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Strategie intelligenti contro l’overtourism

Qualità dei servizi. Sostenibilità ambientale. Accessibilità. Digitalizzazione. E, non ultima, “pacificazione” fra visitatori e abitanti in un nuovo equilibrio virtuoso. Sono le parole chiave per l’innovazione del sistema del turismo in Italia per contenere il fenomeno dell’overtourism. Neologismo già entrato nel patrimonio della lingua italiana che il vocabolario Treccani descrive come “il sovraffollamento turistico, concentrato in alcuni periodi dell’anno in città e siti famosi, che provoca o può provocare danni ai monumenti e all’ambiente, oltreché disagi per i residenti”.  È necessario un approccio responsabile e sostenibile che consideri gli interessi di tutti gli stakeholder, inclusi i turisti, i residenti e l’ambiente. Solo così si potrà garantire che le meraviglie del mondo rimangano accessibili per le future generazioni.

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Strategie intelligenti contro l’overtourism

Viaggiare ci permette di scoprire nuove realtà e culture, aprendo la mente e mettendoci in contatto con usi e costumi differenti. Questa esperienza arricchente ha un lato oscuro che si manifesta nelle destinazioni di vacanza più popolari, le quali soffrono sempre più frequentemente di sovraccarico turistico. Spiagge sovraffollate, lunghe code alle attrazioni, ingorghi continui e centri cittadini affollati sono solo alcuni degli effetti con cui ospiti e residenti devono fare i conti in molte località turistiche in tutto il mondo.

Il fenomeno del turismo eccessivo, noto come “overtourism”, si manifesta con segnali ben precisi. Tra questi, le pressioni esercitate sulle risorse e sulle infrastrutture locali a causa dell’aumento esponenziale del numero di visitatori. Il sovraccarico nelle città comporta cambiamenti nella cultura locale e una perdita di autenticità, deteriorando la qualità della vita per la comunità ospitante.

Al di là delle polemiche che segnano il turismo in Italia nell’estate 2025 (l’assalto dei turisti a caccia di selfie sul Seceda, in Alto Adige è forse l’esempio più fulgido; cui si aggiungono le proteste degli esercenti contro il turismo “mordi e fuggi” basso spendente o le azioni di protesta contro il sovraffollamento messe in atto da alcune comunità locali), l’overtourism è l’indice chiaro di un cambiamento profondo in corso nell’offerta e nella fruizione dei servizi turistici.

Quali strumenti di approccio, analisi e gestione del fenomeno adottare per promuovere un turismo compatibile con la fragilità del tessuto monumentale e ambientale del patrimonio italiano? Tornelli o ticket di accesso a pagamento possono sembrare utili scorciatoie per gestire il fenomeno; la sfida è aprire lo sguardo a nuove modalità di azione. In questa direzione, le amministrazioni comunali delle città storico-monumentali e con forte connotazione turistica stanno mettendo in campo soluzioni per coniugare sviluppo del turismo, contenimento del sovraffollamento e qualità della vita per la popolazione residente, con un ruolo sempre più centrale affidato alle applicazioni di intelligenza artificiale. A cominciare dalle funzioni di regolazione dei flussi nei principali siti di interesse e la promozione di mete alternative meno conosciute nell’intero arco dell’anno e non solo nei mesi tradizionalmente più turistici.

L’impatto dell’overtourism

Se non contenuto in modo efficace e con un approccio integrato, il fenomeno del sovraffollamento turistico può portare a ricadute pesanti sulle città storiche e sull’ambiente naturale.

L’impatto dell’overtourism

A tracciare una road map ci ha provato l’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite (UNWTO) con il documento Overtourism’? Understanding and Managing Urban Tourism Growth beyond Perceptions, che raccoglie undici concetti chiave per gestire il flusso turistico nelle destinazioni urbane.

In particolare, in Italia il sovraffollamento turistico mette a rischio la conservazione di un patrimonio culturale e monumentale diffuso e di grande fragilità a causa del grande numero di visitatori presenti ogni giorno. A scala ambientale, il flusso elevato di turisti può provocare erosione e consumo dei suoli, consumo non sostenibile di risorse energetiche e naturali, aumento dell’inquinamento (dovuto anche all’elevata mobilità su mezzi di trasporto privati), e aumento della quantità di rifiuti solidi urbani a carico della comunità.

Alla scala sociale e di economia locale emergono i costi più elevati per il commercio dei beni di prima necessità, distorsioni del mercato immobiliare con la contrazione della disponibilità di alloggi per i residenti contro lo sfruttamento degli immobili per gli affitti a breve termine, e più in generale un processo di gentrificazione che tende a sostituire le tradizionali attività economiche dei centri storici con servizi e attività commerciali rivolte esclusivamente ai turisti.

