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Futuro dell’energia nucleare in Italia: un tema divisivo

Sul futuro sviluppo dell’energia nucleare in Italia ci sono pareri discordi. A KEY ne hanno parlato alcuni dei più autorevoli esperti e sono emerse opinioni diverse: chi lo considera evitabile, causa costi economici e non solo; chi invece propende per una convivenza possibile con le rinnovabili; chi ancora propende per una strategia energetica 100% rinnovabili.

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Futuro dell’energia nucleare in Italia: un tema divisivo

Il futuro dell’energia nucleare in Italia è materia di dibattito. Nel PNIEC è prevista, entro il 2050, una capacità installata tra 8 e 16 GW, “con una copertura potenziale della domanda elettrica compresa tra l’11% e il 22%”, ha ricordato il ministro Pichetto Fratin.

Lo stesso ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica nel corso del “Question Time” alla Camera lo scorso 11 marzo ha ribadito che “nel medio periodo è fondamentale la produzione energetica da nucleare per rafforzare l’autonomia strategica e la competitività dell’Italia e dell’Ue”.

Il giorno precedente, al Vertice sull’Energia Nucleare, ha affermato:

“L’Italia ha deciso di aderire all’impegno per triplicare la capacità nucleare globale”, segnalando che “nel breve-medio termine guardiamo con attenzione agli Small Modular Reactors di terza generazione avanzata, con uno sguardo attento anche alle tecnologie di quarta generazione, in particolare ai reattori veloci raffreddati al piombo”.

Quindi la strada è segnata? «L’epoca d’oro del nucleare si è avuta dagli anni Sessanta agli inizi degli anni Novanta dello scorso secolo dopodiché c’è stata una stasi. Il “Rinascimento nucleare”, annunciato varie volte e a più riprese durante quest’ultimo quarantennio non si è mai realizzato. La quota di produzione elettrica mondiale da nucleare si è dimezzata, passando dal 17% del 1996 al 9% del 2025», spiega lo scienziato Nicola Armaroli, in apertura a un convegno tenutosi a KEY 2026 dedicato al nuovo nucleare in Italia. L’evento ha messo al centro il nucleare e le sue possibili prospettive di sviluppo, anche in combinazione con le rinnovabili. Ma anche c’è chi ha argomentato che se ne può fare tranquillamente a meno.

Un futuro senza nucleare: ecco perché

Lo stesso Armaroli (intervistato a margine da Infobuildenergia) ha spiegato che le ragioni di questo declino sono essenzialmente economiche e non di tipo politico. «Di reattori in costruzione, la metà sono in Cina, Paese dove nel 2025 sono stati installati impianti per 1,1 GW di nucleare a fronte di 435 GW di fotovoltaico più eolico. La produzione elettrica della Cina, che è il Paese che più investe in questa fonte, è ottenuta per il 5% da nucleare e per il 25% da fotovoltaico ed eolico insieme».

Dati nucleare + rinnovabili in Cina

Approfondendo la questione economica, va considerato – come ha fatto dirigente di ricerca del CNR e membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze – che il nucleare richiede un funzionamento continuo per sostenere CAPEX e OPEX. Tuttavia, la rete elettrica futura conoscerà lunghi mesi di surplus rinnovabile e pochi “vuoti” costosi.

In tale contesto, avrà spazio e senso l’energia nucleare in Italia?

«Rispetto all’ultima volta in cui si è discusso di nucleare in Italia nel 2009, il fotovoltaico era un lusso per pochi essenzialmente inesistente, l’eolico era una scommessa agli albori le batterie agli ioni di litio avevano costi esorbitanti. Oggi rinnovabili e batterie sono maturate e hanno abbattuto i costi. Aggiungo che la digitalizzazione della rete non è più un’idea sulla carta. Invece, le promesse di riduzione dei costi nucleari non si sono materializzate. Quindi il futuro come si delineerà? Puntando sulle tecnologie più economiche, semplici, flessibili, veloci da installare e meno controverse».

