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Indice degli argomenti Toggle Come si sviluppa l’agricoltura urbana nell’era 2.0: contesti, forme e progettistiOrti comunitari, ovvero agricoltura co-costruttivaVertical farm: negli edifici dove si producono gli ortaggiTunnel Farm: a Torrita di Siena la prima vertical farm sotterranea pubblica in ItaliaTetti verdi idroponici polifunzionaliFood forest urbane: ecosistemi commestibili nel cuore delle cittàIsole di calore e benefici dell’agricoltura urbanaQualche numero sui beneficiL’importanza delle reti multidisciplinari (di figure specializzate e non) per lo sviluppo di progetti di agricoltura urbanaErasmus+ (Adulti) e perché gli orti urbani hanno a che fare con il “lifelong learning”Normativa e incentiviIncentivi e strumenti economico‑finanziariCase Study: ecco alcuni esempi concreti di progetti realizzati o in fase di realizzazioneRoma: agricoltura urbana dal basso per rafforzare il senso civico e valorizzare gli spaziSperimentazione e nuove tecnologie per l’agricoltura urbana e spaziale“Sistemi ortodomestici” e l’importanza di una larga divulgazione: Intervista a Luca Nardi, ricercatore del laboratorio agricoltura 4.0 dell’ENEAIl vertical farming a grande scalaFAQ Agricoltura urbanaIn che modo l’agricoltura urbana contribuisce a ridurre l’effetto isola di calore?Qual è il potenziale dell’agricoltura urbana nel contrastare l’insicurezza alimentare nelle città?Quali sono gli spazi urbani più adatti all’introduzione di pratiche agricole?Come può l’architettura integrare l’agricoltura urbana nei progetti edilizi?Esistono normative o incentivi che favoriscono l’agricoltura urbana nelle città italiane o europee? Si parla di agricoltura urbana spesso come di un’innovazione, un espediente che contraddistingue città e amministrazioni tra le più lungimiranti e sensibili ai problemi ambientali in atto e rinomate per l’elevata qualità della vita. In realtà, le coltivazioni nei centri abitati (grandi o piccoli che siano) sono un archetipo trai più antichi e se proprio non vogliamo andare indietro fino al medievale hortus conclusus dei monasteri di area mediterranea, basta pensare ai giardini veneziani, tutt’ora floridi, progettati oltre un secolo fa con porzioni destinate ad ortaggi e a specie alimentari, come il delizioso Orto Giardino del Convento della Chiesa del Santissimo Redentore, sull’isola della Giudecca, restaurato e aperto al pubblico nel 2024. Seppure il concetto di agricoltura urbana includa una varietà di sistemi e tecniche di coltivazione diverse in tutto il mondo, si può sintetizzare dicendo che l’agricoltura urbana consiste nella coltivazione di piante e nella produzione alimentare all’interno delle città (o delle aree periurbane). Include orti comunitari, tetti verdi, fattorie verticali, sistemi idroponici e food forest urbane. Gli spazi per l’agricoltura urbana emergono su tetti inutilizzati, aree dismesse, cortili scolastici o condomini, in varie forme e tipologie, con strutture originali, piante selezionate in base alla zona climatica e sistemi di gestione che spesso riscrivono il significato di condivisione e senso civico. Venice Gardens Foundation, ingresso orto – Credit Img by Nicolò Tacconi Dopo il restauro dei Giardini Reali di Venezia (2014–2019), Venice Gardens Foundation ha avviato un nuovo, importante intervento: il recupero dell’Orto Giardino del Convento della Chiesa del Santissimo Redentore, sull’isola della Giudecca. Le Antiche Officine – Credit Img by Nicolò Tacconi Questo complesso, mai aperto prima al pubblico, custodisce un patrimonio spirituale e paesaggistico unico, che si presentava segnato dal tempo e gravemente danneggiato dalla marea eccezionale del 2019. Affidato alla Fondazione nel 2021 dai Frati Cappuccini, con l’autorizzazione della Santa Sede e della Soprintendenza, il progetto di restauro è stato curato dagli architetti Paolo Pejrone (per la parte botanica) e Alessandra Raso (per gli edifici), con un approccio rispettoso della storia, delle tradizioni monastiche e dei principi francescani. Credit Img by Nicolò Tacconi Il giardino restaurato, ora aperto dal 2024, si sviluppa per circa un ettaro e include: orti, frutteti, uliveti, piante medicinali e fiori; la vasca centrale, simbolo e fulcro dell’intero impianto; un lungo pergolato in legno di castagno, coperto da viti, rose e glicini; le Antiche Officine e la Serra, recuperate con cura filologica; zone d’ombra e raccoglimento, come il piccolo “giardino segreto” sul bordo lagunare. Il