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Indice degli argomenti Toggle La sfida economica del rischio: quando la prevenzione è investimentoIntegrare la resilienza nello sviluppo e negli investimentiAdattamento climatico e resilienza urbana: il quadro italianoFAQ – 13 ottobre: giornata internazionale per la riduzione dei rischi naturaliChe cos’è la Giornata internazionale per la riduzione dei rischi naturali?Qual è il tema scelto per il 2025?Cosa dice il Global Assessment Report 2025 (GAR 2025)?Qual è il legame tra la Giornata ONU e le politiche italiane di resilienza climatica?Come possiamo contribuire alla riduzione dei rischi naturali nella vita quotidiana? “Fund Resilience, Not Disasters” è il tema scelto dalle Nazioni Unite per l’edizione 2025 della Giornata internazionale per la riduzione dei rischi naturali, che ogni anno – il 13 ottobre – richiama l’attenzione su uno dei temi centrali dello sviluppo sostenibile: la necessità di investire nella prevenzione e nella resilienza piuttosto che affrontare, a posteriori, i costi crescenti dei disastri. Secondo il Global Assessment Report on Disaster Risk Reduction 2025 (GAR 2025), il costo reale dei disastri è drammaticamente sottostimato: a fronte di perdite dirette pari a circa 202 miliardi di dollari l’anno, il costo complessivo – considerando gli impatti indiretti ed ecologici – raggiunge i 2.300 miliardi di dollari. Una cifra undici volte superiore alle stime ufficiali, che mette in luce quanto la mancata pianificazione rappresenti un rischio sistemico per l’economia globale. Il rapporto, intitolato “Resilience Pays: Financing and Investing for our Future”, sottolinea come l’attuale modello economico globale continui a ignorare il rischio sistemico legato ai disastri, aggravando la vulnerabilità economica e sociale dei Paesi, in particolare quelli in via di sviluppo. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha commentato che “Il Global Assessment Report 2025 mostra perdite drammatiche che colpiscono soprattutto le persone più vulnerabili. Se non cambiamo direzione, i costi continueranno a crescere con l’aggravarsi della crisi climatica. Ma investendo nella prevenzione possiamo invertire la tendenza, salvare vite e mezzi di sussistenza, generare crescita e prosperità, e contribuire a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”. La sfida economica del rischio: quando la prevenzione è investimento Disastri naturali sempre più frequenti e devastanti stanno minando la stabilità economica e sociale dei Paesi, aggravando i debiti pubblici, riducendo i redditi e alimentando crisi umanitarie ricorrenti. Il legame tra rischio climatico, povertà e sviluppo sostenibile è ormai evidente: senza politiche di prevenzione e investimenti strutturali in riduzione del rischio, ogni progresso economico rischia di essere annullato da un singolo evento estremo. Il GAR 2025 evidenzia come le perdite globali derivanti da alluvioni, siccità e cicloni siano in crescita costante. Dal 1970 al 2020 il numero di persone esposte alle inondazioni è aumentato del 25%, mentre le perdite economiche da cicloni tropicali superano i 119 miliardi di dollari all’anno. Negli ultimi vent’anni, inoltre, la frequenza delle siccità è cresciuta del 29%, colpendo 1,5 miliardi di persone e causando danni stimati in 125 miliardi di dollari. Questi numeri ci dicono che la maggior parte delle economie, sia avanzate sia in via di sviluppo, continua a sottovalutare i costi reali dei disastri naturali. Tagliare i fondi destinati alla prevenzione significa amplificare, nel medio periodo, la spesa per la ricostruzione e per l’assistenza umanitaria. Secondo le Nazioni Unite, la riduzione dei rischi naturali è un investimento con ritorni multipli: ogni dollaro investito nella resilienza può evitare fino a dieci dollari di perdite future. Un approccio risk-informed nelle politiche pubbliche e nelle strategie d’impresa rappresenta quindi non un costo, ma una leva di competitività, capace di ridurre i rischi assicurativi, migliorare la sostenibilità dei bilanci e tutelare il capitale naturale. Integrare la resilienza nello sviluppo e negli investimenti Uno degli aspetti emersi dalla revisione intermedia del Sendai Framework for Disaster Risk Reduction riguarda la mancanza di investimenti adeguati in prevenzione. A fronte di un aumento costante dei rischi legati al clima e all’urbanizzazione, le risorse destinate alla riduzione del rischio rimangono marginali sia nei bilanci nazionali che nei flussi di assistenza internazionale. Il settore privato, responsabile di circa il 75% degli investimenti globali, ha un ruolo determinante nel processo di transizione verso un’economia resiliente. Tuttavia, gran parte