Nucleare e rinnovabili per abbandonare le fonti fossili

Tuttavia, è possibile immaginare un altro scenario che possa vedere insieme rinnovabili ed energia nucleare in Italia. Lo ha prefigurato Alessandro Dodaro, direttore del Dipartimento Nucleare (NUC) dell’ENEA. La tesi centrale è che l’Italia ha bisogno di una strategia energetica pragmatica basata su una partnership tra rinnovabili e nucleare, non su una competizione ideologica. L’argomentazione smantella la narrazione secondo cui le fonti rinnovabili da sole possono soddisfare il fabbisogno energetico totale del paese.

Nucleare e rinnovabili per abbandonare le fonti fossili
Ha presentato dati di Terna, che indicano un limite tecnico ed economico alla penetrazione delle rinnovabili, stimato intorno al 70% della produzione elettrica, oltre il quale diventano anti-economiche a causa della necessità di tagliare la produzione in eccesso (curtailment). Questo problema è amplificato dal fatto che il fabbisogno energetico totale dell’Italia è da 3 a 5 volte superiore a quello elettrico.

L’abbandono dei combustibili fossili lascia quindi solo tre opzioni per garantire il carico di base (baseload): importazione massiccia, che annulla l’indipendenza strategica; gas, che contraddice gli obiettivi climatici; o il nucleare. La proposta non è di replicare il modello su larga scala della Francia, «che può contare sulla bolletta più bassa d’Europa, ed è il Paese europeo che emette di meno», ma di integrare un numero limitato di centrali per stabilizzare la rete, garantire l’indipendenza e raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, seguendo l’esempio di altre nazioni europee come Svizzera e Spagna che stanno riconsiderando o mantenendo il proprio mix nucleare.

Le prospettive fornite dall’avvento degli SMR

Sulla possibilità di combinare fonti rinnovabili ed energia nucleare in Italia è concorde anche Luciano Martini, direttore del Dipartimento Tecnologie di Generazione e Materiali di RSE.

Nel suo intervento ha illustrato come il sistema elettrico italiano può tecnicamente puntare al 100% rinnovabili, ma senza una fonte dispacciabile e modulabile la stabilità e il costo finale del kWh peggiorano.

Nicola Armaroli: un futuro senza nucleare: ecco perché

L’energia nucleare, in forma di una flotta standardizzata di Small Modular Reactor, emerge come leva di flessibilità per abbattere il costo di sistema e ridurre la dipendenza esterna, a condizione di costruire l’intera filiera (regolazione, competenze, fuel, comunicazione).

La Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile ha già prodotto analisi approfondite (scenari, fissione, fusione, formazione, comunicazione). I modelli di esercizio confermano il nodo operativo: fotovoltaico in discesa proprio al picco serale; gli SMR possono fornire servizio di flessibilità e capacità programmabile, con costruzione industriale (60–70% in fabbrica) che mitigano costi e tempi di cantiere. La posta in gioco è la sicurezza energetica e la competitività contro gli shock geopolitici.

Energia nucleare in Italia: sì, se… quali condizioni necessarie

Marco Ricotti, professore di impianti nucleari al Politecnico di Milano e presidente del Consorzio Interuniversitario per la Ricerca sulle Tecnologie Nucleari (CIRTEN) ha analizzato il tema dell’energia nucleare in Italia, presentando tre ragioni per il “sì” e tre condizioni per il “se”, ossia le circostanze necessarie per procedere.

A favore: compatibilità con gli obiettivi ambientali sostenuta dal report JRC sulla tassonomia verde; aumento della resilienza energetica in scenari geopolitici rischiosi grazie a una

«filiera nucleare che è al 90% europea. Anzi, la filiera italiana è particolarmente viva. Per darvi qualche notizia, 70 imprese italiane fanno parte della European Industrial Alliance on SMR. Oggi ci sono 100 aziende che forniscono componenti, sistemi, servizi alla costruzione dei due reattori EPR in Inghilterra a Hinkley Point».

Le condizioni perché questo scenario si concretizzi passano dalla necessità di un programma politico-industriale di lungo termine (60–80 anni) e dal superamento delle barriere culturali; implementazione delle 18–19 infrastrutture raccomandate dalla IAEA, con priorità a un’autorità di sicurezza nucleare forte e a una cabina di regia tra stakeholder; apertura del mercato a usi oltre l’elettricità (calore, cogenerazione, idrogeno) con SMR, flessibilità tramite cogenerazione e servizi a settori industriali e data center.

