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A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle Una preparazione ancora disomogenea tra gli Stati membriPartecipazione, risorse e governance: i nodi ancora apertiBase scientifica e reference valuesVerso il 2026 A poco più di un anno dall’entrata in vigore della Nature Restoration Law (Regolamento UE 2024/1991), il primo bilancio sullo stato di avanzamento dei National Restoration Plans (NRP) restituisce un quadro complesso e disomogeneo. La valutazione intermedia, pubblicata dalla coalizione #RestoreNature e coordinata da WWF, BirdLife, EEB e ClientEarth, fotografa il livello di preparazione dei piani nazionali al settembre–ottobre 2025, in una fase determinante che precede la scadenza del 1° settembre 2026 per la presentazione delle bozze ufficiali. I NRP rappresentano l’architrave operativa della Nature Restoration Law: è attraverso questi documenti che gli Stati membri dovranno tradurre gli obiettivi vincolanti di ripristino degli ecosistemi – terrestri, marini, agricoli e urbani – in misure concrete, finanziate e coordinate fino al 2050. La mid-term assessment non valuta ancora il contenuto ecologico dei piani, ma analizza la solidità dei processi messi in campo per arrivarci. Una preparazione ancora disomogenea tra gli Stati membri La valutazione prende in esame 23 Paesi su 27 e si basa su una metodologia armonizzata che analizza quattro condizioni abilitanti: base scientifica, ambizione, inclusività ed empowerment istituzionale. Il risultato è netto: nella maggior parte dei casi i processi di preparazione sono ancora in fase iniziale o presentano avanzamenti poco chiari. Sul piano scientifico, solo un gruppo ristretto di Paesi – tra cui Germania, Francia, Spagna, Portogallo e Finlandia – mostra un utilizzo strutturato delle migliori evidenze disponibili, con il coinvolgimento di istituti di ricerca e la definizione progressiva di reference values e indicatori. In molti altri contesti, la mancanza di dati aggiornati e condivisi rischia di orientare le scelte verso basi conservative o negoziate politicamente, riducendo la portata effettiva dei futuri interventi di ripristino. Dal punto di vista dell’impostazione strategica, emerge come la maggioranza degli Stati membri tenda ancora a trattare i NRP come un adempimento amministrativo, piuttosto che come una leva strutturale di trasformazione ecologica. Fa eccezione il Portogallo, che presenta il piano come uno strumento nazionale di resilienza climatica, sviluppo territoriale e benessere sociale. In altri Paesi, invece, il ricorso annunciato a deroghe e interpretazioni restrittive della norma europea lascia intravedere un approccio orientato alla soglia minima di conformità. Fonte WWF Partecipazione, risorse e governance: i nodi ancora aperti Uno degli aspetti più evidenziati dal report riguarda la partecipazione pubblica e il coinvolgimento degli stakeholder. Sebbene il Regolamento richieda processi aperti e trasparenti, al momento della valutazione nessuno Stato membro aveva ancora pubblicato una bozza completa di NRP in consultazione pubblica. Francia e Germania rappresentano le esperienze più avanzate sul fronte del dialogo strutturato con portatori di interesse, comunità scientifica e società civile, ma nella maggioranza dei Paesi la partecipazione resta episodica o poco leggibile nei suoi esiti. Ancora più problematico appare il tema dell’empowerment, inteso come capacità amministrativa, risorse dedicate e leadership politica. Il report segnala come solo pochi Stati abbiano allocato budget specifici e personale dedicato alla preparazione dei NRP. In molti casi, i piani vengono sviluppati utilizzando strutture già sotto pressione, senza un rafforzamento adeguato delle competenze tecniche e della capacità di coordinamento interministeriale e multilivello. Un altro limite rilevante riguarda la comunicazione verso il pubblico. La necessità e i benefici del ripristino della natura – dalla riduzione del rischio idrogeologico alla resilienza climatica, fino alle ricadute economiche – sono ancora poco spiegati, con il rischio di indebolire il consenso sociale attorno a misure che avranno un impatto diretto su territori, filiere produttive e pianificazione infrastrutturale. Base scientifica e reference values Uno degli elementi più critici messi in luce dalla valutazione riguarda la solidità della base scientifica su cui i Piani nazionali vengono costruiti. In diversi Stati membri, sottolinea il report, la definizione dei valori di riferimento e degli obiettivi quantitativi di ripristino rischia di essere guidata da compromessi politici piuttosto che dalle migliori evidenze scientifiche disponibili. Questo approccio, avvertono le associazioni, può tradursi in livelli di ambizione ridotti e nel consolidamento di basi di partenza conservative, che non riflettono l’effettivo stato di degrado degli ecosistemi. Una criticità che, se non affrontata tempestivamente, potrebbe compromettere l’efficacia complessiva dei Piani già nella loro fase di impostazione. Verso il 2026 La valutazione intermedia lancia un messaggio chiaro: il tempo a disposizione consente ancora di rafforzare i processi, ma il margine si sta riducendo. Senza un’accelerazione nella qualità della preparazione, esiste il rischio concreto che i NRP arrivino alla scadenza del 2026 incompleti o poco coerenti con gli obiettivi della Nature Restoration Law. La fase che si apre nel 2026 sarà quindi decisiva non solo per la tutela degli ecosistemi, ma anche per la credibilità dell’intero impianto europeo di transizione ecologica, sempre più intrecciato con politiche climatiche, energetiche e di adattamento territoriale. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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