Alberi in città: quali specie servono per migliorare la qualità dell’aria

Nella progettazione e gestione del verde urbano è bene valutare quali specie arboree scegliere e mettere a dimora per ottenere i migliori risultati. Uno studio italiano chiarisce diversi aspetti utili

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Alberi in città: quali specie servono per migliorare la qualità dell’aria

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Gli alberi in città sono fondamentali, ma serve puntare alle piante più adatte. Non basta infatti mettere a dimora specie a caso, ma serve una pianificazione accorta. È uno degli aspetti messi in luce da uno studio italiano condotto a Rimini e a Cracovia, città che hanno svolto il ruolo di “laboratori viventi”.

Nelle due città sono stati analizzati 240 alberi e arbusti appartenenti a 17 specie. L’obiettivo dello studio è ampliare le conoscenze esistenti riguardo al miglioramento della qualità dell’aria da parte del patrimonio arboreo-arbustivo.

Alberi in città: occorre partire da pianificazione e gestione

Lo studio è stato condotto da un team composto da ricercatori delle Università degli Studi di Milano e di Firenze, cui ha preso parte anche il professor Francesco Ferrini. «Dalla letteratura esistente, e dalla nostra recente pubblicazione, emergono alcuni spunti per indirizzare i decisori nella progettazione di città più verdi, più sane e sostenibili – affermano Irene Vigevani e Denise Corsini, due autrici dello studio –. Per garantire un ruolo efficace della vegetazione nel miglioramento della qualità dell’aria sono necessarie misure di pianificazione e gestione, finalizzate a ridurre ed allontanare in modo definitivo il PM dall’ambiente».

Alberi in città: occorre partire da pianificazione e gestione

A questo scopo, a livello di pianificazione, la scelta della specie di alberi in città è di primaria importanza. «Abbiamo osservato che specie aghifoglie e latifoglie con foglie piccole, tomentose (provviste di tomento ossia di un insieme di peli fitti, che ricopre la superficie di foglie e rami) e ricche in cere epi-cuticolari (le cere che ricoprono la superficie esterna della cuticola della pianta), hanno mostrato il maggior accumulo di particelle inquinanti».

Un altro fattore importante da considerare è anche il posto dove viene effettuato l’impianto. Lo stesso studio ha evidenziato che alcune specie si sono dimostrate più efficienti nella cattura del particolato (PM) in strada piuttosto che in parco e viceversa. Da studi come questo, si possono dunque avere indicazioni su quali specie prediligere e, in particolare, quali in ambiente stradale o in aree a parco.

L’importanza di un buon progetto

Un’altra indicazione utile è rappresentata dalla configurazione progettuale lungo le strade a traffico elevato: «è bene pensare a una barriera di alberi e/o arbusti ramificati dalla base, in grado di ridurre la dispersione del PM a livello pedonale. In percorsi pedonali o carrabili con poco spazio per la messa a dimora, alberi a fusto libero potrebbero essere integrati con arbusti ramificati dalla base per evitare interferenze con gli utenti», specificano Vigevani e Corsini.

Alberi in città: occorre partire da pianificazione e gestione

È altrettanto importante integrare la progettazione del verde con un ambiente circostante permeabile, come aree a prato o ricoperte di piante tappezzanti e arbusti, pavimentazioni porose, sistemi di drenaggio, in grado di favorire l’allontanamento delle particelle inquinanti, oltre a offrire un ambiente di crescita utile alla massimizzazione dei servizi ecosistemici forniti dalle piante in ambito urbano.

«A livello gestionale, una potatura che aumenti la porosità della chioma (condotta secondo le buone pratiche dell’arboricoltura) risulta favorevole per l’adsorbimento delle particelle inquinanti, così come la rimozione delle foglie cadute contribuisce all’allontanamento definitivo del PM dall’ambiente».

Regola aurea: puntare su più specie

L’esempio iniziale del leccio non è casuale: dallo studio emerge il contributo significativo del leccio (Quercus ilex) di trattenere le polveri sottili, in particolare a Rimini. «Sebbene nel nostro studio questa specie abbia mostrato un elevato potenziale di miglioramento della qualità dell’aria, è sempre preferibile non ridurre la scelta a poche specie, diversificando la popolazione arborea il più possibile – rispondono le due studiose –. Limitare la scelta a poche specie, infatti, riduce la biodiversità e può creare problematiche fitosanitarie, legate ad esempio al diffondersi di insetti o patogeni specie-specifici, talvolta in grado di abbattere intere popolazioni mono-specifiche.