L’overtourism in Italia

A far suonare il campanello d’allarme è stato, lo scorso luglio, l’istituto di ricerca Demoskopica con la mappa dell’Indice Complessivo di Sovraffollamento Turistico (ICST) che considera densità turistica, densità ricettiva, intensità turistica, utilizzazione lorda dei posti letto disponibili e quota di rifiuti urbani attribuibili al settore turistico. L’indice si configura come uno strumento preliminare di governance dei sistemi turistici locali, finalizzato a orientare politiche più consapevoli attraverso l’analisi dell’impatto del turismo sulla densità demografica, sull’uso delle infrastrutture ricettive, sul rapporto turisti-residenti e sull’incidenza ambientale derivante dalla produzione di rifiuti.

L’overtourism in Italia

In base ai dati elaborati su base Istat e Ispra, Rimini, Venezia e Bolzano si confermano, per il secondo anno consecutivo, sul podio delle destinazioni più esposte all’overtourism. Ai sette sistemi turistici provinciali già in vetta nel 2024, Rimini, Venezia, Bolzano, Livorno, Napoli, Trento e Verona, si affiancano quest’anno anche Milano, Roma e Trieste. Sale così a dieci il numero delle realtà con un livello di sovraffollamento turistico classificato come “Molto Alto”, con effetti crescenti sulla vivibilità dei territori, sulla resilienza dei sistemi locali e sulla sostenibilità complessiva delle destinazioni coinvolte.

La mappatura dettagliata del territorio italiano rivela un fenomeno non uniforme. Nel livello “Alto” dell’indice si collocano anche i sistemi turistici provinciali di Aosta, Firenze e Siena, dove la pressione turistica resta marcata pur non raggiungendo la soglia di massima criticità, con segnali di tensione che richiedono interventi mirati di regolazione dei flussi. Si distinguono all’estremo opposto Rieti, Benevento, Reggio Calabria, Isernia, Avellino e Campobasso, ai margini del turismo di massa, con un sovraffollamento meno significativo ed effetti contenuti su infrastrutture e qualità della vita.

I dati su densità e intensità turistica evidenziano le aree a più alta concentrazione di pressione antropica: Rimini e Venezia svettano nella classifica per densità turistica, con rispettivamente oltre 17mila e quasi 16mila presenze per chilometro quadrato. Rimini detiene anche il primato nazionale per produzione pro capite di rifiuti urbani legati al turismo, con una quota di 76,8 chilogrammi per turista, contro 0,5 chilogrammi registrati a Benevento. Per intensità turistica (rapporto tra presenze e popolazione residente) si conferma al primo posto Bolzano, con quasi 69 turisti per abitante, seguita da Venezia con quasi 47 turisti per abitante. In coda Lodi, Avellino e Benevento.

Fra opportunità e disagio

Come viene percepito il sovraffollamento turistico dagli italiani? Secondo l’indagine “Gli italiani e il turismo: tra opportunità e disagi” curata da Ipsos per l’Osservatorio Unipol sulla società italiana , il turismo in Italia gode di una visione generalmente positiva ma presenta anche percezioni di ricadute negative, soprattutto in relazione alla gestione dei rifiuti, per il sovraffollamento e la quota di immobili in affitto a fini turistici che riducono la disponibilità e spingono all’aumento dei prezzi per i residenti. L’indagine è stata svolta a marzo 2025 con interviste CAWI suddivise fra 1.000 interviste a un campione nazionale rappresentativo della popolazione italiana di età 16-74 anni (rappresentativi di circa 44 milioni di individui), e 720 interviste Over Sample in 9 Aree Metropolitane (rappresentativi di oltre 13 milioni di individui), con 80 interviste circa per le aree Nord Italia (Milano, Torino, Bologna, Verona), Centro Italia: (Firenze, Roma) e Sud Italia (Napoli, Bari, Cagliari).

A preoccuparsi maggiormente per le ricadute del fenomeno dell’overtourism sono in particolare le metropoli: Firenze si distingue per essere la città più consapevole e che si sente maggiormente impattata, sia per le conseguenze sulla qualità della vita dei residenti, sia per il rischio di una perdita di autenticità del centro storico e delle sue attività, seguita da Roma e Napoli. Gli affitti brevi sono visti più come un problema che come un vantaggio economico, con la metà degli italiani favorevole a regole più severe al riguardo, soprattutto a Firenze e Verona. Da lavoro di indagine emergono anche le attese verso le amministrazioni locali di strumenti correttivi che sappiano integrare vita quotidiana e impatto turistico: fra questi, i principali riguardano il miglioramento della mobilità, delle infrastrutture e dei servizi dedicati ai residenti e la promozione di forme di turismo sostenibile. Firenze, in particolare, chiede la limitazione degli affitti brevi e l’introduzione di misure come il numero chiuso o il ticket d’ingresso per i turisti.

