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Indice degli argomenti Toggle Il mercato 2025 dell’efficienza energetica: terziario in crescita, residenziale in calo, industria in ripresaDue scenari al 2030: il divario tra ambizione e realtàESCo, edifici pubblici e startup: le tre frontiere della transizioneIl ruolo delle ESCo nell’industriaEdifici commerciali e pubblici: quanto costerebbe — e quanto si risparmierebbeEPBD IV, ciclo di vita e Green Building: il nuovo paradigmaL’ecosistema delle startup per la decarbonizzazione del costruitoFAQ – Efficienza energetica e Green Building in ItaliaQuanto ha investito l’Italia in efficienza energetica nel 2025?Quanto potrebbe valere il mercato dell’efficienza energetica in Italia al 2030?Perché il Superbonus ha influenzato così tanto il mercato dell’efficienza energetica?Quanto costerebbe portare le scuole italiane più inefficienti in classe A?Cosa prevede la Direttiva EPBD IV per gli edifici? Con il progressivo esaurimento dell’effetto Superbonus, il mercato italiano dell’efficienza energetica si è ricomposto attorno a nuovi protagonisti e nuove priorità. Sono tra i 53 e i 62 miliardi di euro gli investimenti complessivi registrati lo scorso anno nel nostro Paese: una cifra comparabile a quella del 2024, ma con una composizione profondamente diversa. È quanto emerge dall’Energy Efficiency & Green Building Report 2026 dell’Energy&Strategy della POLIMI School of Management e presentato il 13 maggio 2026 a Milano. Il Rapporto fotografa un mercato che non si è contratto ma che ha cambiato forma: il residenziale cede il passo, il terziario avanza, l’industria mostra segnali di accelerazione. Nel mezzo, un sistema di incentivi che continua a offrire strumenti numerosi ma che soffre di un problema strutturale di fondo: l’instabilità normativa. È questo il nodo che il Report individua come principale freno alla crescita e che, se non affrontato, rischia di compromettere la traiettoria verso i target europei al 2030. Federico Frattini, vicedirettore di Energy&Strategy segnala che l’esperienza dei Certificati Bianchi dimostra quanto la stabilità di uno strumento incentivante e la familiarità con le sue regole incidano sulla sua efficacia reale: senza continuità, anche le misure più generose rischiano di produrre impatti inferiori alle attese. Il mercato 2025 dell’efficienza energetica: terziario in crescita, residenziale in calo, industria in ripresa Il dato più rilevante del 2025 non è il volume complessivo degli investimenti, ma la loro redistribuzione tra i settori. Il residenziale, che fino a poco tempo fa dominava il mercato sull’onda degli incentivi edilizi, registra una contrazione significativa: da 33-36 miliardi a 24-27 miliardi di euro. Una caduta attesa, riconducibile all’esaurimento progressivo del Superbonus, ma che lascia aperta la domanda su quali strumenti potranno sostenere nel tempo la riqualificazione del patrimonio abitativo privato. Sul fronte opposto, il terziario consolida la propria crescita, passando da 24-28 a 25-29 miliardi di euro, confermando che uffici, retail, alberghi e immobili a destinazione commerciale hanno ormai incorporato la riqualificazione energetica nelle proprie strategie di gestione e valorizzazione del patrimonio. L’efficienza energetica, in questo segmento, non è più percepita come un costo ma come un fattore competitivo, con ricadute dirette sui costi operativi, sulla bancabilità degli asset e sulla valutazione ESG. Fonte Energy & Strategy L’industria segna una ripresa, salendo da 2,3-2,7 a 2,5-3,2 miliardi di euro, sostenuta in particolare dal Piano Transizione 5.0, anche se il Report segnala che il quadro regolatorio di riferimento non è ancora pienamente soddisfacente. Più contenuta la variazione della Pubblica Amministrazione, scesa da 2,3-3,3 a 2-2,8 miliardi, con interventi concentrati prevalentemente su edifici