Dissesto idrogeologico: cosa si dovrebbe fare per ridurre il rischio

Il dissesto idrogeologico comprende tutti quei fenomeni che compromettono il suolo e, di conseguenza, manufatti e centri urbani. Tra i fenomeni che concorrono al dissesto idrogeologico ci sono l’erosione del suolo ed altri eventi catastrofici come frane e alluvioni. Possono essere prese diverse contromisure per ridurre il rischio e prevenire problematiche rilevanti.

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Dissesto idrogeologico: cosa si dovrebbe fare per ridurre il rischio

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Il dissesto idrogeologico è un problema ambientale che in Italia è particolarmente intenso, a causa sia della tipologia del territorio, che dell’intervento umano su di esso, con conseguenze spesso molto ingenti, sia in termini economici, che ambientali. Con dissesto idrogeologico si intende una degradazione del suolo, a causa dell’erosione delle acque superficiali. Il fenomeno può avvenire in ambienti che per loro conformazione sono predisposti a questo degrado oppure in luoghi in cui l’uomo ha modificato la natura del territorio, ad esempio mediante intense opere di deforestazione.
Le alluvioni sono una delle conseguenze dirette del dissesto idrogeologico

Il dissesto idrogeologico e l’erosione idrica – e le dirette conseguenze, come frane e alluvioni – possono essere contenuti attraverso alcuni interventi mirati preventivi.

Dissesto idrogeologico: cause

Le cause del dissesto idrogeologico, come anticipato, sono riconducibili alla morfologia del territorio italiano e alla tipologia di bacini d’acqua presenti e all’attività antropica.

Innanzitutto va detto che le aree collinari e montane coprono gran parte del territorio italiano e che la presenza di bacini d’acqua di dimensioni ridotte espone maggiormente ai fenomeni di piena in breve tempo dall’inizio delle precipitazioni. Dopo di che, l’uomo non ha migliorato le cose. Si aggiungono, infatti, gli effetti dei cambiamenti climatici in atto che, con intense precipitazioni in brevi periodi di tempo, possono aumentare il rischio di conseguenze disastrose.

Le cause del dissesto idrogeologico

Inoltre, negli anni il consumo di suolo ha raggiunto livelli sempre maggiori, con la trasformazione di territori naturali in paesaggi antropizzati attraverso la realizzazione di costruzioni e infrastrutture.

Conseguenze di questo fenomeno sono i processi di deforestazione, per far posto a centri urbani, infrastrutture e strutture produttive e l’elevata cementificazione, che riduce la permeabilità del suolo.

Dissesto idrogeologico in Italia

Secondo l’ISPRA, che monitora costantemente le condizioni del suolo italiano e i fenomeni disastrosi dovuti al dissesto idrogeologico, l’Italia è tra i paesi europei più esposti al problema. Secondo il Rapporto sul Dissesto Idrogeologico curato dall’ISPRA nel 2018, gli edifici situati in aree che rischiano il dissesto idrogeologico in Italia sono più di 150 mila e quasi 38.000 i beni culturali. Sono di più gli edifici a rischio elevato di alluvioni, che raggiungono quasi le 500 mila unità, mentre sono quasi 14.000 i beni culturali esposti a pericolosità elevata.

I 2/3 delle frane registrate in Europa, infatti, hanno interessato proprio il nostro Paese, con più di 620.000 frane censite. Secondo la Mosaicatura nazionale della pericolosità idraulica, invece, in Italia le aree più esposte al pericolo coprono 12.405 km2, con altri 25.398 km2 a pericolosità media.

Il dissesto idrogeologico aumenta il rischio di frane

Del resto, non mancano nella storia italiana grandi alluvioni, che hanno provocato danni a lungo termine e anche decessi, basti pensare agli eventi che hanno colpito alcune regioni negli ultimi anni, come la Liguria o la Sardegna nel 2013, con 18 morti nella zona nord orientale dell’isola.

Normativa e investimenti per ridurre il rischio idrogeologico

Proprio per l’entità del problema, la normativa sulla difesa del suolo ha nel tempo subito modifiche e integrazioni, a partire Legge quadro n.183 del 18 maggio 1989, che prevedeva di stendere il piano di bacino idrogeologico. Arrivando direttamente ai giorni d’oggi, con il DL 109/2018 si è prevista l’istituzione di una cabina di regia (Strategia Italia) che, tra i compiti, ha anche quello di verificare l’attuazione degli interventi per ridurre i rischi legati al territorio, anche in materia di dissesto idrogeologico.

Con il DPCM 20 febbraio 2019 è stato approvato il Piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico, per proteggere il suolo attraverso differenti programmi ed obiettivi. Le risorse messe a disposizione per il triennio 2019-2021 sono state di quasi 11 miliardi di euro. Nel 2021 (DL 77/2021), invece, sono stati introdotti i Commissari di Governo per il contrasto al dissesto idrogeologico, con competenze in materia e con responsabilità sugli interventi da attuare.

