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Fotovoltaico in Italia: bilanci e prospettive. Parla Italia Solare

L’unica associazione dedicata esclusivamente al fotovoltaico in Italia tira le somme sull’anno da poco concluso e delinea le necessità per il 2026. Dall’ambito normativo alla filiera, dalle CER alle aree idonee, cosa è stato fatto e cosa resta da fare, tra note positive, zone d’ombra e priorità

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Fotovoltaico in Italia: bilanci e prospettive. Parla Italia Solare

Il fotovoltaico in Italia procede, malgrado tutto. Il 2025 ha registrato più di due milioni di impianti installati (2.040.850), per una potenza cumulata di 41.154 MW. Lo ha ricordato Italia Solare, a partire dai dati elaborati su base Gaudì (Terna), evidenziando che rispetto ai dati cumulati registrati alla fine del 2024, la crescita è pari a +9% in numero di impianti e+11% in potenza, valori che segnano un rallentamento rispetto al biennio precedente.

È stato un anno vissuto intensamente, un anno in cui il fotovoltaico ha rafforzato il proprio ruolo nel sistema energetico nazionale, «ma che ha anche confermato la necessità di lavorare su stabilità normativa, semplificazione e certezza delle regole, affinché la crescita già in atto possa proseguire in modo ordinato e compatibile con gli obiettivi del PNIEC, che attualmente non sembra possano essere raggiunti con le attuali regole normative», fa sapere la stessa associazione, l’unica in Italia dedicata esclusivamente al fotovoltaico, con cui abbiamo voluto tracciare un bilancio su quanto fatto nell’anno da poco concluso e abbiamo cercato di comprendere quali sono gli aspetti da considerare nel 2026. Gli argomenti da trattare non mancano certo: aree idonee, filiera produttiva, comunità energetiche, Conto Termico 3.0 e le priorità inderogabili per l’anno in corso.

Fotovoltaico in Italia: il quadro normativo

A livello normativo, nel 2025 quali sono i provvedimenti che hanno favorito lo sviluppo del fotovoltaico in Italia e quali quelli che, invece, rischiano di limitarlo?

«Nel 2025 il quadro normativo sul fotovoltaico ha presentato elementi di luce e ombre. Sul fronte favorevole, degno di nota è stata l’entrata a regime del FER X Transitorio, disciplinato dal decreto ministeriale del 30 dicembre 2024 e reso operativo attraverso le Regole Operative pubblicate dal GSE nel 2025. Il meccanismo definisce modalità di accesso, contingenti e procedure per il supporto alla nuova capacità da fonti rinnovabili, inclusa quella fotovoltaica. Un secondo intervento rilevante è l’Energy Release 2.0, il cui quadro attuativo è stato aggiornato nel luglio 2025. Le Regole Operative GSE chiariscono che il meccanismo è finalizzato allo sviluppo di nuova capacità rinnovabile dedicata alle imprese energivore, prevedendo impegni di realizzazione di impianti FER in cambio di forniture elettriche a condizioni definite.

Fotovoltaico in Italia: il quadro normativo

In termini di sostegno alle Comunità Energetiche Rinnovabili e all’autoconsumo diffuso, si è assistito ha un taglio netto delle risorse finanziarie messe a disposizione con la drastica rimodulazione dei fondi PNRR, con il budget passato da 2,2 miliardi a 795,5 milioni di euro, un taglio del 64%, a causa delle difficoltà nel rispettare le scadenze europee. Questo ha causato una saturazione immediata delle richieste per il contributo a fondo perduto fino al 40% per impianti fotovoltaici (esteso a Comuni sotto i 50mila abitanti a luglio 2025), superando la nuova dotazione.

Dalla sentenza del TAR Lazio sulle aree idonee alla delibera ARERA

Accanto a questi elementi, nel 2025 si registrano anche atti che hanno introdotto criticità o necessità di chiarimento. È la stessa Italia Solare a ricordare quelli più incisivi. Si parte dalla sentenza del TAR Lazio n. 9155 del 13 maggio 2025 che ha disposto l’annullamento parziale del cosiddetto Decreto Aree Idonee del giugno 2024, incidendo su alcuni criteri applicativi, tra cui le fasce di rispetto. Si tratta di un fatto giuridico che rende necessario un riallineamento del quadro regolatorio.

Sempre nel 2025, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 184, è intervenuta sulla legge della Regione Sardegna in materia di aree idonee e non idonee per gli impianti FER, a seguito di impugnazione statale. Il contenzioso costituzionale su una normativa regionale di questo tipo rappresenta un ulteriore elemento oggettivo di complessità applicativa.

Aree idonee fotovoltaico

Nel corso del 2025 il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ha pubblicato, con Nota n. 14030 del 1° settembre 2025, nuove Linee guida di prevenzione incendi per gli impianti fotovoltaici, aggiornando quelle precedenti del 2012. Sebbene la prevenzione incendi sia un criterio fondamentale in termini di sicurezza, tali linee guida sono però destinate a creare non pochi problemi allo sviluppo di impianti fotovoltaici su tetti esistenti.