nZEB. Fonte: Energy Efficiency & Green Building Report 2026 – Energy&Strategy, POLIMI School of Management Settore Investimenti 2024 (mld €) Investimenti 2025 (mld €) Andamento Residenziale 33 – 36 24 – 27 ↓ In calo Terziario 24 – 28 25 – 29 ↑ In crescita Industria 2,3 – 2,7 2,5 – 3,2 ↑ In crescita Pubblica Amministrazione 2,3 – 3,3 2,0 – 2,8 ↓ In lieve calo Totale ~62 – 70 53 – 62 → In riequilibrio Due scenari al 2030: il divario tra ambizione e realtà Guardando al 2030, il Report delinea due traiettorie molto diverse, che dipendono essenzialmente da come evolverà la stabilità del quadro normativo-incentivante. Nello scenario ottimistico, allineato agli obiettivi europei di decarbonizzazione, il mercato potrebbe raggiungere tra i 90 e i 105 miliardi di euro, con una crescita media annua dell’11%. È uno scenario condizionato dalla capacità di rendere il sistema regolatorio più prevedibile, di semplificare gli strumenti applicativi e di garantire continuità agli incentivi. Procedendo al ritmo attuale senza correttivi strutturali, il mercato si fermerebbe tra i 64 e i 75 miliardi, con un tasso di crescita medio inferiore al 4%: insufficiente, come sottolinea il Report, a colmare il divario con i target UE. «Le crisi energetiche degli ultimi anni hanno reso più evidente ciò che era già noto: l’efficienza energetica non è una misura emergenziale, ma una politica industriale, immobiliare e ambientale di lungo periodo che va affrontata con chiarezza e rapidità, dando coerenza, semplicità e continuità agli interventi», commenta Federico Frattini, vicedirettore di Energy&Strategy e responsabile del Rapporto. Il riferimento è anche a misure come Conto Termico 3.0, Transizione 5.0 e Iperammortamento 2026, che il Report valuta come potenzialmente decisive ma ancora incapaci di tradursi in meccanismi semplici, tempestivi e pienamente operativi. Vale la pena ricordare che l’Italia si colloca al quinto posto tra i Paesi europei più avanzati sull’efficienza energetica, con un Energy Intensity Index (rapporto tra consumo lordo di energia e PIL a parità di potere d’acquisto) più bassa del 16% rispetto alla media UE e consumi residenziali e industriali pro capite inferiori del 10% e del 13%. Fonte Energy & Strategy Un dato positivo, che però va letto insieme a un altro, più critico: tra 2015 e 2024 il calo dell’intensità energetica è stato più lento della media, e l’indice Odyssee-Mure pone l’Italia al diciottesimo posto su ventisette nell’Unione, penalizzata dall’instabilità del quadro normativo e da un trend storico poco dinamico che ha aumentato l’incertezza degli operatori. ESCo, edifici pubblici e startup: le tre frontiere della transizione Il ruolo delle ESCo nell’industria Uno dei capitoli più articolati del Report analizza il rapporto tra Energy Service Company (ESCo) e industria, un binomio ancora sottoutilizzato rispetto al potenziale. Secondo la rilevazione 2024 di Energy&Strategy, un terzo delle imprese associate ad Assoesco genera oltre l’80% dei ricavi dalla transizione energetica nel settore industriale. Eppure molte aziende continuano a implementare gli interventi in autonomia, e i contratti EPC — Energy Performance Contract — restano ancora poco diffusi. L’analisi coinvolge un campione di ESCo con un fatturato previsto per il 2025 di circa 1,2 miliardi di euro, di cui oltre l’80% legato all’industria. Il fotovoltaico rappresenta oltre il 40% degli interventi realizzati, seguono cogenerazione (13%), pompe di calore, illuminazione e interventi sui processi, tutti attestati intorno all’8-9%. La forma contrattuale oggi più richiesta è l’EPC con rischio sostenuto dal fornitore, che riguarda circa due interventi su cinque e trova applicazione soprattutto nel fotovoltaico. Per le altre tecnologie prevale ancora il servizio chiavi in mano, che supera il 30% dei casi. Dal lato degli operatori, il Report ha coinvolto un