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Indice degli argomenti Toggle Rinnovabili, sicurezza energetica e consumi in crescitaL'importanza di puntare sulla transizione verso fonti rinnovabili per la sicurezza energeticaChe ruolo avrà il gas? Su cosa si dovrà puntare nel mix energetico futuro?Gas e carbone, tra stoccaggi e ultima alternativaE' auspicabile una collaborazione a livello europeo sia lato gas sia per creare una filiera per batterie e pannelli?Sulle centrali di Civitavecchia e Brindisi in Riserva Fredda, c'è un accordo con Enel sui costi e c'è disponibilità di carbone?Il ruolo di fotovoltaico, eolico e delle rinnovabili La transizione energetica è prioritaria per il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. «Dobbiamo accelerare sulle rinnovabili in modo forte per un doppio motivo: rispondere alla domanda energetica e decarbonizzare». La conferenza stampa di inaugurazione di KEY 2026 con il Ministro Gilberto Pichetto Fratin Lo ha affermato in occasione di KEY 2026, rassegna particolarmente apprezzata dal titolare del MASE: «sono lieto di unirmi alla soddisfazione degli organizzatori per il successo enorme che ha questa edizione, per l’evoluzione che c’è stata rispetto alla prima, un’evoluzione molto positiva. Si conta una forte presenza del settore produttivo e della ricerca e tecnologia rispetto alla partenza. Questo è un passaggio in avanti importante, che fa di KEY la manifestazione più importante del settore a livello europeo». Rinnovabili, sicurezza energetica e consumi in crescita Il contesto geopolitico, innanzitutto, tiene banco, oltre a vari temi in ogni caso prioritari, tra cui la domanda energetica in crescita: «Se oggi consumiamo poco più di 300 TWh all’anno di energia elettrica, gli indicatori ci dicono che l’industria, la famiglia, le tecnologie, i data center richiederanno circa 500 TWh annui, tra 15-20 anni. Quindi dobbiamo accelerare sulle rinnovabili». Dato il contesto geopolitico attuale, qual è l’importanza di puntare sulla transizione verso fonti rinnovabili per la sicurezza energetica? «È fondamentale, ma lo era già prima dell’attuale contesto, perché va ricordato che a livello nazionale produciamo di nostro solo l’idroelettrico, il resto è tutto importato. O lo importiamo via molecola (gas) o via elettroni, con i cavi dalla Francia da fonte nucleare. Quindi dobbiamo ragionare come Paese produttore di energia, e decarbonizzata». Che ruolo avrà il gas? Su cosa si dovrà puntare nel mix energetico futuro? «Il gas ci accompagnerà ancora per i prossimi decenni perché rappresenta la continuità. Per fortuna, è il meno inquinante tra i combustibili fossili, ma è col resto che dobbiamo crescere: puntare sul fotovoltaico ed eolico, naturalmente, ma anche sulla geotermia, anche innovativa, quello di nuova generazione che va oltre quello storico toscano, ad alta entalpia (fino a 3-4 mila metri). Inoltre, dobbiamo crescere nell’idroelettrico, fare un’azione di rinnovamento. Nel contempo arriverà l’idrogeno e dovrà arrivare il nucleare se vogliamo rispondere a quella che è la crescita della domanda, perché noi non dobbiamo solo sostituire l’attuale mercato, la cui domanda elettrica è di 310-315 TWh, ma abbiamo una domanda in costante crescita. Già adesso produciamo 260 TWh e consumiamo 315 TWh, quindi se non riusciamo ad aumentare non va bene». Gas e carbone, tra stoccaggi e ultima alternativa Il contesto geopolitico preoccupa, anche per i contraccolpi a livello energetico. Gli impianti di stoccaggio del gas dell’Unione Europea sono ora pieni al 30,05%, a 343,4 TWh, il livello più basso da aprile 2018, secondo i dati della piattaforma aggregata di stoccaggio del gas GIE AGSI. Mentre in Germania, gli impianti di stoccaggio del gas sono pieni al 20,8%, con 52,3 TWh, in Italia, sono pieni al 47,6%, con 96,8 TWh. Diversi think tank hanno auspicato una collaborazione ulteriore a livello europeo sia lato gas che per creare una serie di attività sia per creare una filiera per batterie e pannelli. Siete d’accordo? Qual è il ruolo della Commissione Europea e qual è il ruolo della cooperazione a livello europeo per aumentare la sicurezza energetica anche italiana? «Dico solo questo. Quattro anni fa, l’Italia stessa chiese di fare degli acquisti cumulativi e con stoccaggi cumulativi. Altri paesi europei non l’hanno voluto, non abbiamo trovato l’accordo. Adesso si ripropone il tema. Per quanto riguarda la produzione sulle batterie, l’Europa è svantaggiata rispetto ad alcune realtà del mondo rispetto ad alcune produzioni. Dobbiamo incentivarle, accompagnarle». Sulle centrali di Civitavecchia e Brindisi in Riserva Fredda, c’è un accordo con Enel sui costi e c’è disponibilità di carbone, nel caso? «C’è ancora una quota di carbone. Con Enel io non ho l’atto di indirizzo e smantellamento, dobbiamo definire le modalità che ritengo strategiche. Credo che oggi più che mai, più che un mese fa, non ci siano contestazioni sul fatto che possano essere considerate strategiche. Secondo la mia opinione, le ritengo strategiche e vanno conservate, qualcuno deve tenerle almeno come guardiania e manutenzione ordinaria. Sono comunque da tenere pronte all’utilizzo. Poi, sono il primo a sperare che non sia mai necessario utilizzarle». Il ruolo di fotovoltaico, eolico e delle rinnovabili Detto che la sfida è andare avanti con le rinnovabili, per una ragione energetica e di decarbonizzazione, il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica ha voluto tornare sul ruolo delle FER: «L’ultima asta ha decretato che fotovoltaico ed eolico a terra stanno in piedi da soli, senza incentivo. Le rinnovabili, tra cui idroelettrico e geotermia, vanno accompagnate dal percorso dell’idrogeno e del nuovo nucleare, da affrontare in modo scientifico come modello di produzione per dare una risposta pulita alla crescita della domanda». Come ha ricordato anche sul sito istituzionale del MASE, nel corso del suo intervento a KEY 2026, Pichetto Fratin ha ricordato i recenti provvedimenti sull’individuazione delle “aree idonee” e “sulla saturazione della rete” nel Decreto Energia, che “servono a metterci in condizione di essere chiari e moderni. Dobbiamo liberare le iniziative che ci sono nel Paese, come quelle presenti a Key Energy, connettendole con la domanda di chi ha fame di energia ed è in grado di prodursela”. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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