A ogni modo, la scelta delle specie arboree-arbustive deve tenere in considerazione diversi fattori e non può prescindere dallo scopo per il quale si vuole piantare (creazione di aree ricreativo-sociali, riduzione dell’inquinamento, dell’isola di calore urbana ecc.), dal sito di impianto (area a parco, ambiente stradale…) e dalle condizioni climatiche dell’area oggetto di intervento».

Altro consiglio: è bene scegliere piante compatibili con l’areale di origine e diffusione. Ciò non significa limitare la scelta alle sole specie autoctone, anche la messa a dimora di specie alloctone, purché non invasive, può essere presa in considerazione. «In risposta al cambiamento climatico, inoltre, l’areale di crescita delle specie potrebbe presumibilmente spostarsi, consentendo l’uso di nuove specie in areali diversi».

Dove è meglio che gli alberi siano presenti

Gli alberi in città non rappresentano solo elementi estetici, ma anche e soprattutto funzionali. «Per questo si parla di servizi ecosistemici del verde urbano: i servizi, e benefici, multipli che l’oikos – l’ambiente, in questo caso la vegetazione – offre al genere umano».

Dove è meglio che gli alberi siano presenti in città

La presenza di alberi è dunque particolarmente importante nelle aree più fruite dai cittadini: in parchi e giardini, quali aree di aggregazione, di valore estetico e sociale ma anche aree in grado di mitigare gli effetti di inquinamento e cambiamento climatico; lungo viali ciclo-pedonali, in ambiente stradale, integrate con il costruito (tetti verdi e pareti verdi, verde integrato agli edifici).

«Una diffusione capillare delle diverse tipologie di verde, qualora tra loro interconnesse, può creare una vera e propria rete di benefici – evidenziano Vigevani e Corsini –. Per la scelta delle specie, vale il discorso fatto sopra: in generale piante adatte al clima delle diverse città e alle condizioni urbane». A quest’ultimo proposito occorre pensare a: tolleranza all’inquinamento, siccità, scarsità volume di suolo, compattazione ecc.

Ripensare il verde in città: da dove partire

Detto questo, su quali aspetti dovrebbero lavorare gli urbanisti per ripensare il verde in città? «Secondo noi è necessaria un’inversione di pensiero. Spesso si pensa al verde come contorno del costruito, lasciandolo in secondo piano. Mettere verde e costruito sullo stesso piano in termini di importanza permetterebbe una pianificazione integrata più efficiente, in grado di massimizzare i benefici di entrambi i comparti», rilevano le due scienziate.

«La recente spinta a programmi intensivi di messa a dimora di alberi è il riflesso della presa di coscienza del ruolo del verde in ambiente urbano, ma per un inverdimento efficiente, sostenibile e di lunga durata è fondamentale non limitarsi alla quantità, considerando anche e soprattutto la qualità, che passa dal materiale vivaistico, dalla manutenzione e da altri aspetti utili».

Scuole e ospedali: quale verde prevedere?

Se ci sono punti in cui la presenza di alberi in città e in generale del verde è particolarmente richiesto questi sono scuole e ospedali. Seppure rappresentino aree con specifiche categorie di fruizione e la progettazione del verde in tali ambiti è oggetto di numerosi studi scientifici, vigono alcune raccomandazioni basilari.

«In linea generale per le scuole occorre prediligere “alberi grandi”, nel senso di grandezza, protezione, ombra e raffrescamento, perfetti per attività di didattica all’aperto sotto le chiome, ma anche arbusti (anche piccoli frutti) ed erbe aromatiche, perfetti per school gardening», specificano Irene Vigevani e Denise Corsini. Altrettanta attenzione va posta ad aspetti riguardanti la sicurezza: occorre scegliere specie che permettano la visibilità da parte delle maestre degli alunni, com’è altrettanto importante evitare specie velenose, urticanti, spinose…

«Per quanto riguarda gli ospedali è bene prediligere giardini “sensoriali”, che facciano attenzione a colori (vista), cortecce e tomentosità (tatto), profumi (olfatto), suoni (udito), sapori (gusto): frutti e fiori eduli. Infine, occorre prevederne la loro presenza nelle aree di sosta per pazienti e loro accompagnatori».

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