campione con fatturato cumulato al 2025 pari a circa 65 miliardi di euro. Ne emerge che gli interventi più diffusi riguardano gli impianti HVAC (28,1% degli investimenti, pari a circa 3,3 milioni di euro per azienda) e il fotovoltaico (25,5%, circa 3 milioni), seguiti da illuminazione, pompe di calore di processo e sistemi di refrigerazione. Gli interventi sui processi produttivi, pur meno frequenti, assorbono la quota di investimento più elevata, circa 10 milioni di euro. Le principali barriere all’adozione rimangono l’incertezza normativa, la scarsa consapevolezza del management sull’efficienza energetica e tempi di ritorno sugli investimenti ancora poco attrattivi. Le ESCo vengono talvolta percepite come poco specializzate sui temi industriali rispetto ai fornitori di tecnologia con cui le imprese hanno già relazioni consolidate: un punto di debolezza che il settore dovrà affrontare per crescere in questo segmento. Edifici commerciali e pubblici: quanto costerebbe — e quanto si risparmierebbe Il Report stima i costi e i benefici di una riqualificazione profonda degli edifici commerciali e pubblici più vetusti. Per portare in classe energetica A gli edifici commerciali attualmente in classe F o G (composti per il 75% da retail, 15% ristorazione e 10% GDO), sarebbero necessari investimenti superiori a 17 miliardi di euro. Il risultato: un risparmio di circa 1 Mtep di energia primaria all’anno, equivalente a quasi 2 miliardi di euro in meno in bolletta ogni anno, e una riduzione delle emissioni di oltre 3 milioni di tonnellate di CO₂. Per gli ospedali attualmente in classe energetica dalla D alla G, l’investimento necessario supera i 580 milioni di euro, ma genererebbe un risparmio annuo di circa 80 ktep — tradotto in termini economici, oltre 110 milioni di euro in meno all’anno di spesa energetica — e un abbattimento delle emissioni di oltre 400.000 tonnellate di CO₂. Il capitolo più complesso riguarda il parco scolastico, molto più esteso e con condizioni di partenza peggiori. Secondo una rilevazione del MIM, il 57% degli istituti scolastici ha già implementato qualche intervento di efficientamento, mentre il 27% non ne ha realizzato nessuno. Per questo 27%, un intervento su involucro edilizio, illuminazione e impianti di riscaldamento richiederebbe tra i 6 e i 7,5 miliardi di euro, con un risparmio annuo sulla spesa energetica compreso tra 850 milioni e 1,1 miliardi di euro. EPBD IV, ciclo di vita e Green Building: il nuovo paradigma La Direttiva EPBD IV (2024/1275) — che dovrebbe essere recepita entro maggio 2026 ma al momento i lavori non sono iniziati — è al centro della riflessione del Report sul futuro del patrimonio edilizio: il Green Building non è più solo efficienza energetica in fase d’uso, ma decarbonizzazione dell’intero ciclo di vita del costruito, dalla produzione dei materiali alla gestione operativa, fino al fine vita e al recupero delle risorse. Fonte Energy & Strategy «Parlare di Green Building oggi significa ridefinire il concetto stesso di valore immobiliare — afferma Frattini —: la prestazione dei nuovi edifici non sarà valutata solo in base a quanto consumano, ma anche all’impatto generato per essere costruiti, gestiti e dismessi, misurando il potenziale di riscaldamento globale lungo tutto il ciclo di vita. Entrano quindi in gioco la qualità dei materiali, le emissioni incorporate, il comfort, la circolarità.» Al ritmo attuale delle ristrutturazioni, il patrimonio residenziale italiano raggiungerebbe gli obiettivi al 2030 e al 2035 con trent’anni di ritardo. Accelerare richiede investimenti certi, filiere più solide e strumenti normativi, tecnici e finanziari coerenti. In questa prospettiva assumono un ruolo strategico la riduzione dell’intensità carbonica dei materiali, l’off-site construction, il building automation, le pratiche di urban mining e gli strumenti digitali, dal BIM al