L’anno delle foreste, la natura verde per salvare il Pianeta dai cambiamenti climatici

Tanti appuntamenti, dal vertice sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, la Cop26 tra Italia e Gran Bretagna, all’anno internazionale della salute delle piante, dall’International conference on sustainable development al Forum sulle foreste dell’Onu alla settimana verde Europea in cui verranno accesi i riflettori sulle foreste, soprattutto per il ruolo che svolgono nella lotta ai cambiamenti climatici, per le strategie di resilienza e per lo sviluppo sostenibile. Secondo l’Ipcc, il panel di scienziati che studiano il clima su mandato delle Nazioni Unite, sarebbe necessario ripristinare un miliardo di ettari entro il 2050 per poter contenere l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi centigradi. Un ettaro di foresta può sequestrare fino a 5 tonnellate di CO2 all’ anno.

a cura di Tommaso Tetro

L’anno delle foreste, la natura verde per salvare il Pianeta dai cambiamenti climatici

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Il 2020 sarà l’anno delle foreste. Tanti gli appuntamenti – dal vertice sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, la Cop26 tra Italia e Gran Bretagna, all’anno internazionale della salute delle piante, dall’International conference on sustainable development al Forum sulle foreste dell’Onu alla settimana verde Europea – in cui verranno accesi i riflettori sulle foreste, soprattutto per il ruolo che svolgono nella lotta ai cambiamenti climatici, per le strategie di resilienza e per lo sviluppo sostenibile.

Le foreste che soffrono e aiutano il pianeta

L’anno passato è stato un anno difficile, drammatico, per le foreste. Il 2019 è stato il secondo anno più caldo dal 1800 ad oggi. L’anno degli incendi in Amazzonia e in Australia, e prima ancora in Siberia, Alaska, Groenlandia, Angola e Congo. In Australia le cifre dei roghi sono quelle di una vera e propria catastrofe: 10 milioni di ettari distrutti, un miliardo di animali selvatici uccisi o gravemente feriti, e danni economici che superano i 4,4 miliardi di dollari.

Secondo l’Ipcc, il panel di scienziati che studiano il clima su mandato delle Nazioni Unite, sarebbe necessario ripristinare un miliardo di ettari di foreste entro il 2050 per poter contenere l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi centigradi.

La Fao ha messo in evidenza che attualmente le foreste contribuiscono per circa un sesto delle emissioni globali di carbonio nel caso in cui siano in stato di degrado; ma se in buone condizioni hanno il potenziale per assorbire circa un decimo delle emissioni globali. Un ettaro di foresta può sequestrare fino a 5 tonnellate di CO2 all’ anno.

Le campagne per ripristinare i boschi però devono essere accompagnate dall’impegno a preservare l’esistente patrimonio forestale – afferma Diego Florian, direttore di Fsc Italia, l’Ong internazionale, indipendente e senza scopo di lucro, nata nel 1993 per promuovere la gestione responsabile delle foreste – gli effetti delle azioni di ripristino o reimpianto di alberi potranno essere valutati e misurati solamente tra decenni, per questo il primo impegno deve essere sviluppare una gestione attiva e responsabile”.

Di fronte ai cambiamenti climatici che accelerano l’intensità e la frequenza degli eventi estremi, osserva Florian, “uno dei punti fondamentali su cui agire è proprio la salvaguardia delle foreste e il loro ripristino”.

Questo perché gli scienziati hanno messo in evidenza come gli alberi possano contrastare i cambiamenti climatici sia trattenendo la CO2 sia compensando in parte le emissioni prodotte dall’attività dell’uomo; senza contare la loro influenza nel ciclo dell’acqua e delle precipitazioni, e l’effetto di limitazione dei danni causati dal dissesto idrogeologico. “Gli effetti di azioni di questo tipo però potranno essere valutati e misurati solamente tra 20 o 30 anni. Per questo devono essere accompagnate – spiega Florian – da una gestione attiva e responsabile del patrimonio forestale esistente e da strategie di mitigazione”.

Il ruolo delle foreste per combattere il surriscaldamento 

Le foreste coprono una superficie di quasi 4 miliardi di ettari, oltre il 31% delle terre emerse. Hanno un ruolo insostituibile a livello biologico ed economico: contribuiscono alla tutela della biodiversità, sono fondamentali per la conservazione delle acque e del suolo, forniscono cibo a centinaia di milioni di persone, sono tra i principali serbatoi di assorbimento del carbonio.

