5 dicembre, giornata mondiale del suolo. In Italia persi in un anno 78 km quadrati

Oggi 5 dicembre si celebra il decimo anniversario del World Soil Day (WSD), una giornata internazionale dedicata alla consapevolezza sull’importanza del suolo sano e alla promozione della sua gestione sostenibile. Focus della Giornata mondiale del suolo 2025, organizzata sul tema “Healthy Soils for Healthy Cities”. I dati ISPRA e WWF evidenziano un’accelerazione senza precedenti dell’artificializzazione in Italia, con conseguenze sempre più gravi sulla resilienza climatica, sulla biodiversità e sulla qualità della vita urbana.

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5 dicembre, giornata mondiale del suolo. L'Italia ne perde al ritmo di 19 ettari al giorno

Da 11 anni il 5 dicembre si celebra il World Soil Day (WSD), Giornata mondiale del suolo voluta dalla FAO, per ricordare quanto questa risorsa sia determinante per la vita sulla Terra e, allo stesso tempo, quanto la sua capacità di rigenerarsi sia limitata.

L’edizione 2025, organizzata sul tema “Healthy Soils for Healthy Cities”, rinnova l’attenzione su un elemento spesso ignorato nelle città ma fondamentale nei processi che sostengono il benessere delle comunità urbane.

Giornata mondiale consumo di suolo Healthy Soils for Healthy Cities

Sotto asfalto, edifici e infrastrutture sopravvive un sistema vivo, complesso e indispensabile, capace di trattenere l’acqua, moderare le temperature, filtrare l’aria e ospitare una biodiversità straordinaria. Quando queste funzioni vengono compromesse, l’equilibrio naturale si spezza e gli effetti diventano immediati: alluvioni più frequenti, ondate di calore più intense, minore qualità dell’aria, perdita di ecosistemi e maggiore vulnerabilità agli eventi estremi.

La conoscenza delle caratteristiche del suolo è fondamentale perché permette di raccogliere informazioni dettagliate sulla sua composizione, la fertilità e lo stato di salute. Monitorare il suolo significa prevenire fenomeni come l’erosione, la desertificazione e l’accumulo di contaminanti, aspetti particolarmente importanti nelle regioni colpite da eventi climatici estremi o da sfruttamento intensivo. La gestione del suolo richiede politiche integrate che bilancino le esigenze agricole, urbane ed ecologiche.

Durante il World Soil Day 2025 sono previsti molti eventi dal vivo, trasmessi in streaming per favorire la partecipazione globale.

Perché il suolo è vitale per il nostro futuro

Il suolo è una risorsa non rinnovabile fondamentale per la sicurezza alimentare: il 95% del nostro cibo dipende direttamente dal suolo. Suoli impoveriti o degradati minacciano la produzione agricola aggravando i problemi di fame nel mondo, considerando anche che la popolazione globale è in continuo aumento. Il suolo è fondamentale anche per la regolazione del clima: immagazzina più carbonio di quanto non facciano l’atmosfera e la vegetazione messe insieme, contribuendo a mitigare i cambiamenti climatici.

Perché il suolo è vitale per il nostro futuro

In Italia, il quadro tracciato dal report ISPRA-SNPAConsumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” descrive un Paese dove la pressione urbanistica e infrastrutturale continua ad aumentare. Le analisi contenute nel rapporto confermano un ritmo di trasformazioni che non accenna a ridursi e che sta lasciando segni sempre più profondi sull’ambiente e sul tessuto urbano. A questi dati si aggiunge la denuncia del WWF Italia, che considera il consumo di suolo un’emergenza nazionale e sollecita un cambio immediato di paradigma nella gestione del territorio.

In questo contesto, la Giornata mondiale del Suolo diventa un’occasione fondamentale per riflettere su politiche, strumenti urbanistici e soluzioni di nuova generazione, capaci di tutelare ciò che resta e di rigenerare gli spazi già compromessi.