pergolato – Credit Img by Nicolò Tacconi L’intero intervento si ispira agli antichi Hortus Conclusus conventuali: luoghi di meditazione, lavoro e contemplazione, concepiti in armonia con i ritmi della natura. Le specie piantate derivano da approfondite ricerche d’archivio, tra cui il manoscritto “Indice delle Piante semplici che esistono nel giardino addetto alla Farmacia del SS.Redentore di Venezia”, testimone del sapere erboristico dei frati. Il restauro non è stato solo un’opera di conservazione, ma anche un gesto di rigenerazione culturale e spirituale. Vista dal campanile – Img by Carlo Soffietti Grazie al sostegno di istituzioni e mecenati, In Venetia Hortus Redemptoris si offre oggi come spazio di silenzio, bellezza sobria e dialogo con la natura, restituendo al giardino il suo significato originario di luogo di vita, conoscenza e speranza. Come si sviluppa l’agricoltura urbana nell’era 2.0: contesti, forme e progettisti Oggi i progetti agricoli di sviluppo urbano vengono elaborati da urbanisti, paesaggisti, agronomi ed enti amministrativi; frequentemente prevedono la collaborazione tra settore pubblico e privato, oltre al contributo di esperti in microclima e progettazione del verde. La genesi dei progetti ha carattere diverso in base ai contesti geografici e territoriali, asseconda obiettivi ed aspettative diverse ma, in tutti i casi beneficia dell’ausilio della tecnologia. Orti comunitari, ovvero agricoltura co-costruttiva Sono spazi condivisi, gestiti da cittadini o scuole. Gli orti urbani rappresentano una delle risposte più efficaci alla crescente domanda di spazi verdi nelle città. Non si tratta solo di una moda sostenibile, ma di una strategia urbanistica sempre più integrata nei piani di rigenerazione urbana. Inseriti in vuoti urbani, corti condominiali o tetti verdi, questi orti favoriscono la biodiversità, migliorano il microclima urbano e stimolano nuove forme di socialità e partecipazione civica. Per architetti e urbanisti, l’agricoltura urbana è anche un’opportunità progettuale: crea infrastrutture verdi multifunzionali e ridefinisce il rapporto tra architettura, natura e cittadino. Dai progetti di urban farming alle green infrastructure partecipative, gli orti urbani diventano catalizzatori di resilienza urbana e benessere collettivo. In un momento storico in cui la città deve rispondere a sfide climatiche, sociali e alimentari, integrare orti urbani nel tessuto urbano non è più un’opzione, ma una necessità progettuale. Vertical farm: negli edifici dove si producono gli ortaggi Spesso integrate in edifici (come “Skyland”, a Milano, sviluppata da ENEA, Agrimercati e Comune di Milano su circa 10 ettari e rispettosa dei principi zero‑pesticidi, zero‑emissioni, zero‑distanze), le fattorie verticali rappresentano una delle risposte più innovative alla crescente domanda di cibo sostenibile nelle città. Integrate in contesti urbani ad alta densità, queste strutture permettono di coltivare ortaggi, erbe e frutta in ambienti controllati, distribuiti su più livelli, sfruttando tecnologie di agricoltura idroponica, aeroponica e illuminazione LED a basso consumo. Dal punto di vista architettonico, le vertical farm si configurano come elementi ibridi tra infrastrutture produttive e architetture ecologiche, capaci di rigenerare spazi dismessi, ridurre l’impronta ecologica del sistema alimentare e riqualificare il tessuto urbano. Alcuni esempi virtuosi si trovano a Singapore, New York e Milano, dove le fattorie verticali sono state inserite in edifici residenziali, centri commerciali o progetti di social housing. Per urbanisti e progettisti, le vertical farm offrono nuove opportunità di integrazione tra spazio costruito, produzione alimentare e benessere collettivo, contribuendo a un modello di città resiliente, autosufficiente e sostenibile. Inoltre dalle vertical farm si possono ottenere abbondanti quantità di prodotti in uno spazio molto ridotto, un vantaggio rispetto ai tradizionali sistemi agricoli in orizzontale e una soluzione molto interessante se pensiamo ai problemi mondiali legati al cibo. Tunnel Farm: a Torrita di Siena la prima vertical farm sotterranea pubblica in Italia Alcuni progetti molto interessanti di coltivazioni verticali arrivano da Vertical Farm Italia, realtà toscana fondata dall’ingegner Matteo Benvenuti con l’obiettivo di progettare e costruire una rete diffusa di vertical farm di piccole e medie dimensioni, perfettamente inserite nel territorio, per favorire l’autosufficienza