Idrogeno verde e investimenti: basta fossili, 73 miliardi sulla transizione energetica

Il rincaro del gas ha incrementato gli investimenti sull’idrogeno verde, che hanno toccato i 73 miliardi di dollari, segnala un report di Carbon Tracker. Gli ostacoli ci sono, ma la ricerca prosegue

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Idrogeno verde e investimenti: basta fossili, 73 miliardi sulla transizione energetica

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È giunta l’ora dell’idrogeno verde: gli investimenti degli ultimi mesi confermano la tendenza di aumento della produzione dell’idrogeno da elettrolisi. La leva della crescita di questo importante elemento della transizione energetica è da ricercare nella guerra in Ucraina. Proprio così: il conflitto e le conseguenze innescate, compreso il caro energia, hanno contribuito al raggiungimento di 73 miliardi di dollari di nuovi investimenti nell’idrogeno verde in pochi mesi. Ciò lo si deve al calo dei costi che – tra l’altro – ha reso antieconomico produrre idrogeno da combustibili fossili a causa dell’impennata dei prezzi del gas.

A metterlo in risalto è il report di Carbon Tracker, Clean Hydrogen’s Place in the Energy Transition. Secondo il documento a causa dell’aumento dei prezzi del gas, 100 miliardi di dollari di asset di “idrogeno fossile” potrebbero rimanere bloccati entro il 2030.

Idrogeno verde e investimenti: il caro prezzi gas spinge la corsa alla transizione energetica

La spinta all’idrogeno verde e agli investimenti relativi è stata offerta principalmente dalle conseguenze della decisione russa di invadere l’Ucraina, che ha provocato l’insicurezza sui rifornimenti di gas e il rialzo dei prezzi. Tutto questo ha determinato l’impennata del costo dell’idrogeno fossile (blu e grigio) del 70% rispetto ai livelli prebellici, “rendendo questi asset più costosi dell’idrogeno verde non fossile”, scrivono gli analisti di Carbon Tracker nel report. In esso si legge, inoltre, che il rapido investimento di capitale per l’idrogeno verde non fossile nei prossimi anni potrebbe far scendere il suo costo livellato sotto i 2 dollari/kg, rendendolo una delle forme di energia più economiche.

Idrogeno verde e investimenti: il caro prezzi gas spinge la corsa alla transizione energetica

L’importante investimento, da oltre 70 miliardi, è stato messo in atto da 25 Paesi, ma in particolare si nota un impegno maggiore da parte di Germania, Marocco e Stati Uniti. Inoltre “la produzione sarà dominata dal Sud mondiale, responsabile del 50% della produzione mondiale totale entro il 2050, con Sudafrica, Marocco e Cile che ne controlleranno la maggior parte”.

Europa e Asia, invece, rischiano di pagare in modo pesante i contraccolpi generati dall’impennata dei prezzi del gas in quanto i nuovi asset di idrogeno fossile (8 milioni di tonnellate) entreranno in funzione a partire da quest’anno. In generale, assommano a più di 100 miliardi di dollari gli asset che potrebbero arenarsi prima del 2030 a causa dei prezzi elevati, dell’insicurezza delle forniture e degli impegni a ridurre l’uso del gas naturale in linea con gli obiettivi net zero.

Gli ostacoli allo sviluppo dell’idrogeno verde

Anche se idrogeno verde e investimenti sono dati in crescita, a tutto vantaggio del raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e di transizione energetica, ci sono fattori che peseranno nel percorso. Due in particolare: l’eccessivo consumo di acqua dolce e le inefficienze tecnologiche ed energetiche nella sua produzione. Queste rappresenteranno un freno alla crescita nel breve e medio termine.

Come si legge nel report:

“l’idrogeno verde giocherà un ruolo cruciale nella transizione energetica, ma le applicazioni dovranno concentrarsi sul settore agricolo (fertilizzanti) e sull’industria pesante (acciaio, trasporti pesanti, spedizioni, miniere) fino a quando l’innovazione tecnologica degli elettrolizzatori non migliorerà e l’utilizzo di acqua dolce non sarà ridotto”.

Un terzo dell’energia necessaria viene sprecato nella produzione, fino a un ulteriore 25% viene perso durante la liquefazione o la conversione in altri vettori come l’ammoniaca, mentre un altro 10% di energia propria dell’idrogeno viene consumato per il suo trasporto.

Il rapporto stima che la costruzione di un’economia verde dell’idrogeno richiederà tremila miliardi di dollari di investimenti entro il 2050, nell’ambito degli obiettivi Net-Zero.

Idrogeno da acqua di mare: la ricerca prosegue

Le inefficienze tecnologiche non fermeranno la corsa all’idrogeno verde e gli investimenti per il suo sviluppo serviranno anche ad affrontare e risolvere gli ostacoli. Già oggi si lavora per produrre green hydrogen a partire da acqua di mare. L’azienda svizzera EBH2 Systems e la canadese HPQ Silicon Resources stanno lavorando in sinergia per la messa a punto di tecnologia di elettrolisi a basso costo che, sulla carta, è in grado di produrre idrogeno verde “praticamente da qualsiasi fonte di acqua, compresa l’acqua salata”.

Idrogeno da acqua di mare: la ricerca prosegue

Il gruppo tedesco Schaeffler, fornitore di componenti per il settore automobilistico e industriale, ha avviato una divisione dedicata all’elettrolisi e ha completato un progetto pilota per produrre idrogeno verde dall’acqua di mare nei parchi eolici offshore. Lo studio di fattibilità è stato realizzato dalla start-up olandese Hydron Energy, parte del gruppo tedesco, insieme al Wageningen Food & Biobased Research: nel corso del progetto, denominato SEA2H2, il consorzio ha dimostrato che la produzione di idrogeno neutrale per il clima è possibile dall’acqua di mare.

Oltre all’interesse dei grandi gruppi industriali, ferve anche il lavoro nei centri di ricerca universitari: quest’anno un team del Texas Center for Superconductivity dell’Università di Houston (TcSUH) ha sviluppato uno speciale elettro catalizzatore per l’elettrolisi dell’acqua marina ad alte prestazioni. Il processo e la tecnologia sviluppati hanno il potenziale per ridurre la produzione di idrogeno a 1 dollaro al chilogrammo in futuro, con la previsione di una più ampia diffusione dell’energia solare ed eolica per alimentare l’elettrolisi che produce idrogeno dall’acqua di mare.

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