Va inoltre detto che la perdita di suolo non è solo una questione ambientale, ma anche sociale: secondo le più recenti analisi ambientali e urbanistiche, meno di un terzo della popolazione urbana italiana ha accesso a un’area verde di almeno 0,5 ettari entro 300 metri dalla propria abitazione. Un dato che conferma il persistente divario tra città italiane e standard internazionali di benessere urbano

Forse non tutti sanno che:

  • Il 95% del nostro cibo proviene dal suolo.
  • Il 33% dei suoli è degradato.
  • Possono essere necessari fino a 1.000 anni per produrre solo 2-3 cm di suolo.
  • Il suolo fornisce 15 dei 18 elementi chimici naturali essenziali per le piante.
  • Ci sono più organismi viventi in un cucchiaio di suolo che persone sulla Terra.
  • Negli ultimi 70 anni, il livello di vitamine e nutrienti negli alimenti è diminuito drasticamente.
  • 2 miliardi di persone nel mondo soffrono di carenza di micronutrienti, la cosiddetta fame nascosta.
  • La produzione agricola dovrà aumentare del 60% per soddisfare la domanda alimentare globale nel 2050.
  • Si potrebbe produrre fino al 58% di cibo in più grazie a una gestione sostenibile del suolo.
  • Fino alla metà dei nostri rifiuti domestici potrebbe essere compostata per nutrire il nostro suolo.

Il quadro italiano secondo ISPRA

Il rapporto ISPRA-SNPA mette in evidenza come nel 2024 siano stati sono stati convertiti in superfici artificiali quasi 84 chilometri quadrati sottratti a usi naturali e agricoli, un incremento del 16% rispetto all’anno precedente. La sottrazione effettiva ha superato i 78 chilometri quadrati, il valore più elevato dell’ultimo decennio, segnalando un’accelerazione che coinvolge aree periurbane, pianure produttive e territori già fortemente antropizzati.

Le superfici artificiali arrivano oggi a oltre 21.500 chilometri quadrati, una percentuale superiore alla media europea e destinata a crescere in assenza di politiche più incisive. Le mappe e i dataset contenuti nel rapporto evidenziano come il fenomeno non sia distribuito in modo uniforme ma si concentri in particolar modo in regioni a forte densità infrastrutturale, dove nuovi poli logistici, aree industriali e espansioni urbane continuano a sottrarre spazi vitali agli ecosistemi locali.

L’impatto dei nuovi insediamenti non riguarda soltanto la perdita di superfici permeabili ma comporta un indebolimento dei servizi ecosistemici. La riduzione della permeabilità dei terreni limita la capacità di infiltrazione dell’acqua e incrementa il rischio idrogeologico, mentre l’assenza di vegetazione accelera il fenomeno delle isole di calore, con differenze termiche che in alcune città superano i dieci gradi rispetto alle aree rurali. La perdita di continuità ecologica rende gli habitat più fragili e compromette la sopravvivenza di numerose specie, dagli impollinatori ai grandi mammiferi. Anche le aree protette, considerate da sempre un presidio contro la frammentazione, hanno subito nuove pressioni: nel 2024 si sono persi 81 ettari all’interno dei parchi italiani, un dato che conferma come nessun territorio sia realmente al riparo.

Questi numeri assumono un significato ancora più rilevante se letti alla luce degli impatti climatici degli ultimi anni. L’Emilia-Romagna, ad esempio, già indicata tra le regioni con i maggiori incrementi annuali di consumo di suolo, ha sperimentato eventi meteorologici estremi che hanno reso evidente quanto la saturazione del territorio e la riduzione delle superfici permeabili incidano sulla vulnerabilità idraulica. Una maggiore tutela del suolo, con politiche mirate alla permeabilità, alla gestione naturalistica delle acque e alla rinaturazione delle aree antropizzate, avrebbe probabilmente contribuito a contenere parte degli effetti dannosi che il territorio ha subito.

Impatto ambientale: perdita dei servizi ecosistemici

Il Rapporto ISPRA 2025 mostra con evidenza come il consumo di suolo continui a produrre conseguenze profonde sulla capacità dei territori di garantire servizi ecosistemici indispensabili alla vita umana e al funzionamento degli ambienti urbani e rurali.

Secondo ISPRA, la stima dei costi totali della perdita annuale di flussi di servizi ecosistemici, riferita al periodo 2006–2024, oscilla tra 8,66 e 10,59 miliardi di euro l’anno, con il servizio di regolazione del regime idrologico che rappresenta la voce più rilevante, pari a oltre 8 miliardi di euro di perdita annua. Si tratta della funzione più compromessa dalle nuove impermeabilizzazioni, dato che il deflusso superficiale aumenta in modo significativo quando un suolo viene convertito in superficie artificiale.