alimentare e promuovere un modello di sviluppo sostenibile, equilibrato e capace di adattarsi al cambiamento. Totalmente calato nello spirito della transizione ecologica (dopo uno studio di masterplan per la città marocchina di Tarfaya, come città autosufficiente), Benvenuti ha sviluppato con Vertical Farm Italia diversi progetti di vertical farming, tra cui la Tunnel Farm, la prima fattoria verticale sotterranea pubblica in Italia gestita da un’amministrazione comunale. Tunnel Farm, la prima fattoria verticale sotterranea pubblica in Italia Inaugurata due anni fa e progettata per coltivare ortaggi in modo sostenibile, serve la mensa comunale e offre supporto alimentare alle famiglie in difficoltà della zona. L’impianto è stato realizzato riqualificando un ex rifugio antiaereo risalente alla Seconda Guerra Mondiale, situato sotto il centro storico di Torrita di Siena. “Il Comune di Torita di Siena ha deciso di investire in questo piccolo impianto che praticamente oltre ad essere produttivo è un impianto dimostrativo ed è l’unico di questo genere visitabile in Italia”, spiega l’ingegnere. Essendo una vertical farm nel senso più completo del termine, abbiamo un ambiente completamente opaco, dove all’interno controlliamo tutto e attraverso le luci poi creiamo il giorno e la notte, affinché le piante possano crescere e dare i frutti. La cosa interessante è che si coltivano pomodori durante tutto l’anno, quindi abbiamo una produzione costante, e si può coltivare qualsiasi tipo di pianta. Abbiamo coltivato anche degli alberi partendo dalle talee, come il salice viminalis (alto anche 1,80 metri), quello che in Toscana si utilizzava per fare i cesti a mano. Una coltivazione questa molto importante anche per il carattere didattico ed educativo dell’impianto e, sempre in quest’ottica, spesso coltiviamo, attraverso la supervisione di un agrotecnico, specie vegetali antiche che potevano essere coltivate nel nostro territorio, diciamo, qualche anno fa, dai nostri nonni. La Tunnel Farm può essere vista anche un po’ come un alter ego dell’orto urbano, perché anch’essa è gestita da volontari. L’impianto non è completamente automatizzato: alcune funzioni come luci, temperatura, umidità e irrigazione possono essere gestite da sistemi automatici di base, ma la semina e la raccolta vengono fatte a mano. “Questo lo distingue dalle grandi vertical farm industriali, che puntano a una produzione su larga scala e completamente automatizzata. Nel nostro caso, l’automazione limitata è sufficiente perché l’impianto è piccolo e non serve una produzione intensiva. Inoltre, rispetto a un orto tradizionale, il lavoro manuale è molto ridotto, ma la produzione è molto più alta: in soli 6 mq si coltivano circa 530 piante da foglia e 24 piante da frutto, l’equivalente di circa 50 mq di un orto classico. In generale possiamo dire che la coltivazione in verticale permette una crescita continua e più veloce grazie a condizioni ideali costanti, come se fosse sempre estate. In casa, poi, l’ambiente è già adatto (temperatura e umidità ideali), senza consumi energetici aggiuntivi. Il progetto si integra bene con l’abitazione, diventando anche uno spazio conviviale, come un piccolo giardino d’inverno”. Con lo stesso approccio, il team di Vertical Farm Italia ha realizzato diversi progetti di “kitchen farm”, ovvero, come trasformare casa in una vertical farm. Il risultato è una coltivazione verticale idroponica completamente automatizzata, progettata per produrre ortaggi freschi e di elevata qualità durante tutto l’anno, direttamente in casa e pronti per il consumo familiare, senza bisogno di trasporto “a centimetro zero”. L’illuminazione è a LED Full Spectrum 4000°K e la gestione si avvale del controllo da remoto. Tetti verdi idroponici polifunzionali I tetti verdi idroponici sono una delle soluzioni più innovative nel panorama dell’architettura sostenibile e dell’urbanistica rigenerativa. A differenza dei tradizionali giardini pensili, questi sistemi utilizzano la tecnica dell’idroponica, ovvero coltivazione fuori suolo con soluzioni nutritive, riducendo il peso strutturale e migliorando l’efficienza idrica. Questa tecnologia permette di trasformare superfici inutilizzate in spazi produttivi, contribuendo all’isolamento termico degli edifici, alla riduzione dell’effetto “isola di calore” e al miglioramento della qualità dell’aria. I tetti verdi idroponici sono particolarmente indicati in contesti urbani ad alta densità, dove la gestione del verde e delle risorse