Garda sotto assedio

Gli strumenti di intervento per contenere il fenomeno dell’overtourism passano da una nuova visione del turismo in chiave di sostenibilità e responsabilità sociale, insieme con il varo di politiche attive di gestione dei flussi che sfruttano le potenzialità offerte dalla digitalizzazione. Si va dalla promozione dei territori in tutto il corso dell’anno e non solo in alta stagione, valorizzando i monumenti e luoghi di interesse meno conosciuti, alla programmazione attenta degli eventi di grande attrattività, passando per il ridisegno della mobilità privilegiando l’uso dei mezzi pubblici. Sempre più importanti anche i progetti di educazione e formazione specifiche rivolte ai turisti, e l’utilizzo degli introiti della tassa di soggiorno per il miglioramento della qualità della vita, sia per i visitatori che per i residenti, e per la protezione dell’ambiente.

Come contrastare l'overtourism al lago

Una strada da percorrere la indica il mondo ambientalista. Per arginare il sovraffollamento turistico dei comuni lacustri del lago di Garda, nell’ambito della campagna nazionale Goletta dei Laghi Legambiente mette sul tavolo dieci proposte, rivolte ad amministratori locali, cittadini, imprese e operatori del settore turistico-ricettivo. L’obiettivo è promuovere uno sviluppo sostenibile dei territori lacustri attraverso interventi mirati in tre ambiti chiave: la mobilità, la regolamentazione e diversificazione dell’offerta turistica e il coinvolgimento attivo dei residenti mediante strumenti di confronto e partecipazione.

Secondo i dati Istat rielaborati da Legambiente fra il 2014 e il 2024, nei 23 comuni rivieraschi del lago di Garda distribuiti tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, le presenze turistiche hanno registrato un incremento complessivo del 27%; in vetta la sponda veneta che ha subito il maggior picco di crescita turistica (+32%), seguita da quella lombarda (+23%) e da quella trentina (+19%).

Le dieci proposte di Legambiente integrano la gestione ottimale dei flussi turistici limitandone l’impatto sulle risorse locali e territoriali, con un lavoro condiviso con i residenti, attraverso azioni specifiche: sviluppo di una mobilità d’accesso integrata e intermodale per decongestionare il traffico e ridurre l’utilizzo dell’auto; introduzione di una regolamentazione sugli affitti brevi e incentivi per favorire la locazione abitativa destinata ai residenti; definizione della capacità di carico turistica per ciascuna località, con l’obiettivo di limitare l’accesso nei periodi critici e preservare l’equilibrio ambientale e sociale; destinazione vincolata della tassa di soggiorno al miglioramento dei servizi pubblici e delle infrastrutture locali; adozione di sistemi di certificazione per le destinazioni e gli operatori, finalizzata a promuovere una gestione responsabile dei flussi e a ridurre l’impatto ambientale e il consumo delle risorse; creazione di tavoli di ascolto permanenti e partecipati, aperti alla cittadinanza, per raccogliere istanze e monitorare gli effetti del sovraffollamento turistico; diversificazione dell’offerta turistica per ampliare il target di visitatori e ridurre la concentrazione nei periodi di alta stagione; rimodulazione delle attività promozionali per  rallentare la comunicazione su località già sovraesposte e incentivare la promozione nelle stagioni intermedie o in occasione di eventi mirati, per attrarre un pubblico più selezionato; disincentivazione dell’escursionismo organizzato di massa, che genera sovraffollamento, criticità nella gestione dei rifiuti e dei servizi e un limitato impatto economico positivo sul territorio; diffusione di un vademecum per i visitatori, con indicazioni chiare su comportamenti responsabili e regole da rispettare nelle località ospitanti.

Firenze, alleanza fra mobilità ed educazione

Le politiche per un turismo sostenibile partono, anche, dalla mobilità e dall’accessibilità al centro storico utilizzando i mezzi pubblici. Passando dai consigli pratici su come organizzare un viaggio in modo consapevole e rispettare la città, il suo patrimonio e i suoi residenti.

A Firenze a unire le forze in questa direzione sono il Comune e la Fondazione Destination Florence insieme ad alcuni grandi player internazionali del turismo e della mobilità, con una collaborazione strategica che, oltre a monitorare i flussi turistici in città, punta a informare e sensibilizzare i visitatori sulle buone pratiche per il soggiorno.