Il ruolo delle foreste per combattere il surriscaldamento

Le foreste tropicali, che coprono appena il 7% della superficie del Pianeta, ospitano circa la metà delle specie animali e vegetali, e sono oggi tra gli ambienti più minacciati.

Secondo il Forest resource assessment della Fao ogni anno si perdono 13 milioni di ettari di foreste naturali. In un decennio abbiamo perso un’estensione di foreste pari a 940mila chilometri quadrati, cioè l’estensione di una foresta grande come l’intero Egitto.

La vita di 1,6 miliardi di persone dipende dalle foreste, e forniscono abitazioni a oltre 300 milioni nel mondo. Il commercio mondiale dei prodotti forestali è stato valutato attorno ai 379 miliardi di dollari soltanto nel 2005.

Le minacce principali alle foreste sono la loro conversione in terreni agricoli e destinati all’allevamento zootecnico, il taglio e il commercio illegale di prodotti forestali, gli incendi, l’avanzamento dell’urbanizzazione.

Proprio come i nostri polmoni assorbono la CO2, l’anidride carbonica, presente nel sangue e vi infondono ossigeno, le piante verdi assorbono la CO2 durante la fotosintesi e in cambio rilasciano ossigeno nell’aria. In questo modo le foreste provocano un efficace abbassamento del livello di CO2 prodotta nel Pianeta. Inoltre rilasciano ossigeno possono esser considerati come i depuratori dell’aria terrestre. Ma per gli scienziati dall’inizio del ventesimo secolo è andato perduto oltre il 50% dell’estensione originale delle foreste pluviali.

Europa e Italia sono in controtendenza rispetto ai dati globali di deforestazione

Ogni anno le foreste europee crescono di una superficie di 9.500 chilometri quadrati, cioè come mettere insieme 1,2 milioni campi di calcio. L’Italia è uno dei Paesi che ha visto e vede crescere di più la sua superficie forestale (il 36% del totale) con un milione di ettari in 30 anni, 800 metri quadrati al minuto.

Gli investimenti nelle foreste è anche parte del Piano del Green deal europeo per via del ruolo chiave che giocano nel contrasto ai cambiamenti climatici. La misura principale è quella della gestione sostenibile.

L’Unione europea, compreso il Regno Unito, ospita il 5% della superficie boschiva mondiale: 128 milioni di ettari di foreste sdraiati su circa il 43% del territorio europeo che danno lavoro a oltre 500mila persone.

In testa alla classifica, per superficie boschiva e valore aggiunto prodotto sull’economia, c’è la Svezia, poi Finlandia e Germania; l’Italia si posiziona al quinto posto per valore aggiunto e anche per numero di addetti nelle attività legate al bosco con poco più di 40mila occupati nel 2016.

La legna come materia energetica è stata al centro di ‘Progetto Fuoco 2020’, l’evento mondiale sui sistemi di riscaldamento a biomassa. Secondo Raul Barbieri, direttore generale di Piemmeti, la società che organizza Progetto Fuoco, le foreste hanno un valore paesaggistico, economico e sociale per l’intero comparto, per l’ambiente e per il Paese: “Da molti anni siamo in prima linea nella sensibilizzazione generale su questi fattori fondamentali e siamo convinti che oggi i tempi siano finalmente maturi per arrivare a quella svolta decisiva che possa sconfiggere i pregiudizi e la cattiva informazione e, allo stesso tempo, far apprezzare il lavoro svolto da questa sottofiliera e da tutta la filiera dell’energia che nasce dal legno, oggi indispensabile per il futuro energetico nazionale, europeo e mondiale”.

Si tratta – viene spiegato – di “un ‘gigante delle rinnovabili’ che avanza a ritmi esponenziali ma che, pur rappresentando una risorsa decisiva per l’intera filiera e per il futuro energetico del nostro Paese, è ancora poco utilizzato. A brillare per estensione di boschi la Toscana (con un milione di ettari), seguita da Sardegna, Piemonte e Veneto, senza dimenticare la Sicilia. Eppure, ad oggi, l’Italia è il penultimo Paese sul fronte dei prelievi in Europa (con poco più del 18%, a fronte della media europea tra il 60% e il 70%) e per questo utilizza materiale importato dall’estero”.

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