è fondamentale. Dal punto di vista progettuale, integrano architettura bioclimatica, agricoltura urbana e design sostenibile, offrendo nuove prospettive per edifici pubblici, scuole, residenze e spazi commerciali. L’adozione di questi sistemi è in crescita, spinta anche da incentivi green e normative europee sulla resilienza urbana, basta vedere i progetti di rooftop gardening e hydroponic farms sui tetti di Milano, Parigi o New York. Food forest urbane: ecosistemi commestibili nel cuore delle città Le food forest urbane emergono come un approccio innovativo alla progettazione del verde in ambito urbano, un nuovo paradigma progettuale ispirato ai principi della permacultura e dell’ecologia del paesaggio. Non si tratta semplicemente di orti comunitari o giardini pubblici, ma di veri e propri ecosistemi commestibili multilivello, progettati per imitare la struttura e le dinamiche di una foresta naturale. Nel contesto di una pianificazione urbanistica sostenibile, le food forest offrono numerosi vantaggi: miglioramento della biodiversità, incremento della resilienza climatica, produzione locale di cibo e creazione di spazi sociali inclusivi. Sono sempre più integrate nei masterplan urbani e nei progetti di rigenerazione, come strumenti di mitigazione del calore urbano e riconnessione con il paesaggio. Da Berlino a Milano, passando per Toronto e Rotterdam, le food forest urbane stanno guadagnando spazio all’interno delle strategie di verde pubblico, spesso frutto di collaborazioni tra amministrazioni locali, studi di architettura del paesaggio e comunità di cittadini. Questi spazi, oltre a produrre frutti, erbe e piante aromatiche, diventano laboratori educativi a cielo aperto, contribuendo a una visione più circolare e partecipativa della città. Contesti ideali per espandere l’agricoltura urbana Sono svariati i contesti in cui si possono sviluppare esperienze di agricoltura urbana, come spesso vediamo basta anche un piccolo spazio. Ma esistono ambienti che sono anche più ideale di altri, come le aree dismesse o inutilizzate (ex‐industriali, quartieri semi abbandonati, cortili scolastici); i tetti piani o le terrazze nei centri urbani; i quartieri con alta densità di popolazione e scarsa copertura vegetale, dove l’esigenza di controllare le isole di calore è forte; infine i contesti comunitari istituzionali, come le scuole. Isole di calore e benefici dell’agricoltura urbana Le città, centri di economia e cultura, sono anche luoghi in cui si accumula molto calore, fenomeno noto come “isola di calore urbana” (UHI). Questo accade perché le superfici naturali vengono sostituite da materiali che assorbono calore (asfalto, cemento), c’è poca vegetazione, e si produce molto calore da auto, edifici e industrie. Le conseguenze le conosce bene chi vive in città o nelle sue vicinanze: temperature più alte, soprattutto di notte; rischi per la salute (colpi di calore, problemi respiratori); maggior consumo di energia per il raffreddamento; peggioramento della qualità dell’aria; impatto maggiore sulla popolazione più vulnerabile (anziani, bambini, poveri). La vegetazione ha un ruolo determinante per scongiurare questo scenario: le piante rilasciano vapore acqueo che abbassa la temperatura e gli alberi riducono il calore assorbito dalle superfici. Il risultato è il miglioramento dell’aria e l’assorbimento di CO2. L’agricoltura urbana agisce sul raffreddamento locale, permette di avere cibo a chilometro zero, rafforza la coesione sociale e offre nuove opportunità educative e lavorative e, non ultimo, contribuisce ad aumentare la biodiversità e la resilienza urbana. Qualche numero sui benefici L’agricoltura urbana aiuta a mitigare l’effetto isola di calore urbana (UHI) in vari modi: attraverso l’evapotraspirazione e l’ombreggiamento, i tetti verdi e la vegetazione, infatti, riducono le temperature superficiali fino a 30‑40 °C e abbassano la temperatura dell’aria fino a 1 °C. Sostituendo le superfici nere (asfalto, cemento) con la vegetazione si riflette più radiazione solare e si abbassa l’assorbimento termico. Gli edifici con tetti verdi o agrivoltaici riducono il consumo di condizionamento fino al 10‑50%, poiché gli ambienti interni restano più freschi. Inoltre, chi prende parte a progetti di agricoltura urbana consuma più frutta e verdura. L’agricoltura urbana contribuisce a ridurre i gas serra e i food miles, specie se si coltivano colture che normalmente richiedono trasporto aereo o serre convenzionali (es. pomodori, verdure leggere). Ne