Climatizzatori intelligenti: inverter, WiFi e pompa di calore per consumare meno tutto l’anno 24/06/2026
A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle Una rivoluzione per il settore immobiliareUn patrimonio edilizio vecchio e inefficienteIl nodo delle competenze greenNasce il Master in Health Design e ESG per il Real EstateVerso un piano nazionale credibile e operativoFAQ – Direttiva Case Green: cosa prevede e quali sono le scadenze per l’ItaliaChe cos’è la Direttiva Case Green e quali obiettivi si pone?Entro quando l’Italia dovrà presentare il proprio piano di ristrutturazione?Quali sono le principali scadenze previste dalla Direttiva?Quali strumenti finanziari e politiche di supporto sono previsti?Quali sfide dovrà affrontare l’Italia per rispettare le scadenze? Entro la fine del 2025 l’Italia dovrà presentare a Bruxelles la prima bozza del programma nazionale di ristrutturazione del parco immobiliare, come richiesto dalla Direttiva europea sulle Case Green (EPBD IV). Si tratta del primo passo operativo per definire una strategia coerente con gli obiettivi del pacchetto Fit for 55 e del Green Deal europeo, che impone ai Paesi membri di avviare una trasformazione profonda del costruito verso edifici a emissioni zero. Ma la corsa alla decarbonizzazione rischia di incepparsi ancor prima di partire. Secondo Green Building Council Italia (GBC Italia), la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) e l’Accademia Italiana di Biofilia (AIB), nel nostro Paese mancano circa 15mila professionisti specializzati in edilizia sostenibile. Una carenza strutturale che potrebbe rallentare l’attuazione del piano nazionale e mettere in difficoltà l’intera filiera del costruito. Una rivoluzione per il settore immobiliare La Direttiva Case Green introduce tappe precise. Dal 1° gennaio 2028 tutti i nuovi edifici pubblici dovranno essere zero emission buildings, standard che dal 2030 si estenderà a tutti i nuovi edifici privati. Per il patrimonio residenziale esistente, l’obiettivo è ridurre il consumo medio di energia primaria del 16% entro il 2030 e del 20–22% entro il 2035, mentre per gli edifici non residenziali è prevista la ristrutturazione del 16% degli immobili peggiori entro il 2030, con un’estensione al 26% entro il 2033. La roadmap prevede infine l’eliminazione delle caldaie alimentate da combustibili fossili entro il 2040, a conferma della strategia europea di progressiva decarbonizzazione del settore heating & cooling. Un percorso ambizioso che, secondo le stime del Centro Studi Geometri Italiani, richiederà investimenti per circa 85 miliardi di euro entro il 2030, ma genererà un giro d’affari complessivo di 280 miliardi considerando impatti diretti, indiretti e indotto. Un patrimonio edilizio vecchio e inefficiente In Italia oltre il 60% degli edifici residenziali è stato costruito prima del 1976, anno della prima legge sul risparmio energetico, e quindi presenta un elevato fabbisogno di riqualificazione profonda (deep renovation). Il Rapporto ENEA–CTI 2025 fotografa una realtà ancora piuttosto critica: il 43,7% del patrimonio edilizio residenziale nazionale si colloca nelle classi energetiche F e G, le meno performanti. La transizione verso un parco immobiliare decarbonizzato richiede dunque un salto di qualità tecnologico, progettuale e gestionale, supportato da nuove figure professionali in grado di operare con competenze integrate su energia, comfort, materiali sostenibili e salute indoor. Il nodo delle competenze green Secondo GBC Italia, Sima e AIB, la carenza di competenze specialistiche lungo la filiera del costruito rappresenta oggi uno dei principali colli di bottiglia per l’attuazione della Direttiva. Le difficoltà di reperimento di personale qualificato toccano in particolare i settori dell’impiantistica, dell’energia e del design sostenibile. Nei comparti dell’impiantistica elettrica e termotecnica, il fabbisogno non coperto arriva al 75%, segno di un mercato del lavoro in forte tensione. Le figure più richieste includono esperti di progettazione sostenibile, specialisti di qualità ambientale interna (IAQ), consulenti in ESG e rendicontazione di sostenibilità, tecnici della decarbonizzazione del costruito, oltre a professionisti accreditati nei protocolli internazionali di certificazione ambientale come LEED®, BREEAM®, WELL® e GBC®. “Servono competenze solide e professionisti qualificati lungo tutta la filiera del costruito. La Direttiva Case Green è un banco di prova per l’Italia, ma anche un’enorme opportunità di crescita sostenibile. Solo una formazione mirata e riconoscibile potrà trasformare questa sfida in innovazione reale” – sottolinea Fabrizio Capaccioli, Presidente di GBC Italia. Nasce il Master in Health Design e ESG per il Real Estate Per rispondere a questa esigenza formativa, l’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, in collaborazione con GBC Italia, Sima e AIB, ha lanciato il Master universitario di II livello