Le analisi aggiornate mostrano inoltre che tra il 2023 e il 2024 il Paese ha perso tra 500 e 612 milioni di euro l’anno di servizi ecosistemici, a causa delle nuove trasformazioni rilevate. Le funzioni più colpite sono la regolazione idrologica, la disponibilità e qualità dell’acqua, l’impollinazione, la rimozione di particolato e ozono e la regolazione del microclima. I danni economici aumentano perché i suoli sigillati non assorbono acqua piovana, generano picchi di temperatura, riducono la captazione di carbonio e ostacolano la dispersione degli inquinanti atmosferici.

Parallelamente, ISPRA aggiorna la valutazione dello stock complessivo di capitale naturale perduto tra il 2006 e il 2024, stimandolo tra 20,5 e 26 miliardi di euro, di cui oltre 1 miliardo attribuibile al solo ultimo anno. La perdita più consistente riguarda la produzione agricola, che risente del progressivo restringimento delle superfici coltivabili e della frammentazione dei suoli fertili, ma anche lo stoccaggio del carbonio e la disponibilità di legname risultano significativamente compromessi.

Il rapporto evidenzia inoltre che nel periodo 2023–2024 la crescita delle superfici artificiali è stata accompagnata da un aumento consistente dell’impermeabilizzazione: 24,5 km² di suolo sono stati sigillati in modo permanente o attraverso la trasformazione di superfici precedentemente reversibili. I ripristini naturali hanno interessato appena 5,2 km², lasciando un saldo netto fortemente negativo e contribuendo al continuo deterioramento della funzionalità ecologica dei territori.

Regioni e città: le aree che consumano più suolo nel 2024

Il Rapporto ISPRA 2025 evidenzia come il consumo di suolo continui a crescere in molte regioni italiane, confermando dinamiche territoriali già osservate negli anni precedenti ma accentuate nell’ultimo periodo.

L’analisi regionale mostra che i maggiori incrementi si registrano ancora una volta nelle aree caratterizzate da elevata pressione insediativa, infrastrutturale e produttiva. Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna continuano a guidare la classifica assoluta, seguite da Campania, Piemonte e Sicilia, che mantengono un ritmo di crescita significativo sia nelle aree urbane sia nelle zone periurbane. Le regioni alpine come Valle d’Aosta e Liguria rimangono quelle con i valori più contenuti, con livelli di consumo che si confermano tra i più bassi d’Italia grazie alla morfologia territoriale e a un minor grado di trasformazione del suolo.

A livello comunale, i dati aggiornati mettono in luce dinamiche molto differenziate sul territorio nazionale. Le aree metropolitane continuano a mostrare incrementi consistenti nelle fasce periurbane, dove l’espansione edilizia e infrastrutturale ha inciso in misura maggiore. Le città metropolitane registrano i picchi più elevati di densità di consumo di suolo allontanandosi dai centri urbani, con valori che arrivano fino a 9,97 m² per ettaro a circa sei chilometri dal centro, un dato che conferma la tendenza alla polarizzazione e alla peri-urbanizzazione registrata negli ultimi anni

L’allarme del WWF: servono norme più forti e interventi di rigenerazione

Il WWF Italia richiama con forza l’attenzione su una situazione definita critica. La direttrice generale Alessandra Prampolini afferma che «il consumo di suolo è la vera emergenza del nostro Paese e deve diventare una priorità strategica non più rinviabile».

Per il WWF, consumare suolo significa indebolire un’infrastruttura naturale dalla quale dipendono la stabilità degli ecosistemi, la sicurezza idrogeologica e la capacità del territorio di rispondere agli eventi meteorologici estremi. Ogni metro quadrato impermeabilizzato riduce la possibilità del terreno di trattenere acqua, assorbire carbonio, ospitare organismi viventi e sostenere la produzione agricola. Quando queste funzioni vengono meno, l’intero sistema diventa più vulnerabile.