beneficia anche la biodiversità: alberi, arbusti e piante attraggono insetti, uccelli e piccoli animali, contribuendo alla ricostruzione di ecosistemi urbani. Questo stato di cose si riflette infine sulla valorizzazione immobiliare: i progetti di agricoltura urbana incrementano il valore delle proprietà grazie all’estetica, all’innovazione e alla sostenibilità. (Fonte: Sustainability Directory, piattaforma cinese che esplora vari temi legati alla sostenibilità) L’importanza delle reti multidisciplinari (di figure specializzate e non) per lo sviluppo di progetti di agricoltura urbana Lo sviluppo di progetti di agricoltura urbana richiede oggi un approccio integrato, in grado di coniugare competenze tecniche, sociali e ambientali. Le reti multidisciplinari rappresentano una risorsa strategica: architetti, urbanisti, agronomi, sociologi, designer, tecnologi, amministratori locali e cittadini attivi cooperano per trasformare spazi residuali in luoghi produttivi, sostenibili e socialmente inclusivi. La partecipazione di figure non specialistiche, come associazioni locali, studenti o semplici abitanti del territorio, arricchisce il processo, contribuendo a radicare i progetti nel contesto sociale e culturale in cui si inseriscono. Solo attraverso la collaborazione trasversale è possibile progettare e gestire soluzioni resilienti e durature, capaci di generare valore ecologico, economico e relazionale all’interno della città contemporanea. Erasmus+ (Adulti) e perché gli orti urbani hanno a che fare con il “lifelong learning” “Lifelong learning” è un’espressione inglese e significa “formazione permanente”, “apprendimento continuo”, in un mondo in continua trasformazione e in piena transizione ecologica, anche gli adulti devono ripensare alle proprie esperienze e costruirne attivamente di nuove. Il Programma europeo Erasmus+ (Adulti) è una parte dell’iniziativa Erasmus+ dell’Unione Europea, specificamente dedicata all’educazione degli adulti e coinvolge organizzazioni del terzo settore e università italiane, francesi e austriache Tra i vari ambiti coinvolti c’è anche quello della gestione degli spazi verdi. Si tratta di un processo partecipato dai cittadini (ortisti e non ortisti) finalizzato a definire i possibili contributi degli orti comunitari in termini di esternalità sociali positive. Attraverso un metodo quasi-sperimentale, il progetto mette a disposizione un calcolatore online degli indici di impatto degli orti comunitari. Questo processo di autovalutazione online è gratuito per tutti e fornisce un documento guida volto a supportare: la governance del progetto di orto urbano comunitario, il riconoscimento da parte delle istituzioni del contributo sociale dell’orto urbano comunitario, e l’aumento delle possibilità di sostegno economico attraverso l’esercizio della responsabilità sociale d’impresa. Normativa e incentivi La prima legge in Italia a riconoscere formalmente l’agricoltura urbana, periurbana e metropolitana, inclusi i tetti verdi e le vertical farm è la Legge regionale Lombardia (L.R. 21/2021): riconosce tali pratiche nella pianificazione urbanistica e le incentiva anche mediante strumenti di rigenerazione urbana, valorizzando il recupero di edifici dismessi. Contestualmente, la Regione promuove i boschi urbani e determina che le vertical farm siano considerate attività agricole anche se installate in contesti urbani o industriali rigenerati. A livello nazionale, diverse proposte di legge (attualmente in Parlamento) puntano a favorire orti pubblici, coperture vegetali, riuso di aree dismesse, e diffusione di tecniche innovative come idroponica, aeroponica e acquaponica, con benefici sulla biodiversità, microclima urbano e salute pubblica (Fonte Agenparl). Incentivi e strumenti economico‑finanziari Con il Credito d’imposta Agricoltura 4.0 il Piano Transizione 5.0 si riconosce un credito d’imposta per investimenti in strumenti digitali e tecnologici nel settore agricolo (anche in contesti urbani). Le aliquote arrivano fino al 40–45% a seconda della riduzione dei consumi energetici e dell’ammontare dell’investimento. (https://www.mimit.gov.it/it/). La Legge di Bilancio 2025 ha esteso la cumulabilità con altri incentivi, come fondi UE, ZES Mezzogiorno. Il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (PSR) contribuisce al finanziamento di progetti innovativi che promuovono la sostenibilità ambientale, l’inclusione sociale e il progresso tecnologico in ambito agricolo. Sebbene non sia specificamente destinato