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Indice degli argomenti Toggle Investimenti e valore aggiunto delle cleantech in ItaliaUn settore in crescita e che potrebbe valere ancora di piùIl valore dei singoli compartiUnire competitività a investimentiIl futuro delle cleantech: Italia protagonista, con opportune strategieFAQ cleantechCosa sono le cleantech?Quali ambiti tecnologici ne fanno parte?Che mercato esprimono in Italia? Generazione da rinnovabili, infrastrutture di rete ed energy storage, efficienza dei consumi e delle risorse. Il comparto cleantech in Italia passa da questi pilastri, sotto forma di filiere capaci di arrivare a fatturare fino a 87 miliardi di euro al 2030 se potranno contare su un contesto normativo e strategico adeguato. Lo stima Energy&Strategy, che ha svolto e pubblicato uno studio sull’Italia delle cleantech valutando realtà e filiere già oggi esistenti. Una realtà che passa dal contributo complessivo generato lungo l’intera catena del valore delle tecnologie pulite sulla base degli investimenti effettuati in Italia. Oggi il mercato del cleantech in Italia vale 57 miliardi di euro. Un valore notevole, specie confrontato con altri settori più conosciuti e con una storia ben più radicata: l’automotive vale 45 miliardi, il legno arredo 60 miliardi, la moda vale 120 miliardi. Quindi si colloca tra quei settori che qualificano l’economia del nostro Paese. Investimenti e valore aggiunto delle cleantech in Italia Lo studio Energy&Strategy analizza le filiere del cleantech, dalla produzione di componenti e tecnologie fino alle attività di gestione e manutenzione degli asset, includendo nei conteggi settori come la generazione elettrica da rinnovabili, pompe di calore residenziali e industriali, tecnologie per lo stoccaggio elettrico e l’adeguamento della rete, colonnine di ricarica per veicoli elettrici, cavi, inverter, fino alle tecnologie per l’efficienza energetica e per il riciclo e il riuso dei materiali. L’analisi sulle cleantech in Italia è partita da due considerazioni: quanto valgono oggi gli investimenti in questo mercato nel nostro Paese e a quanto ammonta il valore aggiunto diretto e indiretto, ovvero quanta parte di questi investimenti poi ricadono come generazione di valore all’interno del Belpaese, in maniera diretta e indirettamente con l’indotto che rappresenta un moltiplicatore della ricaduta di qualsiasi attività attività economica. Davide Chiaroni alla presentazione del convegno «Volevamo interrogarci sulla necessità, come chiede l’Europa oggi, che la produzione di energia sia clean, non perdendo di vista l’obiettivo della decarbonizzazione, ma di farlo in maniera che questa decarbonizzazione vada di pari passo con il principio della competitività», ha spiegato Davide Chiaroni, co-fondatore Energy&Strategy e responsabile scientifico della ricerca. Lo stesso ha messo in rilievo, in occasione della presentazione dell’analisi, come già oggi le filiere cleantech considerate abbiano un potenziale di sviluppo enorme, in grado di generare investimenti, valore e occupazione lungo tutto il territorio nazionale. «Per questo diventa fondamentale agire sulla certezza normativa, elemento senza il quale le imprese non possono pianificare con orizzonti adeguati». Un settore in crescita e che potrebbe valere ancora di più Nella considerazione del cleantech in Italia va aggiunto che questo macro-settore viene da tre anni di crescita costante, specie dopo il periodo Covid e post pandemico. Da questo abbrivio di crescita è possibile prevedere, come ha fatto il think tank della School of Management del Politecnico di Milano, la crescita da qui al 2030. «Se si manterranno le condizioni, si può prevedere di passare dai 57 miliardi odierni a 87 miliardi al 2030». In dettaglio, significa una stima pari a 87 miliardi di mercato e 33 miliardi di valore aggiunto complessivo (17 diretto e 16 indiretto). Serve però crederci e questo comporta sì la necessità di una sostenibilità economica degli investimenti per essere competitivi, ma di un contesto favorevole agli investimenti. Altrimenti, come considerato dallo stesso E&S, gli odierni 57 miliardi si ridurrebbero a poco più di 36 miliardi. Il valore dei singoli comparti Del totale degli investimenti futuri sulle cleantech in Italia (87 miliardi), 24,8 miliardi deriveranno dalla generazione delle rinnovabili, che comprende fotovoltaico, eolico, ma anche impianti per la produzione di biometano ed elettrolizzatori necessari per produrre idrogeno verde. Significa che, se si mantengono i giusti presupposti, al 2030 gli investimenti sulle fonti rinnovabili più che raddoppierebbero rispetto ai 10,1 odierni. Il fotovoltaico, da solo, potrebbe valere tra 5 anni 10,6 miliardi, seguito dal biometano a 7 miliardi. Gli investimenti su infrastrutture di rete e storage, che oggi hanno raggiunto i 4,5 miliardi, potrebbero raggiungere i 7,7 miliardi, sospinti dalla crescita dello storage (stimato a 6,3 miliardi, rispetto ai tre miliardi odierni). Come emerge dall’analisi E&S, nello storage si prevede una riduzione dei