Depaving: cos’è e come funziona la deimpermeabilizzazione urbana contro il cambiamento climatico 06/07/2026
Indice degli argomenti Toggle Trasformare il patrimonio edilizio: l’importanza delle direttive UEUna trasformazione senza precedenti per il patrimonio edilizio italianoRiqualificare gli edifici storici senza comprometterne il valoreBioedilizia e materiali naturali: costruire pensando al benessereIl legno: un materiale performante se progettato correttamenteDigitalizzazione e AI per accelerare la riqualificazione energeticaL’impiego e i vantaggi della digitalizzazione: il punto di vista di una startup Il caldo record di giugno è stato l’ennesimo sintomo di un’anomalia storica che, però, sta diventando la nuova normalità. L’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo, come rilevato dalla la World Meteorological Organization. Una delle principali sfide dei prossimi anni sarà rendere il patrimonio edilizio resiliente al riscaldamento globale. Sarà quindi necessario proteggere le abitazioni dal caldo, senza trascurare il loro isolamento dal freddo, che resta comunque essenziale. In questo contesto, la riqualificazione energetica rappresenta la risposta più efficace per mitigare i cambiamenti climatici, consentendo di ridurre le emissioni di gas serra. Per realizzarla sono però necessari investimenti adeguati. La Commissione Europea europea stima che il fabbisogno complessivo di investimenti dell’Unione europea per l’efficienza energetica superi i 370 miliardi di euro all’anno nel periodo 2021-2030. L’Italia conta oltre 12 milioni di edifici residenziali, buona parte dei quali costruiti prima del 1976, anno della prima legge sul risparmio energetico. Insieme alla Spagna, è il Paese europeo con il patrimonio edilizio più esteso e, in larga parte, ancora poco efficiente sotto il profilo energetico. Trasformare il patrimonio edilizio: l’importanza delle direttive UE Come sarà possibile raggiungere un patrimonio edilizio a zero emissioni entro il 2050, come previsto dalla direttiva EPBD? Il primo passo è il recepimento della Direttiva Case Green, integrata con la direttiva EED (Efficienza energetica), anch’essa ancora da recepire, e con la RED III. La data del recepimento «non la conosciamo ancora perché siamo in attesa della Legge Delega che ci consente il recepimento delle direttive. I decreti di recepimento sono già pronti. L’aspetto più importante è l’impatto economico, che va valutato con attenzione. Perché parliamo di miliardi di euro, cifre molto importanti per entrambe le direttive», ha spiegato Nicolandrea Calabrese, responsabile del Laboratorio ENEA di Efficienza energetica negli edifici e sviluppo urbano, durante il convegno “Riqualificazione energetica: obiettivi e buone pratiche per il miglioramento dell’efficienza, la riduzione dei consumi e delle emissioni”, organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb. Una trasformazione senza precedenti per il patrimonio edilizio italiano Lo stesso responsabile ENEA, soffermandosi sull’entità degli interventi necessari per la riqualificazione energetica, ha ricordato la complessità della sfida italiana. Il Paese conta infatti circa 4,3 miliardi di metri quadrati di superficie lorda, corrispondenti a circa 3,5 miliardi di metri quadrati di superficie netta riscaldata. I relatori del convegno Calabrese ha inoltre spiegato che EPBD, EED e RED III costituiscono un ecosistema normativo integrato, nel quale obblighi e strumenti dialogano tra loro. La Energy Efficiency Directive fissa gli obiettivi di riduzione dei consumi energetici e di ristrutturazione degli edifici pubblici; la Energy Performance Buildings Directive definisce il percorso verso un patrimonio edilizio a emissioni zero entro il 2050; la Renewable Energy Directive impone quote di energia rinnovabile e l’installazione di impianti fotovoltaici anche sugli edifici esistenti. Oltre a illustrare gli obiettivi e la portata degli interventi previsti dalle tre direttive, Calabrese ha sottolineato come la loro attuazione rappresenterà anche un’importante occasione di sviluppo: «l’impatto sarà molto importante, ma si tradurrà in opportunità» per tecnici e imprese, sia dal punto di vista economico sia occupazionale. Riqualificare gli edifici storici senza comprometterne il valore Tra gli interventi da realizzare sul patrimonio edilizio italiano rientrano anche gli edifici storico-artistici, settore nel quale l’Italia possiede un patrimonio particolarmente ricco. A questo proposito è necessario adottare «un approccio consapevole alla riqualificazione energetica», ha osservato Marta Calzolari, professoressa di Progettazione tecnologica e ambientale dell’architettura presso l’Università degli Studi di Ferrara. Gli edifici ufficialmente tutelati sono esclusi dal rispetto dei parametri minimi di prestazione energetica qualora l’adeguamento ne alteri il carattere, l’estetica o il valore storico. «L’Italia ha a che fare con un patrimonio storico molto vasto, nel quale molti di noi vivono», ha ricordato la docente. Da qui la necessità di valutare, caso per caso, interventi capaci di migliorare l’efficienza energetica rispettandone al tempo stesso il valore storico e artistico. Pur sottolineando che ogni edificio richiede soluzioni specifiche e personalizzate, Calzolari ha illustrato due approcci principali: uno su larga scala, rivolto alle amministrazioni pubbliche, e uno su piccola scala, focalizzato sul progetto del singolo edificio. Ha inoltre evidenziato l’importanza di un’analisi diagnostica preliminare, utile a riconoscere e valorizzare i sistemi passivi di controllo microclimatico già presenti negli edifici storici. Il suo intervento si è concentrato sull’involucro edilizio, con particolare attenzione all’isolamento interno, approfondendo la