all’agricoltura urbana, iniziative che valorizzano la multifunzionalità e la rigenerazione ecologica del territorio possono essere considerate tra le priorità del periodo di programmazione 2021‑2027. Case Study: ecco alcuni esempi concreti di progetti realizzati o in fase di realizzazione Roma, Milano, come le grandi capitali mondiali, ma anche le città più piccole, come i capoluoghi di provincia: ormai il concetto di agricoltura in città (e la sua pratica) si è diffuso capillarmente e si esprime in forme e sistemi diversi tutti guidati da una comune ratio etica, che richiama alcuni dei valori più importanti e perseguiti dell’attuale momento storico, come sostenibilità, inclusione, condivisione, benessere e qualità di vita. Ecco alcuni modelli. Roma: agricoltura urbana dal basso per rafforzare il senso civico e valorizzare gli spazi Grazie al programma europeo CERV e alla rete europea ALDA (Association of Local Democracy Agencies), l’associazione romana Replay Network aps, che si occupa di promozione sociale, educazione non formale, apprendimento attraverso la mobilità e cittadinanza attiva, ha sviluppato diversi progetti di agricoltura urbana attraverso la rete con varie istituzioni municipali della Capitale. Tra queste, quella del Municipio Roma XII, con il progetto “Spazio Comune”, che coinvolge due assessorati e si inquadra come PUC (Progetto Utile alla Collettività). “Il micro-orto, nelle intenzioni del progetto, ha l’obiettivo di valorizzare il lavoro di coloro che si occupano del PUC e di coinvolgere i residenti”, spiega Andrea Messori, di Replay Network ap. “Si tratta di uno spazio molto piccolo ma con tutte le caratteristiche di orto urbano comunitario. Il fatto di iniziare da piccoli numeri (8-10 persone al massimo vi potranno lavorare), serve a costruire piano piano un nucleo civico di persone che possano poi prendere, nel tempo, in carico l’area verde di via dei Capasso, aiutando il Municipio a tenerla pulita e fruibile da tutti, all’interno di un patto di collaborazione e quindi in un’amministrazione condivisa. Replay Network aps, dopo aver sviluppato il progetto, da settembre inizia tutte le attività formative su terra, acqua, insetti, piante, tutti incontri di supporto per persone che potrebbero anche non saperne niente di agricoltura urbana”. Replay Network aps è un’associazione di promozione sociale formata da educatori e formatori attivi a livello internazionale nei principali Programmi Europei legati all’educazione non formale, alla mobilità educativa e alla cittadinanza attiva. La sua missione è promuovere coesione sociale, inclusione, pari opportunità, cittadinanza responsabile e attiva, occupabilità e invecchiamento attivo, attraverso percorsi educativi che contribuiscano agli obiettivi della strategia Europa 2030. Progetta e realizza attività formative rivolte a giovani, adulti, formatori e organizzazioni, basate su apprendimento non formale e mobilità internazionale. Le sue iniziative mirano a favorire la crescita personale e professionale in un’ottica di apprendimento permanente, restituendo alle persone la capacità di progettare consapevolmente il proprio percorso di vita. Sperimentazione e nuove tecnologie per l’agricoltura urbana e spaziale Agricoltura urbana è anche sinonimo di agricoltura 4.0, come abbiamo visto in alcuni sistemi di coltivazione che utilizzano la tecnologia. Il Laboratorio Agricoltura 4.0 di ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), si occupa proprio di questo, conducendo attività di ricerca, innovazione, sperimentazione e dimostrazione per sviluppare soluzioni avanzate nell’ambito dell’Agricoltura 4.0. Le sue iniziative mirano a favorire la digitalizzazione delle imprese agricole, tutelare gli ecosistemi rurali e promuovere strumenti di modellizzazione integrata a supporto di una produzione agricola più sostenibile e competitiva. L’obiettivo principale è potenziare la capacità delle colture di adattarsi ai cambiamenti climatici e resistere a stress ambientali e biologici, riducendo al contempo l’impiego di risorse e le emissioni climalteranti, anche valorizzando il patrimonio genetico agricolo. Le attività si concentrano in particolare sullo sviluppo di tecniche di coltivazione fuori suolo (come idroponica e aeroponica), applicabili al vertical farming e alle coltivazioni protette di nuova generazione. Questo avviene all’interno di un approccio integrato che considera congiuntamente alimentazione, risorse idriche, energia e ecosistemi (approccio Nexus), per