In conclusione: il nucleare è soprattutto un competitore delle fonti fossili, e l’Italia ha capacità e interesse sia per rinnovabili sia per nucleare.

Perché non puntare su 100% rinnovabili?

C’è anche un’altra visione che va a escludere l’adozione di energia nucleare in Italia, puntando decisa solo sul contributo delle fonti rinnovabili. A dirlo è stato Giovanni Battista Zorzoli, Past President Coordinamento FREE, ma soprattutto grande e comprovato esperto di nucleare e di rinnovabili, avendo lavorato in tutte le parti.

«Non ci sono soltanto rinnovabili non programmabili. Non dimentichiamo che abbiamo tre categorie di fonti rinnovabili che possono fornire in modo costante e che sono l’idroelettrico, che in Italia ha un ruolo importante, e uno che sta crescendo moltissimo come potenzialità di materia prima, ovvero le bioenergie. In Italia è il paese che ha è più avanzato in Europa per quanto riguarda la produzione di biometano ed esso può essere utilizzato per produrre energia elettrica come produce idroelettrico».

Oltre a queste ha ricordato la geotermia, che pur poco sviluppata ha grandi potenzialità – e l’Italia è pioniera mondiale dello sfruttamento geotermico.

«Non dimentichiamo poi i passi avanti fatti negli accumuli», ha ricordato Zorzoli, citando un esempio innovativo italiano di soluzione di energy storage di lunga durata.

FAQ nucleare in Italia

Quali sono gli obiettivi di sviluppo dell’energia nucleare in Italia?

Secondo il ministro Gilberto Pichetto Fratin, nel PNIEC le ipotesi elaborate sul nucleare prevedono, entro il 2050, una capacità installata tra 8 e 16 GW, con una copertura potenziale della domanda elettrica compresa tra l’11% e il 22%. Lo scorso ottobre è stato presentato al Parlamento una proposta di legge delega sull’energia nucleare sostenibile, oggi in discussione, che definirà quadro di programmazione nazionale, governance, rafforzamento dell’autorità di sicurezza e disciplina dell’intero ciclo di vita, inclusa la gestione dei rifiuti.

Quale impegno si è data l’Italia per lo sviluppo del nucleare?

L’Italia è entrata nell’Alleanza Nucleare Europea a giugno 2025, contribuisce all’Alleanza industriale sugli SMR e agli IPCEI sulle tecnologie nucleari innovative. “Nel 2025 – ha aggiunto il Ministro – è stata costituita ‘Nuclitalia’ per valutare le tecnologie più adatte al contesto italiano”.

Sono tutti passi per un processo di rilancio del nucleare che parte dal sostegno alla ricerca fino alla comunicazione. Il Disegno di legge delega sul nucleare, approvato in Consiglio dei Ministri, prevede che entro dodici mesi dall’entrata in vigore, il Governo emani uno o più decreti legislativi recanti la disciplina per produrre energia da fonte nucleare. Inoltre, dispone 60 milioni di euro nel triennio 2027, 2028 e 2029 in favore dell’attuazione degli investimenti previsti. Lo stesso ddl prevede di allocare 7,5 milioni di euro per le attività di comunicazione.

Cosa sono gli Small Modular Reactor?

Gli SMR sono piccoli reattori nucleari che possono variare in dimensioni da circa 20 MW elettrici (MWe) a 300 MWe e possono produrre fino a 7,2 milioni di kWh al giorno. Possono utilizzare una serie di refrigeranti, tra cui acqua leggera, metallo liquido o sali fusi, a seconda della tecnologia.

Sulla loro efficacia, un rapporto della Banca d’Italia, intitolato “L’atomo sfuggente”, pubblicato lo scorso anno, che nel 2024 vi erano 98 progetti basati su tecnologie SMR, AMR o MMR nel mondo.

Solo tre dei 56 impianti sono attualmente operativi. Uno di questi è stato avviato in Cina. Su di esso la stessa relazione riporta che:

“la costruzione dell’impianto, cominciata nel 2012, è durata 9 anni e sono serviti altri due anni di prove (dal 2021 al 2023) prima dell’avvio dell’attività commerciale. Inoltre, la potenza complessiva dei reattori è stata ridotta a 150 MWe e nel 2017 il costo nominale di realizzazione si era già triplicato”.

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