in Health Design e ESG per il Real Estate. Il percorso intende formare professionisti altamente specializzati nell’ambito dell’edilizia sostenibile, integrando competenze su salute, sostenibilità e responsabilità sociale. “Con questo percorso vogliamo rispondere concretamente alle nuove esigenze del settore immobiliare, fornendo competenze integrate su salute, sostenibilità ed ESG. Il nostro obiettivo è formare professionisti capaci di guidare la trasformazione ecologica e sociale delle città e degli edifici del futuro” – spiega Nicola Mammarella, coordinatore del Master. Un approccio multidisciplinare che valorizza la sinergia tra progettazione architettonica, medicina ambientale e principi ESG, ponendo le basi per una nuova generazione di professionisti green, pronti a guidare la transizione ecologica dell’ambiente costruito. Verso un piano nazionale credibile e operativo Nei prossimi mesi il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) sarà chiamato a coordinare il piano nazionale di ristrutturazione del parco immobiliare, in coerenza con il PNIEC aggiornato 2025–2030 e con gli strumenti di finanziamento europei come REPowerEU, FESR e Fondo Sociale per il Clima. Per rispettare la scadenza del 29 maggio 2026, l’Italia dovrà approvare i decreti attuativi della Direttiva Case Green e garantire la capacità operativa di una filiera in profonda trasformazione, che coniughi innovazione tecnologica, qualità costruttiva e sostenibilità ambientale. Se da un lato la transizione richiederà ingenti investimenti, dall’altro rappresenta una straordinaria occasione di rilancio economico e industriale, capace di valorizzare competenze, materiali e tecnologie italiane nel segno della sostenibilità. FAQ – Direttiva Case Green: cosa prevede e quali sono le scadenze per l’Italia Che cos’è la Direttiva Case Green e quali obiettivi si pone? La Direttiva Case Green (EPBD IV) è la revisione della Direttiva europea sulla prestazione energetica nell’edilizia, approvata nel 2024 dal Parlamento e dal Consiglio UE. L’obiettivo è accelerare la decarbonizzazione del parco immobiliare europeo, responsabile di circa il 36% delle emissioni di CO₂ e del 40% dei consumi energetici. La norma introduce standard minimi di efficienza, tappe temporali per la riduzione dei consumi e l’obbligo di pianificare interventi di ristrutturazione profonda (deep renovation) per gli edifici meno performanti. Entro quando l’Italia dovrà presentare il proprio piano di ristrutturazione? Ogni Stato membro dovrà predisporre un Piano nazionale di ristrutturazione del parco immobiliare. L’Italia dovrà presentare la prima bozza entro la fine del 2025, per poi adottare entro il 29 maggio 2026 tutti i decreti legislativi di recepimento e attuazione. Il documento dovrà indicare obiettivi, misure di sostegno economico e strategie di formazione professionale per garantire il raggiungimento dei target di efficienza energetica. Quali sono le principali scadenze previste dalla Direttiva? La roadmap della Direttiva EPBD prevede diverse tappe chiave. Dal 1° gennaio 2028, tutti i nuovi edifici pubblici dovranno essere a emissioni zero (Zero Emission Buildings – ZEB), standard che sarà esteso dal 2030 a tutti i nuovi edifici privati. Per il patrimonio edilizio esistente, entro il 2030 gli edifici residenziali dovranno conseguire una riduzione media del 16% del consumo di energia primaria, che salirà al 20–22% entro il 2035. Per gli edifici non residenziali, la Direttiva impone la ristrutturazione del 16% degli immobili peggiori entro il 2030 e del 26% entro il 2033. Infine, entro il 31 dicembre 2040, dovranno essere eliminate tutte le caldaie alimentate da combustibili fossili. Quali strumenti finanziari e politiche di supporto sono previsti? Gli Stati membri potranno utilizzare risorse provenienti da diversi canali europei, tra cui il Fondo Sociale per il Clima, i programmi REPowerEU e FESR 2021–2027, oltre ai meccanismi nazionali come il Conto Termico 3.0 e i fondi PNRR residui. La Direttiva incoraggia inoltre la creazione di sportelli unici per la riqualificazione energetica (one-stop-shop), destinati a semplificare le procedure e fornire assistenza tecnica ai cittadini e alle imprese. Quali sfide dovrà affrontare l’Italia per rispettare le scadenze? La principale criticità riguarda la carenza di competenze tecniche specializzate: mancano circa 15mila professionisti green in grado di gestire progettazione, cantiere, certificazione e rendicontazione ESG. A questo si aggiunge la necessità di coordinare gli incentivi esistenti, aggiornare la normativa tecnica nazionale (D.M. 26/06/2015, CAM Edilizia, D.Lgs. 192/2005) e rafforzare la collaborazione tra pubblico, università e imprese. Solo una strategia integrata potrà garantire il rispetto delle scadenze e la trasformazione reale del patrimonio edilizio in chiave sostenibile. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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