La normativa e gli investimenti contro il dissesto idrogeologico

Anche il PNRR prevede investimenti, ad esempio per la realizzazione di un sistema di monitoraggio e di previsione dei rischi sul territorio o ancora esplicitamente per la riduzione del rischio idrogeologico in Italia, stanziando 2,5 miliardi di euro.

Al di là della normativa, comunque, secondo il rapporto ReNDiS dell’ISPRA in 20 anni il Ministero dell’Ambiente della tutela del Territorio e del Mare ha stanziato quasi 7 miliardi di euro, per un totale di oltre 6 mila progetti finanziati. Ma le richieste per la messa in sicurezza del territorio caricate sulla piattaforma utilizzata per monitorare gli interventi di mitigazione ammonterebbero ancora a 36 miliardi di euro.

Le contromisure per combattere il dissesto idrogeologico

Per ridurre il rischio dovuto al dissesto idrogeologico è fondamentale insistere su azioni di previsione, prevenzione e mitigazione degli effetti.

Gli investimenti per mettere in sicurezza l’intero paese devono riguardare attività finalizzate a pianificare gli interventi di gestione e cura del territorio, inclusa una regolare manutenzione. Significa monitorare le condizioni del territorio, i dati microclimatici, effettuare ed aggiornare attentamente gli studi sulla pericolosità e sul rischio, ma anche fare sensibilizzazione sul tema.

Le contromisure per combattere il dissesto idrogeologico

Il suolo è una risorsa preziosa, la cui difesa viene troppo spesso sottovalutata. Uso corretto del suolo e restituzione di parte di esso alla natura, insieme, possono fare la differenza, andando oltre ciò che si fa oggi come interventi principalmente concentrati a risolvere situazioni di emergenza o già molto critiche. La situazione può migliorare, ad esempio, se si effettuano lavori di adeguamento e ristrutturazione dei corsi d’acqua o interventi per stabilizzare pendici di montagne e colline, attività di rimboschimento e di consolidamento dei terreni.

Controllare lo sviluppo urbano e favorire la permeabilità del suolo

Uno dei problemi che si intrecciano inevitabilmente con quello del dissesto idrogeologico è sicuramente l’aver costruito edifici in zone a rischio e non adeguate, generalmente in modo abusivo.

È importante controllare lo sviluppo territoriale e urbano, secondo logiche e informazioni precise, in modo da non costruire nuovi edifici in zone a rischio idrogeologico. Non è sufficiente non costruire, ma è opportuno anche costruire nel modo giusto, le modalità e le tecniche costruttive devono essere scelte tenendo conto della conformazione del suolo, delle sue caratteristiche e del rischio ad esso connesso.

Controllare lo sviluppo urbano e favorire la permeabilità del suolo per combattere il dissesto idrogeologico

Inoltre, nei contesti urbani il problema della gestione delle acque meteoriche diventa più critico, a causa della quantità di superficie costruita e cementificata, che fa sì che il suolo non riesca a drenare correttamente l’acqua meteorica. Precipitazioni particolarmente intense e continue possono provocare allagamenti e disagi anche molto forti.

Per questo in città è importante ripristinare aree a verde, evitare di utilizzare ulteriore suolo per costruire nuovi edifici e scegliere, per pavimentazioni esterne, piazze e altre superfici pubbliche materiali idonei.

Le pavimentazioni drenanti

Esistono diverse soluzioni per realizzare pavimentazioni drenanti permeabili, tra cui anche un particolare calcestruzzo che assorbe l’acqua piovana, pur garantendo tutti i requisiti prestazionali che offre il normale cemento. Inoltre, queste pavimentazioni sono ecocompatibili e facendo “respirare” il terreno favoriscono la mitigazione di un altro grave problema ricorrente dei centri urbani: quello dell’isola di calore.

Per progettare correttamente una pavimentazione drenante è opportuno conoscere in modo approfondito la morfologia del terreno e una stima indicativa dell’acqua mediamente raccolta dalla superficie, così dotare la pavimentazione del giusto grado di assorbenza.

Si valuta la granulometria dello strato di sottofondo, allettamento e inerte, in modo da progettare la pavimentazione con la giusta permeabilità, per poi valutare come eseguire lo strato geosintetico.

L’utilizzo di un materiale geotessile serve per migliorare le prestazioni della pavimentazione e renderla più durevole e resistente nel tempo.

Questo strato filtrante serve anche per dividere strati di materiali diversi e ripartire in modo più uniforme i carichi che gravano sulla pavimentazione.

Le pavimentazioni drenanti, infine, possono avere diverse forme, sia grigliati che lisce e compatte.

Pavimentazione drenante IPM Geodrena
IPM GeoDrena® è un sistema ad altissima capacità drenante, con inerte naturale a vista di pregio, privo di resina epossidica e poliuretanica particolarmente indicato per pavimentazioni outdoor.

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