Gestione overtourism a firenze

Al centro dell’iniziativa la diffusione della campagna di comunicazione #EnjoyRespectFirenze, varata dall’amministrazione comunale per promuovere i comportamenti responsabili e virtuosi nell’utilizzo degli spazi e dei servizi urbani, con consigli per l’uso della mobilità sostenibile, la scoperta dei luoghi di Firenze meno conosciuti, la ricerca e scelta di prodotti di artigianato locale, il rispetto per monumenti, ambiente e residenti. I contenuti della campagna arrivano ai milioni di visitatori attraverso l’uso delle piattaforme digitali dei player coinvolti, fra i primi ad aderire Volotea, FlixBus, Trainline e Bird, cui si aggiunge anche Expedia; grazie a questa collaborazione operativa, l’amministrazione fiorentina avrà a disposizione una serie di dati sulle prenotazioni utili per monitorare e programmare azioni efficaci per la gestione di flussi turistici.

Verona, si parte dai big data

A Verona la strada per il turismo sostenibile passa dall’utilizzo di tecnologie digitali e dalla gestione dei big data con uno strumento capace di armonizzare flussi ed esperienze di turisti e visitatori. Il progetto Smart Verona-Città patrimonio mondiale Unesco (dove smart sta per Sostenibile, Memorabile, Autentico, Rispettoso e Tracciabile), finanziato dal ministero del Turismo, nasce dalla collaborazione fra l’amministrazione comunale scaligera (in particolare l’assessorato alla Cultura, al Turismo e ai Rapporti con l’Unesco promotore e regista dell’iniziativa), il dipartimento di Management dell’Università di Verona che ha curato ha messo a punto un nuovo modello analitico per tracciare e analizzare i comportamenti aggregati dei visitatori su dati integrati, e il partner tecnologico Maxfone, società benefit specializzata in dati e intelligenza artificiale.

Cuore del progetto è la creazione di una piattaforma per l’analisi dei big data integrati fra mobilità, social media, recensioni e web analytics, per monitorare flussi, presenza ed esperienza dei visitatori e turisti con lo scopo di decongestionare alcune aree critiche dalla città, richiamandone l’attenzione anche nelle zone meno battute dai classici circuiti turistici, allungarne la permanenza media e migliorarne l’esperienza di visita.

I punti di interesse su cui sono mappati i dati di mobilità sono otto e si riferiscono alle aree intorno ai luoghi simbolo di Verona come Casa di Giulietta, Torre dei Lamberti/Piazza Erbe, Arche Scaligere/Casa di Romeo, Ponte Pietra/Teatro Romano, Arena, Castelvecchio, Duomo e Tomba di Giulietta.

L’uso strategico dei dati raccolti sosterrà il processo decisionale che governa la programmazione e localizzazione dei grandi eventi in città. Sfruttando le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale, il progetto Smart Verona introduce un approccio data-driven per la città scaligera dove il digital data lake messo a disposizione del Comune raccoglie, integra e anonimizza grandi volumi di dati. A partire dagli insights ottenuti tramite il data lake, si sviluppa la campagna di comunicazione integrata, digitale, multilingue e multicanale, rivolta a un target che include sia i residenti che i turisti e visitatori nazionali e internazionali. La comunicazione è basata su totem digitali dislocati nei punti nevralgici della città; Instagram, Facebook, Spotify e YouTube sono i canali impiegati per raggiungere più di 200mila persone.

Rimini, il percorso è condiviso

Rimini ripensa il proprio modello turistico dal basso con il laboratorio territoriale di co-progettazione, promosso dalla Fondazione Piano Strategico di Rimini; partito lo scorso maggio dall’area di Torre Pedrera e Viserbella, tocca le aree chiave dell’offerta turistica locale dalle aree costiere ai borghi, fino all’entroterra.

Il percorso, aperto a tutti gli operatori del settore, cittadini, associazioni e attori del territorio, si inserisce all’interno della fase di ascolto e confronto che accompagna l’elaborazione del Pug, il nuovo Piano Urbanistico Generale, ed entrerà nel vivo a settembre a stagione conclusa. Sul tavolo della discussione è il modello di sviluppo turistico per la città: cosa offre Rimini, a chi, come viene gestita l’ospitalità, quali sono i limiti dell’attuale sistema e dove innovare.

Gli ambiti di intervento comprendono rigenerazione urbana, innovazione del sistema ricettivo, nuove offerte ricreative fra commercio e intrattenimento, valorizzazione del sistema integrato lungomare, spiaggia e mare, integrazione tra la costa e le aree interne, accessibilità, mobilità e sicurezza urbana. Con i contributi raccolti, sarà definita una mappa partecipata delle priorità e soluzioni su cui costruire visioni, strategie e indirizzi di lavoro per la città turistica del futuro, capace di generare valore per la comunità locale e per i turisti, nonché di governare in maniera sostenibile gli impatti economici, sociali e ambientali che può generare.