Il WWF ricorda come il ritmo attuale, pari a circa venti ettari al giorno, stia aggravando l’erosione delle coste, compromettendo habitat già fragili come le dune litoranee e aumentando la frammentazione ecologica, che oggi interessa più del 42% del territorio nazionale. L’associazione sottolinea inoltre che la presenza di verde urbano ha un ruolo determinante nel mitigare gli effetti delle ondate di calore, poiché nei quartieri con maggiore copertura arborea le temperature possono ridursi di diversi gradi.

Secondo l’organizzazione, la risposta deve essere strutturale e multilivello. Da quasi 15 anni in Italia si parla di una legge sul consumo di suolo, per il WWF non si può più rimandare l’approvazione di una norma che garantisca un “uso sostenibile ed efficiente del suolo in Italia e in Europa”, considerando anche che la Commissione Europea nel 2021 ha approvato la nuova “Strategia europea per il suolo al 2030” con un obiettivo di consumo netto di suolo pari a 0 al 2050. È necessario definire un quadro univoco per arrestare nuove trasformazioni, orientare la pianificazione verso il riuso degli spazi già costruiti e incentivare tecniche di rinaturalizzazione urbana. Allo stesso tempo, diventa fondamentale implementare la nuova Direttiva europea 2025/2360, che introduce un sistema armonizzato di monitoraggio della salute del suolo e impone obiettivi misurabili agli Stati membri. Un ruolo chiave è attribuito anche alla Restoration Law, il regolamento europeo che per la prima volta stabilisce target giuridicamente vincolanti per il ripristino degli ecosistemi naturali, agricoli e urbani, favorendo interventi di de-impermeabilizzazione e recupero ecologico come alternativa alle nuove espansioni.

Il WWF evidenzia inoltre che la rigenerazione delle aree urbane, periurbane e costiere può ridurre significativamente i rischi legati a alluvioni, siccità e ondate di calore. Intervenire sulle aree più degradate significa aumentare la resilienza del territorio, migliorare la qualità degli spazi pubblici e contribuire alla costruzione di città più vivibili e sostenibili.

Un nuovo indicatore ENEA per valutare la salute del suolo agricolo

In occasione della Giornata mondiale del suolo ENEA presenta uno studio che introduce un nuovo indicatore per valutare la qualità e la resilienza dei suoli agricoli: si tratta degli integroni, piccoli elementi genetici presenti all’interno dei batteri, capaci di ospitare geni di resistenza agli antibiotici e ai metalli pesanti. La loro struttura e varietà diventano una chiave di lettura immediata del grado di contaminazione e delle pressioni esercitate dalle pratiche agronomiche.

Un nuovo indicatore ENEA per valutare la salute del suolo agricolo
Credit img ENEA.it

Lo studio, realizzato in collaborazione con l’Università della Tuscia e pubblicato sulla rivista Agriculture, mostra come gli integroni rappresentino un biomarcatore particolarmente sensibile. La loro capacità di acquisire, scambiare ed esprimere geni utili all’adattamento dei microrganismi consente di fotografare con precisione lo stato del suolo e le forme di stress a cui è sottoposto. Analizzando digestato, compost e terreni rizosferici di grano duro e tenero, i ricercatori hanno osservato come la complessità degli integroni vari significativamente a seconda dell’ambiente e della gestione applicata.

Il digestato proveniente da rifiuti organici è risultato l’ambiente più ricco di integroni complessi, indicando un rischio elevato per la diffusione di resistenze batteriche. Questo risultato, come osserva uno degli autori, «dimostra che i batteri possono acquisire o scambiare con facilità geni di resistenza agli antibiotici, rendendo il digestato un ambiente più esposto e da monitorare con maggiore attenzione». Il compost, al contrario, ha mostrato strutture molto più semplici, segno che i processi termici e di maturazione riducono la complessità microbica e rendono questo materiale un ammendante più sicuro per la salute del suolo. Gli integroni presenti nei suoli rizosferici, infine, hanno rivelato una condizione intermedia, con una presenza significativa di geni di resistenza ai metalli pesanti legata sia alla composizione del suolo sia all’uso di ammendanti agricoli.

