L’energia solare aiuta la rete elettrica europea a resistere alle ondate di calore. La sfida è la flessibilità serale 08/09/2026
Piano Sociale per il Clima: 9,3 miliardi per attenuare l’impatto dell’ETS2 su famiglie e microimprese 31/08/2026
Indice degli argomenti: Stop alla differenziata per il periodo di emergenza? La circolare del ministero Più stoccaggio, massima capacità per inceneritori, discariche ‘aperte’ L’emergenza coronavirus mette in crisi il sistema della gestione dei rifiuti in Italia, comunque già fragile sotto alcuni aspetti e in particolare per la carenza di impianti. La raccolta differenziata è a rischio, se non addirittura saltata (con buona pace ‘temporanea’ del ministero dell’Ambiente). Mentre la filiera dell’economia circolare è ferma. Se da un lato i rifiuti della differenziata non sono più la priorità in questo delicato momento sanitario, dall’altro in ogni caso non avrebbero lo sbocco necessario nelle filiere di recupero e riciclo della materia, perché si tratta di aziende ritenute ‘non essenziali’, e quindi chiuse in base al Dpcm della presidenza del Consiglio dei ministri. A questo quadro di sofferenza dell’industria dell’economia circolare, bisogna aggiungere che dall’inizio dell’epidemia i nostri rifiuti, che prima andavano all’estero, sono stati oggetto di ‘pregiudizio’, e quindi sono stati bloccati da quei Paesi che prima ci ‘aiutavano’ a smaltirla. Ci siamo allora ritrovati anche con il carico della gestione della spazzatura che di solito era destinata all’esportazione; il pregiudizio a quanto pare non è stato però soltanto ‘internazionale’: anche ‘intra e inter-regionale’, perché il blocco è scattato tra alcune regioni che prima almeno dialogavano. Altro tema riguarda le modalità di raccolta dei rifiuti urbani, e quindi la sicurezza degli operatori che materialmente se ne occupano; c’è la necessità di provare a non essere invasivi, cioè si pone una questione di privacy con i malati Covid-19, naturalmente per quelli che si curano in casa (il fatto di rendere riconoscibile i loro rifiuti, e quindi la loro identità come persone infette, potrebbe scatenare discutibili problemi di ordine pubblico). Altro discorso meritano i rifiuti ospedalieri, per i quali non si può essere troppo raffinati; e in questo caso probabilmente correttamente vengono inscatolati in doppi contenitori, sanificati, e poi bruciati a temperature superiori rispetto al normale (oltre 850 gradi), secondo le disposizioni sulla salute pubblica contenute in un decreto del presidente della Repubblica (il 254 del 2003). Stop alla differenziata per il periodo di emergenza? La circolare del ministero dell’Ambiente del 30 marzo (‘Criticità nella gestione dei rifiuti per effetto dell’emergenza Covid-19’) apre di fatto a un periodo di ‘raccolta non-differenziata’, se non proprio di raccolta indifferenziata; cioè a un allentamento delle regole, contenute nelle linee di indirizzo sulle deroghe, che le regioni possono mettere in campo per fronteggiare anche in questo settore l’emergenza coronavirus. In effetti si tratta di prevedere e attuare quanto già concesso dalla legge, nel rispetto del decreto legislativo 152 del 2006, il cosìdetto ‘Codice ambiente’; semplicemente il ministero con questa circolare offre delle indicazioni, ma soprattutto mette un cappello politico nazionale sulle azioni in arrivo dai diversi territori che, ancora indecisi sul da farsi, potrebbero ritrovarsi con una situazione via via più grave senza prendere iniziative; allo stesso tempo diventa una copertura per i tanti enti locali in condizioni instabili e di fragilità sistemica che già si trovano oltre la soglia. Oltre a provare a rendere omogenee a livello nazionale le misure che comunque vengono limitate temporalmente al periodo dell’emergenza. La circolare del ministero Il testo della circolare esordisce dicendo che “risulta quanto mai necessario intervenire” per “assicurare la corretta gestione dei rifiuti, dal servizio di raccolta al trattamento e smaltimento finale, adottando allo stesso tempo misure supplementari per garantire elevati livelli di sicurezza per i lavoratori dello specifico settore, nonché della tutela della salute pubblica e dell’ambiente”. Il ministero non nasconde la debolezza italiana e dice apertamente che “le criticità del sistema impiantistico nazionale rappresentano un ulteriore aggravio nella gestione dei rifiuti dovuto sia alle differenti modalità di raccolta dei rifiuti provenienti dalle utenze domestiche a seguito delle indicazioni fornite dall’Istituto superiore di sanità (con una nota, la n. 8293, del 12 marzo 2020) sia alle difficoltà che si stanno riscontrando nella impossibilità di inviare i rifiuti prodotti verso gli altri Stati membri, anche in seguito alla scelta autonoma di alcuni impianti di adottare misure restrittive per il principio di precauzione”. Queste indicazioni arrivano – spiega il ministero – perché, per “superare questo momento di forte criticità del sistema e consentire agli impianti la gestione di eventuali sovraccarichi, con il concreto rischio dell’interruzione del servizio, appare necessario fornire indicazioni alle regioni e province autonome che scelgano lo strumento dell’ordinanza contingibile e urgente (ex art. 191, dlgs. 152/2006) per disciplinare forme speciali di gestione dei rifiuti sul proprio territorio”. In sostanza il ministero comunica il da farsi alle regioni che possono così con proprie ordinanze adottare “regimi straordinari”, comunque “temporalmente circoscritti alla durata dell’emergenza”. Più stoccaggio, massima capacità per inceneritori, discariche ‘aperte’ Le aree di applicazione riguardano la capacità di stoccaggio degli impianti, il deposito temporaneo di rifiuti, i centri di raccolta comunali, gli impianti di incenerimento e lo smaltimento in discarica. Lo stoccaggio, il deposito temporaneo e i centri raccolta: le ordinanze modificano le autorizzazioni alle operazioni di gestione dei rifiuti (deposito preliminare e messa in riserva), dopo la segnalazione certificata di inizio attività (la Scia, da inviare alla autorità competenti, in cui si fa presente il rispetto delle disposizioni sui Piani di emergenza contenute nel decreto Sicurezza, i Piani anti-incendi, e il rispetto per esempio delle indicazioni sulla separazione dei materiali, la copertura, e adeguati sistemi per il contenimento dei quantitativi in più di rifiuti), per il tempo legato alla gestione dell’emergenza, per aumentare la capacità ‘immediata’ di stoccaggio entro un limite massimo del 50% (e stessa quantità media anche su base annua); per il deposito temporaneo, le ordinanze potrebbero consentire un quantitativo fino al doppio di quello normalmente consentito, per un limite di tempo che non può superare i 18 mesi; mentre per i centri di raccolta comunali, le ordinanze potrebbero consentire il deposito dei rifiuti urbani fino a una durata doppia di quella abituale, e l’aumento della capacità istantanea e annuale di stoccaggio entro un massimo del 20%. Le regioni possono autorizzare, con le ordinanze, anche gli impianti di incenerimento a raggiungere “la capacità termica massima valutata”; questo, “per garantire il prioritario avvio dei rifiuti urbani indifferenziati provenienti dalle abitazioni in cui sono presenti soggetti positivi” al coronavirus, in isolamento o in quarantena obbligatoria, “nonché per consentire il conferimento dei rifiuti urbani indifferenziati provenienti da abitazioni dove non soggiornano soggetti positivi, in isolamento o in quarantena”, e anche “per garantire la possibilità di destinare a incenerimento i fanghi di depurazione” (con codice 190805). Inoltre c’è l’apertura alle discariche per “garantire la chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti urbani” in questo momento di “emergenza”, con