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Impronta di carbonio, l’Università di Milano-Bicocca punta a ridurre la CO2

L'Università di Milano-Bicocca, tra le prime in Italia, ha avviato un piano di riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Il Consiglio di Amministrazione ha approvato, finanziandolo con 90 mila euro, un progetto di carbon management di durata biennale che avrà come obiettivo una riduzione significativa delle emissioni di CO2 - si stima tra il 10 e il 12% - prodotte dalle attività del Campus. Dalla riduzione delle emissioni di carbonio sono attesi anche significativi risparmi sui costi "energetici" dell'Ateneo. La valutazione dell'impronta di carbonio sarà effettuata utilizzando le competenze scientifiche e tecnologiche interne. Infatti, sarà un team di ricercatori del Centro di Ricerca Universitario Polaris, del dipartimento di Scienze dell'Ambiente e del Territorio e di Scienze della Terra, in collaborazione con il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, a effettuare le rilevazioni e a sviluppare il piano di riduzione delle emissioni.
Su tutto il Campus (che si articola in 25 edifici distribuiti tra Milano e Monza, con 192 aule didattiche, oltre 600 tra laboratori di ricerca e didattici e centinaia di uffici), le azioni previste sono:
- monitoraggio e analisi dei consumi energetici di strutture, attività e servizi offerti;
- monitoraggio del sistema di gestione dei rifiuti;
- monitoraggio del sistema di mobilità interna ed esterna all'Ateneo (mobilità di dipendenti e studenti per raggiungere le strutture universitarie);
- monitoraggio e analisi dei consumi della risorsa acqua (non direttamente coinvolto nel calcolo della carbon footprint ma utile per definire la sostenibilità di un sistema);
Il dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale realizzerà inoltre:
- questionari rivolti a dipendenti e studenti finalizzati alla raccolta di dati sui comportamenti legati ai consumi energetici all'interno degli edifici;
- percorsi formativi ed informativi rivolti a studenti, docenti, addetti, collaboratori per suggerire percorsi di sostenibilità basati sulla consapevolezza del peso del proprio agire quotidiano, con l'obiettivo di indurre comportamenti virtuosi duraturi: dallo spegnimento dei pc e delle lampade a fine giornata alla corretta regolazione dei termostati negli ambienti di lavoro, dalla riduzione di stampe e fotocopie all'uso più corretto dei numerosi impianti e macchinari presenti nelle centinaia di laboratori didattici e di ricerca.
Nei mesi scorsi è già stata effettuata un'attività di misurazione pilota della carbon footprint  di un edificio, l'U7 in Piazza dell'Ateneo Nuovo, che ospita aule, uffici, mense, spazi studio e servizi, che ha misurato la quantità di anidride carbonica emessa dai consumi energetici (elettrici e termici). L'impronta di carbonio dell'edificio a pieno regime è risultata essere pari a circa 1.700 tonnellate annue di CO2. La classifica delle emissioni vede al primo posto l'areazione con il 37% di anidride carbonica sul totale, seguita dal riscaldamento e raffrescamento (17%), dall'illuminazione e dai servizi generali (12%), dalle infrastrutture per docenti e ricerca (9%). In fondo alla classifica, aule e didattica con il 4%.
"Abbiamo sempre investito molto su innovazione, ricerca e tecnologia - dice il rettore Marcello Fontanesi -, per questo continuare a farlo anche sulla nostra politica di sostenibilità ambientale, sociale ed economica e, in particolare, sulla sostenibilità energetica, significa proseguire su una strada già delineata".
"Attraverso il Carbon Management - spiega la professoressa Marina Camatini, presidente del Centro di Ricerca Polaris - si possono identificare obiettivi di riduzione e monitorare i propri miglioramenti. La Carbon Footprint rappresenta la quantità di impatto delle attività umane sull'effetto serra: questa quantità viene espressa in tonnellate di CO2, ovvero di anidride carbonica, il gas più rappresentativo tra quelli responsabili dell'effetto serra. Il Centro di Ricerca Polaris calcola l'"impronta" secondo l'iter scientifico dettato dalla metodologia LCA (Life Cycle Assessment)".
"Interventi non strutturali, ma legati a miglioramenti gestionali - sottolinea infine il direttore amministrativo, Candeloro Bellantoni - mostrano come sia possibile ridurre le emissioni inquinanti e ottenere al tempo stesso un consistente risparmio economico, considerato che il costo dell'energia del solo edificio U7 è di circa 600 mila euro all'anno".
 

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