Le nuove modalità di turismo che guardano alla sostenibilità sono basate anche sul coinvolgimento diretto degli ospiti. È dell’associazione Alberghi Tipici Riminesi il progetto “La sostenibilità la pis un po’ ma tot” in collaborazione con Fondazione Cetacea di Riccione, onlus attiva nel soccorso di animali in difficoltà come tartarughe marine e cetacei. Obiettivo, portare in hotel le azioni e gli accorgimenti quotidiani per il contenimento dell’impatto ambientale. Le strutture alberghiere che aderiscono al progetto sono chiamate a dotarsi di attrezzature a risparmio energetico (dalle luci a led ai pannelli solari, fino alle colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici), eliminare o ridurre l’uso della plastica, dotare gli spazi comuni di contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti, prediligere l’acquisto di prodotti alimentari a km zero, stimolare l’uso di mezzi di trasporto pubblico e di mobilità dolce(bicicletta in primis); fino al consiglio di utilizzare le scale invece dell’ascensore.

Alto Adige, sostenibilità a tutto campo

In Alto Adige la strada per il contrasto al sovraffollamento turistico passa dalle nuove applicazioni di intelligenza artificiale, nell’alveo più ampio della sostenibilità. Nell’area delle Dolomiti, un supporto operativo multilingue in tempo reale per operatori del turismo e visitatori è Touristinfo.ai, chatbot alimentato da Intelligenza Artificiale. Raggiungibile tramite Whatsapp e sulle piattaforme digitali delle destinazioni che lo utilizzano, il chatbot combina live tutte le informazioni provenienti da parcheggi, sistemi di rilevazione del traffico, accessi ai siti e meteo per indirizzare i turisti verso la soluzione più sostenibile e senza affollamenti eccessivi.

La politica altoatesina di conciliazione fra vivibilità, protezione dell’ambiente e sviluppo economico locale è più ampia e parte dall’osservazione dei fenomeni in atto per suggerire nuove modalità di governance.

L’Osservatorio per il turismo sostenibile in Alto Adige (STOST), creato nel 2018 dall’istituto di ricerca Eurac Research e parte della Rete internazionale di osservatori per il turismo sostenibile (INSTO-International Network of Sustainable Tourism Observatories), ha una visione intersettoriale nel monitoraggio, valutazione e divulgazione degli sviluppi del turismo in Alto Adige, supportando i decisori attraverso raccomandazioni e linee guida con processi “evidence based” secondo un approccio di comunicazione condivisa, cooperazione e networking.

Il Programma provinciale per lo sviluppo del turismo (PPST 2030+) redatto nel 2022 da Eurac in collaborazione con Idm e Provincia autonoma di Bolzano, affida un ruolo primario all’Indice di sensibilità per lo sviluppo del turismo, che mira a rappresentare la percezione della società verso il turismo e i settori a esso legati e fornire le informazioni fondamentali per prendere decisioni efficaci su uno sviluppo turistico futuro compatibile con le comunità locali e per loro desiderabile, anche e soprattutto in rapporto al Tourism Exposure (grado di esposizione al turismo). L’indice di sensibilità si basa su valutazioni soggettive espresse dalla popolazione locale sulla base di prosperità economica, vitalità della comunità, vivacità dell’atmosfera, armonia dell’ambiente urbano e paesaggistico, alloggi a prezzi accessibili, carico di traffico accettabile, fiducia nelle istituzioni, soddisfazione locale nei confronti del turismo e sostegno alla crescita futura del turismo stesso. È firmato sempre dai ricercatori di Eurac con Insto e UN Tourism il rapporto 2024 The Sustainable Tourism Observatory of South Tyrol, che traccia il profilo del turismo altoatesino per economia del settore, offerta turistica, governance e gestione delle risorse come acqua, energia, mobilità, clima, rifiuti, natura e ambiente, e ne traccia i progressi verso un turismo sempre più verde come tratto distintivo.

Faq Overtourism

Che cos’è l’overtourism?

L’overtourism, secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), indica l’impatto negativo del turismo su una destinazione, influenzando sia la qualità della vita percepita dai residenti che l’esperienza dei visitatori.

Durante la pandemia di Covid-19, il settore turistico è stato tra i più colpiti, registrando un drastico calo del 72% negli arrivi internazionali nel 2020, come riportato da National Geographic in un approfondimento sul tema. Nonostante ciò, il numero di viaggiatori ha ripreso a crescere rapidamente, con il doppio delle persone che hanno viaggiato all’estero nei primi tre mesi del 2023 rispetto allo stesso periodo nel 2022.

Il desiderio crescente di viaggiare alla ricerca dei luoghi “più belli” e gettonati impone una profonda riflessione sul modo di fruire lo spazio e sottolinea l’importanza di riconsiderare l’approccio al turismo per proteggere l’ambiente e preservare le ricchezze culturali delle destinazioni.

Qual è l’impatto dell’overtourism?

