione è segnato dai Blue-Green Roof, soluzioni che uniscono la presenza del verde a sistemi evoluti per la gestione delle acque meteoriche. Diversamente dai tetti verdi tradizionali, queste coperture sono pensate per intercettare la pioggia, conservarla e renderla nuovamente disponibile, trasformando l’acqua in una risorsa preziosa. In questo modo, contribuiscono a limitare i problemi causati da precipitazioni particolarmente intense e, allo stesso tempo, garantiscono una riserva idrica utile nei periodi di maggiore siccità. La capacità di trattenere l’acqua direttamente in copertura permette inoltre di ridurre il deflusso superficiale e di alleggerire la pressione sui sistemi fognari urbani, mentre la combinazione tra acqua e vegetazione favorisce un miglior controllo delle temperature, migliorando il comfort e le prestazioni ambientali dell’edificio. Tetti verdi I tetti verdi e i giardini pensili rappresentano oggi una delle espressioni più mature e allo stesso tempo dinamiche dell’integrazione tra natura e architettura. Diffusi ormai tanto negli edifici residenziali quanto in quelli destinati ad altri usi, questi sistemi permettono di trasformare le coperture in superfici vive, dove la vegetazione diventa parte integrante della costruzione. A seconda delle soluzioni adottate, possono dar vita a veri e propri spazi verdi accessibili oppure a strati vegetali più semplici, progettati per richiedere una manutenzione minima. Oltre al valore estetico, i tetti verdi svolgono un ruolo importante nel migliorare le prestazioni energetiche degli edifici, contribuendo all’isolamento naturale e riducendo il fabbisogno di energia per il riscaldamento e il raffrescamento. La presenza del verde favorisce inoltre l’abbassamento delle temperature urbane grazie ai processi di evapotraspirazione, contrastando l’effetto isola di calore, e offre nuove opportunità per la biodiversità in città, con benefici diretti anche sulla qualità dell’aria. Cool Roof e superfici ad alta riflettanza Nelle città sta prendendo piede una soluzione capace di incidere in modo significativo sul microclima urbano: l’impiego di coperture progettate per respingere gran parte della radiazione solare. Grazie all’uso di materiali con superfici altamente riflettenti, questi tetti “cool roof” assorbono meno calore e contribuiscono a contenere il surriscaldamento delle superfici, contrastando il fenomeno dell’isola di calore. Il risultato è un ambiente interno più confortevole, con temperature più stabili, e una maggiore protezione della struttura della copertura nel tempo, che risente meno delle sollecitazioni termiche. Inoltre, queste soluzioni possono essere valorizzate all’interno di protocolli di edilizia sostenibile come quelli del Green Building e del sistema LEED, offrendo anche il vantaggio di prolungare la durata dei materiali e di rallentarne il naturale processo di deterioramento. Digitalizzazione e monitoraggio intelligente Un tetto può definirsi davvero “intelligente” quando è in grado di comunicare. L’integrazione di sensori IoT consente oggi di monitorare in tempo reale parametri come temperatura, umidità, irraggiamento solare e stato di efficienza degli impianti. Questi dati, elaborati da sistemi di gestione dell’edificio (BMS), permettono una manutenzione predittiva e un’ottimizzazione continua delle prestazioni. In prospettiva, l’uso dell’intelligenza artificiale potrà rendere le coperture ancora più adattive, capaci di reagire automaticamente alle condizioni climatiche o ai picchi di consumo energetico, migliorando resilienza e durata nel tempo. Progettazione avanzata L’idea di progresso in questo ambito va ben oltre la scelta di nuovi materiali e coinvolge il modo stesso in cui si concepisce e si sviluppa il progetto, grazie all’uso congiunto del BIM e delle tecnologie digitali, che permettono di immaginare e definire coperture articolate con un livello di accuratezza molto più elevato, prevedendo fin dalle prime fasi il comportamento energetico, le conseguenze sull’ambiente e i costi complessivi lungo l’intera vita dell’edificio. Questo approccio digitale rende più fluido il dialogo tra le diverse competenze professionali coinvolte, supporta analisi energetiche approfondite e consente di affinare le scelte progettuali prima della realizzazione, migliorando l’efficacia e la qualità delle soluzioni adottate. Case study: riqualificazione del polo logistico di Piacenza Il Piacenza Logistics Hub, cuore dell’intermodalità logistica italiana grazie a una rete capillare di collegamenti stradali e ferroviari, è