Eolico per la transizione energetica: perché l’Europa non può perdere il vento

L’energia eolica è fondamentale per le rinnovabili, ma è determinante per l’economia e l’occupazione in Europa. Occorre sostenerla, però, per non perdere terreno a livello globale

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Eolico per la transizione energetica in Europa

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Sull’eolico l’Europa si gioca molto più della partita per la transizione energetica: contribuisce al PIL dell’UE con 37 miliardi di euro e dà lavoro a 300mila persone. L’industria eolica europea ha un fatturato annuo di 60 miliardi di euro, di cui il 65% aggiunge valore all’economia dell’Unione Europea. Solo di tasse, il comparto industriale paga 5 miliardi di euro all’economia UE.

Non solo: l’industria del vento comunitaria è ai vertici mondiali. Delle dieci più importanti società globali produttrici di turbine eoliche, cinque sono europee; solo considerando la produzione di turbine per l’eolico offshore, sono europee due (MHI Vestas e Siemens Gamesa Renewable Energy) delle prime cinque imprese al mondo.

Lo stesso Green Deal prevede un’importante espansione dell’energia eolica nei prossimi 30 anni: stima, infatti, un incremento della quota di energia elettrica UE dal 15% a circa la metà entro il 2050. Ma occorre fare presto e bene: “le misure politiche di base, in particolare per quanto riguarda l’autorizzazione di nuovi progetti eolici e il repowering, saranno fondamentali a tal fine”, segnala Wind Europe, la più importante associazione europea e mondiale con più di 400 membri, nel report “Wind energy and economic recovery in Europe”.

Eolico in Europa: la situazione attuale e le previsioni al 2030

L’energia eolica per l’Europa ha una importanza sensibile come mostrano i dati del report di Wind Europe. Dall’eolico, in termini di produzione da fonti rinnovabili, l’Europa trae 197 GW e per il 2030 secondo gli obiettivi fissati dai piani nazionali per l’Energia e il Clima, si vogliono raggiungere i 397 GW. Obiettivi ambiziosi, se si considera che per centrare l’obiettivo, l’Europa deve installare 21 GW di nuova capacità eolica ogni anno nel corso del prossimo decennio. Questo significa che deve aumentare del 40% rispetto al tasso attuale (pre-COVID-19) di 12 GW/anno.

Eolico in Europa: la situazione attuale

Tuttavia, questi Piani non includono le riforme politiche necessarie affinché i governi mantengano i loro impegni per l’espansione dell’energia eolica, come segnala la stessa associazione.

In particolare non dicono come i Governi semplificheranno le loro regole e procedure per l’autorizzazione di nuovi parchi eolici e per il repowering. Queste regole e procedure sono oggi in molti casi troppo complesse per consegnare i volumi impegnati nei NECP. Inoltre, alcuni governi non danno sufficiente visibilità alle aste o non riescono a fornire la stabilizzazione delle entrate che sbloccherà gli investimenti nei volumi necessari.”

Senza questi significativi cambiamenti politici, l’Europa non riuscirà a realizzare i suoi piani per vedere espandere l’eolico onshore e offshore.

Tradotto in cifre: senza un sostegno reale a livello politico e istituzionale, al 2030 l’energia eolica si espanderebbe a soli 324 GW, ovvero la capacità installata arriverebbe a 14 GW/anno, poco sopra i ritmi attuali. Wind Europe lo definisce lo Scenario Basso. Se si avverasse, “l’Europa perderebbe un terzo dei posti di lavoro attuali nel settore eolico onshore e verrebbe dimezzata la creazione di posti di lavoro nell’eolico offshore”. Così dalle 300mila attuali, il settore dell’energia eolica in Europa vedrebbe impiegate solo 282mila persone entro il 2030.

Eolico e industria: i benefici diretti e indiretti e il futuro incerto

I benefici economici dell’eolico sono significativi anche a livello indiretto, con un contributo di 14,3 miliardi di euro nel 2019, sotto forma di prodotti e servizi forniti dalle aziende all’industria eolica europea. Il comparto delle apparecchiature elettriche beneficia maggiormente degli investimenti nell’energia eolica, con il 21% del contributo indiretto totale all’economia derivante dall’energia eolica, pari a 3 miliardi di euro nel 2019. Ma persino l’edilizia ne beneficia: in questo caso il contributo indiretto all’economia UE derivante è pari al 13%, e 1,8 miliardi di euro.

Complessivamente, per ogni 1.000 euro di ricavi nel settore dell’eolico, si generano 241 euro in attività economiche in altri settori industriali.

Eolico e industria: i benefici diretti e indiretti

Ma a livello diretto i numeri sono ancora più sensibili: se pensiamo che su quasi 800 siti produttivi operativi per componenti di turbine eoliche a livello globale, l’Europa ospita il 31% fa comprendere bene il peso che hanno. Solo la Cina fa meglio, ospitando il 45% degli impianti.

Germania, Spagna, Francia, Italia e Danimarca sono i principali produttori di componenti strategici per turbine eoliche in Europa.

Ma anche in questo caso, il comparto è in contrazione. Nell’ultimo decennio l’impronta produttiva della catena di fornitura europea si è ridotta. La Cina ha attratto la maggior parte della capacità produttiva di componenti chiave delle turbine eoliche dall’Europa. L’India, in particolare, ha aumentato la sua quota globale di capacità di produzione di riduttori, da meno del 2% nel 2010 al 10% di oggi.

Misure per lo sviluppo dell’eolico: cosa occorre fare

Wind Europe non si limita a presentare dati, ma anche a fornire soluzioni. In particolare dà alcune indicazioni, la prima delle quali è rivolta ai governi nazionali: essi devono semplificare le norme e le procedure autorizzative per progetti eolici nuovi e per rigenerare quelli esistenti, nonché per costruire reti per impianti eolici onshore e offshore.

Inoltre devono predisporre un programma di aste ben congegnate che prevede l’assegnazione di ricavi stabili. Tra le proposte, si segnala la necessità che l’Unione Europea instituisca un piano complessivo per la fornitura di 450 GW di energia eolica offshore entro il 2050.

Ultimo, ma non per importanza, occorre che l’UE tenga fede al suo impegno di decarbonizzazione, riducendo le emissioni di gas serra ad almeno il 55% fino al 2030 e aumentando di conseguenza la quota di produzione delle energie rinnovabili.

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