Una delle criticità principali dell’overtourism è il suo impatto sull’ambiente naturale. L’incremento del numero di visitatori può mettere a dura prova gli ecosistemi fragili, causando erosione del suolo, inquinamento delle acque e disturbo della fauna locale.

Il consumo eccessivo di risorse è un altro grave problema da associare al sovraffollamento turistico. Il turismo aumenta la domanda di acqua, energia e materiali da costruzione, spesso in aree dove le risorse sono già limitate. L’espansione delle infrastrutture turistiche richiede enormi quantità di acqua per piscine, giardini e servizi igienici, esacerbando ulteriormente la pressione su sistemi già vulnerabili.

L’incremento esponenziale del turismo può sopraffare le infrastrutture locali. I sistemi di trasporto, già sottodimensionati, non riescono a gestire il flusso di visitatori, causando congestioni stradali e inquinamento atmosferico.

Le comunità locali sono spesso le prime a subire le conseguenze negative dell’overtourism. La mercificazione della cultura del luogo trasforma tradizioni millenarie in spettacoli meramente commerciali, perdendo il loro significato autentico. Ma non solo: il boom turistico può causare un aumento dei prezzi immobiliari, rendendo le case inaccessibili per i residenti locali.

Quali sono le cause del sovraffollamento turistico?

L’overtourism è un fenomeno complesso che ha preso piede in molte destinazioni popolari in tutto il mondo. Le cause sono varie e interconnesse, e comprendono sia fattori globali che locali.

L’espansione delle compagnie aeree low-cost ha reso i viaggi internazionali più accessibili, permettendo a un numero crescente di persone di esplorare destinazioni precedentemente considerate lontane o costose. Questo aumento della mobilità ha creato una “massa critica” di viaggiatori, contribuendo all’affollamento delle destinazioni turistiche.

La digitalizzazione ha rivoluzionato il settore del turismo. La disponibilità immediata di informazioni online, la facilità di prenotazione tramite piattaforme digitali e le recensioni degli utenti hanno semplificato l’organizzazione dei viaggi. Questo accesso facilitato alla conoscenza ha anche aumentato la concorrenza tra le destinazioni, portando alcune località meno conosciute a diventare rapidamente mete popolari. I social media, in particolare, hanno avuto un ruolo chiave nel promuovere destinazioni emergenti, amplificando il numero di visitatori e contribuendo all’overtourism.

Destinazioni che investono in strutture ricettive di alta qualità e in servizi turistici professionali attirano un numero crescente di visitatori. Nonostante ciò, molti luoghi non sono attrezzati per gestire un afflusso così elevato di turisti. Le infrastrutture presenti spesso non riescono a sostenere il carico aggiuntivo, portando a problemi come ingorghi stradali, sovraffollamento di attrazioni e degrado ambientale.

Quali sono gli esempi più noti di overtourism in Italia e nel mondo? 

L’overtourism si manifesta in maniera evidente in alcune destinazioni iconiche, dove l’afflusso di visitatori supera di gran lunga la capacità di accoglienza del territorio. In Italia, uno degli esempi più citati è Venezia, città che da anni affronta criticità legate al turismo di massa, al punto da introdurre misure di regolamentazione come la tassa di accesso giornaliero per i non residenti. Anche Firenze e Roma, con i loro centri storici patrimonio UNESCO, registrano picchi di presenze che incidono sulla vivibilità dei quartieri e sulla qualità dei servizi urbani. Un caso particolare è rappresentato dalle Cinque Terre, dove l’afflusso dei visitatori, soprattutto nei mesi estivi, ha generato un forte stress sugli ecosistemi locali e sulla rete infrastrutturale.

A livello internazionale, Barcellona ha dovuto affrontare proteste da parte dei residenti a causa dell’aumento degli affitti e della pressione sul tessuto urbano, mentre Dubrovnik, in Croazia, è divenuta simbolo del sovraffollamento turistico dopo l’esposizione mediatica legata alla serie televisiva Il Trono di Spade. Santorini, nelle Cicladi, e l’isola di Bali in Indonesia sono altre mete che sperimentano quotidianamente gli effetti del turismo eccessivo, con impatti sia ambientali che sociali. Anche città come Amsterdam e Parigi hanno adottato politiche di regolamentazione, puntando a contenere i flussi e a diversificare l’offerta per evitare il congestionamento delle aree più centrali.

Come influisce l’overtourism sulla sostenibilità ambientale?

L’overtourism ha conseguenze significative sulla sostenibilità ambientale delle destinazioni turistiche. L’aumento esponenziale dei visitatori comporta una forte pressione sugli ecosistemi, in particolare nelle aree naturali più fragili. Il sovraffollamento può causare erosione del suolo, danneggiamento della vegetazione e disturbo della fauna, compromettendo l’equilibrio degli habitat locali. Le spiagge, i sentieri e i parchi naturali spesso subiscono un degrado che ne riduce la capacità di rigenerarsi.