stato al centro di un importante intervento di riqualificazione pensato per rispondere alla crescita continua del settore e, allo stesso tempo, rinnovare le parti esistenti della struttura. Nel 2024 Generali Real Estate ha incaricato GSE Italia di sviluppare un nuovo complesso logistico nell’area di Le Mose, alle porte della città, ponendo come condizioni imprescindibili l’elevata qualità tecnica, l’attenzione all’ambiente, l’efficienza energetica e la tutela della biodiversità. Il progetto ha portato alla realizzazione di nuovi edifici per circa 88.000 metri quadrati, affiancati da interventi su coperture, spazi esterni, uffici, impianti e infrastrutture, con un approccio integrato e orientato alle prestazioni. In questo contesto, le scelte costruttive sono state guidate anche dall’evoluzione delle normative legate alla sicurezza antincendio e alla diffusione di grandi impianti fotovoltaici, tema sul quale la consulenza tecnica di ROCKWOOL ha avuto un ruolo determinante, fornendo analisi basate su dati certificati e soluzioni conformi ai requisiti di legge. L’adozione di pannelli in lana di roccia per le coperture ha consentito di coniugare incombustibilità, durabilità, isolamento termoacustico e compatibilità con estese installazioni fotovoltaiche, garantendo al tempo stesso comfort, sicurezza e sostenibilità lungo l’intero ciclo di vita dell’edificio. Tetti ventilati: innovazione “discreta” Negli ultimi anni il tetto ventilato si è affermato come una delle soluzioni più interessanti nel panorama delle coperture innovative, soprattutto per chi lavora sull’incontro tra architettura e sostenibilità. La sua forza non risiede solo nella stratigrafia tecnica, ma nella capacità di dialogare in modo intelligente con il clima, sfruttando principi fisici semplici per migliorare il comfort abitativo e l’efficienza energetica dell’edificio. Il cuore del sistema è l’intercapedine d’aria posta tra lo strato isolante e il manto di copertura. In questo spazio, apparentemente invisibile, avviene un processo continuo di ventilazione naturale: l’aria entra dal basso, si riscalda, sale ed esce in sommità, trascinando con sé il calore in eccesso e l’umidità. In estate questo meccanismo riduce in modo significativo il surriscaldamento degli ambienti sottostanti, mentre in inverno contribuisce a mantenere asciutti gli strati isolanti, preservandone nel tempo le prestazioni. Dal punto di vista progettuale, il tetto ventilato rappresenta una risposta concreta alle sfide poste dal cambiamento climatico. La sua capacità di attenuare le escursioni termiche si traduce in minori consumi energetici per la climatizzazione e in un maggiore benessere interno, senza ricorrere a soluzioni impiantistiche complesse. Non a caso, questa tipologia di copertura trova applicazione tanto negli edifici di nuova costruzione quanto negli interventi di riqualificazione del patrimonio esistente, dove diventa uno strumento efficace per migliorare le prestazioni senza alterare l’identità architettonica. Anche sul piano della durabilità il tetto ventilato introduce un cambio di paradigma. La ventilazione continua limita la formazione di condense e prolunga la vita dei materiali, riducendo la necessità di manutenzione nel lungo periodo. In un’ottica di sostenibilità integrata, questo significa non solo risparmio energetico, ma anche riduzione dell’impatto ambientale legato al ciclo di vita della copertura. Il tetto ventilato, infine, si inserisce in una visione dell’architettura sempre più attenta ai sistemi passivi e alla qualità costruttiva. Non è una soluzione “visibile” o spettacolare, ma un’innovazione silenziosa che lavora nel tempo, trasformando la copertura da semplice elemento di protezione a componente attiva del progetto, capace di contribuire in modo concreto all’equilibrio tra comfort, prestazioni e rispetto dell’ambiente. Casa sotto i pioppi a Murgle – Credit Img @TOMAZ-GREGORIC La Casa sotto i pioppi a Murgle (quartiere di Lubiana, Slovenia) è una residenza prefabbricata in legno, progettata dagli architetti Ivan e Marta Ivanšek tra gli anni ’60 e ’80. Un elemento chiave delle abitazioni del quartiere sono i tetti ventilati, che garantiscono un clima interno confortevole, nonostante le case siano costruite su terreno paludoso senza impermeabilizzazione delle fondazioni. Durante la ristrutturazione (di OFIS Arhitekti), la casa originale in amianto è stata sostituita da una struttura in legno lamellare incrociato, mantenendo però lo stesso involucro esterno. Il tetto, ora allungato per collegare