ENEA sottolinea che la varietà e l’organizzazione degli integroni possono diventare una sorta di “cartina al tornasole” per misurare la risposta dei suoli alle pressioni ambientali e per orientare scelte agronomiche più sicure. Osservarne la dinamica nel tempo potrebbe offrire alle aziende agricole, ai tecnici e alle autorità di controllo un nuovo strumento di monitoraggio, particolarmente utile in un’ottica One Health, dove la salute dei suoli, quella degli ecosistemi e quella umana sono strettamente collegate.
L’uso del digestato, pur ricco di nutrienti, richiede quindi valutazioni più rigorose, mentre il compost si conferma un alleato prezioso per migliorare la qualità del suolo e rafforzarne le funzioni ecologiche.


5/12/2024

Il degrado dei fiumi italiani e le proposte di rinaturazione del WWF

Il WWF lancia un forte appello per la tutela e il ripristino degli ecosistemi fluviali italiani, tra gli habitat più colpiti dalle attività umane. Negli ultimi 50 anni, lungo le sponde dei fiumi si è persa una superficie equivalente a circa 2.000 campi da calcio, una distruzione che si somma ai danni causati dalle oltre 11.000 strutture artificiali presenti nel sistema fluviale nazionale, tra dighe, briglie e traverse, molte delle quali obsolete.

Secondo il Rapporto Ispra nelle fasce di 150 metri dai principali corsi d’acqua, la presenza di superfici artificiali ha registrato un incremento di 770,7 ettari nel 2023, concentrato soprattutto in Emilia-Romagna (123,4 ettari), Lombardia (90,3 ettari) e Piemonte (87,1 ettari).

Consumo suolo: il degrado dei fiumi italiani e le proposte di rinaturazione del WWF

Questi numeri testimoniano l’estrema fragilità del territorio fluviale italiano, aggravata dall’avanzare della cementificazione, che impedisce ai fiumi di svolgere il loro ruolo naturale di regolatori degli eventi estremi. L’impermeabilizzazione del suolo, infatti, riduce la capacità di assorbire e rilasciare l’acqua in eccesso, aumentando il rischio di inondazioni durante le piogge intense e di siccità nei periodi asciutti. Dal 2000 al 2019, i dissesti idrogeologici hanno causato 438 morti in Italia, un dato che rende urgente un’inversione di rotta.

Un consumo quasi senza limiti e insensato, considerando le importanti funzioni che svolge. Il suolo perso in Italia negli ultimi anni avrebbe permesso l’infiltrazione dell’acqua piovana, che ora rimane bloccata sulle superfici impermeabilizzate da asfalto e cemento, e si sarebbero potuti evitare gravi danni considerando anche che l’Italia è un paese per il 16% ad alto rischio idrogeologico.

Rinaturazione e resilienza: il progetto Adige Libero

Il WWF, con il report Rivers2Restore, ha identificato 11 progetti prioritari in Europa che potrebbero ripristinare 2.200 km di fiumi, contribuendo al 10% dell’obiettivo della Strategia Europea sulla Biodiversità. Tuttavia, per trasformare queste iniziative in realtà, è necessaria un’azione congiunta a livello nazionale ed europeo.

Tra i progetti proposti dal WWF c’è la rinaturazione dell’Adige, il secondo fiume italiano per lunghezza. Il programma mira a de-artificializzare oltre 38 km di canalizzazioni, rimuovere una diga a Parcines e 43 sbarramenti minori, ripristinando la connettività ecologica lungo un tratto di 114 km. Questi interventi contribuirebbero per il 7,1% all’obiettivo italiano di riconnettere 1.600 km di fiumi e per lo 0,45% all’obiettivo europeo di restaurare almeno 25.000 km entro il 2030, come previsto dalla Nature Restoration Law.

Un fiume rinaturato offre importanti vantaggi:

  • Riduzione delle alluvioni: eliminando barriere e ripristinando le pianure alluvionali, il fiume può immagazzinare l’acqua in eccesso durante eventi estremi, riducendo i costi per la ricostruzione.
  • Mitigazione della siccità: il ripristino delle zone umide consente il rilascio graduale di acqua nel sottosuolo, garantendo riserve idriche nei periodi asciutti.
  • Recupero della biodiversità: la rinaturazione favorisce l’habitat per flora e fauna, migliorando la qualità ecologica del corso d’acqua.
  • Turismo sostenibile: spazi naturali attraggono visitatori, creando opportunità per eco-alberghi, visite guidate e attività ricreative, con un impatto positivo sull’economia locale.

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