Un altro aspetto critico è l’impatto sul consumo di risorse naturali. L’alta concentrazione di turisti accresce la domanda di acqua ed energia, in territori che talvolta già soffrono di scarsità idrica o di infrastrutture energetiche insufficienti. La costruzione e la manutenzione di alberghi, resort e infrastrutture di supporto richiedono inoltre ingenti quantità di materiali, contribuendo a un incremento delle emissioni di CO₂ e al consumo di suolo.

Anche la gestione dei rifiuti diventa un problema centrale: l’aumento del volume di scarti prodotti dai visitatori mette a dura prova i sistemi locali di smaltimento e trattamento, favorendo l’inquinamento di suolo, acque e aria. A ciò si aggiungono le emissioni legate ai trasporti, soprattutto aerei e navali, che aggravano l’impronta ecologica complessiva del settore turistico.

Quali strategie esistono per contrastare l’overtourism?

Contrastare l’overtourism significa adottare un insieme di politiche e pratiche che riducano l’impatto negativo del turismo senza compromettere le opportunità economiche e culturali che esso genera. Le città e le destinazioni più colpite hanno sperimentato diverse soluzioni, molte delle quali oggi sono considerate modelli replicabili.

Una delle prime misure riguarda la gestione dei flussi turistici attraverso strumenti di contingentamento. Alcune località hanno introdotto sistemi di prenotazione obbligatoria o limiti giornalieri agli ingressi, come avviene in alcune isole minori italiane o nei siti naturali particolarmente fragili. Venezia ha scelto di introdurre una tassa di accesso per i visitatori giornalieri, con l’obiettivo di regolamentare gli arrivi e di incentivare un turismo più consapevole.

Parallelamente, le amministrazioni puntano a diversificare l’offerta turistica, promuovendo aree meno conosciute e periodi di bassa stagione. Questa strategia consente di ridurre la pressione sui luoghi più iconici e di distribuire i benefici economici su un territorio più ampio, favorendo la scoperta di borghi, parchi naturali e destinazioni alternative.

Un ruolo decisivo è giocato anche dalla sensibilizzazione dei visitatori. Campagne di comunicazione e programmi di educazione al turismo responsabile invitano i viaggiatori a comportamenti più rispettosi dell’ambiente e delle comunità locali. Al tempo stesso, le nuove tecnologie offrono strumenti utili: applicazioni e piattaforme digitali possono monitorare in tempo reale i flussi, segnalando aree congestionate e suggerendo itinerari alternativi.

Infine, le politiche pubbliche e i regolamenti urbanistici hanno un peso determinante. Normative che limitano gli affitti brevi, la costruzione di nuove strutture ricettive o l’ingresso di grandi navi da crociera sono strumenti che molte città hanno adottato per riportare equilibrio tra vivibilità urbana, tutela ambientale e sviluppo turistico.


13/08/2024

Overtourism: gli impatti ambientali e sociali del sovraffollamento turistico

A cura di: Fabiana Valentini

Overtourism: gli impatti ambientali e sociali del sovraffollamento turistico

In molte località turistiche in tutto il mondo si verifica sempre più spesso il fenomeno del turismo eccessivo, noto come “overtourism”, che ha impatti sulle risorse naturali delle destinazioni che rischiano di essere danneggiate. Il fenomeno dell’overtourism rappresenta un campanello d’allarme per l’industria del turismo.

Le risorse naturali delle destinazioni vengono messe a dura prova: l’ambiente subisce danni, e le comunità locali perdono parte della loro identità culturale. Solo per fare un esempio pratico, Rimini, che ogni anno accoglie fino a 7 milioni di turisti, vede le sue aree costiere sfruttate fino al 95%. Un altro caso emblematico è la baia di Maya nell’isola di Ko Phi Phi Leh in Thailandia. Famosa grazie al film “The Beach” del 2000, la baia ha perso circa l’80% della sua barriera corallina a causa dell’eccessivo afflusso di visitatori. Le isole Baleari hanno registrato un aumento del 37% nell’utilizzo dell’elettricità in soli cinque anni, dal 1993 al 1998, a testimonianza della pressione esercitata dal turismo.

Il turismo di massa, se non gestito in modo sostenibile, può danneggiare irreparabilmente le attrazioni naturali e storiche, distruggendo l’ecosistema locale e compromettendo la qualità della vita dei residenti. Città come Amsterdam, Venezia e Barcellona sono diventate simboli di questo problema, con la popolazione residente che si sente spesso assediata e alienata nel proprio territorio. Le tensioni tra abitanti locali e turisti sono aumentate, alimentando un sentimento di profonda frustrazione.