le ordinanze che possono consentire, con una modifica temporanea dell’autorizzazione, “il conferimento degli scarti derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani, differenziati e indifferenziati, privi di possibili destinazioni alternative, a condizione che questi scarti non siano classificati come rifiuti pericolosi”. Serve anche in questo caso la Scia che il gestore dell’impianto deve presentare alle autorità competenti. Con le ordinanze si può anche, entro i tempi della fase di emergenza, conferire “in discarica rifiuti urbani indifferenziati provenienti dalle abitazioni in cui sono presenti soggetti positivi, in isolamento o in quarantena obbligatoria, assicurandone la sterilizzazione ovvero un trattamento derogatorio rispetto a quello ordinariamente previsto, che contempli” l’inserimento dei sacchetti “integri all’interno di appositi big-bags omologati e certificati, aventi adeguate caratteristiche di resistenza per garantire la sicurezza nel trasporto e nello stoccaggio degli stessi in modo da evitare qualsiasi fuoriuscita del materiale”; il “confinamento dei rifiuti de quibus in zone definite della discarica”; la “copertura giornaliera con un adeguato strato di materiale protettivo, tale da evitare ogni forma di dispersione”. Una modalità che potrebbe lasciare dei dubbi ma che secondo la circolare del ministero è un “trattamento” che “può ritenersi adeguato, nella presente straordinaria situazione, anche se derogatorio rispetto alla norma vigente, in quanto in grado di garantire il miglior risultato in termini di tutela dell’ambiente e della salute umana”. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
11/09/2026 Energy Transition Monitor 2026, la transizione accelera ma le emissioni restano ferme A cura di: Erika Bonelli Rinnovabili al 99% della crescita elettrica 2025 ma emissioni ancora ferme. I dati ETC e i ...
08/09/2026 Estate 2026 la più calda per l'Italia dal 1950: cosa significa per città, edifici e lavoro A cura di: Erika Bonelli L'estate 2026 è la più calda in Italia dal 1950 secondo il Cnr-Ibe: 24,3°C di media ...
07/09/2026 Giornata mondiale dell'aria pulita 2026: perché agire su smog e clima conviene anche all'economia A cura di: Stefania Manfrin Il 7 settembre è la giornata Internazionale dell'Aria Pulita per i Cieli Blu: perché è importante ...
04/09/2026 El Niño si rafforza con impatti fino al 2027 A cura di: Raffaella Capritti WMO prevede un El Niño molto forte, con caldo anomalo, piogge intense e siccità in molte ...
03/09/2026 Il superamento di 1,5 °C è ormai a un passo, ma c'è ancora spazio per limitarlo A cura di: Raffaella Capritti Il report UNEP Limiting Overshoot indica il superamento di 1,5 °C come imminente, con picco fino ...
02/09/2026 Siccità, all'Italia costa 24 miliardi di euro e 330.000 posti di lavoro A cura di: Stefania Manfrin Uno studio CMCC-Politecnico stima il costo della siccità in Italia, 24 miliardi che triplicano con +2°C ...
01/09/2026 Rischio climatico in Italia: fino al 6% di PIL in meno e infrastrutture energetiche sotto pressione entro il 2050 A cura di: Erika Bonelli Rischio climatico: il report Deloitte stima impatti fino al -6% del PIL italiano al 2050. Ecco ...
31/08/2026 Comunità climatiche: la transizione energetica si attua a scala di quartiere A cura di: Andrea Ballocchi Un progetto europeo, guidato dal Comune di Cesena, sperimenta un modello replicabile verso l’autosufficienza energetica: le ...
26/08/2026 Giornata Mondiale dei Laghi 2026, proteggere l'acqua dolce del pianeta A cura di: Raffaella Capritti Il 27 agosto 2026 torna la Giornata Mondiale dei Laghi, seconda edizione. Dati ONU, minacce e ...
21/08/2026 Il Politecnico di Torino punta sulle alghe brune per rispondere alla sfida della dissalazione A cura di: Laura Murgia Un idrogel ricavato da alghe brune dissala l'acqua marina sfruttando calore di scarto a bassa temperatura: ...