promuovere la transizione agroecologica e nuovi modelli di difesa fitosanitaria e di governance agricola. Inoltre, il Laboratorio lavora su tecnologie avanzate per l’AgroSpazio, sviluppando soluzioni per la coltivazione e il sostegno alla vita in ambienti estremi, come stazioni spaziali o future missioni su Luna e Marte, in linea con le strategie internazionali per l’esplorazione spaziale umana. “Sistemi ortodomestici” e l’importanza di una larga divulgazione: Intervista a Luca Nardi, ricercatore del laboratorio agricoltura 4.0 dell’ENEA Di che cosa si occupa il Laboratorio Agricoltura 4.0 di Enea? “Ci occupiamo sia di ricerca nell’ambito dell’agricoltura spaziale che di quella urbana. In questo secondo ambito, nello specifico, uniamo la ricerca alla divulgazione nelle scuole. Si può realizzare un’orticoltura anche in maniera molto semplice, ed è possibile produrre anche alimenti di alta qualità, non solo per lo spazio ma anche all’interno delle città. E lavoriamo molto con la con i ragazzi, abbiamo fatto diversi progetti con scuole pubbliche di Roma (istituti professionali, licei), anche progetti che rientrano nel PNRR”. Come sviluppate questi progetti? “Essenzialmente facciamo fare la coltivazione di un alimento in classe che poi viene consumato. Puntiamo soprattutto sulle microverdure perché sono diciamo realizzabili in 7-10 giorni, ormai è noto il fatto che quando vengono raccolte in questa fase la concentrazione di fitonutrienti quindi delle sostanze antiossidanti e di tutte quelle molecole utili alla salute dell’uomo è da 4 a 40 volte di più rispetto alle piante allo stadio adulto. Possiamo far capire ai ragazzi che è possibile imparare le scienze in maniera più diretta quindi con un training diretto. Di fatto in queste scuole abbiamo realizzato proprio orti multilivello. In questo modo portiamo l’esperienza che abbiamo guadagnato sull’agricoltura spaziale anche su quella urbana. In un istituto romano abbiamo realizzato una agroroom di quasi 20 – 30 mq all’interno. Quindi insegniamo ai ragazzi a coltivare in un piccolo spazio, quindi il concetto è cercare di portare queste produzioni all’interno di ogni casa in modo da ridurre il quantitativo di verdure che vengono acquistate soprattutto quelle conservate”. È un’alternativa all’agricoltura tradizionale? “All’interno dell’agricoltura urbana non c’è solo quella di pieno campo, nel contesto in cui viviamo, all’interno delle città soprattutto, i contaminanti a livello ambientale sono tantissimi nel suolo nell’aria quindi produrre dentro casa con queste tecniche riduce notevolmente le contaminazioni infatti non vengono utilizzati agrofarmaci e la produzione viene pianificata sulle reali necessità ed esigenze della famiglia”. Come avviene, a grandi linee, la coltivazione di ortaggi in un contesto chiuso come la casa, per esempio? “Usiamo innanzi tutto la luce artificiale perché nello spazio non si potrà utilizzare la luce solare. Poi utilizziamo come substrato, proprio per centrare il concetto di economia circolare, delle fibre naturali riciclate e poi i semi non trattati. Soluzioni fertilizzanti proprio concentrate, pochissime. Il suolo può essere un compost di sostanze minerali, si possono utilizzare dei substrati diversi dalle fibre naturali, ma basta anche cellulosa. Fibre naturali noi le chiamiamo fibre organiche di natura organica possono essere iuta, canapa, cellulosa possibilmente riciclate, come dicevamo, per esempio nell’industria alimentare vengono utilizzati sacchi con queste fibre naturali che possono essere recuperate e trasformate in una sorta di piccolo tappetino. Per le micro green basta un piccolo tappetino, se dobbiamo far crescere la pianta di più possiamo utilizzare altri substrati, come agriperlite, argilla espansa, oppure possiamo utilizzare la zeolite, la vermiculite, ci sono tutta una serie di materiali che possono essere utilizzati. E poi aspettiamo che germoglino, ci vogliono circa 4-5 giorni. Diciamo sono cicli brevi, che si adattano bene sia alla scuola che alla vita degli astronauti. Ai ragazzi insegniamo anche ad utilizzare poca acqua e pochi materiali che sono per lo più riciclati evitando così di incidere negativamente sul suolo e nella città”. Progetto ENEA MICRO x2 Il progetto MICRO x2 mira a sviluppare un sistema bio-rigenerativo per il supporto alla vita nello Spazio, basato sull’uso di piante superiori. Si articola in due linee principali: Food Production, focalizzata sulla selezione di piante per la produzione autonoma di cibo