Da non dimenticare anche la Delibera ARERA 385/2025/R/EEL, emanata il 5 agosto 2025, che ha introdotto l’obbligo del Controllore Centrale di Impianto (CCI) per tutti gli impianti fotovoltaici connessi in media tensione con potenza pari o superiore a 100 kW, sia nuovi che esistenti, per garantire sicurezza e stabilità della rete elettrica.

«In sintesi, il 2025 ha visto da un lato strumenti nazionali operativi a supporto del fotovoltaico in Italia, dall’altro decisioni giurisdizionali e interventi regionali che rendono evidente la necessità di un quadro normativo coerente e stabile. Come sempre quello che raccomandiamo al regolatore è di interpellarci quando si tratta di definire provvedimenti che vanno a impattare sul settore, perché un confronto costruttivo con gli operatori del settore permette di evitare di approvare regole che poi devono essere riviste perché incoerenti con lo sviluppo del fotovoltaico, in ottica di obiettivi PNIEC», sottolinea l’associazione.

Alla ricerca di una filiera per il fotovoltaico in Italia e in UE

Lo sviluppo della filiera produttiva del fotovoltaico Made in UE (e made in Italy) è un altro elemento di particolare valore e urgenza, per una reale competitività nel contesto globale.

Alla ricerca di una filiera per il fotovoltaico in Italia e in UE

Cosa c’è e cosa manca perché si possano creare le condizioni più opportune per favorire il suo sviluppo?

«Al momento gli unici veri supporti attivi e rodati, operanti in uno dei principali mercati degli stati membri, per uno sviluppo della filiera dei moduli fotovoltaici europei sono quelli figli del cosiddetto Registro ENEA in Italia. Non esiste eguale in tutta Europa, e difficilmente pare che ci sarà a breve perché non c’è la volontà politica. Per quanto riguarda gli inverter made in Europe, invece, che non sono purtroppo ancora stati oggetti di un analogo registro in Italia, l’unico strumento attivo è la prima Asta NZIA (Net Zero Industry Act), sempre e solo a livello italiano. Quello che ancora manca è che tutti gli altri Stati membri, a cominciare da quelli con i mercati più floridi, seguano il percorso italiano andando a garantire un mercato di sbocco protetto per i prodotti made in EU che pagano lo scotto di costi superiori rispetto ai corrispettivi provenienti dal sud est asiatico, essendo quindi meno competitivi e appetibili da un mercato cost oriented», rileva Italia Solare.

Aree idonee: un dilemma tuttora aperto

L’8 gennaio il Senato ha approvato la conversione in legge del decreto 175/2025, con le modifiche apportate dalla Commissione Ambiente dello stesso Senato.

Decreto 175/2025 aree idonee rinnovabili

Su cosa occorre lavorare perché (finalmente) si arrivi a un quadro chiaro?

«La legge approvata contiene importantissime misure in materia di aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili. Rispetto al testo proposto dal Governo, sul quale la nostra Associazione aveva espresso puntuali critiche e formulato precise proposte emendative, le modifiche apportate in Senato restituiscono un quadro ancora incerto e bisognevole di aggiornamento».

Aspetti pro e contro

Per un verso, Italia Solare ha espresso soddisfazione perché il Senato ha recepito le proposte formulate da Italia Solare in materia di salvaguardia dei procedimenti autorizzativi in corso e di qualificazione come idonee delle aree circostanti a tutti gli impianti e stabilimenti industriali e non solo a quelli sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale.

«Per altro verso, desta preoccupazione la nuova norma in base alla quale le aree agricole qualificabili come idonee a livello regionale devono includere anche le superfici su cui insistono impianti agrivoltaici. Si tratta di una disposizione, peraltro formulata in modo ambiguo, che potrebbe essere di ostacolo alla diffusione anche del fotovoltaico nella configurazione agrivoltaico».

Due nodi irrisolti

La stessa associazione esprime delusione «perché il Parlamento non ha risolto diversi altri problemi, segnalati dall’associazione, tra i quali due paiono particolarmente rilevanti. Una prima questione irrisolta attiene alla necessità di ripristinare la norma (vigente prima della emanazione del decreto legge) che consentiva l’applicazione delle procedure autorizzative per gli impianti in aree idonee anche quando le opere di connessione alla rete, se interrate, non ricadono completamente in aree idonee. La mancata soluzione di questo problema rischia di rendere di scarsa utilità l’intero percorso di classificazione delle aree idonee, sia statali sia regionali, perché gli impianti vengono collegati alla rete elettrica in punti, peraltro individuati dai gestori delle reti, che possono essere distanti dal perimetro dell’area idonea».