delle strategie aziendali e dei piani di investimento rimane cieca rispetto ai rischi naturali, ignorando l’impatto di eventi meteorologici estremi o sismici sulle catene di approvvigionamento e sulle infrastrutture produttive. L’invito della Giornata internazionale 2025 è chiaro: occorre integrare la valutazione del rischio in ogni decisione economica e progettuale, pubblica o privata. Questo significa pianificare infrastrutture resilienti, costruire edifici sicuri dal punto di vista sismico e idrogeologico, adottare strumenti di analisi e modellazione del rischio come il Disaster Risk Financing e le Nature-based Solutions per mitigare gli impatti ambientali. Nel contesto edilizio e urbano, in particolare, ciò implica politiche di rigenerazione sostenibile e adattiva, capaci di coniugare mitigazione e resilienza. In America Centrale, ad esempio, l’adozione generalizzata di standard antisismici per le nuove costruzioni potrebbe evitare perdite annue per 1,1 miliardi di dollari, dimostrando come la sicurezza strutturale rappresenti un asset economico, oltre che ambientale e sociale. Adattamento climatico e resilienza urbana: il quadro italiano Anche in Italia la riduzione del rischio e l’adattamento climatico sono al centro delle politiche di pianificazione territoriale. Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), approvato nel 2024, definisce obiettivi e misure per rafforzare la resilienza delle città, delle infrastrutture e dei sistemi energetici, in linea con il Green Deal europeo. Il piano promuove la gestione sostenibile del suolo, la prevenzione del dissesto idrogeologico, la protezione delle risorse idriche e la progettazione di infrastrutture resilienti. Le strategie locali di adattamento — integrate nei piani urbanistici comunali — puntano su rigenerazione urbana, efficienza energetica, infrastrutture verdi e riduzione della vulnerabilità degli edifici agli eventi estremi. Per i professionisti dell’edilizia e della progettazione, ciò significa ripensare gli spazi urbani in chiave adattiva, adottare tecnologie resilienti e promuovere modelli di sviluppo compatibili con la sicurezza climatica. FAQ – 13 ottobre: giornata internazionale per la riduzione dei rischi naturali Che cos’è la Giornata internazionale per la riduzione dei rischi naturali? La Giornata internazionale per la riduzione dei rischi naturali è un’iniziativa promossa ogni anno dalle Nazioni Unite il 13 ottobre per sensibilizzare governi, imprese e cittadini sull’importanza della prevenzione e della resilienza. L’obiettivo è ridurre l’esposizione a disastri come alluvioni, frane, incendi e terremoti, promuovendo politiche di pianificazione e investimenti sostenibili. Qual è il tema scelto per il 2025? Il tema del 2025 è “Fund Resilience, Not Disasters” (“Finanziare la resilienza, non i disastri”). L’edizione di quest’anno richiama la necessità di destinare più risorse alla prevenzione, al rafforzamento delle infrastrutture e alla pianificazione del rischio, invece di sostenere costi sempre più alti per la ricostruzione dopo le catastrofi naturali. Cosa dice il Global Assessment Report 2025 (GAR 2025)? Il Global Assessment Report on Disaster Risk Reduction 2025, pubblicato dall’UNDRR, rivela che i disastri naturali generano costi globali superiori a 2.300 miliardi di dollari l’anno, undici volte più alti delle stime ufficiali. Il rapporto, intitolato “Resilience Pays: Financing and Investing for our Future”, evidenzia che ogni dollaro investito nella prevenzione può evitare fino a dieci dollari di perdite future, migliorando sicurezza, prosperità e sostenibilità. Qual è il legame tra la Giornata ONU e le politiche italiane di resilienza climatica? Il messaggio della Giornata ONU si intreccia con le politiche italiane di adattamento e resilienza previste dal Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC). Il piano punta a ridurre i rischi legati a eventi estremi attraverso interventi su infrastrutture, territorio ed edifici, promuovendo una pianificazione urbana capace di integrare mitigazione, efficienza energetica e sicurezza ambientale. Come possiamo contribuire alla riduzione dei rischi naturali nella vita quotidiana? Ognuno può fare la propria parte nel costruire comunità più resilienti. Informarsi sui rischi del territorio in cui si vive, evitare la cementificazione eccessiva, risparmiare risorse idriche, proteggere il verde urbano e sostenere pratiche edilizie sostenibili sono azioni concrete che riducono la vulnerabilità ai disastri. Anche la partecipazione ai piani comunali di emergenza e la conoscenza dei sistemi di allerta locale contribuiscono a rafforzare la sicurezza collettiva. 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