e la rigenerazione di acqua e aria; ed Environmental Control, dedicata allo sviluppo di un sistema intelligente per il monitoraggio e la gestione automatica delle condizioni ambientali e della crescita delle colture nello Spazio. Il progetto è sviluppato con il supporto di ASI (Agenzia Spaziale Italiana). Progetto ENEA SOLE Il progetto SOLE prevede la realizzazione di un dimostratore per la coltivazione fuori suolo di piante con illuminazione LED, ottimizzata per le varie fasi di crescita. Il sistema include strumenti di monitoraggio in tempo reale e raccolta dati automatizzata, anche da remoto. Pensato per applicazioni spaziali, come missioni con equipaggio o esperimenti su satelliti e ISS, il progetto punta anche a soluzioni sostenibili per l’agricoltura terrestre in ambienti difficili. Il progetto è guidato da G & A Engineering con il supporto di ASI. Il vertical farming a grande scala Una realtà a grande scala è quella di Planet Farms, azienda di vertical farming con sede in Lombardia, nata dalla collaborazione e dall’amicizia tra Luca e Daniele, milanesi con background e percorsi diversi. Insieme hanno colto il potenziale del vertical farming, ancora agli inizi, e l’hanno trasformato in un modello tecnologicamente avanzato, sostenibile ed efficiente. Planet Farms Luca ha sviluppato un sistema produttivo innovativo, mentre Daniele ha costruito una strategia per portare il progetto su scala globale. Nel 2024 è stato inaugurato un nuovo stabilimento a Cirimido (CO), una delle vertical farm più grandi al mondo, con 20.000 mq coltivati, 75.000 confezioni di insalata al giorno. Finanziato anche dall’Unione Europea (6,9 milioni di euro dal Next Generation EU), integra un sistema logistico automatizzato per massimizzare efficienza e ridurre gli sprechi. Ed entro il 2025 sarà avviata una nuova vertical farm a Londra, operativa nel 2026. Sempre nel 2024 Planet Farms ha ottenuto la certificazione B Corp, riconoscimento internazionale che premia le aziende impegnate in sostenibilità ambientale, responsabilità sociale e buona governance. Con un punteggio di 84,1, l’intero Gruppo Planet Farms entra nella community globale di imprese che promuovono un’economia più equa e rigenerativa. FAQ Agricoltura urbana In che modo l’agricoltura urbana contribuisce a ridurre l’effetto isola di calore? Le superfici coltivate, come orti sui tetti, pareti verdi o giardini condivisi, abbassano la temperatura urbana grazie all’evapotraspirazione delle piante e alla sostituzione di superfici impermeabili e assorbenti (asfalto, cemento) con vegetazione. Inoltre, i materiali utilizzati per l’agricoltura urbana riflettono meno calore rispetto alle superfici costruite tradizionali. Qual è il potenziale dell’agricoltura urbana nel contrastare l’insicurezza alimentare nelle città? L’agricoltura urbana permette la produzione locale di ortaggi e frutta, riducendo la dipendenza dalle filiere lunghe e aumentando l’accesso al cibo fresco e nutriente, specialmente in quartieri svantaggiati. Non sostituisce l’agricoltura su larga scala, ma può integrare efficacemente la dieta urbana e favorire la sovranità alimentare. Quali sono gli spazi urbani più adatti all’introduzione di pratiche agricole? Tetti piani, terrazze condominiali, cortili inutilizzati, aiuole stradali, margini ferroviari e spazi residuali tra edifici possono essere trasformati in aree produttive. Anche le pareti verticali possono essere utilizzate con sistemi di coltivazione verticale, favorendo soluzioni compatibili con l’alta densità urbana. Come può l’architettura integrare l’agricoltura urbana nei progetti edilizi? Gli architetti possono progettare edifici con tetti verdi produttivi, serre integrate, balconi coltivabili e facciate vegetate, prevedendo al contempo sistemi di raccolta delle acque piovane e compostaggio. In fase di masterplanning, è possibile destinare aree collettive alla coltivazione comunitaria, contribuendo anche alla coesione sociale. Esistono normative o incentivi che favoriscono l’agricoltura urbana nelle città italiane o europee? Alcune città, come Milano, Parigi o Berlino, hanno adottato piani strategici e incentivi per promuovere l’agricoltura urbana (es. bandi, sgravi fiscali, concessioni temporanee di suolo pubblico). Anche a livello europeo, il Green Deal e il programma Horizon Europe sostengono progetti di rigenerazione urbana verde con componenti produttive. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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