l’abitazione principale all’ampliamento vetrato verso il parco, continua a svolgere la funzione di tetto ventilato, contribuendo all’efficienza termica, al comfort interno e alla protezione dagli agenti atmosferici. TURF: la più grande fattoria sul tetto Nel contesto della crisi climatica, la crescente mancanza di cibo e acqua costituisce una seria minaccia per l’umanità. Città come Bangkok e molte aree del Sud-est asiatico, un tempo basate su sistemi agricoli prosperi, hanno sofferto gli effetti di un’urbanizzazione rapida e poco controllata. Per tutelare la sicurezza alimentare globale e il benessere delle persone e dell’ambiente, è necessario ripensare gli spazi urbani inutilizzati come luoghi di produzione alimentare sostenibile. In questa direzione si inserisce la Thammasat University Rooftop Farm (TURF), la più grande fattoria biologica su tetto dell’Asia, realizzata riconvertendo oltre 236.000 piedi quadrati di superfici inutilizzate. Thammasat University Rooftop Farm – Credit Panoramic Studio / LANDPROCESS Il progetto, di LANDPROCESS, unisce architettura del paesaggio e tradizione agricola, ispirandosi alle terrazze di riso per integrare coltivazioni sostenibili, energie rinnovabili, gestione delle acque e dei rifiuti, oltre a spazi pubblici. La struttura a tumulo richiama la figura del dottor Puey Ungphakorn, illustre economista e accademico thailandese, e il significato simbolico del suo nome, legato all’idea di nutrimento (“Puey” in thailandese significa “montagnola sotto l’albero” o “nutrimento”. Credit Panoramic Studio / LANDPROCESS L’architettura di TURF, caratterizzata da una struttura a gradoni che ricorda una montagna, è un omaggio diretto a questo significato e alla figura del dottor Puey. Grazie a terrazze verdi e tecnologie avanzate, il tetto rallenta e filtra l’acqua piovana con un’efficienza nettamente superiore rispetto ai tetti tradizionali. L’acqua raccolta scorre lungo le superfici coltivate, irrigando le piante e alimentando quattro bacini di accumulo destinati a prevenire allagamenti e a garantire riserve idriche nei periodi di siccità. Credit Panoramic Studio / LANDPROCESS Il progetto sfrutta la morfologia del tetto per creare spazi collettivi, tra cui un grande anfiteatro panoramico, e utilizza pannelli solari capaci di produrre energia per l’irrigazione e per l’edificio sottostante. TURF rappresenta così una risposta concreta e ottimistica alla crisi ambientale, favorendo il ritorno delle pratiche agricole in città. Attraverso attività educative dedicate all’agricoltura e agli ecosistemi locali, il progetto forma nuove generazioni consapevoli, capaci di affrontare le sfide climatiche e di progettare città più sostenibili in futuro. FAQ tetti intelligenti e sostenibili Perché oggi i tetti sono considerati una “quinta facciata” dell’edificio? Perché non sono più solo elementi di protezione, ma superfici attive che contribuiscono all’efficienza energetica, alla produzione di energia rinnovabile, alla gestione dell’acqua e al miglioramento del microclima urbano, diventando parte integrante del progetto architettonico e ambientale. Che ruolo hanno i tetti nella Direttiva europea “Case Green”? La Direttiva riconosce i tetti come superfici strategiche per la transizione energetica, promuovendo l’installazione di impianti solari, la progettazione di edifici “solar ready” e valorizzando soluzioni come tetti verdi e sistemi integrati, fondamentali per ridurre consumi ed emissioni di CO₂. Cosa sono i Gruppi di Autoconsumo Collettivo (GAC) e perché rendono i tetti “smart”? I GAC permettono ai condomini di produrre e condividere energia rinnovabile tramite impianti fotovoltaici installati sui tetti, generando risparmi economici e nuove risorse finanziarie per la gestione e la riqualificazione degli edifici. Quali sono le principali tecnologie innovative per le coperture? Tra le soluzioni più avanzate ci sono i tetti verdi, i tetti biosolari che integrano verde e fotovoltaico, i Blue-Green Roof per la gestione intelligente dell’acqua, i cool roof ad alta riflettanza e i sistemi di monitoraggio digitale basati su sensori e IoT. I tetti intelligenti sono adatti anche agli edifici esistenti? Sì, molte soluzioni – come tetti ventilati, sistemi fotovoltaici e coperture verdi leggere – sono particolarmente efficaci negli interventi di riqualificazione, migliorando comfort, prestazioni energetiche e valore patrimoniale senza alterare l’identità architettonica. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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