scelta dei materiali, i problemi legati alla condensa interstiziale e i risultati di un progetto di ricerca dedicato a diverse soluzioni isolanti naturali, tra cui silicati di calcio, sughero e lana di roccia, utilizzate senza barriera al vapore. Bioedilizia e materiali naturali: costruire pensando al benessere Da una parte è necessario realizzare numerosi interventi di riqualificazione energetica per rendere gli edifici più resilienti ed efficienti. Dall’altra occorre progettare abitazioni e ambienti di lavoro capaci di rispondere alle esigenze di benessere delle persone che li vivono. Da qui emerge il ruolo centrale dei materiali naturali, elementi fondamentali della bioedilizia. «I materiali da costruzione non sono tutti uguali. Alcuni regolano, respirano, partecipano attivamente al comfort degli occupanti e sono quindi attivi. Altri sono semplicemente passivi e questo, in un involucro edilizio, ha un costo che non sempre appare in capitolato o che si nasconde nel funzionamento degli impianti», ha spiegato Laura Raduta, amministratrice di EAP Thermus, giovane realtà nata con l’obiettivo di far sperimentare i benefici di una casa naturale. Nel corso del convegno Raduta ha raccontato il percorso personale e professionale che l’ha portata a sviluppare soluzioni innovative nel campo della bioedilizia, nato da un’esperienza negativa vissuta in un appartamento di nuova costruzione. Ha quindi illustrato le caratteristiche e i vantaggi di materiali naturali come la paglia e la terra cruda, evidenziandone i benefici in termini di comfort abitativo, efficienza energetica e ridotto impatto ambientale. In particolare, ha presentato un pannello isolante in paglia compressa e cucita in cotone, progettato per superare i limiti delle tradizionali balle di paglia e favorirne l’impiego su larga scala, soprattutto negli interventi di ristrutturazione. Il legno: un materiale performante se progettato correttamente Uno dei materiali naturali per eccellenza è il legno, ampiamente utilizzato nel settore delle costruzioni. Tuttavia, il suo impiego richiede specifiche attenzioni progettuali. Gabriele Bonamini, specialista in tecnologia del legno, ha spiegato che questo materiale può essere impiegato con successo anche negli interventi di riqualificazione energetica, a condizione che sussistano le condizioni tecniche adeguate. In caso contrario, è preferibile orientarsi verso altri materiali. «Non è una sconfitta: è professionalità». L’esperto ha posto particolare attenzione al tema dell’umidità, principale nemico del legno. Il degrado, infatti, può iniziare ancora prima della posa in opera. Il principio fondamentale, ha ricordato, è che «l’umidità è prevedibile: si gestisce in progetto, non si scopre dopo». Un ulteriore aspetto riguarda la scelta della specie legnosa: «la scelta della specie legnosa non è una scelta estetica». Per questo motivo è necessario considerare fin dalla fase progettuale numerosi fattori e fare riferimento agli strumenti normativi disponibili. Digitalizzazione e AI per accelerare la riqualificazione energetica Accanto alla sostenibilità e alla circolarità dei materiali, assume un ruolo sempre più importante la digitalizzazione a supporto della riqualificazione energetica degli edifici. In questa direzione si inserisce il progetto europeo LiveBetter nato con l’obiettivo di accelerare la riqualificazione profonda degli edifici attraverso dati di qualità, intelligenza artificiale e strumenti digitali interoperabili. Tra i 18 partner figurano anche realtà italiane, tra cui ANCE e l’Università Politecnica delle Marche, rappresentata da Serena Serroni, research fellow in Industrial Engineering e cofondatrice dello spin-off MoS, anch’esso coinvolto nel progetto. Serroni ha illustrato le caratteristiche del progetto triennale, che affronta criticità come la mancanza di dati interoperabili. Il programma prevede la validazione attraverso cinque casi di studio reali e lo sviluppo di modelli di business innovativi, con l’obiettivo di favorirne l’adozione sul mercato. L’obiettivo finale è supportare l’intero ciclo di vita della riqualificazione, dalla progettazione alla fase operativa fino alla gestione del fine vita dell’edificio, accelerando i processi e ottimizzando i risultati in linea con le direttive europee. L’impiego e i vantaggi della digitalizzazione: il punto di vista di una startup Anche la startup italiana Plannis punta sulla digitalizzazione. Il cofondatore e responsabile delle operations, Tommaso Gallo, ha presentato l’attività della società, che ambisce a diventare un provider tecnologico di servizi ingegneristici per gli installatori di impianti rinnovabili. Secondo Gallo, «se vogliamo raggiungere gli obiettivi al 2030 non basta installare più impianti. Dobbiamo anche rendere più veloce, semplice e scalabile tutto il processo che porta un impianto dall’idea alla messa in esercizio. La transizione energetica non passa soltanto attraverso l’innovazione tecnologica. Passa anche attraverso l’innovazione organizzativa e digitale. In altre parole, una parte dell’efficienza che cerchiamo negli edifici e negli impianti viene persa lungo il processo». Quando si parla di efficienza energetica, riduzione dei consumi e delle emissioni, ha concluso, «non stiamo affrontando soltanto una sfida ambientale. Stiamo parlando di competitività delle imprese, sicurezza energetica del Paese, indipendenza dalle fonti fossili e qualità della vita delle persone». Da qui la necessità di utilizzare la tecnologia e la digitalizzazione per semplificare e integrare i processi, anche nel caso della riqualificazione energetica, rendendo «più veloce, semplice e scalabile il percorso che porta un impianto dall’idea alla messa in esercizio». 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