Vaillant, innovazione nel segno dell’ambiente

VAILLANT

Nel corso dell’incontro organizzato da Vaillant Italia “Scegliamo l’aria pulita” si è parlato di ambiente sostenibile, emissioni di CO2 e delle sfide per limitare l’inquinamento, a partire dalle città-foresta  

a cura di Raffaella Capritti

Vaillant Italia sceglie l'aria pulita

Indice degli argomenti:

In un recente convegno organizzato nella splendida cornice di Fondazione Feltrinelli a Milano, Vaillant ha presentato la propria strategia per un futuro green e pulito perché, come ha sottolineato Gherardo Magri AD di Vaillant Italia aprendo i lavori, “Non è più il momento delle parole ma quello di agire”, per limitare le emissioni in atmosfera.

L’azienda specializzata nella tecnologia per il comfort domestico, ha messo in campo già da tempo con il progetto The Green Evolution, diverse strategie per limitare l’impatto ambiente delle proprie attività in Italia e le emissioni di gas serra prodotte dal riscaldamento domestico.

Sono 3 in particolare le aree su cui Vaillant ha focalizzato il proprio impegno: l’aumento dell’efficienza energetica, la produzione e l’utilizzo di energia pulita e il risparmio di risorse.

Per fare solo qualche esempio la sede italiana è stata protagonista negli ultimi 5 anni di una serie di interventi che hanno assicurato la riduzione di 18 tonnellate di CO2 prodotte, l’impianto fotovoltaico installato nel 2019 copre una buona parte dei consumi energetici ed è iniziato il graduale rinnovamento della flotta aziendale con veicoli ibridi a basso impatto.

1 albero piantato per ogni caldaia venduta

L’impegno di Vaillant per l’ambiente si traduce anche in iniziative concrete.

Considerando che in Italia 14 milioni dei 19 milioni di caldaie installate sono di tipo tradizionale, non a condensazione, e per la maggior parte sono vecchie ed energivore, è chiaro che la loro sostituzione garantirebbe importanti riduzioni di emissioni, che Vaillant stima in 5.908 kt/anno, pari al 7% delle emissioni di gas sera del settore residenziale. 

L’azienda è molto impegnata su questo fronte e oltre a rinnovare il suo contributo verso la rottamazione delle caldaie vecchie e inefficienti, ha lanciato un nuovo progetto che prevede la tutela degli alberi in due importanti riserve naturali, il Parco del Ticino e il Parco dell’Aniene: nel periodo da aprile a giugno per ogni caldaia di nuova generazione venduta sarà piantato e curato un albero.

La sensibilità degli italiani verso ambiente e sostenibilità

Durante la giornata Renato Mannheimer, membro del comitato scientifico Eumetra, ha presentato i risultati delle ricerche, realizzate a cura di Eumetra MR nell’ambito programma The Green Evolution di Vaillant, “L’atteggiamento Green degli italiani” e “La sensibilità e la preoccupazione sul tema ambiente”, con l’obiettivo di capire quanto gli italiani siano sensibili al tema della qualità dell’aria e della sostenibilità ambientale e quanto siano disposti a investire in sistemi di riscaldamento efficienti.

Renato Mannheimer alla conferenza stampa Vaillant

I risultati evidenziano una forte attenzione da parte del campione intervistato ai temi ambientali e, soprattutto tra i giovani, una certa preoccupazione su inquinamento e qualità dell’aria, in particolare nelle grandi città.

Un altro dato interessante è che il 96% del campione ritiene che dovrebbe esserci un maggiore impegno di aziende e attori pubblici a favore dell’ambiente.

E’ significativo notare che a un’alta attenzione non corrispondono comportamenti altrettanto virtuosi assunti dalle singole persone sui temi ambientali nel proprio quotidiano: solo l’8% del campione rientra infatti nella categoria Green Home & Careful Green, che mostra un atteggiamento davvero sensibile verso tutto ciò che interessa l’ambiente, anche nelle scelte di tutti i giorni, mentre il 17% sono i no green, ovvero persone che non solo non hanno comportamenti sostenibili, ma non hanno alcuna intenzione di modificare il proprio stile di vita.

Rispetto alle diverse tematiche la ricerca ha evidenziato un’attenzione abbastanza alta ad evitare sprechi nell’ambito dei consumi di riscaldamento, acqua ed energia, mentre si nota una certa superficialità rispetto alla mobilità, non sempre percepita fra i maggiori fattori di inquinamento.

