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Indice degli argomenti: Come valutare l’impatto ambientale Come ridurre l’impatto ambientale delle costruzioni: il BIM è d’aiuto Il ruolo della bioedilizia Attenzione anche alla fase di costruzione e alla demolizione Perché si dovrebbe ridurre l’impatto ambientale dell’edilizia? E come si dovrebbe farlo? Rispondere a queste domande è una necessità, soprattutto in relazione al fatto che il settore delle costruzioni sta vivendo un periodo di crescita, anche grazie all’introduzione di misure quali il Superbonus 110%. Allo stesso tempo, è un settore che continua a produrre una grande quantità di emissioni di CO2 e a consumare molta energia. Secondo il documento “Strategia per la riqualificazione del parco immobiliare nazionale” redatto a fine 2020 dal Ministero dello Sviluppo Economico, il settore civile in Italia è responsabile di circa il 45% dei consumi finali di energia e del 17,5% delle missioni dirette di CO2. Da questi pochi dati emerge chiaramente che l’impatto dell’edilizia sull’ambiente non è trascurabile e, oltretutto, non si limita solo al consumo di energia e alle emissioni di CO2. Impattano sull’ambiente anche le risorse consumate, come materie prime e acqua, la loro estrazione e lavorazione, la produzione di rifiuti, il rumore, polveri e altre sostanze generate in cantiere. Valutare gli impatti ambientali del settore edile, significa quindi analizzarne i differenti processi, considerando input e output di ciascuno. Ognuna di queste fasi, è potenziale causa di un impatto ambientale. Come valutare l’impatto ambientale Tra le varie possibilità disponibili per valutare la sostenibilità in edilizia, c’è il sistema LCA – Life Cycle Assessment, utilizzato per valutare l’impatto ambientale di un prodotto (che può essere anche un edificio) e che prende in considerazione l’intero ciclo di vita dello stesso. Anche se non ha origine nel settore edile, è oggi un utile strumento fin dalla progettazione. L’approccio “dalla culla alla tomba” vuole considerare tutte le fasi necessarie per la realizzazione di un edificio, valutandone scarti ed emissioni. Per la precisione, il metodo si può applicare ad ogni singolo prodotto utilizzato e poi all’intero edificio, secondo precise fasi di lavoro definite anche dalla serie di norme tecniche ISO 14040. Un’alternativa è la Carbon Footprint, calcolata sui prodotti utilizzati. In italiano è chiamata impronta climatica ed è una metodologia utile a misurare gli impatti ambientali associati al prodotto oggetto di analisi, espressi in CO2 equivalente. Anche in questo caso si prendono in considerazione tutte le fasi necessarie per la produzione e il successivo utilizzo. La Carbon Footprint, oltretutto, è oggetto di verifica da parte di Organismi accreditati da Accredia. Per i prodotti ci sono poi specifiche etichette, come l’Ecolabel e l’EPD, Environmental Product Declaration, che indicano quanto un prodotto edile è sostenibile. La sostenibilità degli edifici, invece, può anche essere misurata tramite protocolli quali il LEED, ITACA o BREEAM, che attraverso un sistema a punteggio valutano diversi aspetti relativi agli edifici. In questo caso, il discorso è esteso a differenti parametri significativi per la sostenibilità. Come ridurre l’impatto ambientale delle costruzioni: il BIM è d’aiuto Come avviene anche in altri settori, la tecnologia può essere un aiuto per favorire la sostenibilità dei processi edilizi. Anche nel mondo delle costruzioni, infatti, efficientare e ottimizzare permette di ridurre sprechi e di pianificare meglio le attività. Per questo oggi si parla di BIM e delle opportunità che offre a tutti i protagonisti del mercato edile. Grazie a questi sistemi informativi, è possibile conservare e condividere informazioni in merito ad ogni prodotto utilizzato e alle sue caratteristiche, valutare la manutenzione degli impianti, pianificare interventi di costruzione e di ristrutturazione. In generale, comunque, un controllo avanzato di ogni componente dell’edificio permette anche una più semplice attuazione di modelli come l’LCA. Il ruolo della bioedilizia Ridurre l’impatto ambientale in edilizia significa anche costruire edifici più sostenibili, ad esempio ricorrendo ai principi della bioedilizia. Materiali naturali e riciclati, risorse prelevate localmente, edifici performanti ed energeticamente efficienti, energia rinnovabile, raccolta delle acque piovane, sono solo alcuni dei temi da affrontare quando si parla di edilizia sostenibile. Un’attenta progettazione è la chiave per costruire edifici che, durante tutta la loro vita, sono in grado di assicurare il benessere e il comfort delle persone, ma senza gravare eccessivamente sull’ambiente. Si torna, in un certo senso, alle origini, quando le costruzioni erano “figlie” del luogo in cui sorgevano, considerandone risorse disponibili, condizioni climatiche e paesaggio. Attenzione anche alla fase di costruzione e alla demolizione Prestare attenzione solo alla fase di progettazione e vita dell’edificio, con un’accurata scelta dei materiali, progettazione bioclimatica ed efficienza energetica, non è sempre sufficiente. La fase di costruzione dell’edificio e il suo fine vita, non sono da trascurare. Si parla, allora, anche di sostenibilità in cantiere e in fase di demolizione. Questo significa prestare attenzione alla produzione di polveri, alle emissioni di rumore, ad eventuali sversamenti, al consumo di acqua e alla produzione di rifiuti. Per ridurre l’impatto ambientale di un cantiere, quindi, è fondamentale un’accurata pianificazione di attività e risorse necessarie. Non da meno è l’attenzione che, già in fase di progettazione, si dovrebbe mettere in ottica di possibile futura demolizione. Vero è che oggi si favorisce un approccio che incentiva le ristrutturazioni, ma è comunque opportuno fare in modo che la demolizione possa essere eseguita in modo da produrre la minor quantità possibile di scarti. Come? Ad esempio ricorrendo alla demolizione selettiva e separando i materiali in cantiere, favorendo al massimo il riciclo e il riuso. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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