Electricity Market Report 2025: l’Italia verso un mercato elettrico rinnovabile, partecipato e flessibile

L’“Electricity Market Report 2025” dell’Energy&Strategy del Politecnico di Milano racconta un sistema elettrico nazionale in rapida trasformazione. Crescono le comunità energetiche, avanza lo storage e si rafforza la flessibilità: l’Italia è più vicina a un modello di mercato partecipato, rinnovabile e resiliente.

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Electricity Market Report 2025: l’Italia verso un mercato elettrico rinnovabile, partecipato e flessibile

Presentato l’Electricity Market Report 2025 realizzato dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, una delle analisi più autorevoli sulle dinamiche di evoluzione del sistema elettrico nazionale.

Nel corso dell’ultimo anno, il peso delle fonti rinnovabili sul totale della produzione è salito al 49%, un risultato importante ma ancora distante dal 63% fissato dal PNIEC al 2030.

Tuttavia, segnali incoraggianti arrivano dalla diffusione delle configurazioni di autoconsumo diffuso e, in particolare, delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), che rappresentano oggi il simbolo di un nuovo paradigma energetico fondato sulla condivisione, sulla partecipazione e sulla prossimità territoriale.

Secondo lo studio, le configurazioni di autoconsumo attive in Italia a maggio 2025 sono 876, ben 19 volte di più rispetto al 2024, quando erano appena 46. Di queste, 421 sono Comunità Energetiche Rinnovabili, segno tangibile di un fenomeno che sta passando dalla fase pionieristica a una dimensione di sistema. Lombardia e Piemonte, pur mantenendo il primato con 141 e 114 configurazioni, rappresentano oggi solo il 29% del totale: la crescita si è ormai estesa a tutto il Paese, con Sicilia, Veneto, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna tra le regioni più dinamiche.

“Le quantità in gioco, in termini di utenti e potenza da rinnovabili installata, sono ancora contenute – sottolinea Davide Chiaroni, vicedirettore di Energy&Strategy e responsabile dello studio – ma nello scenario più ambizioso, se rimosse alcune barriere burocratiche e normative, potremmo arrivare a 2,7 GW di potenza installata entro il 2030, più della metà dei 5 GW incentivabili. Questo contribuirebbe in modo concreto alla produzione nazionale di energia solare e al raggiungimento degli obiettivi PNIEC”.

Comunità energetiche e autoconsumo diffuso: parola chiave partecipazione

Dietro la crescita delle comunità energetiche c’è un profondo cambiamento culturale. Il modello tradizionale di produzione centralizzata lascia spazio a una generazione diffusa, locale e condivisa, dove cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni diventano protagonisti del processo di transizione energetica. Tuttavia, non mancano le difficoltà: le dimensioni delle configurazioni restano ridotte – mediamente 17 kW di potenza e 4 utenze – e la costituzione di una CER può richiedere dai 12 ai 27 mesi, a causa di iter complessi e scarsa conoscenza delle procedure.

Le configurazioni attive coprono complessivamente 85 MW, di cui 44 MW riferiti alle sole Comunità Energetiche Rinnovabili, e l’80% delle iniziative coinvolge non più di 10 utenze. Numeri che indicano un potenziale ancora inespresso ma diffuso capillarmente, con la possibilità di una crescita esponenziale nei prossimi anni.

Il Rapporto propone alcune linee di azione per accelerare il percorso: una proroga della scadenza del 31 dicembre 2027 per l’accesso alla tariffa incentivante, la semplificazione dei procedimenti autorizzativi per gli impianti rinnovabili e il rafforzamento degli strumenti informativi rivolti a cittadini e PMI.

In questo contesto, un segnale concreto arriva dal DM 127 del 16 maggio 2025, che ha esteso il contributo PNRR a fondo perduto fino al 40% anche alle configurazioni situate in Comuni con meno di 50 mila abitanti. Si tratta di una novità significativa, che amplia la platea dei beneficiari e può favorire la nascita di nuove comunità energetiche nelle aree periurbane e nei centri medi, oltre che nei piccoli Comuni.

Nel frattempo, le fonti rinnovabili hanno raggiunto 80 GW di potenza installata, pari al 56% della capacità complessiva nazionale. La ripartizione vede 40 GW di fotovoltaico e 22 GW di idroelettrico, seguiti da eolico, bioenergie e geotermia. Nel 2024 le rinnovabili hanno prodotto 130 TWh di elettricità, il 49% della produzione totale. Resta ampio il divario rispetto ai target al 2030, che prevedono 131 GW di capacità FER e una produzione superiore del 75% rispetto ai valori attuali, ma l’espansione delle configurazioni di autoconsumo e la spinta dello storage mostrano che la direzione è quella giusta.