Ma la sensibilità dei cittadini sta cambiando se consideriamo che una percentuale molto alta del campione si è mostrata propensa all’acquisto di prodotti realizzati da aziende attente alla sostenibilità sociale e ambientale.

L’architetto Stefano Boeri e la forestazione urbana

L'architetto Stefano Boeri alla conferenza stampa Vaillant Italia

L’architetto e urbanista di fama internazionale Stefano Boeri ha sottolineato che saranno in particolare 2 i trend che caratterizzeranno le nostre città nei prossimi anni: la mobilità con una trasformazione che interesserà perfino gli ingressi negli edifici e che cambierà tutto il sistema di accessibilità.   

Ma soprattutto è in corso un’accelerazione sui temi del cambiamento climatico, tutti gli studi ci confermano infatti che alla crescita delle città corrisponde un aumento della CO2. Un dato su tutti: le città, che occupano il 3% delle terre emerse, producono il 75% della CO2 del pianeta.

D’altro canto c’è un’altra questione molto importante che è la perdita di superfici in grado di ospitare boschi e foreste, collegamenti che sono invece fondamentali per cercare di riequilibrare la condizione complessiva del pianeta.

Eppure le città continuano a crescere con un aumento significativo dei fenomeni di povertà e disuguaglianza, soprattutto nelle aree in via di sviluppo. Le metropoli sono destinate a ospitare sempre più persone, basti pensare che sono previsti, a causa del surriscaldamento e della desertificazione, circa 250 milioni di migranti.

E’ necessario dunque trovare un equilibrio e se vogliamo assorbire la CO2 già prodotta ci sono solo gli alberi. Bisogna dunque incrementare le superfici boschive, nelle città e negli edifici, in cui gli alberi diventino veri elementi architettonici.

Il Bosco Verticale – ha ricordato Boeri – vive ormai da 5 anni e gli elementi relativi alla capacità di assorbire polveri sottili e CO2, ridurre i consumi energetici e il calore intorno a questo edificio cominciano ad essere studiati con attenzione.

Lo sforzo più importante che si sta facendo adesso è quello di pensare a come diminuire il costo di architetture come il Bosco Verticale, parliamo di costi di costruzione e manutenzione, rendendo queste architetture accessibili a tutti. Un esempio è il progetto del Bosco Verticale in social housing in via di realizzazione a Eindhoven.

Progetto Bosco Verticale in social housing a a Eindhoven

@bigpicturevisual

C’è anche un tema relativo all’inquinamento dell’aria domestica che richiede la presenza di verde anche all’interno di spazi abitati, e da questo punto di vista c’è una selezione di piante più efficienti.

La questione della forestazione urbana è internazionale, ci sono città che ci stanno lavorando da anni: New York ha piantato milioni di alberi, Parigi sta lavorando sui tetti, San Francisco sta lavorando per creare una connessione tra cittadini e gestione del verde, con una app che permette di adottare gli alberi, Pechino ha fatto un’operazione straordinaria di forestazione intorno alla città.

Milano ha lanciato la sfida di piantare 3 milioni di alberi nei prossimi 10 anni, che potrebbe rendere la metropoli meneghina tra le città europee con il rapporto più alto tra verde urbano, spazi pubblici e cittadini. Boeri ha ricordato che ci sono una serie di progetti specifici come per esempio il riuso degli scali merci oppure il progetto di Genova sotto il ponte Morandi di Renzo Piano che unisce il massimo della tecnologia, qualità ambientale, rinnovabili e presenza boschiva.

Lo studio Boeri sta lavorando a nuovi modelli di città, da sviluppare soprattutto in zone depresse, abbandonando un modello di “periferia che si aggiunge a periferia”, ma che nascono già con un’architettura diversa, sostenibile, innovativa e in cui il verde è un elemento fondamentale. Ne è un esempio la Smart Forest City in Messico.

Infine la grande sfida per il futuro, ovvero lo sviluppo dei grandi corridoi ecologici che colleghino parti diverse del mondo coinvolgendo anche le città che possono diventare generatori di verde e l’Italia, ci dice l’Architetto Boeri, è al centro di uno di questi potenziali corridoi ecologici.

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