costi di investimento e una crescita significativa grazie all’avvio del MACSE, ma il settore è molto influenzato dal contesto geopolitico per l’approvvigionamento di componenti e materie prime. Il settore più significativo, quello dell’efficienza dei consumi e delle risorse, è anche il più sensibile. L’analisi di E&S sottolinea che la crescita del mercato dell’efficienza energetica, specie quella residenziale (che oggi vale 24,8 miliardi e nel 2030 potrebbe valerne 26,4), dipende dall’evoluzione degli incentivi e dalla capacità di rilancio dopo la fase di rallentamento post-Superbonus; gli scenari più favorevoli prevedono una ripresa trainata dal comparto residenziale e dalle pompe di calore, con contributo positivo anche dal segmento industriale. Unire competitività a investimenti Il punto chiave sta nel mantenere uniti competitività e investimenti. Questi ultimi stanno già oggi producendo valore. «Oggi, se si guarda a quanti di quegli investimenti si trasformano in valore aggiunto, sia per la componente diretta sia per quella indiretta, possiamo arrivare a attorno ai 25 miliardi – ha illustrato Chiaroni –. Quindi significa che abbiamo un rapporto tra investimenti e valore aggiunto legato al fatto che seppure ci sia una parte di manifattura su cui non possiamo contare, esiste però una componente di servizi, di gestione, di localizzazione, di presenza territoriale di questo tipo di iniziative che già oggi spiega un valore aggiunto oggi pari a 25,1 miliardi e che potrebbe arrivare a 33 miliardi con le opportune condizioni». Questo risultato, però, non è garantito: senza una strategia industriale chiara e uno sforzo coordinato, l’Italia rischia di perdere oltre 14 miliardi di valore aggiunto, rinunciando a una crescita che potrebbe avere un impatto significativo sull’economia nazionale. Il futuro delle cleantech: Italia protagonista, con opportune strategie Da qui si prefigura il futuro delle tecnologie green in Italia: “con gli opportuni investimenti l’Italia può diventare un Paese leader nella produzione di cleantech, incrementando il valore aggiunto a parità di mercato”, si legge nello studio. Portare in Italia una quota più ampia delle filiere, consentirebbe di aumentare in modo significativo il valore aggiunto generato sul territorio. È fondamentale, inoltre, anticipare lo sviluppo delle nuove cleantech in Italia sviluppando competenze e capacità produttiva. Questo non avverrebbe solo nei comparti dove la presenza di aziende è già oggi diffusa, ovvero nell’efficienza energetica residenziale, nelle pompe di calore, nel fotovoltaico, nell’economia circolare, ma a tutte quelle considerate nell’analisi. Questa è una prima sfida. Un’altra altrettanto importante, suggerita dallo stesso responsabile scientifico della ricerca, è fare delle cleantech una delle attività pervasive all’interno del nostro paese cosicché diventino davvero un motore di sviluppo dell’economia nazionale. «Laddove è già così, occorrerà spingere perché si mantenga questa situazione. Invece, in quegli ambiti e comparti che possono crescere, occorre agire per far sì che la componente di ricaduta territoriale, di capacità di crescita locale possa essere sviluppata ulteriormente». Solo con queste condizioni il comparto delle tecnologie “pulite” potrà diventare un motore di crescita importante per l’Italia. FAQ cleantech Cosa sono le cleantech? Con il termine cleantech si intendono le nuove tecnologie e i relativi modelli di business che offrono rendimenti competitivi per investitori e clienti, fornendo al contempo soluzioni alle sfide globali. Il concetto abbraccia una vasta gamma di prodotti, servizi e processi in diversi settori verticali, intrinsecamente progettati per fornire prestazioni superiori a costi inferiori, ridurre notevolmente o eliminare l’impatto ecologico negativo, migliorare l’uso produttivo e responsabile delle risorse naturali (Fonte: Cleantech for Europe). Quali ambiti tecnologici ne fanno parte? Nel perimetro di analisi di Energy&Strategy, sono considerati parte dei tre pilastri cleantech le seguenti voci: fotovoltaico, eolico, impianti per la produzione di biometano, elettrolizzatori, sistemi e tecnologie di energy storage, reti di trasmissione AT/AAT, infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici. Sono compresi anche sistemi di efficienza energetica residenziale e industriale, pompe di calore, tecnologie per il riciclo dei rifiuti. Che mercato esprimono in Italia? Attualmente, il mercato totale delle cleantech in Italia raggiunge i 57 miliardi di euro, di cui 42,4 provengono dall’efficienza dei consumi e delle risorse, 10,1 miliardi dalla generazione da fonti rinnovabili e 4,5 da infrastrutture di rete e storage. A livello globale si prevede che il mercato delle tecnologie pulite triplicherà entro il 2035, coprendo settori come il solare, l’eolico, le batterie, le pompe di calore e gli elettrolizzatori per la produzione di idrogeno verde, fa sapere il Parlamento Europeo. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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