digital twin. L’ecosistema delle startup per la decarbonizzazione del costruito Il Report dedica spazio anche all’innovazione imprenditoriale, con un’analisi sulle startup italiane attive nella decarbonizzazione della filiera delle costruzioni. Ne sono state individuate 30, fondate dal 2020 – da segnalare che quasi la metà sono nate tra il 2024 e il 2025, a conferma di un dinamismo crescente del comparto – distribuite lungo tutta la catena del valore con una concentrazione nelle attività di progettazione e nelle soluzioni per la fase d’uso dell’edificio. Le innovazioni sviluppate spaziano dalle soluzioni digitali avanzate per la progettazione integrata ai nuovi materiali e tecniche costruttive, fino alla gestione dell’energia e degli edifici tramite intelligenza artificiale. Le dimensioni restano contenute — fatturato medio intorno ai 200.000 euro per le aziende più mature del campione — e la redditività è eterogenea: 6 startup su 12 analizzate chiudono in perdita, le restanti registrano utili compresi tra 1.000 e 100.000 euro. Una sola risulta titolare di un brevetto. Il vantaggio competitivo di queste imprese, sottolinea il Report, si fonda su modelli di business innovativi, sulla capacità di erogare servizi e sull’abilità di integrare in modo efficace soluzioni già esistenti. Un ecosistema ancora giovane, che ha però tutte le premesse per crescere man mano che la domanda di competenze per la decarbonizzazione si consolida lungo tutta la filiera. FAQ – Efficienza energetica e Green Building in Italia Quanto ha investito l’Italia in efficienza energetica nel 2025? Secondo il Report Energy Efficiency & Green Building 2026 di Energy&Strategy-PoliMi, nel 2025 gli investimenti complessivi in efficienza energetica in Italia si sono attestati tra i 53 e i 62 miliardi di euro, una cifra simile a quella del 2024 ma con una composizione diversa: in crescita il terziario e l’industria, in calo il residenziale e la Pubblica Amministrazione. Quanto potrebbe valere il mercato dell’efficienza energetica in Italia al 2030? Nello scenario ottimistico, allineato agli obiettivi europei, il mercato potrebbe raggiungere tra i 90 e i 105 miliardi di euro entro il 2030, con una crescita media annua dell’11%. Nello scenario tendenziale, senza correttivi strutturali, si fermerebbe tra i 64 e i 75 miliardi, con un ritmo medio inferiore al 4%, insufficiente per centrare i target UE. Perché il Superbonus ha influenzato così tanto il mercato dell’efficienza energetica? Il Superbonus aveva concentrato nel settore residenziale una quota molto elevata degli investimenti totali in efficienza energetica. Con il suo progressivo esaurimento, il residenziale è sceso da 33-36 miliardi a 24-27 miliardi di euro nel 2025. Il mercato si è riequilibrato verso il terziario e l’industria, ma il vuoto lasciato nel residenziale non è ancora stato colmato da strumenti altrettanto efficaci. Quanto costerebbe portare le scuole italiane più inefficienti in classe A? Per il 27% degli istituti scolastici che non ha mai realizzato interventi di efficientamento, sarebbero necessari tra i 6 e i 7,5 miliardi di euro per intervenire su involucro, illuminazione e impianti di riscaldamento. Il risparmio annuo stimato sulla spesa energetica sarebbe compreso tra 850 milioni e 1,1 miliardi di euro. Cosa prevede la Direttiva EPBD IV per gli edifici? La Direttiva EPBD IV (2024/1275) segna un cambio di paradigma per il patrimonio edilizio europeo: non si tratta più solo di ridurre i consumi energetici in fase d’uso, ma di valutare e ridurre l’impatto climatico dell’edificio lungo l’intero ciclo di vita, includendo le emissioni incorporate nei materiali, le attività di cantiere, la gestione operativa e il fine vita. La direttiva doveva essere recepita entro maggio 2026. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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