Storage e flessibilità: le nuove fondamenta del sistema elettrico

Il secondo asse della trasformazione individuato dal Rapporto è rappresentato dalla flessibilità del sistema e dalla diffusione dei sistemi di accumulo, elementi indispensabili per compensare la crescente quota di generazione non programmabile. Nel 2024, i sistemi di accumulo elettrochimico installati in Italia hanno superato le 700.000 unità, con una capacità complessiva di 13 GWh, in aumento dell’85% rispetto all’anno precedente. A sorprendere è il balzo dei sistemi centralizzati, cresciuti di quasi sette volte e ora protagonisti delle nuove installazioni, con il 58% della capacità aggiuntiva.

La recente asta del MACSE (Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico), conclusa il 30 settembre, ha assegnato 10 GWh di BESS, saturando il fabbisogno previsto ma partendo da un’offerta quattro volte superiore. Si tratta di un segnale di forte interesse del mercato, che guarda al 2030 con l’obiettivo di raggiungere 58 GWh di sistemi di storage centralizzati, un traguardo ambizioso ma ormai alla portata.

Sul fronte della flessibilità, il Rapporto dedica ampio spazio all’evoluzione dei meccanismi di flessibilità globale e locale, elementi chiave per la stabilità del sistema elettrico nazionale. Dopo una lunga fase sperimentale, la flessibilità globale, ossia quella operata sulla rete di trasmissione, ha dato risultati meno promettenti del previsto: si è registrato un sensibile calo della partecipazione dei Balancing Service Providers (BSP) e un impatto ancora marginale delle risorse distribuite sul dispacciamento. Al contrario, i segnali più incoraggianti arrivano dai progetti di flessibilità locale, attivi sulle reti di distribuzione, che pur trovandosi in una fase ancora embrionale mostrano un deciso incremento della partecipazione nel 2025 e un forte potenziale di crescita nei prossimi anni. Questi modelli risultano più coerenti con l’approccio decentralizzato e partecipato del nuovo mercato elettrico, in cui la generazione diffusa, lo storage e le comunità energetiche diventano attori attivi dell’equilibrio di rete.

Come osserva Vittorio Chiesa, direttore dell’Energy&Strategy, “ci sono segnali incoraggianti sull’evoluzione del mercato elettrico, che dovrà essere rinnovabile, partecipato e flessibile. La crescita delle comunità energetiche, dei sistemi di storage e delle soluzioni di flessibilità rappresenta il nucleo su cui costruire il futuro energetico del Paese”.

In un contesto ancora segnato dalla volatilità dei prezzi – con il PUN medio 2025 a 120 €/MWh, in risalita rispetto al 2024, e i prezzi del Mercato del Bilanciamento “a salire” passati da 138 a 188 €/MWh tra 2019 e 2024 – il quadro tracciato dal Politecnico di Milano dimostra che la transizione è in corso. Il sistema elettrico italiano si sta avvicinando, passo dopo passo, a un modello più resiliente e inclusivo, in cui la produzione distribuita, lo stoccaggio e la partecipazione collettiva non sono più visioni di domani, ma i pilastri del presente.

FAQ – Electricity Market Report 2025

Quante sono oggi le Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia?

Secondo l’ultimo Electricity Market Report dell’Energy&Strategy del Politecnico di Milano, a maggio 2025 risultano 876 configurazioni di autoconsumo diffuso, di cui 421 sono Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Si tratta di un incremento di 19 volte rispetto al 2024, quando erano soltanto 46. Le regioni più attive sono Lombardia, Piemonte, Sicilia e Veneto.

Qual è la potenza complessiva installata nelle CER e nelle configurazioni di autoconsumo?

Le configurazioni attive coprono complessivamente 85 MW, di cui 44 MW riferiti alle sole CER. La dimensione media è ancora contenuta – circa 17 kW per 4 utenze – ma il potenziale di crescita è enorme. Nello scenario più ambizioso delineato dal Politecnico, entro il 2030 la potenza complessiva installata potrebbe raggiungere 2,7 GW, oltre la metà del contingente incentivabile nazionale.

Cosa cambia con il DM 127/2025 per le Comunità Energetiche?

Il Decreto MASE 127 del 16 maggio 2025 ha esteso il contributo PNRR a fondo perduto fino al 40% anche alle configurazioni situate in Comuni con meno di 50 mila abitanti. La misura amplia la platea dei beneficiari e può stimolare la diffusione delle CER anche nelle aree periurbane e nei centri di media dimensione, superando il precedente limite dei 5 mila abitanti.

Qual è il ruolo dei sistemi di accumulo nella transizione energetica italiana?

Nel 2024 l’Italia ha superato le 700.000 installazioni di sistemi di accumulo elettrochimico, per una capacità complessiva di 13 GWh, in crescita dell’85% sull’anno precedente. L’asta MACSE del settembre 2025 ha assegnato 10 GWh di sistemi BESS, a fronte di un’offerta quattro volte superiore. L’obiettivo nazionale al 2030 è arrivare a 58 GWh di storage centralizzato, una sfida ambiziosa ma essenziale per la piena integrazione delle rinnovabili e la stabilità della rete.

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Solare fotovoltaico, Sostenibilità e Ambiente, Storage - Sistemi di accumulo

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