Climatizzatori intelligenti: inverter, WiFi e pompa di calore per consumare meno tutto l’anno 24/06/2026
Indice degli argomenti Toggle Il Goal 15 e i suoi capisaldiLa situazione in ItaliaIl rispetto del Goal 15 secondo ASviSCosa emerge dai dati Istat Il Goal 15 è incentrato sulla necessità di tutelare le foreste, di combattere la desertificazione, di arrestare la biodiversità. Più nel complesso, il quindicesimo dei 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile, parte dell’Agenda 2030, si focalizza sulla necessità di proteggere, ripristinare e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri. Dalla loro difesa e valorizzazione dipende la sopravvivenza delle specie viventi, umani compresi. Pensiamo alle foreste: l’ONU le definisce come “la migliore soluzione costi-benefici per combattere il cambiamento climatico”. Esse coprono il 30% della superficie terrestre e costituiscono l’habitat di oltre l’80% di tutte le specie terrestri di animali, piante ed insetti, ricorda lo United Nations Regional Information Centre (UNRIC). Le foreste sono essenziali per affrontare e sperare di ridurre gli effetti della crisi climatica, e la protezione della biodiversità, oltre a essere dimora delle popolazioni indigene. Malgrado questa loro opera essenziale, 13 milioni di ettari di foreste vanno perse ogni anno, mentre il persistente deterioramento dei terreni ha portato alla desertificazione di 3,6 miliardi di ettari. Il Goal 15 e i suoi capisaldi Composto da 12 target e 14 indicatori, il Goal 15 comprende misure di gestione sostenibile delle foreste, degli ecosistemi di acqua dolce e montani, insieme a misure sulla riduzione del degrado del territorio e degli habitat naturali, oltre che sull’integrazione dei valori degli ecosistemi e della biodiversità nelle azioni governative. Uno dei punti focali dell’obiettivo è la tutela delle foreste. Circa 1,6 miliardi di persone dipendono da esse per il loro sostentamento, compresi circa 70 milioni di individui che fanno parte delle popolazioni indigene. L’80% delle persone che vivono in zone rurali nei Paesi in via di sviluppo si affida a medicine tradizionali ricavate dalle piante, per le cure di base. Quello vegetale è un patrimonio immenso e in gran parte sconosciuto: delle oltre 80mila specie di alberi, meno dell’1% di essi è stato studiato per un potenziale utilizzo. Così come occorre preservare le foreste, altrettanto occorre fare con il suolo, per scopi agricoli e non solo. Già considerando l’agricoltura, va considerato che 2,6 miliardi di persone dipendono direttamente dall’agricoltura, ma il 52% del terreno utilizzato per scopi agricoli “è moderatamente o gravemente affetto da deterioramento del suolo”, rileva ancora UNRIC. A causa della siccità e della desertificazione, vengono persi 12 milioni di ettari ogni anno: sono 23 ettari al minuto, equivalenti a 16 campi da calcio. Su questi terreni perduti avrebbero potuto essere coltivati 20 milioni di tonnellate di cereali. Se pensiamo che oltre l’80% dell’alimentazione umana deriva dalle piante e che già solo riso, mais e grano forniscono il 60% dell’apporto calorico, la perdita risulta ancora più evidente, nella sua gravità. Chi soffre maggiormente di questa situazione sono i poveri del mondo: il 74% di essi è direttamente colpito dal deterioramento dei suoli. La perdita di foreste e suolo si riflette pesantemente sulla perdita di biodiversità. L’8% delle 8300 specie di animali conosciute si è già estinto e un altro 22% è a rischio estinzione. La situazione in Italia Puntare a migliorare lo stato delle foreste ed evitare il depauperamento del suolo deve essere un obiettivo primario di tutti i Paesi del mondo. L’Italia, in particolare, dovrebbe averlo particolarmente a cuore. Risulta, infatti, il Paese europeo più fragile, considerando la superficie a rischio di grave erosione del suolo causata dall’acqua (Fonte: JRC, Eurostat). Il 25% del territorio nazionale è a rischio, notevolmente sopra la media UE, ferma al 5%. Inoltre, il 28% dell’Italia è a rischio desertificazione. Questi dati stridono con la ricchezza di vita presente nel Belpaese: l’Italia conta sul maggior livello di biodiversità in Europa. Rispetto al totale di specie presenti nel continente, nella penisola si contano oltre il 30% di specie animali e quasi il 50% di quelle vegetali (Fonte: MASE). Il rispetto del Goal 15 secondo ASviS Quanto si sta facendo in Italia risponde al raggiungimento del Goal 15? Tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, esso si colloca al quarto posto delle priorità, secondo un sondaggio Ipsos, condotto in occasione della pubblicazione del Rapporto ASviS 2023. È un tema molto importante e sentito dagli italiani: il 66% dei concittadini dichiara di considerare la desertificazione un problema e sei su dieci affermano che nel 2033 la situazione sarà peggiore perché non si sarà fatto abbastanza per affrontare la questione. La situazione che emerge dal rapporto non è buona, riguardo al rispetto di questo obiettivo. A pesare c’è l’aumento annuo di consumo di suolo: nel 2021 si è arrivati a 10,7 nuovi ettari per 100mila abitanti, contro i 9,7 dell’anno precedente. È difficile pensare che si possa riuscire a raggiungere l’obiettivo al 2030 di consumo di suolo zero. Un’altra caratteristica negativa è la frammentazione del territorio ai danni della continuità degli ecosistemi: nel 2021, il 44,7% del territorio nazionale è da considerare a elevata e molto elevata frammentazione, risultando in crescita (+1,4%) rispetto al 2006. Come rileva ASviS, Tra il 2010 e il 2022, il Goal 15 “peggiora a causa dell’aumento dell’impermeabilizzazione del suolo da copertura artificiale e alla quota di territorio altamente frammentato. Resta stabile, invece, la quota di aree terrestri protette”. Cosa emerge dai dati Istat Sul Goal 15 vanno considerate anche le evidenze dell’Istat che, nel Rapporto SDGs 2024 dedicato agli SDG, analizza la situazione italiana. L’istituto nazionale di Statistica segnala che quasi i due terzi delle misure riguardanti l’obiettivo specifico rimangono stabili nel lungo periodo. Nell’anno considerato (2022), le aree protette coprono più di un quinto (21,7%) del territorio nazionale. Siamo indietro rispetto all’obiettivo della Strategia nazionale per la biodiversità che richiede di raggiungere il 30% entro il 2030. Un parametro da considerare riguarda le superfici forestali certificate, aumentate nel 2022 del 4%, anche se la loro estensione in rapporto alle aree forestali resta molto inferiore alla media europea. Dati alla mano, la proporzione dell’estensione delle superfici certificate è del 9,6%, contro il 16,7% dell’Europa e il 19,5% dell’Europa meridionale. Ricorda Istat che “promuovere la certificazione forestale è uno degli obiettivi della Strategia forestale nazionale (2022), che punta a una crescita sostenibile della produzione interna di legname. L’Italia, infatti, è un importatore netto di legno e prodotti del legno”. Come abbiamo già avuto modo di segnalare, l’Italia dispone di un ricco patrimonio forestale, ma importa l’80% del legno dall’estero. Sempre in tema di verde, risulta in calo la copertura vegetale delle aree montane (-0,2% tra 2012 e 2022); oltre il 20% delle perdite si localizza in alta montagna sopra 1.000 metri di altezza. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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