Le 11 strategie dell’UNWTO per gestire il flusso turistico

L’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite (UNWTO) nel documento Overtourism’? Understanding and Managing Urban  Tourism Growth beyond Perceptions ha delineato una serie di strategie e misure cruciali per affrontare il fenomeno dell’overtourism nelle città, con l’obiettivo di promuovere un turismo urbano sostenibile e inclusivo.

Gestire in modo corretto la fruizione dei luoghi turistici è un obiettivo fondamental:  l’UNWTO ha stilato un decalogo di 11 concetti chiave per gestire il flusso turistico nelle destinazioni urbane con l’obiettivo di mitigare gli effetti negativi del sovraffollamento.

  1. Promuovere la dispersione dei visitatori

L’UNWTO suggerisce di incentivare la dispersione dei turisti all’interno delle città e nelle aree circostanti, ospitando eventi in zone meno visitate e sviluppando nuove attrazioni. Misure come una carta di viaggio per il trasporto locale illimitato e la promozione di un’identità comune tra la città e i suoi dintorni sono viste come cruciali per raggiungere questo obiettivo.

  1. Dispersione temporale

Per distribuire meglio il flusso turistico nel corso dell’anno, l’UNWTO propone di promuovere esperienze nei mesi di bassa stagione e l’adozione della tariffazione dinamica. Anche l’uso delle nuove tecnologie per incentivare la dispersione temporale dinamica è altamente raccomandato.

  1. Nuovi itinerari e attrazioni

Per stimolare l’interesse verso nuove aree, l’UNWTO consiglia la promozione di nuovi itinerari, l’offerta di sconti combinati e la produzione di guide che evidenzino tesori nascosti. La realtà virtuale può essere utilizzata come ulteriore strumento di promozione per arricchire le visite alle attrazioni più famose.

  1. Revisione e adattamento della regolamentazione

Le città dovrebbero rivedere la regolamentazione riguardante gli orari di apertura delle attrazioni, l’accesso per grandi gruppi e il traffico nelle zone affollate. La creazione di zone pedonali e la definizione della capacità di carico della città sono considerate misure essenziali.

  1. Migliorare la segmentazione dei visitatori

Per mitigare l’intenso flusso turistico, è fondamentale identificare e targetizzare segmenti di visitatori che abbiano un minore impatto sulla città. L’UNWTO raccomanda anche di scoraggiare la visita della città da parte di determinati segmenti di turisti, in base alle specifiche esigenze e contesto locali.

  1. Benefici per le comunità locali

Garantire che le comunità locali traggano vantaggio dal turismo è essenziale per un turismo sostenibile e responsabile. L’Organizzazione Mondiale del Turismo suggerisce di incrementare l’occupazione nel settore turistico, creando opportunità lavorative per i residenti locali che possano migliorare la loro qualità di vita. È importante promuovere effetti positivi del turismo, come la valorizzazione del patrimonio culturale e naturale, la conservazione delle tradizioni locali e la promozione di pratiche ecologiche.

Inoltre, è fondamentale coinvolgere le comunità locali nello sviluppo di nuovi prodotti turistici, garantendo che le loro esigenze e i loro desideri siano considerati.

  1. Esperienze urbane per residenti e visitatori

È fondamentale creare esperienze che apportino benefici sia ai residenti che ai visitatori. Alcune delle misure suggerite includono l’integrazione delle strutture turistiche nelle festività locali e la promozione di ambasciatori locali.

  1. Miglioramento delle infrastrutture

È essenziale investire in infrastrutture adeguate per gestire il traffico turistico, al fine di garantire un’esperienza positiva e sostenibile sia per i visitatori che per i residenti locali. Tra le proposte dell’UNWTO vi è il miglioramento della segnaletica che deve essere chiara, per guidare i turisti senza difficoltà.

Inoltre, l’adattamento dei trasporti pubblici alle esigenze dei visitatori e la creazione di percorsi pedonali e ciclabili sicuri è fondamentale per promuovere modalità di trasporto sostenibili e ridurre la congestione del traffico.

  1. Comunicazione con gli stakeholder locali

L’UNWTO enfatizza l’importanza di coinvolgere tutti gli stakeholder locali nella gestione del turismo, organizzando programmi di sviluppo professionale e piattaforme di discussione per i residenti.

  1. Comunicazione con i visitatori

Educare i visitatori sui valori e le tradizioni locali, fornendo informazioni adeguate su restrizioni del traffico e servizi disponibili, è una misura fondamentale per una gestione efficace del turismo.

  1. Monitoraggio e risposta

Infine, l’UNWTO propone di monitorare indicatori chiave, come le fluttuazioni stagionali della domanda e i modelli di visita, sfruttando i big data e le nuove tecnologie. Questo approccio consente di valutare l’impatto del turismo in modo più preciso e di elaborare piani di contingenza per gestire i periodi di punta.

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