Italia Solare aveva poi chiesto di valutare ragionevoli modifiche alla norma del decreto legge in base alla quale le Regioni non possono qualificare come idonee le aree ricomprese nel perimetro di tutti i beni sottoposti a tutela dal Codice dei beni culturali e paesaggistici, ma neppure quelle incluse in una fascia dagli stessi ben di 500 metri (per il fotovoltaico) né le aree ove le caratteristiche degli impianti siano in contrasto con le norme di attuazione previste dai piani paesaggistici. «Queste disposizioni, non modificate dal Senato, hanno come effetto la sostanziale impossibilità, segnalata da qualche Regione, di determinare aree idonee sufficienti rispetto agli obiettivi regionali».

Lo stimolo del Conto Termico 3.0 sul fotovoltaico

La pubblicazione delle regole applicative da parte del GSE ha di fatto dato avvio al Conto Termico 3.0.

Quanto potrà contribuire a sostenere nuove installazioni di fotovoltaico?

«Il Conto Termico 3.0 agisce sostanzialmente nel terziario e, per il fotovoltaico in Italia, sostiene solo l’installazione di impianti sia realizzati congiuntamente alla sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti di climatizzazione invernale dotati di pompe di calore elettriche. Il budget peraltro non è elevatissimo. Tuttavia, il Conto Termico 3.0 può avere una funzione ulteriore rispetto al mero sostegno economico, in quanto può essere d’ausilio per la messa a punto di modalità di intervento che coinvolgano anche soggetti strutturati come le ESCo».

In generale, nel quadro incentivante, su cosa servirà puntare nel 2026? 

«Il fotovoltaico, come tecnologia energetica, non ha bisogno di incentivi specifici – ribadisce Italia Solare –. Servono però aiuti per specifiche fasce di utenti, come le famiglie e le piccole imprese, per aiutarle a far fronte all’investimento iniziale. In proposito, riteniamo opportuno che per le famiglie sia resa strutturale la detrazione del 50%, mentre per le piccole imprese sosteniamo la creazione di un fondo di garanzia. Parimenti, riteniamo opportuno che si aiutino gli investitori che utilizzano il fotovoltaico per assicurare anche benefici non energetici, come la rimozione dell’amianto o la copertura con fotovoltaico dei parcheggi. In casi del genere, l’aiuto dovrebbe coprire gli extra costi connessi alla specificità dell’applicazione».

Comunità energetiche: cosa serve per il loro sviluppo

Su quali leve occorre lavorare perché anche dalle comunità energetiche passi l’ulteriore sviluppo del fotovoltaico in Italia?  

«Le CER al momento non sono ancora un settore in sviluppo in quanto non scalabili. Le ragioni sono diverse: occorre semplificare la burocrazia di accesso, diffondere maggiormente la conoscenza del meccanismo e le sue peculiarità, promuovere un maggior impegno pubblico che a oggi si è per lo più limitato alla creazione di nuovi soggetti giuridici senza avere la forza e l’obiettivo di investire nel popolamento delle CER costituite. Da questo punto di vista la nuova Legge Regionale piemontese lascia ben sperare perché affronta alcuni dei temi di cui sopra: la diffusione della conoscenza del meccanismo e il censimento dei siti delle PA per poi metterle a disposizione di potenziali nuovi impianti fotovoltaici. Purtroppo, la scadenza al 31 dicembre 2027 è troppo ravvicinata: speriamo che le istituzioni vogliano implementare la richiesta di Italia Solare di annullare la scadenza temporale lasciando solo quella del raggiungimento dei 5 GW».

Urgenze e priorità per il 2026

Nel 2026 quali sono le priorità inderogabili per centrare gli obiettivi di sviluppo del fotovoltaico in Italia? Su quali aspetti occorre lavorare a livello politico-istituzionale e industriale?

«Innanzitutto, occorre che il Governo si dia una calmata: basta interventi legislativi continui, estemporanei e non coordinati. Si chiuda la partita aree idonee in modo equilibrato, si riveda drasticamente il Testo Unico Rinnovabili in modo da introdurre percorsi chiari e semplici per tutte le applicazioni, a partire dagli impianti su coperture, che dovrebbero essere sempre realizzabili con semplice comunicazione quando l’edificio non è tutelato. Si risolva finalmente il tema della saturazione virtuale delle reti, con un approccio di priorità per i piccoli impianti e per le configurazioni in autoconsumo, prevedendo inoltre che siano preventivamente strutturate almeno le aree di accelerazione. Si agevolino, inoltre, tutte le misure che facilitano l’utilizzo integrale e in sicurezza della producibilità da rinnovabili, a partire dagli accumuli. Infine, si promuova una seria e non discriminatoria politica di sostegno allo sviluppo di tecnologie made in UE, con regole stabili e con un orizzonte temporale decennale, in modo da consentire agli operatori di valutare e programmare gli investimenti», conclude Italia Solare.

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